Il delicato tema della libertà di espressione nell’era telematica che stiamo vivendo conosce inedite dimensioni e uno dei diritti umani fondamentali sembrerebbe costretto a ridisegnare i propri confini, considerato che in Internet il controllo dell’accesso ai mezzi di comunicazione è nelle mani di gestori non sempre imparziali nel dibattito sociale e culturale, pur assicurando di volerlo agevolare e amplificare.
In queste ore a Brescia si registrano due casi davvero singolari. La mailbox della Libreria del Gatto Nero, vivace espressione dell’universo culturale legato a Radio Onda d’Urto, è stata resa inutilizzabile in seguito all’inserimento, da parte del governo statunitense, dal collettivo toscano Autistici/Inventati (A/I) nell’elenco delle organizzazioni sottoposte a sanzioni antiterrorismo.
Da tempo Autistici/Inventati offre i suoi servizi digitali indipendenti, dalla posta elettronica anonima al blogging attraverso Noblogs, a numerose realtà associative, fra i quali questa libreria. Ma per gli americani il provider è un presunto fiancheggiatore del terrorismo e quindi ne contrasta l’attività.
Come si ricorderà, mercoledì 26 agosto, in virtù dell’executive Order 13224 che consente di colpire chiunque fornisca “supporto materiale o tecnologico” al terrorismo, il segretario di Stato Marco Rubio e quello al Tesoro Scott Bessent hanno annunciato le sanzioni, che però colpiscono non solo chi compie un’azione giudicata pericolosa, ma anche chi mette a disposizione l’infrastruttura attraverso cui qualcuno potrebbe compierla.
Detto, fatto. La decisione presa a Washington ha avuto effetto immediato anche a Brescia, dove un’altra vicenda emblematica della restrizione degli spazi di libertà sui social è quella accaduta, per la seconda volta in poco tempo, a Giorgio Cremaschi il quale, sempre il 26 agosto, è stato sospeso dai servizi Internet di Meta soltanto un’ora dopo aver pubblicato un post in cui stigmatizzava la decisione dello Stato di Israele di proibire per motivi di sicurezza gli aquiloni ai bambini di Gaza.
Quel giorno Facebook e Instagram lo avvisarono immediatamente che i suoi due account erano sospesi perché non rispettavano gli standard della comunità. A differenza di quella procedente, conclusasi positivamente dopo 18 ore, la vertenza stavolta potrebbe durare settimane poiché non più un algoritmo, ma un pool di revisori umani sta passando al setaccio tutta la sua produzione sui due social, prima di decidere se riammetterlo o meno.
C’è ancora qualcuno in rete disposto a sostenere con Rosa Luxemburg che “la libertà è sempre la libertà di chi la pensa diversamente”?