Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i
molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato
democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una
giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private,
ma noi non ignoriamo mai i meriti
dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue,
allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato
a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio,
come una ricompensa al merito, e la povertà non
costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si
estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo
sospettosi l’uno dell’altro e non
infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro
prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere
proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a
fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i
pubblici affari quando attende alle proprie faccende
private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici
affari per risolvere le sue questioni
private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di
rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato
anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai
che dobbiamo proteggere coloro che ricevono
offesa.
E ci è stato anche insegnato
di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono
nell’universale sentimento di ciò che
è giusto e di ciò che è buon
senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo
Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e
benchè in pochi siano in grado di dare vita ad
una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di
giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione
come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità
sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene
è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese
cresce sviluppando in sé una felice
versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza
a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per
questo che la nostra città è aperta al
mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
domenica 5 luglio 2015
sabato 4 luglio 2015
Stamattina in radio lo scrittore Aldo Busi legge "Alice nel paese delle meraviglie"
A
150 anni dalla pubblicazione del capolavoro di Lewis Carroll, da oggi alle ore 11.30 e poi ogni sabato fino al prossimo 12 settembre Aldo Busi leggerà
integralmente su Radio3Rai la sua impareggiabile traduzione del classico per
grandi e piccini "Alice nel paese delle meraviglie", uscita nel
lontano 1993 da Feltrinelli e oggi rintracciabile in libreria nella collana Bur
della Rizzoli (272 pagine, 10 euro, con testo originale a fronte) arricchito
dalle note e dalla postfazione curate da Carmen Covito.
Busi presenterà il testo agli ascoltatori nell'edizione speciale del programma "Ad alta
voce", dedicato ai grandi libri della letteratura di ogni tempo. La
popolare storia di Carroll verrà proposta con la consueta creatività
vocale, nella sua meravigliosa struttura narrativa, nello stile versatile,
nella stupefacente caratterizzazione dei personaggi, nella creazione di giochi
di parole finalmente comprensibili e gradevoli anche nella lingua italiana.
Unanimemente considerata la migliore traduzione in lingua italiana (dedicata peraltro alle nipoti: "A Eleonora, Wilma, Patrizia, Maria, Adele dallo ziochescrive"), il testo italiano è non solo divertente, ma anche attuale, con accenni espliciti al contesto culturale italiano contemporaneo (due per tutti: il riferimento a Mike Bongiorno nella parodia di "Father William" e al "brodo Star" nella traduzione di "Beautiful Soup").
La ormai classica versione dello scrittore monteclarense è uno dei long seller più inossidabili dell´editoria italiana e consente di riscoprire nella sua genuinità la popolare storia per grandi e piccini che Lewis Carroll scrisse nel lontano 1862. Sin dalle prime pagine è naturale lanciarsi allo spumeggiante inseguimento del coniglio bianco con il panciotto che sfreccia sul prato consultando un orologio da taschino. Siamo così catapultati insieme con Alice in un bizzarro mondo popolato di animali parlanti e regine irose, disseminato di pasticcini che fanno rimpicciolire le persone e dove è sempre l´ora del tè.
Riascoltare Lewis Carroll (e Busi con lui) permette di gustare, di questo capolavoro della letteratura di tutti i tempi, l´impareggiabile brio, la meravigliosa struttura narrativa, lo stile eccentrico e versatile, la stupefacente caratterizzazione dei personaggi.
Unanimemente considerata la migliore traduzione in lingua italiana (dedicata peraltro alle nipoti: "A Eleonora, Wilma, Patrizia, Maria, Adele dallo ziochescrive"), il testo italiano è non solo divertente, ma anche attuale, con accenni espliciti al contesto culturale italiano contemporaneo (due per tutti: il riferimento a Mike Bongiorno nella parodia di "Father William" e al "brodo Star" nella traduzione di "Beautiful Soup").
La ormai classica versione dello scrittore monteclarense è uno dei long seller più inossidabili dell´editoria italiana e consente di riscoprire nella sua genuinità la popolare storia per grandi e piccini che Lewis Carroll scrisse nel lontano 1862. Sin dalle prime pagine è naturale lanciarsi allo spumeggiante inseguimento del coniglio bianco con il panciotto che sfreccia sul prato consultando un orologio da taschino. Siamo così catapultati insieme con Alice in un bizzarro mondo popolato di animali parlanti e regine irose, disseminato di pasticcini che fanno rimpicciolire le persone e dove è sempre l´ora del tè.
Riascoltare Lewis Carroll (e Busi con lui) permette di gustare, di questo capolavoro della letteratura di tutti i tempi, l´impareggiabile brio, la meravigliosa struttura narrativa, lo stile eccentrico e versatile, la stupefacente caratterizzazione dei personaggi.
“Di Alice - racconta lo scrittore nella breve
introduzione al suo lavoro - si potrebbe forse dire che è il testo che non è e
pertanto il testo perfetto: esso è sempre spostato un po´ più avanti o un po´
più indietro di dove ognuno pensa di averlo colto, spesso acchiappato. E´ un
testo da inseguire e che invariabilmente ci troviamo alle spalle, che bussa,
che chiede permesso per superarci, che ha più tempo di noi e tuttavia non ha
tempo da perdere, e ognuno starà al gioco secondo il proprio passo, il proprio
ritmo, il proprio passato presente”.
venerdì 3 luglio 2015
Sportello di Garda Uno in municipio
In municipio a Calcinato il consorzio Garda Uno, in corrispondenza della bollettazione dell′acqua potabile in scadenza il 13 luglio, attiva uno sportello informativo nelle giornate di martedì 7 dalle ore 9 alle 12.30 e giovedì 9 dalle 14.30 alle 18.
giovedì 2 luglio 2015
CON IL POPOLO GRECO
NO ALL'AUSTERITÀ, SÌ ALLA DEMOCRAZIA!
VENERDI' 3 LUGLIO E' GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE .
A BRESCIA CI TROVIAMO ALLE ORE 20 IN PIAZZA ROVETTA.
L'Europa è a un bivio. Non stanno solo cercando di distruggere la Grecia, stanno cercando di distruggere tutti e tutte noi.
È il momento di alzare la nostra voce contro i ricatti delle oligarchie europee.
Domenica prossima il popolo greco potrà decidere di rifiutare il ricatto dell'austerità votando per la dignità, con la speranza di un'altra Europa.
E' un momento storico, che impone a ciascuno in Europa di schierarsi.
Diciamo NO all'austerità, ad ulteriori tagli alle pensioni, ad altri aumenti delle imposte indirette.
Diciamo NO alla povertà e ai privilegi. Diciamo NO ai ricatti e alla demolizione dei diritti sociali.
Diciamo NO alla paura e alla distruzione della democrazia.
Diciamo insieme SÌ alla dignità, alla sovranità, alla democrazia e alla solidarietà con il popolo greco.
Questa non è una questione tra la Grecia e l'Europa. Riguarda due visioni contrapposte di Europa: la nostra Europa solidale e democratica, costruita dal basso e senza confini.
E la loro versione che nega la giustizia sociale, la democrazia, la protezione dei più deboli, la tassazione dei ricchi.
Basta! È troppo! Un'altra Europa è possibile ed è davvero necessaria.
Costruiamo un forte OXI, un chiaro NO europeo. Troviamo il nostro modo per dire NO in tutte le lingue d’Europa!
Domenica sarà un giorno decisivo per l'Europa. Per noi, popolo europeo. Per i nostri sogni, per le nostre speranze. Difendiamo insieme la dignità, i diritti, la democrazia.
Comitato Altra Europa con Tsipras Brescia
Per adesioni contattare: l.tedoldi@alice.it
domenica 28 giugno 2015
Dalla festa di Calcinatello al campeggio di Lonato: la mobilitazione No Tav non si ferma
Almeno 600 persone ieri
sera a Calcinatello hanno partecipato alla Festa No Tav in Piazza Pertini, per incontrarsi, informarsi e condividere - fra musica e convivialità - le ragioni
di questa mobilitazione permanente in difesa della nostra terra.
Ora in zona le
manifestazioni continuano con la organizzazione del campeggio No Tav che si
svolgerà da sabato 11 al lunedì 13 luglio nell’area verde di via Cavour 1 a
Lonato per accogliere il passaggio della “biciclettata nazionale contro le
grandi opere”, iniziativa itinerante destinata ad unire la Val di Susa a
Bagnaria Arsa (Ud), dove dal 17 al 19 è
in programma la quinta edizione del Forum contro le Grandi Opere.
La tre giorni si aprirà sabato alle ore 16 con
una serie di tornei sportivi. Alle 18 proprio a Lonato terminerà la quarta
tappa della pedalata ambientalista. Dopo la cena alle ore 21 ci sarà un
concerto rock con gruppi locali e a seguire dj set. Domenica 12 alle 11 si
svolgerà una assemblea con i rappresentanti dei diversi comitati che in Italia
si oppongono a questa nuova grande opera pubblica; nel pomeriggio escursione
collettiva al lago e in serata ancora un mix di musica e convivialità. Lunedì mattina
la carovana ripartirà alla volta di Vicenza e verrà salutata dai militanti dei
diversi comitati locali.
venerdì 26 giugno 2015
Domani tutti con i No Tav in piazza a Calcinatello: la resistenza continua
Domani vi invitiamo tutti in piazza Sandro Pertini a Calcinatello a partire dalle ore 18, per la Festa No Tav, che alternerà musica, informazione e convivialità.
Nel tardo pomeriggio verrà inaugurata la mostra fotografica “TAVrò ancora?”,
realizzata da un gruppo di artisti locali in forma “itinerante e collettiva per
amore della terra”. Dalle 19 prenderà avvio la maratona rock. Sul palco ad
aprire le musiche ci sarà il pop dei Doc 5, agguerrita formazione locale
guidata dal nostro William Spassini, che i più conoscono come primario della Casa di riposo
Anni Azzurri di Rezzato, ma da sempre è l'alfiere di tante battaglie
ambientaliste in paese. Si esibiranno poi i Potaporco, che propongono una miscela di ska
e folk. La serata verrà conclusa dal sound dei fratelli Marco ed Ettore
Giuradei, protagonisti di primo piano della nuova stagione del rock bresciano.
“Considerando i danni provocati al nostro
territorio - spiegano i No Tav - avevamo chiesto il patrocinio
all'amministrazione comunale: purtroppo ci è stato negato. Non chiedevamo un
contributo economico, ma la condivisione della nostra intenzione di informare
sullo stato dell'opera, sui danni rilevati, sulle controdeduzioni pervenute dai
ministeri, utilizzando una occasione di festa. Con rammarico prendiamo atto
di questa scelta che non rallenterà comunque la nostra missione, a partire
da questa serata che miscela musica e sensibilizzazione su quello che potrebbe
accadere sul territorio se dovesse essere approvato il progetto esecutivo di
questa grande opera pubblica”.domenica 21 giugno 2015
Domani sera i No Tav preparano la festa di sabato
Domani sera alle ore 20.30 alla sala civica di Piazza
della Preistoria di Ponte San Marco il Comitato No Tav organizza un’assemblea
per preparare la festa di sabato 27 in Piazza Pertini a
Calcinatello. Non mancate!
sabato 20 giugno 2015
Proteggere le persone, non i confini
Con questa parola d'ordine oggi a Roma - l'appuntamento è alle 15 al Colosseo - si terrà una
manifestazione nazionale per sollecitare una svolta nella politica
europea fondata sulla solidarietà e la difesa delle vite umane.
L’Europa nasce o
muore nel Mediterraneo. Pace, sicurezza,
benessere sociale ed economico si raggiungono solamente se si
rispettano l’universalità dei diritti umani di ogni donna e di
ogni uomo. La regione del
Mediterraneo è una polveriera ed il mare è oramai un cimitero a
cielo aperto. Dall’inizio del 2015 nel mediterraneo sono morte più
di1700 persone. L'Europa, per storia, per cultura, per geografia, per
il commercio, è parte integrante di questa regione ma sembra averne
perso memoria. Il dramma di
profughi e migranti, il loro abbandono in mano alle organizzazioni
criminali, il dibattito su come, dove e chi colpire per impedire
l’arrivo di uomini e donne che cercano rifugio o una vita dignitosa
in Europa, non è altro che l'ultimo atto che testimonia l’assenza
di visione politica da parte dei governi dell’UE.
Questa drammatica
situazione ha responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi
dei governi europei che non consentono nessuna via d'accesso sicura e
legale nel territorio dell’UE e costruiscono di fatto quelle
barriere che provocano migliaia di morti nel Mediterraneo, nel
Sahara, nei paesi di transito, nella sacca senza uscita che si è
creata in Libia. Scelte coscienti e volute che configurano un crimine
contro l'umanità.
La risposta dell’UE,
confermata nell’Agenda Europea sull’immigrazione, ripropone
soluzioni che hanno già dimostrato di essere miopi e di produrre
effetti opposti agli obiettivi dichiarati. Aumentare le risorse
per avere più controlli e più mezzi per pattugliare le frontiere,
anziché salvare vite umane, è sbagliato e non fermerà le persone
che vogliono partire per l’Europa.
I conflitti
irrisolti e le guerre hanno prodotto ad oggi, oltre 4 milioni di
profughi palestinesi, circa 200.000 saharawi accampati nel deserto
algerino, 9 milioni di siriani tra sfollati e profughi, 2 milioni di
iracheni sfollati. Il flusso di uomini e donne dall’Afghanistan e
dall’inferno della Libia, le persone in fuga dalla Somalia,
dall'Eritrea, dal Sudan e da altri paesi africani, da anni è
continuo. Dietro le storie di
queste persone oltre a povertà, malattie, dittature e guerre, ci
sono interessi politici ed economici internazionali. Guerre, povertà,
saccheggio delle risorse naturali, sfruttamento economico e
commerciale, dittature, sono le cause all'origine delle migrazioni
contemporanee. Essere liberi di muoversi, migrare, deve essere una
conquista dell’umanità non una costrizione.
L'Europa deve
costruire una risposta di pace, di convivenza, di democrazia, di
benessere sociale ed economico, ispirandosi al principio di
solidarietà e abbandonando le politiche securitarie, dell'austerità,
degli accordi commerciali neolibertisti., di privatizzazione dei
beni comuni. L'Europa deve investire sul lavoro dignitoso, sulla
giustizia sociale, sulla democrazia e sulla sovranità dei popoli. L'Europa siamo noi.
Noi dobbiamo fare l'Europa sociale solidale.
Le nostre dieci
priorità per uscire dall'emergenza e costruire l'Europa del futuro
sono:
1. La UE attivi
subito un programma di ricerca e salvataggio in tutta l’area del
Mediterraneo.
2. Si ritiri
immediatamente ogni ipotesi di intervento armato contro i barconi
che, oltre a non avere alcuna legittimità, come ribadito dal
Segretario dell'ONU Ban Ki-Moon, rischia di produrre solo altri morti
e alimentare ulteriori conflitti. Si rinunci all’ennesimo strumento
di una più ampia strategia di esternalizzazione delle frontiere
europee.
3. Si aprano subito
canali umanitari e vie d’accesso legali al territorio europeo,
unico modo realistico per evitare i viaggi della morte e combattere
gli scafisti. Si attivi contestualmente la Direttiva 55/2001,
garantendo così uno strumento europeo di protezione che consenta la
gestione dei flussi straordinari e la circolazione dei profughi
nell’UE.
4. Si sospenda il
regolamento Dublino e si consenta ai profughi di scegliere il Paese
dove andare sostenendo economicamente, con un fondo europeo ad hoc,
l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei
profughi. Ciò nella prospettiva di arrivare presto ad un sistema
europeo unico d’asilo e accoglienza condiviso da tutti i Paesi
membri.
5. In attesa di un
sistema unico europeo, si metta in campo, in tutti i Paesi membri, un
sistema stabile d’accoglienza, unitario e diffuso, per piccoli
gruppi, chiudendo definitivamente la stagione dell’emergenza
permanente e dei grandi centri, che ha prodotto e produce corruzione
e malaffare. Un sistema pubblico che metta al centro la dignità
delle persone, con il coinvolgimento dei territori, dei comuni, con
soggetti competenti, procedure trasparenti e controlli indipendenti.
6. Si intervenga
nelle tante aree di crisi per trovare soluzioni di pace, senza
alimentare ulteriori guerre, o sostenere nuovi e vecchi dittatori,
promuovendo concretamente i processi di composizione dei conflitti e
le transizioni democratiche, la difesa civile e non armata, le azioni
nonviolente, i corpi civili di pace, il dialogo tra le diverse
comunità.
7. Si sospendano
accordi – come i processi di Rabat e di Khartoum - con governi che
non rispettano i diritti umani e le libertà, bloccando subito le
forniture di armamenti.
8. Si programmino
interventi di Cooperazione per lo sviluppo locale sostenibile nelle
zone più povere, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici
e non si consenta alle multinazionali di usare per interessi privati
i programmi europei di aiuto allo sviluppo.
9. Si sostenga un
grande piano di investimenti pubblici per l'economia di pace, per il
lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica.
10. Si sostenga la
rinegoziazione dei dei debiti pubblici ed annullamento dei debiti
pubblici non esigibili o prodotti da accordi e gestioni clientelari o
di corruzione.
venerdì 19 giugno 2015
Sempre più SpavenTav
In questi giorni nella campagna
dell’entroterra gardesano sono comparse decine di spaventapasseri realizzati
dai comitato No Tav per sensibilizzare gli abitanti sul territorio, segnalando
alcuni punti critici che saranno interessati dal passaggio della nuova linea
ferroviaria ad alta velocità
“Abbiamo posizionato i nostri SpavenTav anche
per ricordare agli sciacalli che vogliono speculare sulla nostra terra che noi
non ci arrendiamo e non permetteremo la distruzione del nostro territorio”
scrivono in una nota i No Tav.
E invitano “tutti e tutte, su tutta la tratta
che dovrebbe toccare la costruzione del Tav Brescia-Verona, a preparare ed
esporre nei propri terreni simbolicamente altri SpavenTav, simboli di difesa e
tutela del nostro territorio dove l’agricoltura è ancora una delle attività
predominanti”.
lunedì 15 giugno 2015
martedì 9 giugno 2015
Per chi suona la campana
Il 25 gennaio scorso, il popolo greco ha preso una
decisione coraggiosa. Ha osato sfidare la strada a senso unico
dell’austerità del Memorandum d’intesa per cercare un nuovo accordo. Un
nuovo accordo che consentisse la permanenza del Paese nell’Euro, con un
programma economico efficiente, senza gli errori del passato.Per
questi errori il popolo greco ha pagato un prezzo alto: negli ultimi
cinque anni il tasso di disoccupazione è salito al 28% (per i giovani
60%), il reddito medio è diminuito del 40%, mentre secondo i dati
Eurostat la Grecia è diventata il paese europeo con il più alto indice
di disuguaglianza sociale. (…) Molti, tuttavia, sostengono che il
governo greco non sta cooperando per raggiungere un accordo, perché si
presenta ai negoziati intransigente e senza proposte.
È davvero così?
Poiché questi sono tempi critici, forse storici – non solo per il futuro della Grecia, ma anche per il futuro dell’Europa – vorrei cogliere questa occasione per presentare la verità e informare responsabilmente l’opinione pubblica mondiale sulle reali intenzioni e posizioni della Grecia.
Il governo greco, sulla base della decisione dell’Eurogruppo del 20 febbraio, ha presentato un ampio pacchetto di proposte di riforma, al fine di raggiungere un accordo che coniugasse il rispetto del mandato ricevuto dal popolo greco con il rispetto delle regole e delle decisioni che governano l’Eurozona.
Un punto chiave delle nostre proposte è l’impegno a ridurre – e quindi a rendere realizzabili – gli avanzi primari per il 2015 e il 2016, acconsentendo ad avanzi primari più elevati per gli anni successivi, poiché ci aspettiamo un aumento proporzionale dei tassi di crescita dell’economia greca.
Un aspetto altrettanto fondamentale delle nostre proposte è l’impegno ad aumentare le entrate pubbliche attraverso una redistribuzione dell’onere fiscale dalle classi medio-basse a quelle più alte che finora non hanno fatto la loro parte per contribuire a far fronte alla crisi, protette in questo sia dall’élite politica che dalla troika che hanno chiuso un occhio.
Fin dall’inizio, il nostro governo ha chiaramente dimostrato la propria intenzione e determinazione ad affrontare questi problemi approvando una legge specifica sulle frodi causate dalle triangolazioni e intensificando i controlli doganali e fiscali per ridurre il contrabbando e l’evasione fiscale.
Mentre, per la prima volta da anni, abbiamo fatto pagare ai proprietari dei media i loro debiti nei confronti del settore pubblico greco. (...)
Abbiamo presentato proposte concrete concernenti misure che si tradurranno in un ulteriore incremento delle entrate. Queste includono una tassa speciale sui profitti molto alti, una tassa sulle scommesse online, l’intensificazione dei controlli sui titolari di conti bancari con somme ingenti – evasori fiscali, misure per la raccolta degli arretrati del settore pubblico, una speciale tassa sul lusso e una gara di appalto per la radiodiffusione e altre licenze, che la troika aveva stranamente dimenticato negli ultimi cinque anni. (...)
Infine – e nonostante il nostro impegno verso i lavoratori di ripristinare immediatamente la legalità europea del mercato del lavoro, completamente smantellata nel corso degli ultimi cinque anni con il pretesto della competitività – abbiamo accettato di attuare le riforme del lavoro dopo una consultazione con l’ILO, che ha già espresso un parere positivo sulle proposte del governo greco.
Ciò detto, è ragionevole chiedersi perché i funzionari delle istituzioni insistano a dire che la Grecia non presenta proposte. (...)
Quindi, cerchiamo di essere chiari:
La mancanza di un accordo finora non è dovuta ad una presunta posizione greca intransigente, non incline ai compromessi e incomprensibile.
È invece dovuta all’insistenza di alcuni attori istituzionali nel presentare proposte assurde e mostrare una totale indifferenza verso la recente scelta democratica del popolo greco, nonostante la pubblica assicurazione delle tre Istituzioni sulla concessione della necessaria flessibilità al fine di rispettare il verdetto popolare.
Cosa determina questa insistenza?
Si potrebbe innanzitutto pensare che questa insistenza è dovuta al desiderio di alcuni di non ammettere i propri errori e, invece, di ribadire le loro scelte ignorandone fallimenti.
Inoltre, non dobbiamo dimenticare che alcuni anni fa il Fondo monetario internazionale ha ammesso pubblicamente di aver sbagliato i calcoli della profondità della recessione che sarebbe derivata dal memorandum. (...)
La mia conclusione, quindi, è che la questione Greca non riguardi solo la Grecia; piuttosto, è l’epicentro di un conflitto tra due strategie diametralmente opposte riguardanti il futuro dell’unificazione europea.
La prima strategia si propone di approfondire l’unificazione europea nel contesto di uguaglianza e solidarietà tra i popoli e i cittadini. (...)
La seconda strategia si propone proprio questo: la spaccatura e la divisione della zona euro, e quindi della UE.
Il primo passo per la realizzazione di questo obiettivo consiste nel creare una zona euro a due velocità, dove il “cuore” fisserà regole severe in tema di austerità e di adattamento e nominerà un “super” ministro delle Finanze dell’Eurozona con potere illimitato e persino la facoltà di rifiutare bilanci di Stati sovrani che non siano allineati con il neoliberismo estremo.
Per quei paesi che rifiutano di piegarsi alla nuova autorità, la soluzione sarà semplice: una punizione severa. Austerità obbligatoria. E, peggio ancora, più restrizioni ai movimenti di capitali, sanzioni disciplinari, multe e persino una moneta parallela.
A giudicare da quanto sta accadendo, sembra che questo nuovo potere europeo sia in costruzione, con la Grecia come prima vittima. (...)
L’Europa è, dunque, a un bivio. A seguito delle serie concessioni fatte dal governo greco, la decisione non è ora nelle mani delle istituzioni, che in ogni caso – con l’eccezione della Commissione europea – non sono elette e non sono responsabili verso il popolo, ma piuttosto nelle mani dei leader europei.
Quale strategia prevarrà? Quella che vuole un’Europa della solidarietà, dell’uguaglianza e della democrazia, o quella che vuole rottura e divisione?
Tuttavia, se alcuni pensano o vogliono credere che tale decisione riguardi solo la Grecia, commettono un grave errore. Vorrei suggerire loro di rileggere il capolavoro di Hemingway Per chi suona la campana.
(Alexis Tsipras, 8 giugno 2015, www.sbilanciamoci.info)
È davvero così?
Poiché questi sono tempi critici, forse storici – non solo per il futuro della Grecia, ma anche per il futuro dell’Europa – vorrei cogliere questa occasione per presentare la verità e informare responsabilmente l’opinione pubblica mondiale sulle reali intenzioni e posizioni della Grecia.
Il governo greco, sulla base della decisione dell’Eurogruppo del 20 febbraio, ha presentato un ampio pacchetto di proposte di riforma, al fine di raggiungere un accordo che coniugasse il rispetto del mandato ricevuto dal popolo greco con il rispetto delle regole e delle decisioni che governano l’Eurozona.
Un punto chiave delle nostre proposte è l’impegno a ridurre – e quindi a rendere realizzabili – gli avanzi primari per il 2015 e il 2016, acconsentendo ad avanzi primari più elevati per gli anni successivi, poiché ci aspettiamo un aumento proporzionale dei tassi di crescita dell’economia greca.
Un aspetto altrettanto fondamentale delle nostre proposte è l’impegno ad aumentare le entrate pubbliche attraverso una redistribuzione dell’onere fiscale dalle classi medio-basse a quelle più alte che finora non hanno fatto la loro parte per contribuire a far fronte alla crisi, protette in questo sia dall’élite politica che dalla troika che hanno chiuso un occhio.
Fin dall’inizio, il nostro governo ha chiaramente dimostrato la propria intenzione e determinazione ad affrontare questi problemi approvando una legge specifica sulle frodi causate dalle triangolazioni e intensificando i controlli doganali e fiscali per ridurre il contrabbando e l’evasione fiscale.
Mentre, per la prima volta da anni, abbiamo fatto pagare ai proprietari dei media i loro debiti nei confronti del settore pubblico greco. (...)
Abbiamo presentato proposte concrete concernenti misure che si tradurranno in un ulteriore incremento delle entrate. Queste includono una tassa speciale sui profitti molto alti, una tassa sulle scommesse online, l’intensificazione dei controlli sui titolari di conti bancari con somme ingenti – evasori fiscali, misure per la raccolta degli arretrati del settore pubblico, una speciale tassa sul lusso e una gara di appalto per la radiodiffusione e altre licenze, che la troika aveva stranamente dimenticato negli ultimi cinque anni. (...)
Infine – e nonostante il nostro impegno verso i lavoratori di ripristinare immediatamente la legalità europea del mercato del lavoro, completamente smantellata nel corso degli ultimi cinque anni con il pretesto della competitività – abbiamo accettato di attuare le riforme del lavoro dopo una consultazione con l’ILO, che ha già espresso un parere positivo sulle proposte del governo greco.
Ciò detto, è ragionevole chiedersi perché i funzionari delle istituzioni insistano a dire che la Grecia non presenta proposte. (...)
Quindi, cerchiamo di essere chiari:
La mancanza di un accordo finora non è dovuta ad una presunta posizione greca intransigente, non incline ai compromessi e incomprensibile.
È invece dovuta all’insistenza di alcuni attori istituzionali nel presentare proposte assurde e mostrare una totale indifferenza verso la recente scelta democratica del popolo greco, nonostante la pubblica assicurazione delle tre Istituzioni sulla concessione della necessaria flessibilità al fine di rispettare il verdetto popolare.
Cosa determina questa insistenza?
Si potrebbe innanzitutto pensare che questa insistenza è dovuta al desiderio di alcuni di non ammettere i propri errori e, invece, di ribadire le loro scelte ignorandone fallimenti.
Inoltre, non dobbiamo dimenticare che alcuni anni fa il Fondo monetario internazionale ha ammesso pubblicamente di aver sbagliato i calcoli della profondità della recessione che sarebbe derivata dal memorandum. (...)
La mia conclusione, quindi, è che la questione Greca non riguardi solo la Grecia; piuttosto, è l’epicentro di un conflitto tra due strategie diametralmente opposte riguardanti il futuro dell’unificazione europea.
La prima strategia si propone di approfondire l’unificazione europea nel contesto di uguaglianza e solidarietà tra i popoli e i cittadini. (...)
La seconda strategia si propone proprio questo: la spaccatura e la divisione della zona euro, e quindi della UE.
Il primo passo per la realizzazione di questo obiettivo consiste nel creare una zona euro a due velocità, dove il “cuore” fisserà regole severe in tema di austerità e di adattamento e nominerà un “super” ministro delle Finanze dell’Eurozona con potere illimitato e persino la facoltà di rifiutare bilanci di Stati sovrani che non siano allineati con il neoliberismo estremo.
Per quei paesi che rifiutano di piegarsi alla nuova autorità, la soluzione sarà semplice: una punizione severa. Austerità obbligatoria. E, peggio ancora, più restrizioni ai movimenti di capitali, sanzioni disciplinari, multe e persino una moneta parallela.
A giudicare da quanto sta accadendo, sembra che questo nuovo potere europeo sia in costruzione, con la Grecia come prima vittima. (...)
L’Europa è, dunque, a un bivio. A seguito delle serie concessioni fatte dal governo greco, la decisione non è ora nelle mani delle istituzioni, che in ogni caso – con l’eccezione della Commissione europea – non sono elette e non sono responsabili verso il popolo, ma piuttosto nelle mani dei leader europei.
Quale strategia prevarrà? Quella che vuole un’Europa della solidarietà, dell’uguaglianza e della democrazia, o quella che vuole rottura e divisione?
Tuttavia, se alcuni pensano o vogliono credere che tale decisione riguardi solo la Grecia, commettono un grave errore. Vorrei suggerire loro di rileggere il capolavoro di Hemingway Per chi suona la campana.
(Alexis Tsipras, 8 giugno 2015, www.sbilanciamoci.info)
venerdì 5 giugno 2015
Tav: addio shunt, ma la lotta continua
Nelle scorse settimane Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ha aperto la discussione sulla modifica sostanziale del progetto dell’Alta Velocità nel tratto tra Brescia e Verona. Una
posizione ufficializzata il 15 maggio scorso con un documento inviato
al Ministero dei Trasporti, nel quale, facendo leva sulla delibera del
Consiglio Comunale di Brescia del novembre 2014 e sul parere espresso da
Regione Lombardia nel febbraio scorso, che prescriveva l’uscita a 4 binari dalla stazione di Brescia, di fatto interroga le istituzioni sull’opportunità di realizzare comunque lo shunt, la bretella di 32 km a sud della città con stazione a Montichiari. RFI ha evidenziato in sostanza come le due opere risultassero contraddittorie e invitava le istituzioni coinvolte a fare chiarezza.
E proprio l'altro ieri “chiarezza” è stata fatta: il mirabolante shunt che
doveva collegare anche Montichiari e l’aereoporto fantasma “D’Annunzio”
all’alta velocità, staccandosi dalla tratta principale a Travagliato,
scendendo per Flero e Poncarale e risalendo poi verso Calcinato, è stato
del tutto accantonato.
Il progetto, dopo essere stato elogiato per molto tempo, non è stato ritenuto utile rispetto ai danni provocati, come da molto tempo i comitati No Tav sostengono.
Siamo ovviamente consapevoli che questa decisione risparmierà molti ettari di territorio e porterà a una diminuzione dei costi totali dell’opera, come siamo del tutto consapevoli che senza l’attenzione che la mobilitazione popolare ha portato a galla sul tema, questi risultati non sarebbero stati raggiunti e avremmo visto nei prossimi anni il nostro territorio completamente devastato e martoriato.
Ma se per alcuni può sembrare già una vittoria, noi riteniamo questa notizia una “miccia” che serva per scaldare gli animi dei tanti scettici riguardo alla costruzione di quest’opera: il rischio è che si accorgano che i danni sono maggiori dei benefici solo quando sarà troppo tardi.
Non possiamo rischiare che abbattano le nostre case, che distruggano i nostri campi, le nostre colline e il nostro paesaggio, sperperando il nostro denaro, per poi rendersi conto che quello che da anni diciamo è vero.
La decisione ora comunque torna ora al Ministero, che dovrà riaprire l’istruttoria: il via libera all’avvio dei lavori dovrà passare da una delibera del Cipe (a cui ricordiamo partecipano tutti gli amministratori della tratta interessata). Decisione che pesa sulle nostre teste più che mai: ha senso spendere miliardi e miliardi per un'infrastruttura che non serve, che avrà le stesse fermate del Freccia Bianca (Brescia e Verona) e che porterà ad un risparmio di tempo di circa 20 minuti? E questo solo per citare alcune delle tante assurdità di quest’opera.
La nostra risposta rimane sempre la stessa e siamo consapevoli, sopratutto dati i fatti, che continuare la nostra mobilitazione è l’unica strada che porterà a fermare quest’opera e a renderci partecipi attivamente delle decisioni che pesano sul nostro futuro.
Il progetto, dopo essere stato elogiato per molto tempo, non è stato ritenuto utile rispetto ai danni provocati, come da molto tempo i comitati No Tav sostengono.
Siamo ovviamente consapevoli che questa decisione risparmierà molti ettari di territorio e porterà a una diminuzione dei costi totali dell’opera, come siamo del tutto consapevoli che senza l’attenzione che la mobilitazione popolare ha portato a galla sul tema, questi risultati non sarebbero stati raggiunti e avremmo visto nei prossimi anni il nostro territorio completamente devastato e martoriato.
Ma se per alcuni può sembrare già una vittoria, noi riteniamo questa notizia una “miccia” che serva per scaldare gli animi dei tanti scettici riguardo alla costruzione di quest’opera: il rischio è che si accorgano che i danni sono maggiori dei benefici solo quando sarà troppo tardi.
Non possiamo rischiare che abbattano le nostre case, che distruggano i nostri campi, le nostre colline e il nostro paesaggio, sperperando il nostro denaro, per poi rendersi conto che quello che da anni diciamo è vero.
La decisione ora comunque torna ora al Ministero, che dovrà riaprire l’istruttoria: il via libera all’avvio dei lavori dovrà passare da una delibera del Cipe (a cui ricordiamo partecipano tutti gli amministratori della tratta interessata). Decisione che pesa sulle nostre teste più che mai: ha senso spendere miliardi e miliardi per un'infrastruttura che non serve, che avrà le stesse fermate del Freccia Bianca (Brescia e Verona) e che porterà ad un risparmio di tempo di circa 20 minuti? E questo solo per citare alcune delle tante assurdità di quest’opera.
La nostra risposta rimane sempre la stessa e siamo consapevoli, sopratutto dati i fatti, che continuare la nostra mobilitazione è l’unica strada che porterà a fermare quest’opera e a renderci partecipi attivamente delle decisioni che pesano sul nostro futuro.
giovedì 4 giugno 2015
Aperte le iscrizioni al C.a.g.
Da oggi fino a fine mese a Calcinato sono aperte le iscrizioni dei bambini tra i 6 ed i 10 anni
frequentanti la scuola primaria al Centro di Aggregazione Giovanile.
Il servizio è
aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 13 alle ore 17.30 nella sede in via Roma
1, con possibilità di scelta dei giorni di frequenza (due, tre oppure cinque
giorni a settimana) e del servizio mensa (su richiesta). Fra i servizi offerti
si segnalano il trasporto di sola andata (il ritorno è a carico delle famiglie),
la mensa (facoltativa e su richiesta), giochi, laboratori vari e assistenza
nello svolgimento dei compiti scolastici.
Il modulo per la richiesta d'iscrizione è disponibile
presso l'Ufficio Servizi Sociali oppure scaricabile dal sito
www.comune.calcinato.bs.it. Per maggiori informazioni i genitori possono
rivolgersi all'Ufficio Servizi Sociali (telefono 030/9989221 - 030/9989236)
oppure scrivere una mail a servizi.sociali@comune.calcinato.bs.it.
martedì 2 giugno 2015
2 giugno 1946-2015: attuare la Costituzione della Repubblica
Oggi festeggiamo la Repubblica chiudendo la prima fase della
campagna per la proposta di legge di iniziativa popolare per una
difesa civile. Con la consegna agli uffici della Camera delle oltre
50 mila firme necessarie è avviata la procedura per
l’istituzione, anche in Italia, di un dipartimento per la difesa
civile armata nonviolenta. Il 2 giugno festa della
Repubblica e della Costituzione Italiana: richiamo alla
necessità della sua, completa, attuazione.
La
nostra proposta di legge intende promuovere la partecipazione del
popolo sovrano (art. 1), ricordare che la difesa della Patria e sacro
dovere di ogni cittadino (art. 52), che la guerra va ripudiata (art.
11) e che é necessario promuovere e sostenere una difesa dai veri
pericoli che incombono sulla nostra società. In particolare gli articoli 36 e 41 della Costituzione che
garantiscono e tutelano i beni sociali al di sopra degli interessi
meramente privati. Di fronte ai tanti pericoli che
incombono sulla nostra società - dalla disoccupazione alla precarietà
del lavoro, dalla “fragilità” del territorio alla
cementificazione selvaggia e all’ inquinamento - è necessario reperire risorse anche eliminando gli
attuali vistosi sprechi della difesa militare.
Per
promuovere la partecipazione e uscire dal crescente senso di
impotenza, proponiamo un primo passo a tutti i cittadini: sostenere e
finanziare con il 6 x 1000 l’alternativa per una difesa degli
interessi popolari.
lunedì 1 giugno 2015
"Tutti uniti! Tutti insieme!” “Ma scusa, quello
non è il padrone?" (Dario Fo, 1971)
Sul Protocollo d’intesa approvato in consiglio
comunale il 27 maggio torniamo a chiedere:
perché la piattaforma informatica non è di proprietà
pubblica? perché affidare a un privato la raccolta, gestione ed elaborazione
dei dati? chi validerà i risultati? e
che facciamo se il gestore diventa anche consulente di una delle aziende che
preoccupano l'ambiente?
NOI SIAMO
CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE
DELLA TUTELA DELL’AMBIENTE
PER UN’ECOLOGIA
IMPARZIALE
TRASPARENTE
PUBBLICA
PER IL
BENE COMUNE
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