Sulle implicazioni dei lavori per il Tav, dopo la notizia delle servitù acustiche a Mazzano, interviene da Calcinatello con una lettera aperta Laura Corsini, che è stata per molti anni la pasionaria del Comitato Cittadini e la cui proprietà è soggetta ad esproprio.
“Gli espropri non sono semplici pratiche amministrative” racconta. “Sono tra le esperienze più dure e umilianti che un cittadino possa vivere: ti portano via un terreno, di svalutano una casa, ti umiliano nei tuoi anni di sacrifici e, troppo spesso, cercano di convincerti che non hai alcuna possibilità di far valere i tuoi diritti davanti allo Stato”.
Secondo lei “il Tav non lascerà soltanto binari e cemento, ma anche una ferita ancora più profonda: la perdita di fiducia nelle istituzioni”.
“Per anni - racconta - abbiamo sentito ripetere frasi come: ‘𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐚𝐦𝐨’, ‘𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐚 𝐧𝐨𝐢’, ‘𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐯𝐚𝐦𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞’. Eppure i cittadini si aspettano che chi li rappresenta conosca i progetti, li analizzi, li discuta con gli interessati e difenda il territorio quando è necessario. Quando ciò non accade, è inevitabile che nasca il dubbio che gli interessi delle persone siano stati messi in secondo piano, mentre il dovere delle istituzioni dovrebbe essere proprio quello di garantire imparzialità, tutela e rispetto dei diritti di tutti”.
“𝐈𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐨 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨”” esclama. “L'ho scritto anche all'Amministrazione comunale di Calcinato e lo dico pubblicamente. Eppure, mentre andavo al supermercato, dal fruttivendolo o al mercato, mi veniva chiesto se fossi soddisfatta di quanto avessi ‘incassato’. Voci, supposizioni, maldicenze: tutto, pur di non affrontare il vero problema e, soprattutto, pur di non stare dalla parte di chi chiedeva semplicemente di essere ascoltato. Lo dico anche agli amici di Mazzano: 𝐡𝐨 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐢 𝐝𝐨𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐭ù 𝐞 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞𝐭à. Avrei dovuto rinunciare a diritti che considero fondamentali. Ho scelto di non farlo, pur sapendo che il prezzo sarebbe stato alto: preoccupazioni, solitudine ed emarginazione”.
“Un'opera pubblica non può essere giudicata soltanto dai tempi di percorrenza o dai numeri di un bilancio” sottolinea. “Deve essere valutata anche per il prezzo umano che impone a chi la subisce”.
“Dietro ogni esproprio ci sono famiglia, una storia, sacrifici. Per me anche il tanto lavoro di un marito che oggi non c'è più e per cui combatterò fino in tribunale se lo dovrò fare”.
“In questi anni - osserva poi - gli accordi di compensazione sono stati presentati dalle amministrazioni come un successo. Nel frattempo, però, molti cittadini hanno avuto la sensazione di essere stati lasciati soli ad affrontare espropri, servitù e conseguenze destinate a durare per decenni. Chi amministrava ieri e chi amministra oggi non può limitarsi a dire che tutto era già deciso. Governare significa assumersi responsabilità, anche quando sono scomode. Il silenzio pesa, anche quello dei documenti richiesti e mai consegnati, forse ancora di più, perché quello non consente di mettere in atto tutto quanto necessario per poterti tutelare. E pesa ancora di più quando dà l'impressione che si siano privilegiate logiche politiche, equilibri amministrativi o interessi diversi rispetto all'ascolto di chi chiedeva solo tutela, trasparenza e rispetto”.
“La fiducia dei cittadini non si compra con le compensazioni” conclude. “Si conquista con il coraggio, con la presenza e con la responsabilità. E quando tutto questo manca, il prezzo più alto non è quello di un'espropriazione ma quello della credibilità delle istituzioni”.


