lunedì 20 agosto 2012
Giuseppe Guerzoni a Calcinatello
Forse lo sanno in pochi, ma a Calcinatello, in una villa patrizia nell'attuale via Bixio, visse per lunghi anni il patriota garibaldino Giuseppe Guerzoni.
Noto per essere stato il biografo di Garibaldi, Guerzoni era nato a Mantova nel 1835 ma si era trasferito a Calcinatello con la famiglia a soli 7 anni. A 13 fugge da casa per partecipare a Milano alle Cinque Giornate, ma il padre lo riconduce al paese.
Nel 1853 viene coinvolto in un progetto di moto mazziniano rapidamente fallito. Poi inizia gli studi universitari di Legge a Pavia, poi diventati di Lettere a Padova. Nel 1856 va in esilio volontario in Piemonte con la moglie, da cui avrà un figlio. La morte della donna lo costringe a rientrare a Calcinatello nel 1857. Qui scrive le opere teatrali "Il colera", "Vigilia di Natale" e "La vocazione". Nel 1859, alla guida di cento volontari bresciani, è tra i Mille: è promosso maggiore e, accanto a Nino Bixio, suggella la propria devozione a Garibaldi diventandone il segretario. Combatte a Milazzo, al Volturno e a Capua.
Nel 1865 Guerzoni diventa deputato nel Parlamento Italiano, carica che manterrà per 10 anni. Sensibile alle problematiche sociali, a lui si deve la legge sulla proibizione dell'impiego dei bimbi nelle professioni girovaghe. Nel 1874 è nominato professore di letteratura all'Università di Palermo, nel 1876 in quella di Padova. Sono di questo periodo i volumi "il Primo Rinascimento", "Teatro Italiano nel secolo diciottesimo", "Terzo Rinascimento" e "Rapporto tra l'arte e la filosofia". Ma le sue opere più importanti sono la "Vita di Nino Bixio" del 1875 e la "Vita di Garibaldi" del 1882, testi ancora oggi indispensabili per chi vuole conoscere questi due personaggi.
Nel 1876 Giuseppe Guerzoni si trasferisce a Montichiari, dove muore nel 1886 a soli 51 anni. La salma verrà sepolta nel cimitero di Giubiano a Varese, mentre il figlio Arnaldo, che visse alungo nella casa di via Bixio dopo la morte del padre, è sepolto a Calcinatello.
domenica 19 agosto 2012
Calcinato nella tragedia della Grande Guerra
Esce in questi giorni il primo volume della ricerca storiografica “Calcinato zona di guerra. Storia politica e sociale di una comunità agricola di fronte alla Grande Guerra e alle sue conseguenze”. Il libro è dedicato in particolare al rapporto fra “Mobilitazione bellica e società dal 1915 al 1919” ed è pubblicato da Gaspari editore (pagine 304, euro 15).
Ricercatore al Museo della Guerra Bianca di Temù, Pellegrini ha lavorato all’opera per oltre tre anni, indagando “l'evoluzione delle dinamiche sociopolitiche dalla crisi del sistema liberale fino all'instaurazione della dittatura fascista, analizzando i rapporti tra le classi, le tendenze progressiste e reazionarie e la stratificazione di memorie separate del conflitto”, come spiega presentando l’attività svolta.
La ricerca si è sviluppata nei fondi documentari inediti dell'Archivio storico comunale di Calcinato e di quelli dei comuni limitrofi, nonché all'Archivio di Stato di Brescia, all'Archivio Centrale di Stato di Roma, all'Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito di Roma, agli Archivi parrocchiali di Calcinato e Calcinatello, a quello diocesano di Brescia, alla Fondazione Ugo Da Como, e consultando altri fondi privati e fonti memorialistiche.
“Con la mobilitazione del maggio 1915 e l'imposizione degli istituti della zona di guerra - racconta lo storico - le classi subalterne di Calcinato, comunità di 5mila abitanti nella quale convivevano tradizionalismo agrario e significative presenze industriali, videro interrompersi il processo di emancipazione che si stava sviluppando attraverso la prassi rivendicativa socialista e cattolica”.
“Lo smantellamento delle strutture politiche dopo la guerra creò fratture insanabili in un tessuto sociale fortemente stratificato, in bilico tra progresso e reazione. Questo primo saggio analizza gli stati d'animo nella società locale, evidenziando resistenze e spirito adattivo di fronte all'autoritarismo militare, seguendo la gente comune nel vissuto quotidiano: al fronte e nelle dinamiche familiari, nelle campagne e nelle fabbriche, nei rapporti di classe e tra queste e gli elementi di controllo e stabilizzazione dello status quo, nelle relazioni fra cittadini e autorità, tra militari e civili e tra autorità civili e autorità militari sul territorio”.
“L’obiettivo - sottolinea - è valutare le distorsioni economiche e sociali che contribuirono a determinare le tensioni del dopoguerra e la deriva reazionaria dopo l'incandescente biennio rosso nella Calcinato ‘covo del bolscevismo bresciano’, evidenziando elementi di rottura e continuità nella rielaborazione dell’esperienza della Grande Guerra”.
Dimensioni, private e pubbliche, drammi personali, familiari e collettivi che il tempo sembrava aver rimosso dalla memoria e che invece tornano a intrecciarsi sapientemente in queste pagine.
“Al primo volume – conclude Pellegrini - ne seguiranno altri tre, nei quali mi soffermerò sul periodo dalla smobilitazione al consolidamento del fascismo, sull’esperienza della guerra nella creazione della memoria divisa e sull’istituto della raccomandazione politica in zona di guerra”.
flavio marcolini
giovedì 16 agosto 2012
Ballata per l'ultimo nato
Il 7 ottobre di dieci anni fa
moriva Pierangelo Bertoli.
Ci manca la sua chiarezza,
ci manca la sua poesia,
ci manca la rabbia della sua allegria.
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Un bimbo raccoglie nel morbido viso l'amore che strappa il sorriso
La madre lo copre con oro ed argento e muore per farlo contento
Il padre si arma per fargli di scorta montando di guardia alla porta
Amato, protetto, coperto di lana, la vita è tenuta lontana
E passa quei giorni contento e beato perché non conosce il peccato
E niente lo sfiora e niente gli accade nutrito soltanto di fiabe
E allora la vita ti segna la faccia cambiandoti giorno per giorno
E ad ogni esperienza ti lascia la traccia che tu non raccogli all'intorno.
Poi passano gli anni, finisce alla scuola e cambia per tutti alla fola
L'amico più brutto, l'amico più bello e quello di un altro livello
E nella sua mente germoglia il pensiero,distingue già il rosso e il nero
Impara la storia, il nome dei santi, impara ad odiare i briganti
E quando il nemico verrà alla partita la patria ti chiede la vita
La patria, la legge, la fede, l'onore è fumo che chiamano amore
Allora la vita ti segna la faccia cambiandoti giorno per giorno
e ad ogni esperienza ti lascia la traccia che tu non raccogli all'intorno.
C'è un uomo che passa su un bolide rosso,ti schizza del fango da un fosso
Se il vescovo parla in un giorno di festa tu devi chinare la testa
Per il tuo padrone, per il tuo signore, sei merce di scarso valore
Sei forza, lavoro, dai piedi alla chioma sei solo una bestia da soma
Venduta la mente per quattro parole, avuto il tuo posto nel sole
E quando tu parli non è la ragione, sei solo un juke-box a gettone
Allora la vita ti segna la faccia cambiandoti giorno per giorno
E ad ogni esperienza ti lascia la traccia che tu non raccogli all'intorno.
Hai preso una moglie,è nato un germoglio,lo guardi con tenero orgoglio
Sarà accarezzato, nutrito, difeso quell'angelo appena disceso
Andrà alla tua scuola,avrà il tuo pensiero,berrà dal tuo stesso vangelo
E come suo padre farà la trafila, andrà a ingrossare le fila
Avrà i suoi padroni, avrà i suoi maestri, un mucchio di sogni modesti
E come suo padre juke-box a gettone starà nel suo bravo cantone
Allora la vita ti segna la faccia cambiandoti giorno per giorno
e ad ogni esperienza ti lascia la traccia che tu non raccogli all'intorno.
mercoledì 15 agosto 2012
Agosto
Agosto. Improvviso si sente
un odore di brace.
Qualcosa che brucia nel sangue
e non ti lascia in pace,
un pugno di rabbia che ha il suono tremendo
di un vecchio boato:
qualcosa che urla, che esplode,
qualcosa che crolla,
un treno è saltato.
Agosto. Che caldo, che fumo,
che odore di brace.
Non ci vuole molto a capire
che è stata una strage,
non ci vuole molto a capire che niente,
niente è cambiato
da quel quarto piano in questura,
da quella finestra
Un treno è saltato.
Agosto. Si muore di caldo
e di sudore.
Si muore anche di guerra
non certo d'amore,
si muore di bombe, si muore di stragi
più o meno di Stato,
si muore, si crolla, si esplode,
si piange, si urla.
Un treno è saltato.
Claudio Lolli, 1975
martedì 14 agosto 2012
Si può chiedere un contributo parziale al pagamento delle rette scolastiche
Sul sito del Comune di Calcinato è stata messa inspiegabilmente in fondo alla homepage - curiosa la distinzione fra 'notizie in evidenzia' (le altre) e 'news' (questa) - e quindi è bene diffondere la notizia: da lunedì 20 agosto a venerdì 14 settembre si potranno inoltrare all'Ufficio Servizi Sociali del Comune le richieste di esonero parziale delle rette scolastiche per i propri figli.
Per poter fare la richiesta è necessario che il valore Isee del nucleo familiare di appartenenza dello scolaro non sia superiore a 6.095 euro, , ma non possono fare richiesta i genitori di minori che frequentino l'asilo nido comunale di Ponte San Marco o la sezione ‘primavera’ della scuola dell'infanzia Mazzoleni di Calcinatello.
Le istanze verranno successivamente valutate dai Servizi Sociali che ne determineranno l'entità nel limite della disponibilità a bilancio e in base ad una graduatoria.
Per informazioni ci si può rivolgere all'Ufficio Servizi Sociali ai numeri 030/9989221 o 030/9989236 oppure via mail all’indirizzo di posta elettronica servizi.sociali@comune.calcinato.bs.it.
lunedì 13 agosto 2012
Verso la sistemazione del nuovo cimitero di Calcinato
Si avvia forse a soluzione l’annoso problema del cimitero nuovo di Calcinato, che quando fu realizzato tredici anni fa presentò subito una serie di criticità e infiltrazioni legate alle diverse opere che ne componevano la struttura.
Si sono da allora succedute diverse amministrazioni senza riuscire a venirne a capo. Ora un pool di progettisti e imprese si è fatto carico della sistemazione di tutti i difetti strutturali e architettonici dell’opera, che sorge dall’altro lato di via Cimitero rispetto al camposanto storico.
“Tali imprese – ha dichiarato alla stampa l’assessore ai lavori pubblici Nicoletta Maestri - eseguiranno direttamente i lavori e gli interventi indicati nel progetto esecutivo predisposto dai tecnici coinvolti e approvato dal Comune”.
“Le opere - ha sottolineato - dovranno essere ultimate entro i primi mesi del 2013, quando finalmente la nostra comunità potrà vedere risolte le spiacevoli problematiche che hanno coinvolto in questi anni il nostro cimitero e godere di una struttura degna di tale nome”.
domenica 12 agosto 2012
In marcia gioiosa e mai allineata
È un grigio giorno di marzo in Svizzera, a fine Ottocento, sulle rive di un lago che «splende con la superficie liscia color acciaio» - aria dolce e fresca, fiori gialli e ronzio di api, odore di erba e di miele. Una giovane donna scrive al suo innamorato, che dovrebbe raggiungerla e invece rimanda e rimanda, mentre lei a ogni treno va alla stazione sperando nel suo arrivo. «Mi trovo tanto sola qui. Non abbiamo passato in questo posto nemmeno tre settimane insieme. Andremo ancora in barca? E faremo una lunga gita in montagna? Sbrigati, cuore mio, vieni al più presto», lo prega; poi d'improvviso conclude la lettera con una ben diversa richiesta: «Non scordarti di portare il materiale sul cartismo».
Una voglia ostinata di felicità
Attraverso vicende tumultuose che segnano la storia del Novecento e un'esistenza che brevemente ma pienamente ne partecipa, nell'esperienza di Rosa Luxemburg convivono e si intrecciano sempre la cura del legame interpersonale e la centralità di un impegno politico fatto di studio e azione; così, in quel giorno di marzo attende con ansia Leo Jogiches, amante e compagno di lotta, ma anche «il materiale sul cartismo» utile alla conoscenza di questo movimento e delle sue battaglie nell'Inghilterra di primo Ottocento. E gode, come sempre sarà, della natura - attenta a coglierne suoni e odori per parteciparne appieno in un dialogo che saprà rasserenarla anche in prigionia: «Le cinciallegre mi assistono fedelmente davanti alla finestra, conoscono bene la mia voce e sembra che gli vada a genio se io canto», scriverà nel gennaio 1917 a Luise Kautsky, cui la lega un affetto non toccato dai dissensi col marito di lei.
Il desiderio di una semplice, quasi animale felicità la accompagna consapevolmente: «ho una voglia maledetta di essere felice e sono pronta giorno dopo giorno a combattere per la mia 'dose di felicità' con l'ostinazione d'un mulo» - scrive a Leo da Berlino nel 1898 - e questo desiderio non è per lei distinto né tantomeno opposto alla dedizione alla causa socialista. Tipico «rivoluzionario di professione» di grandi capacità organizzative, Jogiches era, per dirla con Hannah Arendt, «uomo d'azione e di passioni, e sapeva come agire e come soffrire» - vide il suo irruente comportamento nel deteriorarsi del rapporto con Rosa, fino a minacciarla di morte quando lei iniziò una relazione con il figlio di Clara Zetkin, Kosta. Ma forse non sapeva «come si ama», avrebbe osservato Rosa a dieci anni dalla tempestosa rottura, che non compromise però la stima e l'affetto radicati nella vicinanza di intenti. A Natale 1916 gli aveva mandato in dono una tavola di Turner che lui aveva rifiutato, ritenendo un «vandalismo» smembrare l'album cui essa apparteneva. «Autentico Leo, nevvero?» - commenta lei nella lettera a Luise già citata - e insiste che «se alla prima occasione mi vien voglia di calare a terra un paio di stelle per regalarle a qualcuno come gemelli da polso, nessun freddo pedante deve impedirmi col dito levato di portar lo scompiglio in tutti gli atlanti scolastici di astronomia».
Contro i toni piagnucolosi
Dopo la fase iniziale del rapporto con Jogiches, l'intensa attività politica - per Rosa in particolare intervallata da periodi in carcere - li aveva portati a vivere lontani, e nelle lettere lei ripetutamente chiede una parola gentile, una maggiore attenzione all'intimità e alla vita quotidiana degli affetti, che non cancellino ma rendano anzi più forte la comune tensione verso un mondo senza ingiustizie. Per lei era fondamentale «rimanere umani», saper «gettare con gioia la propria vita sulla grande bilancia del destino, quando è necessario farlo, ma nel contempo gioire di ogni giorno di sole e di ogni bella nuvola», come scrive dalla prigione a Mathilde Wurm nel dicembre 1916, dopo aver inveito contro il «tono piagnucoloso» e «le povere anime da quattro soldi» della dirigenza del partito socialdemocratico tedesco (Spd), e essersi ripromessa - a fronte di tale viltà, che già aveva coinvolto il partito nell'appoggio alla guerra - di restare «dura come l'acciaio affilato» e, appena tornata libera, cacciare quella «compagnia di ranocchi con suono di trombe e schiocchi di frusta».
Tenera e severa, sempre fedele ai doveri della militanza rivoluzionaria e sempre affascinata dalla bellezza del mondo; pronta a precipitarsi «con tutte le mie dieci dita sulla tastiera mondiale, in modo che rimbombi», ma anche a far tesoro della solitudine forzata in prigionia rallegrandosi comunque «se le cose vanno bene anche senza di me», e accontentandosi di contemplare nuvole «sempre nuove e sempre più belle» - come scrive a Luise nell'aprile del 1917, mentre «agiscono e decidono le grandi invisibili, plutoniche forze del profondo» e lei è invece «per costrizione esterna (...) 'in permesso' per la storia mondiale».
Capace di mille sfaccettature e però coerente nell'apertura al cambiamento, Rosa voleva tutto. Poesia e lotta, amore e comunanza intellettuale, dolci sere profumate di fiori e infuocate riunioni politiche, una famiglia, dei bambini e la rivoluzione. Chiudersi ai piaceri della vita - l'arte, il sesso, la natura - per darsi senza esclusioni a un ideale, chiudersi infine alla propria interiorità - non è così che si costruisce il socialismo, se esso significa soprattutto, come era per lei, trasformazione profonda del modo di essere, insieme e oltre ai cambiamenti nell'organizzazione sociale e nelle strutture economiche.
Lamentando in una lettera a Robert Seidel la legnosità retorica della stampa della Spd, ne individuava la ragione nel fatto che «la gente dimentica quasi sempre, nello scrivere, di attingere alle più intime risorse interiori per misurare fino in fondo l'importanza e la verità» di quello che va sostenendo, e ripropone meccanicamente gli argomenti a favore della causa invece di «riviverla ogni volta, ogni giorno, ad ogni articolo (...) per trovare parole più fresche e più spontaneamente capaci di esprimerla». Quanto a lei, è decisa a cercare forme espressive fuori dalle regole, per poter «agire sulle persone come un tuono. Non per l'oratoria, ma per la ricchezza delle analisi, la sincerità delle convinzioni, la potenza dell'espressione», scrive a Jogiches nel 1899, mentre scopre e mette alla prova le sue capacità in un giro elettorale tra i minatori polacchi dell'Alta Slesia.
Donna, polacca, ebrea, con una fatale tendenza a «non marciare mai allineata» (e dunque anche a rifiutare identificazioni restrittive di nazionalità, sesso o cultura) - Hannah Arendt la definisce «una outsider (...) in un paese che non amava e in un partito che cominciò presto a disprezzare». A fronte di questo triplice svantaggio è la sua capacità di «agire sulle persone come un tuono» - in comizi e riunioni, attraverso gli scritti, nel lavoro alla scuola di partito - a farla accettare dalla dirigenza della Spd, cui non lesina critiche per l'atteggiamento attendista anche quando l'azione spontanea delle masse, vera levatrice della rivoluzione, chiederebbe ben diverso coraggio, e a cui soprattutto non perdonerà l'assenso alla guerra. Nel cuore della polemica che la oppone a Kautsky, Bebel scrive a Victor Adler di non voler rinunciare a lei, perché alla scuola è considerata da tutti «radicali, revisionisti e sindacalisti (...) come la miglior insegnante».
La accettano, dunque, ma come a malincuore, e senza mai davvero riconoscerle la statura di pensatrice teorica che giustamente rivendicava; aldilà di possibili critiche, è innegabile ad esempio che in L'accumulazione del capitale (1913), sottolineando per prima la centralità del problema della domanda, abbia posto con forza la questione dell'impulso del capitale a quella che oggi chiamiamo globalizzazione - con il riprodursi ovunque dei meccanismi produttivi e di consumo e con la preponderanza del capitale finanziario nella politica internazionale. Forse anche per questo, per non essere relegata a occuparsi della «questione femminile» lasciando agli uomini il campo della teoria marxista, non volle mai assumere un ruolo di primo piano nel movimento delle donne, pur apprezzando attivamente il lavoro in questo ambito dell'amica Clara Zetkin.
Sebbene avessero divergenze profonde, è Lenin che coglie e sottolinea la sua levatura, auspicando dopo la sua morte la pubblicazione completa dei suoi scritti perché servano «da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo». Giacché «un'aquila può a volte volare più basso di un pollo, ma un pollo non potrà raggiungere le altezze di un'aquila. Rosa Luxemburg (...)malgrado i suoi errori (...) era ed è un'aquila».
Arresti e clandestinità
Rosa aveva seguito con gioia e ansia gli avvenimenti della prima rivoluzione russa, e alla fine del 1905 era tornata clandestinamente nella natìa Polonia, clandestinamente lasciata dopo aver appena finito le scuole superiori perché già sotto controllo della polizia zarista, ma nelle cui vicende politiche era rimasta attiva, fondando con Jogiches il partito socialdemocratico della Polonia e della Lituania, in opposizione al partito socialista polacco di cui non condivideva le posizioni a favore dell'indipendenza nazionale. Ora anche lì si susseguivano scioperi spontanei, e malgrado i rischi lei voleva fare attivamente la sua parte. Verrà arrestata nel 1906, e in quell'anno scrive Lo sciopero generale, il partito e i sindacati, dura condanna del conservatorismo della burocrazia sindacale ed esaltazione dell'azione delle masse a preferenza dell'idea leninista di un partito rigidamente strutturato - in parte una ripresa di concetti precedentemente espressi in Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa (1904), in cui attaccava il «super-centralismo voluto da Lenin (IN QUANTO) dettato non da un'intuizione positiva e creativa, ma da uno sterile spirito da guardiano notturno. La sua prima cura è di controllare l'attività di Partito, e non di fecondarla; di restringere il movimento, piuttosto che di allargarlo; di soffocarlo, e non di educarlo».
Gli sbagli di Lenin
Di nuovo in carcere, nel 1918 Luxemburg dedica alla nuova rivoluzione russa, di cui pure è appassionata sostenitrice, un'analisi che ne mette in luce anche aspetti negativi; soprattutto non può accettare le scelte di ferrea e repressiva organizzazione adottate dai bolscevichi. «La libertà riservata soltanto ai seguaci del governo, ai membri di un partito - siano pure essi numerosi quanto si voglia - non è la libertà. La libertà è sempre la libertà di colui che pensa diversamente» dichiara senza infingimenti, affermando più oltre che: «La pratica del socialismo esige tutta una trasformazione intellettuale delle masse degradate da secoli di dominazione borghese. Nessuno lo sa meglio (DI) Lenin. Soltanto, egli si sbaglia completamente sui mezzi: decreti, potere dittatoriale degli ispettori di fabbrica, penalità draconiane, regno del terrore sono altrettanti palliativi. La sola strada che conduca alla rinascita è la scuola stessa della vita pubblica, la più larga e illimitata democrazia, l'opinione pubblica». Senza libertà «la vita muore in tutte le istituzioni pubbliche, essa diviene una vita apparente, in cui la burocrazia è l'unico elemento che resta attivo. (...) alcune dozzine di capi-partito, di una energia inesauribile e di un idealismo senza limiti, dirigono e governano; (...)un governo di consorteria, una dittatura, è vero, ma non la dittatura del proletariato: la dittatura di un pugno di politicanti, cioè una dittatura nel senso borghese».
Ma anche nella più aspra critica, rimane l'ammirazione per la rivoluzione e per i bolscevichi che si sono messi alla sua guida, e che certo non possono «pretendere di fare dei miracoli perché una rivoluzione proletaria esemplare e impeccabile in un paese isolato, esaurito dalla guerra, strangolato dall'imperialismo, tradito dal proletariato internazionale, sarebbe un miracolo».
Luxemburg sottolinea sempre che gli errori che denuncia - gravi e se non corretti forieri di peggiori sviluppi - sono in gran parte dovuti alle circostanze storiche, soprattutto alla colpevole ignavia della «socialdemocrazia di questo occidente altrimenti sviluppato (CHE) è composta di miserabili vigliacchi e lascerà dissanguare i russi, stando tranquillamente a guardare», come già scriveva nel novembre 1917 a Luise Kautsky.
In quella stessa lettera, malgrado avesse da poco dovuto affrontare anche il dolore della morte di Hans Diefenbach, forse il suo ultimo amore, Rosa insiste ancora una volta sulla necessità di saper godere e apprendere: «adesso abbiamo - almeno qui - così splendide miti giornate primaverili, le serate con la luna d'argento sono così belle. (...) Io sono immersa fin sopra le orecchie nella geologia (E) presa da paura se penso quanto poco ho ancora da vivere e quanto ci sarebbe ancora da imparare». Davvero le sue lettere «nel pieno della tormenta, nel pieno del massacro di tutta una giovane generazione (...) respirano la gioia di vivere», come scriveva Simone Weil recensendone una pubblicazione in Francia, e «manifestano un'aspirazione alla vita e non alla morte, all'azione efficace e non al sacrificio».
Il canto delle cinciallegre
Luxemburg aveva in verità poco ancora da vivere - sarà assassinata nel gennaio 1919, morendo come aveva desiderato «sulla breccia», anche se nel suo intimo si sentiva vicina piuttosto alle amate cinciallegre, tanto da volere sulla sua tomba niente più che «due sillabe: 'Zvi-zvi' (...) il richiamo della cinciallegra, che io imito così bene da farne accorrere un'enorme quantità, ogni volta che faccio il loro verso. (...) in questo zvi-zvi (...) c'è da qualche giorno (...) il primo leggero trasalimento della primavera imminente; nonostante la neve, il gelo e la solitudine, noi - le cinciallegre e io - crediamo nell'arrivo della primavera!», aveva scritto nel febbraio del 1917 a Mathilde Jacob. È quella che Weil chiama «la concezione stoica della vita» di Rosa Luxemburg, capace di «essere a casa propria nell'universo, qualunque evento vi si possa produrre» - una «gioia e amore per la vita (FONDATE) nel suo spirito e nella sua forza morale. Per questo ancora oggi possiamo seguire il suo esempio».
(Paola Bono, il manifesto, 11 agosto 2012)
sabato 11 agosto 2012
Con i magistrati delle procure siciliane
Insieme a decine di migliaia di cittadini e associazioni in tutta Italia, Linea Indipendente sostiene i magistrati delle procure siciliane, le cui indagini sono in questi giorni oggetto di attacchi collegiali da parte di Quirinale, Governo, Csm e Avvocatura dello Stato.
La verità e la trasparenza non possono mancare in democrazia. Quindi è necessario che i magistrati possano serenamente indagare sui rapporti tra Stato e mafia, cercando di fare chiarezza e giustizia: essi devono essere messi e lasciati nelle condizioni di fare il loro delicato e importante lavoro, senza ingerenze né pressioni.
venerdì 10 agosto 2012
Una lettera preoccupata
Una compagna del movimento ci ha scritto questa mail, che pubblichiamo con piacere, chiedendo ai lettori di esprimere le proprie valutazioni.
"Salve,
come unica proposta per apportare migliorie al PGT vi consiglio di aderire al PROTOCOLLO D'INTESA PER LA TUTELA DELLA LEGALITA' NEL SETTORE DEGLI APPALTI DI LAVORI PUBBLICI. Potreste utilizzare questo progetto nella prossima campagna elettorale.
A Calcinato vi è la presenza di quattro beni confiscati, non so quali siano e non so se vengano utilizzati in modo appropriato.
Intanto vi invito a vedere un documentario che la Rete Antimafia di Brescia ha realizzato e a breve verrà proiettato a Calcinato.
Cordiali saluti"
giovedì 9 agosto 2012
Il municipio si allarga
Nei giorni scorsi a Calcinato la giunta comunale ha approvato il progetto definitivo concernente l’edificio denominato “ex Filanda”, per consentire l’ampliamento della sede municipale.
“Realizzato negli anni ’60, l’edificio, consiste in una costruzione regolare in pianta e in elevazione di un piano interrato e tre piani fuori terra” racconta l’assessore ai lavori pubblici Nicoletta Maestri. “Il piano terra ed il piano interrato ospitavano fino a qualche anno fa una unità commerciale e i pertinenti spazi di servizio, mentre ai piani superiori si trovavano unità residenziali”.
“Per l’immobile - spiega - è già stato elaborato un possibile modello distributivo-funzionale per un nuovo fabbricato sostituto dell’esistente, quale ampliamento dell’attuale sede municipale. Tale soluzione permette una ottimale distribuzione funzionale e una resa antisismica. A tal proposito il Comune di calcinato ha ottenuto un contributo regionale pari a 422.825,46 euro dall’Ufficio protezione civile, polizia locale e sicurezza, in quanto il nuovo edificio diventerà edificio strategico dal punto di vista della Protezione civile in caso di calamità naturale. Anche per questo motivo, lo spazio destinato ai server e a tutta l’impiantistica di prima emergenza verrà ricollocato nella nuova sede”.
“Ogni piano del nuovo fabbricato - prosegue - sarà dotato di uno spazio centrale di disimpegno, connesso a ogni piano da un nuovo corridoio di collegamento al vano scala-ascensore dell’attuale municipio. Il piano terra ospiterà la nuova stazione della polizia municipale e gli uffici dei servizi sociali (luoghi fortemente frequentati dal pubblico) e sarà dotato di ingressi indipendenti dallo spazio circostante esterno (con accessi diretti alle funzioni). Il primo piano ospiterà uffici politico-amministrativi e la segreteria, il secondo piano gli uffici tecnici, mentre il piano interrato sarà adibito ad archivio, quale ampliamento dell’esistente archivio presente nell’adiacente interrato del municipio”.
“Secondo l’ipotizzato futuro riordino dell’attuale sede municipale - conclude - il piano terra ospiterà uffici demografici, protocollo e l’ Ufficio relazioni con il pubblico, il primo piano l’area economico-finanziaria, l’area pubblica istruzione, cultura e sport e gli uffici dell’Azienda Servi Comunali, mentre al secondo piano si troveranno gli uffici degli assessori e gli archivi degli uffici tecnici”.
mercoledì 8 agosto 2012
Sportello di consulenza sul PGT
Come avevamo promesso in consiglio comunale, proseguiamo la campagna di informazione e consulenza sul Piano di governo del territorio adottato il 20 luglio scorso. In quella seduta la posizione radicalmente critica verso il PGT aveva portato i nostri due consiglieri, William Spassini e Flavio Vida, ad abbandonare l’aula senza partecipare nemmeno alla votazione.
Nel PGT adottato è del tutto assente una visione generale dello sviluppo del paese. Piccoli interventi in risposta alle esigenza di carattere privato non possono sostituire un’idea complessiva di sviluppo del territorio, determinabile invece con ben altre potenzialità progettuali e prevedendo, per esempio, il Parco sul fiume Chiese, il Parco delle Colline, il mercato a chilometro zero, una ridefinizione della rete di trasporto comunale, un riassetto della struttura viaria, l’incentivazione alle produzioni agricole di qualità tracciabile.
Noi ora giudichiamo necessario offrire ai cittadini tutte le informazioni necessarie sui contenuti e le modalità attuative di questo fondamentale strumento di programmazione urbanistica, mediante uno sportello di consulenza nei pomeriggi di giovedì 9, 16, 23 e 30 agosto dalle ore 16 alle 18 nella sala civica Morelli in Piazza della Repubblica.
Saremo là con un pool di tecnici e il nostro gruppo consiliare, a spiegare agli interessati cosa contiene questo documento amministrativo, il nostro punto di vista sull’argomento e le osservazioni che stiamo redigendo per una analisi critica del Piano. Per i cittadini sarà possibile prendere visione dei documenti constatando quanto succede alle loro proprietà.
Gli interessati possono prenotare un appuntamento, naturalmente del tutto gratuito, scrivendoci una mail a linea.indipendente@hotmail.it.
martedì 7 agosto 2012
Un bambino di Vighizzolo scrive a Bresciaoggi
Pubblichiamo un'altra lettera, questa volta apparsa sull'edizione odierna di Bresciaoggi. L'amarezza che la pervade ci riguarda. E non solo perché Vighizzolo è a un tiro di schioppo da qui.
"Se fossi un cane di Green Hill e vivessi in un allevamento infernale, un giorno, un ministro e tante persone buone lotterebbero per me senza neppure conoscermi, per il principio che ogni essere vivente ha diritto a certe condizioni di vita (luce, aria, spazio).
Ma sono un bambino di Vighizzolo che vive accanto a 11 discariche pari a 9.382.000 mc di rifiuti tossici, pericolosi ecc. ecc. Per me nessun ministro si è mosso, nessuna persona che non mi conosce si è mobilitata per il principio che io debba respirare aria pulita che non puzzi di marcio priva di polveri sottili e di fibre di amianto.
Se io fossi un cane di Green Hill sarei cresciuto in prigione.
Ma sono un bambino di Vighizzolo e non vivo in prigione ma agli arresti domiciliari, infatti spesso sono costretto a giocare in casa, perché a volte se gioco in giardino mi viene nausea e mal di testa.
Se fossi un cane di Green Hill potrei sognare che un giorno qualcuno mi! venga a salvare e andarmene dalla mia prigione.
Ma sono un bambino di Vighizzolo e da qui non potrò andarmene mai: la mia casa non la vuole comprare nessuno.
Nessun cane di Green Hill paga per stare dove sta.
Ma sono un bambino di Vighizzolo e i miei genitori per la mia casa che non ha nessun valore pagano tasse a uno Stato e a un Comune che non ci tutela.
Se fossi un cane di Green Hill non potrei uscire a passeggiare.
Ma sono un bambino di Vighizzolo e anch´io non posso uscire a passeggiare, nella mia via passano, violando il codice stradale, «i camion delle cave» (le mamme delle discariche). Per me è troppo pericoloso camminare vicino alle loro ruote così alte, in una strada stretta deformata dal loro peso e priva di marciapiede.
Se fossi un cane di Green Hill vivrei in un capannone orribile, ma privo d´amianto.
Ma sono un bambino di Vighizzolo, dove quest´anno trascorro le mie vacanze, faccio il bagno in una pis! cina da 59 euro, a volte ho paura: chissà se qualche fibra di! amianto ha deciso di tuffarcisi dentro?
Se fossi un cane di Green Hill avrei un fiuto infallibile.
Ma sono un bambino di Vighizzolo e non ho un olfatto particolarmente sviluppato, né i mezzi e le competenze di un tecnico ASL o ARPA, ma con il mio piccolo naso di bimbo so individuare esattamente l´origine dell´odore disgustoso che mi avvelena.
Se fossi un cane di Green Hill per certe persone la mia vita varrebbe un sacco di soldi.
Ma sono un bambino di Vighizzolo e per certe persone la mia vita vale meno di niente.
W i cani di Green Hill, finalmente liberi, ma adesso è ora che qualcuno pensi ai bambini di Vighizzolo".
Lettera firmata
lunedì 6 agosto 2012
Una lettera sulla Tav da Calcinato
Sul Giornale di Brescia del 1° agosto 2012 abbiamo letto questa significativa lettera che fa riflettere sugli effetti che il progetto dei treni ad alta velocità potrebbe avere anche dalle nostre parti.
"Vi scrivo in merito alla questione «Tav e via Toscana» che da una settimana semina sconcerto e preoccupazione tra i residenti della via e non. Sono la nipote di una dei tanti anziani che vivono in questa zona, una dei tanti nonni e nonne che hanno visto arrivare, crescere e poi partire generazioni su generazioni, un'anziana che come tanti ha visto la città cambiare, crescere e «mangiarsi» campi e prati in nome della modernità e dell'efficienza.
Il giorno venerdì 20 luglio apprendiamo da un articolo del vostro Giornale che a breve inizieranno i lavori per l'ampliamento della linea ferroviaria adiacente a via Toscana per garantire il passaggio della tratta Milano-Verona della Tav. Senza entrare nel merito «Tav o no Tav?», vorrei soffermarmi sulle modalità con cui siamo venuti a conoscenza che tra qualche mese le 25 famiglie residenti saranno costrette ad abbandonare le proprie case: leggendo un articolo di giornale.
Forse era più corretto, o meglio più dignitoso, essere avvisati tramite una comunicazione del nostro Comune o della nostra Circoscrizione o delle Ferrovie dello Stato ed ItalFerr? Ciò non avrebbe sicuramente attenuato il dolore, la rabbia e l'inquietudine, ma almeno non avrebbe fatto sentir queste famiglie abbandonate e prese in giro. È veramente difficile credere che nessun rappresentante di queste istituzioni sapesse. A parer mio è altrettanto ipocrita, riferendomi alle dichiarazioni del vicesindaco Rolfi, addossare la colpa ad altri, promettere solidarietà solo ora e rimandare la questione a settembre.
Certo è che nessuno si è interrogato sulle possibili conseguenze che una notizia di tale portata avrebbe generato in persone anziane, per esempio, costrette a ricominciare tutto daccapo, a lasciar affetti costruiti in questi anni per ripartire chissà dove, lontani dalle proprie abitudini e certezze. Anziani, padri e madri di famiglia, giovani sono venuti a conoscenza del fatto mentre, come ogni giorno, sfogliavano il nostro quotidiano cittadino: «Guarda! Sul giornale c'è una fotografia di casa!», «C'è la casa dei nonni sul giornale!»... già...
Anziani che in questa via hanno cresciuto i loro figli e nipoti. Mogli e bambini che trent'anni fa quando passava il treno lo salutavano perché lì lavorava il marito o il papà. Padri e madri di famiglia che tra le mille preoccupazioni d'oggi, ora devono affrontare anche questa. Giovani che avevano scelto di iniziare il loro cammino proprio lì, magari dove prima vivevano i nonni e già devono cambiare rotta. Certo, tutto in nome del progresso, ma dietro queste poche parole si nascondono ricordi, sacrifici, speranze, sicurezze, affetti, abitudini che io non sono in grado di trasmettere a chi non le ha vissute.
Il motivo che mi spinge a scrivere questa lettera è l'amara constatazione di come la classe politica e chi sta nei vari posti di comando puntualmente non si interessi dei problemi della gente comune (salvo durante i periodi di campagna elettorale), pensando all'interesse di pochi (che guadagnano molto) a discapito di molti (che perdono la casa).
Mi chiedo se anche gli abitanti di altre zone, come ad esempio gli abitanti delle case vicine a via Mantova a Brescia, oppure Ponte San Marco, oppure Lonato avranno l'amara sorpresa di sapere dal giornale che forse anche le loro case sono a rischio esproprio, chissà?"
Stefania Reali - Calcinato
domenica 5 agosto 2012
Dalle belle città date al nemico
Straordinariamente inattuale è la decisione della Compagnia della Stampa Massetti & Rodella di pubblicare la ristampa anastatica di un cult book della memorialistica resistenziale bresciana, quel “Brigata Perlasca” (246 pagine, 12 euro) del partigiano Emilio Arduino - nome di battaglia Giacomo - che formò e temprò all’antifascismo militante più di una generazione di giovani.
Inattuale perché il volume parla con passione di valori ed eventi oggi dimenticati, dei quali spesso si calpesta finanche la memoria senza riflettere sul fatto incontestabile che fu grazie al successo di quella straordinaria epopea se oggi si può pensare e dire liberamente, anche dalle nostre parti, tutto e il contrario di tutto, in pubblico e nel privato.
Arricchita da una presentazione di don Angelo Chiappa, una nota biografica di Giordana Masi Arduino, una postfazione di Nicola Galvani (a nome degli studenti del Liceo statale Enrico Fermi di Salò che hanno curato la trascrizione del libro in formato elettronico) e un’analisi storica di Rolando Anni sulla sua complessa costruzione, l’opera torna quindi a circolare, a due anni dalla morte del suo autore e a 48 dalla prima pubblicazione a botta calda per i gloriosi tipi dell’editore Vittorio Gatti.
Da queste pagine sgorga caloroso e avvincente il racconto della lotta di liberazione condotta da Arduino insieme ai compagni fra la Val Sabbia e la Val Trompia, una vicenda drammatica che li costrinse a rifugiarsi sulle nostre montagne per quello che lui chiama “un ghiribizzo di libertà”. Il giovane Emilio, di formazione marxista, si trovò a combattere nelle file delle Fiamme Verdi, intrecciando fecondi vincoli di amicizia e solidarietà con i coetanei cattolici e senza mai scadere nell’irrispettoso vilipendio degli uomini che si trovo a fronteggiare per ridare alla patria giustizia e libertà.
Pur scritte a pochi mesi dal 25 aprile 1945, le parole di Arduino – poi al lavoro come professore di lettere all'Istituto magistrale “Gambara” di Brescia – contengono sovente già un senso disincanto e amarezza. La quotidianità della vita dei “ribelli per amore” vi è raccontata senza alcuna retorica, come una realtà semplice, fatta sia di umane debolezze sia di momenti di eroico sacrificio. “Singolare fenomeno di monellaggio in calzoni lunghi”, la Resistenza per lui “costituì lo schiaffo più formidabile contro la tirannia dell’ordine costituito, contro la riverenza alle baffute tradizioni, contro l’ ossequio alle borghesi regole del verosimile”.
Sobrio ed essenziale, lo stile appare pervaso dalla sottile ironia che fu poi il tratto caratteristico del suo autore, una figura cristallina che fu tra l’altro giudice popolare durante il primo processo per la strage di piazza della Loggia, intuendo da subito i depistaggi che tanta fatica sarebbero costati ai giudici nella ricerca della verità. Ma anche questa è una storia di scarsa attualità, visti i recenti, inconcludenti approdi della tortuosa vicenda processuale su quell’ennesimo, orribile, attentato fascista.
Flavio Marcolini
sabato 4 agosto 2012
Verso il 6 agosto
In vista del 6 agosto, 67° anniversario dei bombardamenti atomici americani sul Giappone, tre sindaci della nostra provincia hanno inviato una lettera i loro colleghi invitandoli ad aderire alla campagna internazionale “Sindaci per la Pace”, lanciata dai primi cittadini di Hiroshima e Nagasaki per una moratoria totale degli armamenti nucleari.
Antonio Bazzani, Oscar Panigada e Michele Orlando (sindaci rispettivamente di Bovezzo, Pisogne e Roncadelle) nella loro missiva ai colleghi spiegano che “la campagna è nata nel 1982 ed ha coinvolto primi cittadini di città di tutto il mondo che hanno formalmente aderito a quel progetto, impegnandosi nella realizzazione del Piano 2020 Vision, che si propone di giungere all’abolizione totale della produzione, dell’uso e del possesso di armi nucleari entro il 2020. Attualmente hanno aderito alla campagna 5.296 città in tutto il mondo, di cui 234 in Italia e 23 nella provincia di Brescia”.
“Troppo facilmente - scrivono - si sottovaluta il potere reale ed effettivo delle armi nucleari di mettere fine alla specie umana. Più di 20mila testate esistono ancora oggi nel mondo. Di queste, circa duemila sono pronte al lancio immediato ed irreversibile. L’incubo dell’olocausto nucleare purtroppo rimosso dalla coscienza dei più, forse proprio a causa della sua insopportabile natura, può divenire pertanto realtà in ogni momento. Finché esisteranno armi nucleari vi sarà sempre il pericolo che prima o poi vengano usate. L’unica vera precauzione è il disarmo nucleare totale”.
Per adesioni alla Campagna dei Sindaci per la Pace si può scrivere una mail a movimentononviolento.bs@alice.it oppure telefonare ai numeri 030/3229343 o 339/6243617.
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