Onoriamo la memoria di coloro che furono vittime della perdita della ragione ieri come le vittime della perdita di ragione oggi. E onoriamo tutti coloro che cercarono e cercano di sottrarsi dalla follia bellica: gli obiettori di coscienza, i disertori, i renitenti alla leva di ieri e di oggi.
Il 4 novembre, celebrazione dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, deve diventare un giorno per riflettere sulle sofferenze e le immense perdite umane causate dalla Prima Guerra Mondiale, una “inutile strage”.
Il 4 novembre del 2026 noi vogliamo onorare tutti coloro che morirono a causa di quella guerra, che fece strage di milioni di persone, così simile alle stragi che si stanno consumando nelle guerre di oggi, note o dimenticate, nel mondo intero, in Africa, in Oriente, in Europa, nel Mediterraneo, in Ucraina e nel conflitto in Palestina. Nessun obiettivo militare da una o da un’altra parte giustifica più la continuazione della guerra, nulla di sensato può giustificare quanto sta accadendo in quelle terre. Oggi la priorità assoluta è il “Cessate il fuoco!” per salvare vite.Le piazze d’Italia e d’Europa si stanno riempiendo di tanti giovani che manifestano perché il loro futuro non conosca la follia della guerra. Chiedono più soldi per la scuola, per il lavoro, per la sanità, per la giustizia sociale e di azzerare le spese per la preparazione della guerra, anche se mascherate da spese per la difesa: la vera difesa è quella che toglie le armi dalle mani di tutti.
Anche quest’anno in occasione del 4 novembre, festa delle Forze Armate, istituzioni e apparati militari si preparano ad esaltare la guerra e il militarismo secondo la narrazione della “vittoria” della Prima Guerra Mondiale, ma tacciono che la maggior parte delle vittime erano contadini ed analfabeti esclusi dal diritto di voto e obbligati a farsi ammazzare o a uccidere nemici che non conoscevano, da un governo che li considerava solo carne da cannone. La guerra non risolse i problemi dell’Italia, anzi ne creò di nuovi e favorì l’avvento del fascismo.
Attorno alla data del 4 novembre, ripristinata anche come Giornata dell’unità nazionale per intensificarne la portata, non c’è solo una distorta celebrazione storica ma anche il tentativo di una vera e propria propaganda bellica che si riversa nelle scuole. Una propaganda tanto più insopportabile nel periodo che stiamo attraversando, che vede guerre sanguinose, molte delle quali con un coinvolgimento diretto della produzione bellica italiana. Una propaganda che si intensifica anche per nascondere i conflitti interni fatti di impoverimento generale, repressione militarizzata nelle città imposta con decreti sicurezza, repressione del dissenso.
Noi vogliamo trasformare la giornata del 4 novembre in un’importante occasione di riflessione e opposizione a tutti gli eserciti, contro tutte le politiche di riarmo, a sostegno degli obiettori di coscienza e dei disertori di tutte le guerre. “4 Novembre, non festa ma lutto” è stato ed è il nostro slogan da opporre alla retorica patriottarda.
Un filo di speranza collega la Prima Guerra Mondiale alle guerre che insanguinano il mondo odierno: sono tutti coloro che hanno rifiutato divisa e fucile, eserciti e armi, che già lavorano per la pace e la riconciliazione. Siamo in tanti, anche se l’informazione militarizzata vorrebbe cancellare, oscurare, censurare. Il 4 novembre è un giorno di memoria per obiettare alla guerra.

