Ci giunge stamattina dagli States la triste notizia della scomparsa lunedì scorso a 92 anni di Wendell Berry, il leggendario scrittore, contadino, ecologista e pacifista che imparammo ad amare nei verdi anni della giovinezza con un suo libercolo che circolava per i tipi della Libreria editrice fiorentina - quella di don Milani, per intenderci.
In quel volumetto spiegava con straordinaria chiarezza la necessità di tornare a una stringente evidenza - il nostro habitat è la terra che abitiamo, con tutte le sue particolarità locali - sottolineando che per gran parte della gente, nei millenni, questo habitat è stato il campo sotto casa, che non produce solo cibo, ma nutre il carattere umano, interroga e insegna, è fonte di intelligenza e di virtù.
Da lui imparammo ad amare le comunità rurali americane e a contrastare gli eccessi della nostra società sempre più industrializzata.
Wendell Berry se n’è andato serenamente nella sua fattoria di Port Royal, in Kentucky. Era nato a Louisville il 5 agosto 1934. Dopo aver insegnato Letteratura e scrittura creativa in diverse università statunitensi dal 1957 al 1965, era tornato in campagna per dedicarsi all’agricoltura, coniugando la riflessione spirituale sui valori della vita rurale con i temi di rispetto ambientale.
In Italia la casa editrice Lindau ha pubblicato i romanzi ambientati a Port William, tra cui “Un posto al mondo”(2015) e “I primi viaggi di Andy Catlett” (2018), la silloge di poesie “Perché l’amore tocchi terra” (2022) e le raccolte di saggi “Mangiare è un atto agricolo” (2015; 2024) e “La strada dell’ignoranza” (2015). Il fuoco della fine del mondo. Meditazioni rurali sulla vita e sull’ambiente è uscito da Aboca nel 2022. Dieci anni fa la regista Laura Dunn gli ha dedicato il commovente film “Look & See”, che vi consigliamo di vedere.

