Guerre, invasioni e occupazioni coloniali producono l’esodo di milioni di persone in cerca d’asilo politico e rifugio. Ad esso si sommano i cittadini e le cittadine in fuga da regimi autoritari o dalla crisi climatica globale, determinata da un sistema economico vorace e dissennato.
Siamo contro ogni genocidio e ogni tentativo di pulizia etnica, in qualsiasi parte del mondo.
Con buona pace delle pulsioni razziste e xenofobe che sembrano prevalere in Italia e in Europa, la società italiana ed europea è ormai composita e multiculturale, fondata su tradizioni, sensibilità e biografie diverse che hanno trovato e trovano ogni giorno il modo di convivere e interagire pacificamente.
Eppure le diseguaglianze, alimentate da leggi classiste e irrazionali, condannano l’Italia ad un declino demografico ed economico al quale contribuisce senza dubbio la legge Bossi-Fini, con il suo sostanziale impedimento agli ingressi regolari per motivi di lavoro, che ignora colpevolmente la necessità di giovani lavoratrici e lavoratori essenziali per supportare il sistema produttivo e lo stato sociale. La legge sulla cittadinanza ha ormai più di 30 anni e un’intera generazione (il 10% della popolazione studentesca) pienamente italiana, è incomprensibilmente ritenuta dalle nostre leggi “straniera”.
L’Unione Europea, nata per garantire pace e diritti, a causa delle forze conservatrici che oggi la governano, rinnega le sue origini e le sue finalità attraverso il Patto sulla migrazione e l’asilo, che investe su respingimento, segregazione e deportazione, invece di destinare risorse a un sistema di accoglienza e integrazione che possa facilitare l’inserimento socio-economico delle persone immigrate.
Dunque scendiamo in piazza e in strada per chiedere con forza:
- La riforma della legge sulla cittadinanza italiana
- Il superamento della legge Bossi-Fini
- L’ampliamento del Sistema d’Accoglienza e Integrazione
- La cancellazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo
- La costruzione di un’Unione Europea democratica e solidale
Come cittadine e cittadini bresciani, italiani ed europei, rifiutiamo ogni “gerarchia” della disperazione e chiediamo il pieno rispetto della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dell’Articolo 10 della Costituzione italiana, che garantisce protezione a chiunque veda negate nel suo paese d’origine le libertà garantite in Italia.
L’Europa nella quale ci riconosciamo non è quella della segregazione nei CPR e della deportazione, drammatiche riedizioni delle tragedie del secolo scorso, né quella degli egoismi nazionalistici che condannano migliaia di persone alla morte o alla violenza dei respingimenti lungo i confini.
L’Europa nella quale vogliamo riconoscerci è il continente unito da libertà, eguaglianza e fraternità, terra del diritto e dei diritti, laica, multiculturale e aperta alle diverse storie individuali e collettive che la compongono.
E allora in marcia, per l’accoglienza e la cittadinanza!
