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mercoledì 3 marzo 2010

A BRESCIA VERO SCIOPERO: BLOCCATE 50 FABBRICHE




[Laura Eduati - Liberazione]

Scuole vuote, negozi chiusi. Coloratissimo corteo nella città con il 20% di migranti

Brescia - nostra inviata
Oltre cinquanta fabbriche chiuse per lo sciopero, il 90% dei negozi stranieri con le serrande abbassate, scuole vuote, diecimila migranti a Piazza della Loggia per protestare, pacificamente, contro il razzismo e le politiche vessatorie del governo.
Brescia non delude. Anzi. E’ l’unica città italiana dove il 1 marzo è stato accompagnato massicciamente dallo sciopero dei lavoratori migranti e italiani, e non solo: gli stranieri hanno promosso l’astensione dagli acquisti e, molti, hanno preferito non mandare a scuola i bambini. Non è un caso: la comunità straniera bresciana è una delle più antiche e organizzate d’Italia. In città gli immigrati sono ormai il 20% della popolazione. I primi sono arrivati venticinque anni fa, ora le scuole sono popolate dai loro figli che parlano in bresciano stretto ma per legge non possono ottenere la cittadinanza italiana prima dei diciotto anni. Peggio: rischiano di perdere, oltre al lavoro, anche il permesso di soggiorno e dunque il diritto di risiedere nell’unico Paese che conoscono, l’Italia.
Mettici poi le decine di ordinanze razziste di Brescia e provincia, l’ultima a Villa Carcina dove il sindaco leghista vorrebbe controllare i documenti ai migranti che tornano in autobus verso la Val Trompia. Così, per beccare il clandestino. Perché non esiste soltanto Coccaglio con l’operazione White Christmas. Nei mesi scorsi Trenzano propose di obbligare gli stranieri a parlare italiano. Anche fra di loro. Tutte ordinanze impugnate dalla Cgil e bocciate dal Tar. Come il bonus bebé ideato dalla giunta di centrodestra, a Brescia, e che escludeva i bambini nati dagli stranieri. Cassato anche quello. Senza contare le lungaggini per il rinnovo dei documenti. «Ho fatto la richiesta nel marzo 2009, non ho ancora ricevuto notizie dalla questura e l’anagrafe mi richiede il permesso in originale per concedermi la residenza», commenta una signora indonesiana con la bimba nel passeggino e un palloncino giallo al polso, simbolo dell’iniziativa.
Ma è il clima che è cambiato. «Stiamo peggio di prima», riassume Iqbal Mazhar, leader della comunità pakistana, la più numerosa nel capoluogo: «Troviamo difficoltà ad ottenere spazi per la preghiera, il Comune mette sempre i bastoni tra le ruote. Per loro l’integrazione significa abbandonare l’Islam». Sul palco allestito a Piazza della Loggia, sotto un sole primaverile, un gruppo di ragazzi pakistani vestiti come tutti gli adolescenti di questo mondo partecipa con urla e applausi. «Siamo la squadra di cricket, il sindaco ci vieta un campo dove allenarci», dicono. Tra loro una giovane promessa, gioca nella nazionale: «Se proviamo a giocare ci fanno una multa da 130 euro». Sono tanti i giovani della seconda generazione che hanno deciso di saltare la scuola, spesso incoraggiati da insegnanti solidali, per partecipare al coloratissimo corteo. Raccontano episodi di razzismo, e sono stanchi. «Perché nelle partite di calcio noi neri dobbiamo sempre rimanere in panchina? E perché quando c’è crisi il padrone lascia sempre a casa mio padre, unico straniero in ditta?», si lamenta Abdul, alunno dell’istituto professionale Moretto, oltre il 50% di studenti stranieri con punte del 90% nelle prime classi. Se l’integrazione comincia sui banchi di scuola, il Moretto fa sicuramente la sua parte organizzando tornei di calcio, cortometraggi multietnici e assaggi di pietanze dei diversi Paesi per facilitare la conoscenza delle diverse culture. Il risultato viene dalle parole di Khalid, diciottenne di origine marocchina, anche lui studente dell’istituto: «Da cinque anni ho un compagno di banco leghista. Andiamo d’accordissimo».
La giunta comunale, dopo aver chiuso lo sportello immigrati alla fine del 2008, prese di mira anche il Moretto facendo saltare il corso di arabo che doveva tenersi nei locali della scuola. E i giovani della Lega Nord vennero un giorno davanti ai cancelli per distribuire volantini contro l’esperienza multietnica colpevole, a loro dire, di uccidere la cultura padana. «Ma noi invitiamo anche poeti dialettali bresciani» precisa Antonio Viceconte, professore di religione e responsabile dell’accoglienza degli studenti stranieri
Tutto è peggiorato con l’arrivo della crisi. Numerose famiglie straniere – ma anche italiane – hanno ricevuto lo sfratto per morosità perché andare in cassintegrazione significa guadagnare 7-800 euro ed è impossibile farcela. Poi l’incubo della clandestinità e dell’espulsione. Dal palco si succedono gli interventi dei delegati Fiom stranieri che hanno voluto fortemente lo sciopero, ottenendo una copertura da parte della Cgil (Cisl e Uil si sono dichiarate contrarie). Lanciano parole forti e disperate all’indirizzo del governo. Un leader della comunità senegalese racconta scandalizzato il caso di una connazionale che, a causa di un aborto spontaneo, ha perduto la possibilità di usufruire del permesso di soggiorno di sei mesi accordato alle donne incinta. «Ha bisogno di cure ma non può andare dal medico» urla al microfono: «Non c’è umanità, di questo passo diventeremo tutti clandestini».
La piazza è gremita, decine e decine di nazionalità diverse, donne velate e ragazze musulmane col rossetto lucido, sikh con il turbante tradizionale e la famiglia al completo, africani con gli occhiali da sole, pakistani con bambini al seguito, vanno tutti in visibilio quando una bambina di origine pakistana, lunga treccia nera e voce angelica, prende la parola per leggere una lettera agli italiani razzisti sotto gli occhi del padre che quasi sviene dall’emozione: «Anche gli italiani erano migranti», dice Sarma. Poi tocca a Ibrahim Njane, sindacalista, ricordare che gli stranieri producono l’11% del Pil italiano. «Se gli stranieri incrociassero davvero le braccia, l’Italia affonderebbe», sono le parole pronunciate con orgoglio. «Se lo sciopero delle aziende ha funzionato dobbiamo ringraziare le rsu straniere», commenta Driss Enniya, responsabile dell’ufficio immigrati della Cgil: «Da anni attendevano una iniziativa di questo tipo». Il 73% delle imprese bresciane impiega lavoratori di origine straniera, ma soltanto quelle a forte componente migrante hanno deciso di scioperare spesso dopo un braccio di ferro col sindacato. L’Iveco e la Beretta, per esempio, sono rimaste fuori dell’iniziativa. E non sono pochi i lavoratori italiani che, per solidarietà, hanno scioperato con gli operai stranieri. Soddisfatto il comitato 1 marzo, composto dalle associazioni migranti e antirazziste di Brescia e provincia: al razzismo «c’è un antidoto: la mobilitazione dei migranti dal basso e in prima persona». Senza delegare. Che la mobilitazione bresciana fosse necessaria lo dimostra il commento del vicesindaco leghista Fabio Rolfi: “sciopero etnico” contro “presunti comportamenti razzisti”, organizzato da migranti che evidentemente «vogliono la cittadinanza dopo pochi mesi per potere comandare a casa nostra».

domenica 1 novembre 2009

LA MAPPA DELLA CRISI DELL'INDUSTRIA BRESCIANA




il link qui sotto porta ad una pagina del sito del Giornale di Brescia .
Si tratta di una mappa interattiva ed in continuo aggiornamento, che evidenzia lo stato del settore industriale in provincia: chiusure, blocchi della produzione, licenziamenti, richieste di cassa integrazione sono le parole d'ordine, per quello che per oltre 50 anni è stato il settore trainante dell'economia e del mondo del lavoro della nostra provincia.

giovedì 29 ottobre 2009

CRISI ECONOMICA A CHE PUNTO SIAMO?



LUNEDI’ 2 NOVEMBRE
2009 alle ore 20.45
presso la
Sala Civica di Piazza della Preistoria
Ponte S. Marco - Calcinato (BS)

Incontro Pubblico sul tema
CRISI ECONOMICA: A CHE PUNTO SIAMO?
Un’occasione per capire le dinamiche della crisi economica e sociale, verificare cosa stanno facendo i governi del mondo e provare a ragionare sui modi per uscirne con più giustizia e uguaglianza

Intervengono: Sauro Di Giovambattista (studioso delle crisi) GIULIO PALERMO Economista, docente e ricercatore di Economia Politica presso l’Università di Brescia. E’ stato funzionario ed esperto economico-finanziario presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. E’ autore di libri, saggi ed interventi di argomento economico.


Organizza il gruppo libertario Spartaco di Calcinato (BS) per

info: 338/4721505 http://gruppolibertariospartaco.blogspot.com gruppolibertariospartaco@gmail.com

lunedì 12 ottobre 2009

ANCORA SU EFERCAL





ieri mattina un'anonima/o lettrice/ore, ci ha inviato in casella di posta un comunicato, che la/o stessa/o definisce "sfogo".

il riferimento è ai recenti fatti che hanno coinvolto la ditta Efercal ed i suoi dipendenti.

Venerdì scorso abbiamo pubblicato una breve nota (riportata tra l'altro anche sulla pagina economica di Bresciaoggi) in cui davamo notizia della manifestazione degli operai e delle loro rivendicazioni.


fermo restando il nostro supporto alle forme di lotta ed alle rivendicazioni dei diritti di tutti i lavoratori e la nostra sensibilità nei confronti dei lavoratori dipendenti, precari ed atipici (il segmento che da sempre si accolla gli oneri ed i doveri delle crisi e dei rinculi del sistema capitalistico assistenziale), ci rendiamo conto che la situazione efercal è molto complessa: in essa concorrono anni di pregiudizio, il ricordo della crisi del 1983, i -più o meno recenti- tentativi di riqualificare l'area con le ben note posizioni altalentanti e contraddittorie dell'amministrazione comunale che ha generato uno stato di impasse, un atteggiamento schizofrenico del sindacato Femca.

inoltre in continuità con la nostra decisione di dare spazio a qualsiasi voce, per trasparenza informativa e per consapevolezza di non essere portatori di alcuna verità assoluta, ringraziamo chi ci ha chiesto di pubblicare questo comunicato, che di seguito postiamo.


CARO DIRETTORE...LE CHIEDEREI GENTILMENTE SE FOSSE POSSIBILE PUBBLICARE QUESTO MIO SFOGO..CHE SIA DI ESEMPIO A MOLTE PERSONE CHE NON RICONOSCONO PIU' CIO' CHE E' GIUSTO ..CIO' CHE E' STATO..E CIO' CHE RIMARRA'...IN QUESTO MOMENTO DI CRISI..DOVE SI VAGHEGGIA NELLA CONFUSIONE PIU' TOTALE ..GRAZIE

ARGOMENTO EFERCAL
PRIMA DI TUTTO:VORREI RINGRAZIARE TUTTI QUELLI CHE PERDERANNO 5 MINUTI DEL LORO TEMPO PER LEGGERE QUESTO SFOGO…IN UN MOMENTO DOVE BISOGNA STAR BENE ATTENTI A QUELLO CHE SI FA’ E A COME CI SI COMPORTA..PERCHE’ LA VERITA’ NON STA’ MAI DA’ UNA PARTE SOLA!!!!!
DA EX DIPENDENTE DELLA DITTA IN QUESTIONE ..NON POSSO CHE RIMANERE INDIGNATA DAVANTI A MIEI EX COLLEGHI CHE MANIFESTANO CONTRO LA DITTA CHE PER ANNI HA DATO DA VIVERE A MOLTE FAMIGLIE DI CALCINATO E DINTORNI…
QUELLO CHE VOGLIO PIU’ SOTTOLINEARE INOLTRE E’ CHE VEDERE CARTELLONI APPESI CON LA SCRITTA VERGOGNA ….DETTO DA PERSONE CHE DURANTE L’ORARIO DI LAVORO SPESSO USCIVANO PER ANDARE AL MERCATO,ANDAVANO A PRENDERE I FIGLI A SCUOLA SE MALATI,ANDAVANO DAL DOTTORE ,RIMANEVANO IN MUTUA E LAVORAVANO PRESSO ALTRI POSTI,RIMANEVANO IN FERIE SENZA L’AUTORIZZAZIONE E SENZA COMUNICARE ALL’UFFICO DEL PERSONALE NESSUN TIPO DI MOVIMENTO…..LA COSA FA’ ALQUANTO SORRIDERE..!!!!
LA DITTA E’ SEMPRE STATA MOLTO COMPRENSIVA…PERCHE’ APPUNTO ERA NATA COME UNA GRANDE FAMIGLIA…NON SO’ QUANTE DITTE AVREBBERO LASCIATO CORRERE...NESSUN PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE E’ STATO MAI PRESO!!!!!IL DISPIACERE STA’ ANCHE NELL’AVER DIPINTO I TITOLARI DELLA DITTA COME PERSONE SENZA CUORE….SI E’ LETTO IN GIRO…5 STIPENDI IN ARRETRATO!!!!!!SICURAMENTE LA SCRITTA HA LASCIATO DI STUCCO…PECCATO CHE LA REALTA’ E TOTALMENTE DIVERSA….GLI STIPENDI IN ARRETRATO SONO QUATTRO E NON CINQUE..STIPENDI CHE NEL GIRO DI 4 O 5 ANNI DI CRISI….FRA ALTI E BASSI LA DITTA HA PURTROPPO CUMULATO…L’ULTIMO STIPENDIO RICEVUTO DAI DIPENDENTI CHE SONO A MANIFESTARE E’ STATO IL 16 SETTEMBRE ,QUELLI PRIMA IL 1° SETTEMBRE E IL 4 AGOSTO….ANCHE PERCHE’ DETTO CHIARAMENTE QUANTE PERSONE SAREBBERO RESTATE IN UN POSTO PER 5 MESI DI FILA SENZA RICEVERE MAI NULLA…..LA DITTA E’ PIENAMENTE CONSAPEVOLE CHE NON SI LAVORA PER LA GLORIA…DI FATTI ERA STATO PROMESSO UN PAGAMENTO IL 12 OTTOBRE E UNO SE FOSSE STATO POSSIBILE IL 26 OTTOBRE…….!!!
E’ PER TUTTI QUESTI MOTIVI CHE DISPIACE ASSISTERE A QUESTI SPETTACOLI…TIPO VOLANTINAGGIO AL MERCATO…NON SO’ COSA SI VOLESSE OTTENERE MA DUBITO CHE I CALCINATESI POSSANO FARE QUALCOSA IN MERITO…QUELLO CHE MI AUGURO E’ CHE LA CITTADINANZA CAPISCA IL MOMENTO CHE SOPRATTUTTO LE DITTE STANNO PASSANDO…E CHE COMPRENDA LA BUONA VOLONTA’ DEI TITOLARI PER RIUSCIRE A MANTENERE IL POSTO A MOLTI DEI PROPRI DIPENDENTI…ANCHE SE QUESTA BUONA VOLONTA’ E’ STATA ORMAI SMORZATA DALL’INCITAMENTO DEI SINDACATI IL QUALE SCOPO E’ DI FAR CHIUDERE L’IMPRESA……!!!!SURREALE LA SCENA..C’E’ CHI SI UCCIDE PERCHE’ NON RIESCE A MANTENERE IL POSTO DI LAVORO….E CHI CE L’HA CI SPUTA SOPRA……!!!
SPERO INFINE DI NON DOVER PIU’ ASSISTERE A NESSUN TIPO DI PAGLIACCIATA PLATEALE..PERCHE’ HA STANCATO…..VOLEVO PERO’ CHIARIRE IL CONCETTO…CHE LA FRASI LETTE IN QUESTI GIORNI SONO STATE MOLTO PLATEALI..MA CATTIVE OFFENSIVE MA SOPRATTUTTO BASATE SU MENZOGNE. ….CREDO CHE LA VERITA’ SIA L’UNICA ARMA DA UTILIZZARE..ED E’ GIUSTO CHE SI CONOSCESSE…GRAZIE
(lettera anonima)

venerdì 9 ottobre 2009

A GAMBE ALL'ARIA




scioperi all'efercal.


La protesta non si ferma, anzi si intensifica: a Calcinato mobilitazione senza sosta dei dipendenti (oltre 40) della Efercal impegnati a rivendicare - anche con il supporto legale - il pagamento delle cinque mensilità arretrate. Lo sciopero, iniziato lunedì scorso, prosegue ed è stato rafforzato dal presidio con rallentamento delle merci. Inoltre i lavoratori hanno chiesto «l’intervento degli organi competenti, come l’Asl per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, l’ispettorato per il rispetto delle normative».

martedì 17 marzo 2009

SI RIACCENDONO LE INDUSTRIE


come una danza rossa
le macchine tornano a ordinarsi
in un canto triste
incanto per pochi in grado
di osservare e sentire
che c'è dolore ovunque

quiete di mani che prendono pane
che stringono amate carni o canute
teste ferme in trenta gradi
di fronte a un piatto


appare tutto un carnevale
bella, bellissima eterna giostra

anche io, anche tu sorridiamo

di fronte alla meraviglia del mondo
noi che saremo quelle teste, quelle mani :

avremo sempre il desiderio di un amore perfetto,
di idoli da contestare idee da difendere
realtà da consumare avremo sempre
desiderio di possedere questo reale
così orribile

una casa, un tavolo, un male
dove mangeremo bugie

(bs-mi 2008)


martedì 24 febbraio 2009

EFERCAL: UN SILENZIO TROPPO RUMOROSO


sembra non trovare soluzione la questione efercal. anche oggi la vicenda viene riportata sui giornali, ma con una novità: l'intervento della provincia che intima l'amministrazione comunale ad esprimersi. infatti il sindaco da mesi tace, eludendo le scadenze normative e fuoriuscendo dai termini di legge. la proprietà ha intrapreso col comune un percorso che dura ormai da tre anni, durante il quale a causa di richieste contraddittorie, incoerenti e peggiorative da parte dell'ufficio tecnico e delle commissioni consiliari, ha presentato 5/6 versioni del progetto di riqualificazione. l'ultima elaborazione, scrupolosamente redatta, in conformità col PRG, prevede una drastica riduzione del 20% del volume edificabile e soluzioni tipologicamente ed architettonicamente avanzate ed è insabbiata da agosto sui tavoli dell'ufficio tecnico.
l'azienda ha espresso esplicitamente la volontà di vendere l'area per reinsediarsi sul territorio, ricollocandosi sul mercato ridimensionata e rinnovata, salvaguardando produzione e posti di lavoro (attualmente sono 42 i dipendenti).
a fronte delle decine di varianti ai sensi della LR 23/97 (per la stragrande maggioranza dei casi) in favore di speculazioni massacranti, inutili e brutte, pare incomprensibile ritardare il trasferimento di un'azienda in crisi e l'acquisizione di aree e standard che risolverebbero molti dei problemi del centro storico.
§

Il settore tessile, da anni in crisi in tutta la nostra provincia (basti ricordare la chiusura della Marzotto di Manerbio) ha perso moltissimi posti di lavoro a Calcinato: dal cotonificio di Ponte San Marco all'ex filatoio Bulgari, fino alla piccola media impresa. Già Carlo Cattaneo (che dovrebbe essere caro ai leghisti) ricordava nei suoi studi sulla Lombardia che a Calcinato erano presenti storicamente importanti industrie seriche e tessili, (dati ricordati anche negli studi di Simoni o della Fondazione Micheletti di Brescia). Un settore a questo punto destnato a scomparire, viste le difficoltà poste dal Comune.

§

La nostra preoccupazione è duplice: in primis sosteniamo i lavoratori impegnati nella difesa dei loro posti di lavoro; in secondo luogo siamo preoccupati della gestione del territorio e dell'attuazione del diritto d'uso dei suoli. Ormai è tardi per esprimersi sulla bontà o meno delle scelte urbanistiche del PRG; ma i diritti acquisiti sono e devono rimanere tali. se la legge viene manipolata o ritardata a seconda dei casi vengono meno le regole minime della convivenza democratica.
fa specie l'interessamento della provincia, appunto, che diffida il sindaco.

lunedì 23 febbraio 2009

CAPIRE LA CRISI PER CAMBIARE LA SOCIETA'


i compagni del gruppo libertario spartaco in collaborazione con sinistra critica organizzano per mercoledì 25 febbraio un convegno

Capire la crisi per cambiare la società

al quale interverranno fra gli altri l’economista Ilario Salucci e lo studioso Sauro Di Giovambattista.

è la sinistra radicale ad interrogarsi sulle ragioni della crisi, non soffermandosi sui titoli altisonanti che parlano di borse newyorkesi o crack finanziari, ma ragionando sul rischio di una crisi sociale generalizzata. Il calo produttivo e commerciale, oltre a farsi sentire sul territorio int ermini di perdita del posto di lavoro, diviene scusa per tagliare salari e diritti dei lavoratori, per continuare a distruggere l’ambiente e per ottenere aiuti di Stato pagati da tutti noi. "Per molti faticare ad arrivare a fine mese non è una novità, qualcun altro pensa sia un’occasione da sfruttare per azzerare le ultime garanzie sociali. L’unica cosa certa è che della crisi ne capiamo poco (o niente) ma che la sua fine è solo una speranza se non si cambiano le politiche che l’hanno provocata. Capire da dove viene la crisi forse può servire per conquistare un mondo più giusto e più libero”.


L’appuntamento di mercoledì è alle ore 20.45 alla Sala civica Morelli in Piazza della Repubblica a Calcinato.