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sabato 11 dicembre 2010

UFFICIO TECNICO SENZA BOSS (I)




se la soffiata è vera, è di quelle che fa piangere.
a quanto pare, la futura responsabile dell'ufficio tecnico comunale (il femminile è usato per puro caso...) non sarà disponibile al trasferimento, quantomeno fino a marzo 2011.
questo significa che il nostro comune non avrà, fino ad allora, nessuna figura che ricoprirà il ruolo di dirigente dell'area tecnica e di programmazione del territorio. il geom. Benedetti, andatosene (e non certo senza preavviso, visto che la cosa era nota da più di un anno..) ai primi di novembre, si è visto al secondo piano del comune ancora qualche giorno per il normale passaggio di consegne e da allora l'ufficio è rimasto vuoto.

quindi da novembre (e chissà ancora per quanto) non esiste una figura di responsabilità nell'ambito della gestione del territorio (programmazione urbanistica, edilizia pubblica, edilizia privata, commercio, lavori pubblici, manutenzioni, acquedotto, rete fognaria...):
pratiche (relative ad attuazioni urbanistiche, o provvedimenti edilizi) rallentati, stato dei lavori pubblici ignoto, evoluzione del PGT oscura, eccetera, eccetera.

e lo sanno bene i cittadini e gli operatori che richiedendo un incontro o un confronto con chi si occupa di queste cose si sentono rispondere siamo momentaneamente senza responsabile di area, alla faccia dell'efficentismo della destra.

un'attesa che, se ha dell'imbarazzante dal punto di vista della gestione politica della cosa, è inqualificabile, agli occhi della cittadinanza.



qui sotto il post che tempo fa aveva sollevato il problema:

http://lineaindipendente.blogspot.com/2010/11/alla-deriva.html


attendiamo una risposta scritta all'interpellanza fatta, settimane fa, dai consiglieri di minoranza, sulla mancata previsione di sostituzione del capo area.

giovedì 9 dicembre 2010

SCIVOLONE SUI SENSI UNICI




sindaco e giunta hanno convocato per martedì 21 dicembre una riunione per "RIVEDERE", come dice la convocazione, le modifiche alla viabilità in paese. Ergo, hanno finalmente deciso di fare un passo indietro sui nuovi sensi unici che hanno introdotto (speriamo quantomeno..).
La folle idea di modificare la viabilità intorno al paese vecchio ed al colle principale di Calcinato ha generato disagi, spese inutili per segnaletica orizzontale e verticale, nonché una serie infinita di ingorghi nelle strette strade sotto il castello, rallentamenti, allungamenti insensati di percorso, lamentele (tante da far nascere un gruppo di discussione addirittura su Face book).

La posizione di opposizione al provvedimento, che Linea Indipendente non ha mai nascosto (si veda il nostro commento di giovedì 19 novembre), non è mai stata presa in considerazione dalla lista di minoranza, che ha mantenuto sempre un atteggiamento di neutralità misto disinteresse.

Un grazie al comitato spontaneo nato intorno alla scuola elementare del Capoluogo, per aver finalmente fatto pressione su un tema che non aveva senso avesse trovato applicazione.

Ci spiace pensare però che ancora un volta le decisioni non vengano prese per programmazione, ma rincorrendo necessità elettorali e di consenso.


qui sotto i link ai post correlati:

19 nov 2009

25 nov 2009

3 dic 2010


giovedì 8 luglio 2010

SULL'EVOLVERSI DEL P G T




Cittadini, Amministratori, Signor Sindaco,

Linea Indipendente, gruppo ecologista che in questi anni ha seguito attentamente l’iter procedurale del Piano di Governo del Territorio, intende sviluppare alcune considerazioni sullo stato delle cose così come oggi le conosciamo, ribadendo la necessità per i calcinatesi di difendere e valorizzare i beni comuni, tutelare e arredare il verde pubblico, contenere l’espansione degli insediamenti abitativi e produttivi entro termini ragionevoli, peraltro correlati alla grave crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando.

Preliminarmente ci vediamo costretti a rinnovare le nostre critiche alla gestione della stesura del Piano. La legge parla espressamente di coinvolgimento e partecipazione delle forze organizzate presenti e della cittadinanza. Prima di questo fu fatto un unico incontro, pochissimo pubblicizzato, in un cinema semivuoto e una lunghissima carrellata di interventi tecnici di ordine generale.

Ad anni di distanza, l’esito che abbiamo davanti è la produzione di documenti parziali, le cui interpretazione e analisi sono estremamente difficoltose.

A tutt’oggi non ci è possibile valutare il processo di costruzione e avanzamento del Piano, non abbiamo nessuno strumento per esaminare il lavoro che sappiamo essere stato svolto intensamente per tutto questo tempo dalle forze politiche che compongono la maggioranza, poiché non ci sono mai stati consegnati i documenti preliminari necessari per lo sviluppo delle esigue parti del Piano sinora rese pubbliche.

Il dubbio che avanziamo è che - nel sicuro delle stanze del municipio - il Piano sia ormai confezionato. Ci chiediamo perché non sia possibile, almeno per tutti i consiglieri comunali, valutarlo corredato di tutti i documenti redatti.

E’ bene ricordare che l’iter di allestimento del Pgt sostanzialmente si compone di quattro fasi concatenate e successive: l’analisi della situazione esistente, la preparazione dei diagrammi (o matrici), la definizione delle scelte strategiche e, infine, la stesura della relazione e l’esecuzione dei disegni.

Noi abbiamo la bozza della relazione e dei disegni, senza conoscere però le strategie definite dalla amministrazione comunale, né la relazione preliminare, né tutta la parte politico-decisionale propedeutica alla stesura del Piano. Le relazioni e i disegni servono solo a dare una forma, è il resto che è sostanziale.

Dall’amministrazione la legge 12/2005 che norma la redazione del Piano di governo del territorio (Pgt) è stata interpretata nella maniera più banale e semplicistica. Il Pgt deriva da una idea della pianificazione completamente diversa dalla vecchia legge del 1975 che normava la redazione del Piano regolatore generale (Prg). Il Pgt ora è uno strumento strategico e di governo della trasformazione territoriale, che introduce nuove tecniche di amministrazione sia dell’utilizzo del suolo che dello sviluppo socioeconomico, introducendo per esempio nuovi principi come quelli della perequazione (possibilità di scambio di potenzialità edificatoria), della concertazione (compartecipazione pubblico-privata nella definizione della struttura del Pgt), della sussidiarietà (relazione con la pianificazione di ordine gerarchico superiore e orizzontale) e di tutela ambientale (con l’introduzione finalmente di un sistema di valutazione dello stato dell’ambiente precedente al Pgt, una previsione a termine verificata secondo determinati parametri e una serie di passaggi di monitoraggio intermedio). Nessuno di questi aspetti è stato trattato né sviluppato né pubblicamente né nei documenti di sviluppo del Pgt di Calcinato.

Per quanto concerne il Piano dei Servizi, la scommessa era riuscire a dare finalmente risposte alla richiesta e necessità di strutture pubbliche, sempre più urgenti a Calcinato alla luce della accelerazione dello sviluppo edilizio e demografico del territorio. Lo sforzo dell’amministrazione comunale doveva essere incentrato sull’adeguamento degli standard di servizio (pensiamo a strutture quali la scuola primaria, la scuola dell’infanzia, il distretto sociosanitario, ma anche a uno spazio dedicato al mercato settimanale, al parco intercomunale sul fiume Chiese, alla fascia di mitigazione dell’autostrada A4, a un centro culturale degno di questo nome, a strategie di rilancio dello scalo ferroviario di Ponte San Marco). Ci chiediamo se e dove si trovi traccia di tutto ciò. Com’è possibile valutare il Pgt senza conoscere il pensiero dell’amministrazione su queste tematiche?

Non sappiamo poi come si porrà l’amministrazione comunale nei confronti dell’edilizia residenziale pubblica. Scaduto da tempo il piano Aler, giudichiamo necessario capire se si intende destinare una quota della volumetria prevista per costruire case a prezzi agevolati e, in seconda battuta, per evitare la concentrazione di insediamenti di questo tipo ai margini dell’abitato (addossando al pubblico i costi dell’infrastutturazione delle aree) e il conseguente rischio della creazione di quartieri ghetto, spalmando invece ordinatamente sul territorio interventi di basso costo per costruire un puzzle urbanistico omogeneo.

Sconcerta poi la grave superficialità con la quale viene trattata la politica di previsione dello sviluppo del territorio. Ad esempio, anche ad una semplice lettura dell’esiguo materiale rilasciato alle minoranze risulta evidente la grossolana stesura della documentazione, la quale spesso non non ne assume i principi di legge come base di elaborazione e addirittura contiene “perle”, come quando parla della necessità della salvaguardia (a Calcinato!) di inesistenti boschi di latifoglie o delle limonaie del Parco Alto Garda, oppure della necessità di tutelare beni tipici della zona della bassa occidentale, decontestualizzando completamente la corretta posizione geografica del nostro comune. Gli estensori evidentemente pensano a una Calcinato che non esiste se non nella loro testa e fanno un cattivo utilizzo del “copia-e-incolla” per far fronte all’urgenza dei tempi e al ritardo accumulato nella politica urbanistica della amministrazione comunale, troppo impegnata a dare pedissequa applicazione al Prg vigente che pure a parole diceva di voler contrastare.

Sembra emergerne un’inconsapevolezza generale della strategica importanza del processo in corso per il nostro territorio.

Chi governa il Comune crede forse di poter mettere in secondo piano quello che pensano i cittadini, prevedendo trasformazioni che cambieranno il territorio per sempre, vincolando ad esso le future scelte.

Facciamo appello a quanti hanno a cuore la bellezza, la cura, la conservazione e l’ordinato sviluppo di Calcinato affinché si lavori per:

1. la ridefinizione generale della struttura della campagna di Calcinatello (riordino del sistema idrico, costruzione di un Consorzio Agrario Locale, riassetto proprietario),

2. la promozione e sviluppo di un progetto intercomunale per la creazione di un Parco sul fiume Chiese,

3. l’incremento ragionato degli indici fondiari sulle zone residenziali, per limitare il consumo del suolo con nuovi insediamenti e ottimizzare l’utilizzo delle porzioni già utilizzate,

4. lo studio di un sistema incentivante per lo sviluppo di cooperative di costruzione promosse da cittadini,

5. la garanzia, per le piccole imprese artigiane che lo desiderino, di rimanere localizzate nel tessuto urbano residenziale,

6. la creazione, di concerto con i comuni della tratta ferroviaria Brescia-Verona, di una società per il ripristino della traffico pendolare su rotaia,

7. la predisposizione nel triennio di un piano per il consumo zero del territorio,

8. l’assunzione in carico al Comune dei compiti di controllo, gestione, riduzione e commercializzazione dei rifiuti prodotti a Calcinato.

Una Calcinato migliore è possibile!

Linea Indipendente, luglio 2010

I firmatari:

Gianni Alessi, Mauro Badini, Sergio Baratti, Fosco Beschi, Roberta Boldini, Antonella Farina, Tiziano Filippini, Nicole Leali, Libero Lorenzoni, Maria Giulia Mameli, Flavio Marcolini, Sabrina Marella, Teresa Paroli, Annarosa Quinzani, Mario Rodella, Stefano Rodella, Guglielmo W. Spassini, Tiziana Spreafico, Flavio Vida, Dario Zanotti.

mercoledì 23 giugno 2010

ASSEMBLEA SUL PGT




giovedì sera presso la sede della lista Calcinato Migliore in via XX settembre.

venerdì 16 aprile 2010

UNA LETTERA DELL'EX SINDACO GOGLIONI




Calcinato, 20 febbraio 2010

AlSignor Sindaco

del Comune di Calcinato

ai Signori Capigruppo Consigliari

Signor Sindaco,

mi riferisco alla delibera della Giunta del 21 dicembre 2009 con la quale è stato approvato lo schema di convenzione volto a regolare l’esercizio di attività di discarica della soc. Cava Calcinato srl, per sottolineare che il progetto di gestione estrattiva approvato dalla Provincia non prevede due distinti progetti di recupero ambientale “ad uso insediativo” della cava, come affermato nelle sue premesse. Infatti, un progetto prevede il recupero ambientale a fondo cava con la realizzazione di parcheggi da cedere ad uso pubblico, in conformità alle “previsioni di piano” dell’ATEg27 che stabiliscono l’uso insediativo quale destinazione finale dell’area. L’altro progetto, invece, prevede il recupero ambientale mediante ritombamento, anche parziale, dello scavo con materiali non pericolosi, nel rispetto delle “prescrizioni di piano” dell’ATE in parola; ipotesi peraltro tutta da considerare e verificare come scritto nella relativa scheda del PPC.

La soc. Cava Calcinato srl ha sottoscritto la Convezione di escavazione scegliendo di recuperare l’area, art. n. 8, secondo le “previsioni di piano” dell’ATE, attraverso l’attuazione del progetto che prevede la costruzione di parcheggi sul fondo di cava. Rinunciando, pertanto, al ritombamaneto anche parziale dello scavo con rifiuti di qualsiasi tipologia.

Quanto precede è stato avvalorato e confermato dal provvedimento in data 6 aprile 2007 assunto dal Direttore del Settore attività estrattive della Provincia, con il quale, coerentemente, cito testualmente le premesse della delibera di Giunta del 21 dicembre 2009, è stato autorizzato l’esercizio della attività estrattiva “ prescrivendo che il reupero ambientale deve avvenire secondo le indicazioni previste dagli elaborati progettuali che prevedono la realizzazione di un parcheggio a fondo cava”.

Con la citata Convenzione di escavazione, sempre all’art. n. 8, la soc. Cava Calcinato srl si è impegnata a cedere gratuitamente al Comune l’area di scavo, entro 12 mesi dall’esecuzione del recupero ambientale concordato. Con l’impegno liberamente assunto la Società ha rinunciato alla diponibilità dell’area a favore del Comune. Ricordo che la disponibilità dell’area è requisito imprescindibile per poter attivare gli iter autorizzativi AIA e VIA da parte degli Enti preposti.

Per quanto sopra evidenziato e richiamato, in occasione della Conferenza dei Servizi del 17 dicembre 2008 e del sopralluogo istruttorio dell’11 febbraio 2009, ho sostenuto che la Soc. Cava Calcinato srl non aveva la disponibilità dell’area necessaria alla realizzazione dell’impianto da essa richiesto e che quindi non sussistevano le condizioni per procedere nell’esame del progetto e della VIA relativa. Ho inoltre chiesto alla Regione di rispettare gli accordi sottoscritti con il cavatore, così come stabilito dal passato Consiglio Comunale. Posizione negativa da me espressa agli Enti interessati, da ultimo, con lettera in data 12 maggio 2009 assieme alla contrarietà di concedere deroga alla distanza dal centro abitato richiesto dalla Società per poter realizzare il progetto presentato.

Una posizione ancorata alle risultanze dello Studio del nostro ambiente realizzato dall’Università di Venezia – un ambiente stressato – animata da una cultura politica che ha fatto propri concetti e valori innovativi, quali: l’analisi degli impatti cumulativi anche su area vasta, le azioni di compensazione ambientale, la partecipazione fattiva dei cittadini (si vedano in merito le mie lettere alla Provincia). Come si può constatare la posizione negativa mia e della mia Giunta alla realizzazione della discarica è stata motivata, chiara, ferma, senza cedimenti di sorta.

Con la delibera del 21 dicembre scorso si è operato diversamente. A fronte, cito le premesse, “della nota presentata dal legale della Cava Calcinato srl con la quale contesta la posizione assunta dal Comune di Calcinato rigurado al difetto di disponibilità dell’area”, a causa di pareri discordanti circa la titolarità dell’area ( da quando un legale di parte non contesta la posizione di controparte?) la Giunta ha ceduto alla minaccia di una ipotetica causa civile e con deboli argomentazioni, che si commentano da sole, ha smontato la posizione negativa assunta dal Comune di Calcinato sopra descritta, e ha approvato la convenzione con la soc. Cava Calcinato srl per l’esercizio di attività di discarica.

Signor Sindaco, non vi siete ricordati che grazie alla medesima motivazione – mancanza di disponibilità dell’area - opposta al progetto di discarica di rifiuti speciali presentato dalla Soc. DIGA GROUP srl nella Conferenza dei Servizi dell’11 luglio 2007, ha portato al suo ritiro ed alla sua archiviazione da parte della Regione? Gli utili derivanti dalla gestione di una discarica di rifiuti speciali sono enormemente più consistenti di quelli rivenienti da una discarica di inerti e, nonostante ciò, nessuna nota o opposizione da parte dei legali della società interessata sono pervenute al Comune. Perchè? Semplicemente perchè è stata riconosciuta fondata, giusta, inattaccabile la posizione del Comune di Calcinato.

Signor Sindaco, siete sicuri che la soluzione adottata sia patrimonialmente la più vantaggiosa per l’Amministrazione? Evidentemente non avete valutato il volume di risorse che avrebbe potuto avere a disposizione il Comune derivanti dalla proprietà e gestione della cava. Risorse da destinare alla riqualificazione del nostro ambiente attuando la cultura politica sopra tratteggiata. Per avere delle risorse immediate avete sacrificato una prospettiva di enorme valore culturale, sociale, poltico ed economico per il futuro della nostra Comunità.

Signor Sindaco, non si dica che la discarica della soc. Cava Calcinato srl, se non approvata, sarebbe stata imposta. Da chi? Dalla Regione che ha riconosciuto fondata la posizione del Comune archiviando il progetto di discarica di rifiuti speciali della soc. DIGA GROUP srl ? Per la stessa ragione non si metta in dubbio, in modo sibillino, il valore formale e giuridico del citato art. n. 8 della Convenzione di escavazione.

A tutti, in tutte le situazioni, è richiesto di farsi carico delle responsabilità derivanti dalle proprie scelte.

Angiolino Goglioni

lunedì 12 aprile 2010

ACQUA BENE COMUNE










VENERDI’ 16 APRILE 2010 – ore 20.45
presso la Sala Civica “Morelli”
in Piazza Repubblica a Calcinato (BS)

Il gruppo libertario Spartaco organizza un

INCONTRO PUBBLICO
PER LA PRESENTAZIONE DEI REFERENDUM
CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

L'ACQUA NON SI VENDE, FUORI L'ACQUA DAL MERCATO, FUORI I PROFITTI DALL'ACQUA!

Intervengono:
MARIANO MAZZACANI del Comitato L’Acqua di Prevalle
FABRIZIO VALLI referente bresciano del Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua

martedì 23 marzo 2010

L'ESPERIENZA DEL PGT DI CASSINETTA DI LUGAGNANO [MILANO]




[dal blog di Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, http://www.domenicofiniguerra.it/?page_id=1148]


Nelle botti piccole ci sta il vino buono, sostiene qualcuno. Allora perché stupirsi se per citare un esempio di buona pianificazione oggi in Italia, ricorriamo al Piano di governo del territorio (Pgt) di un piccolissimo comune, quello di Cassinetta di Lugagnano?

A ridosso del Naviglio Grande, 26 km a sud ovest di Milano, Cassinetta si trova immersa nello splendido scenario naturale del Parco del Ticino, riserva della Biosfera Unesco. Nel 2007 ha definitivamente approvato un Pgt a crescita zero, un piano, cioè, che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio agricolo.

Sarebbe riduttivo, però, limitarsi all’aspetto quantitativo: il concetto di crescita zero è in effetti uno slogan, dietro il quale si cela un ragionamento più complesso su quale debba essere il futuro del territorio e in che modo lo si voglia concretamente realizzare.

Cerchiamo, dunque, di aggiungere qualche dettaglio in più.

Lo stato di fatto: localizzazione e dinamiche territoriali. Per la sua struttura urbana, Cassinetta è un piccolo caso da manuale: un nucleo compatto, più o meno baricentrico rispetto all’intero territorio comunale, circondato da un’estesa “cintura” agricola. Una cintura agricola il cui pregio è stato riconosciuto perfino dall’Unesco, che è frutto di una lunga e tenace azione di tutela e che ha costituito per lungo tempo la base economica di questo piccolo centro: la rete idrica principale del Naviglio Grande e quella secondaria fatta di canali, rogge e fontanili innervano ancora oggi tutto il territorio comunale.

Facile mantenere intatto il territorio, si potrebbe pensare, per un comune che ha solo 1800 abitanti e nessun attività produttivo-commerciale di grosse dimensioni al proprio interno. Non proprio, in realtà, se si considera la tendenza dominante alla città dispersa, soprattutto nelle regioni settentrionali: un centro urbano in cui si trovano le attività principali e uno sciame di piccoli centri o, peggio, di semplici e isolate lottizzazioni, che instaurano con il centro principale un rapporto di stretto pendolarismo, con esiti quantomeno problematici in termini di mobilità, inquinamento ed efficienza dei servizi pubblici.

In questa tendenza sono spesso i piccoli comuni a subire le pressioni maggiori: non interessa il territorio del comune per quello che può offrire al suo interno ma in funzione della sua maggiore o minore vicinanza al centro di riferimento. E questo vale indistintamente per le lottizzazioni residenziali come per i grandi centri commerciali.

Ragionando in questi termini, appare chiaro che la struttura urbana di Cassinetta di Lugagnano non è affatto scontata: a soli 26 km da Milano, questo piccolo centro ha subito, come i comuni limitrofi, un aumento della popolazione che, visto il continuo calo delle nascite, è da ascrivere quasi totalmente alle migrazioni dai centri maggiori.

Dal 1961 al 2001, la popolazione di Cassinetta è aumentata del 48,05% e, solo nel decennio 1991-2001, si è registrato un incremento del 31%, passando da 1152 a 1519 abitanti, per arrivare, infine, ai 1742 del 2005, dato di riferimento per l’intero Pgt. Un trend che trova conferma anche in altri piccoli comuni limitrofi.

Tuttavia, Cassinetta è riuscita a mantenere intatto gran parte del suolo agricolo, che oggi rappresenta la maggior percentuale del territorio comunale; è presente un piccolo nucleo artigianale produttivo nella zona sud-ovest, ma la maggior parte degli occupati si continua a registrare proprio nel settore agricolo.

Le risorse. Strettamente intrecciato al problema della localizzazione e delle dinamiche territoriali c’è quello delle risorse economiche. Con il crescere del deficit nazionale e il consolidarsi del decentramento amministrativo degli ultimi anni, ad un aumento delle funzioni e delle responsabilità degli enti territoriali non ha fatto seguito un aumento dei trasferimenti, che, anzi, continuano a diminuire. Il problema del reperimento delle risorse per far fronte a spesa corrente e investimenti è dunque cruciale e lo è in particolar modo per i piccoli comuni che ricevono in misura minore l’apporto dei capitali privati.

In questo quadro, la possibilità di ricorrere agli oneri di urbanizzazione per coprire le voci di spesa corrente ha innescato un meccanismo perverso: le amministrazioni locali concedono più facilmente pezzi del proprio territorio perché con quello che incamerano in termini di oneri di urbanizzazione e ICI possono coprire parte delle spese correnti.

La risposta di Cassinetta di Lugagnano, in questo senso, è stata invece molto netta. Quella che era un’idea molto chiara solo del sindaco, Domenico Finiguerra, è diventata una scelta dell’intera comunità, grazie alle assemblee pubbliche tenutesi nelle fasi iniziali della redazione del Pgt.

L’elemento più interessante della fase partecipativa è che i cittadini sono stati messi di fronte ad una scelta precisa: finanziare la spesa corrente e gli investimenti con gli oneri di urbanizzazione, investendo, quindi in nuove lottizzazioni, oppure intervenire sulla fiscalità locale, permettendo così anche l’accensione di mutui per investimenti?

La scelta dei cittadini è stata sostanzialmente quella di non alterare il patrimonio ambientale di Cassinetta di Lugagnano lasciando spazio a nuove edificazioni, accettando, quindi, anche un aumento delle imposte comunali. In questo modo, la redazione stessa del piano si libera di un fardello pesante, quello del “fare cassa” con il territorio.

Il Piano e la crescita zero

Valorizzazione intesa come tutela del territorio e del paesaggio agricolo, minimizzazione del consumo di suolo e compatibilità degli interventi con le risorse disponibili: sono gli elementi strategici del Pgt di Cassinetta di Lugagnano, in funzione dei quali vengono definiti tutti i singoli interventi.

Redatto da Antonello Boatti e definitivamente approvato nel giugno 2006, il piano si compone di una documentazione chiara, accurata e molto dettagliata. Rispetto alle premesse fatte, è interessante soffermarsi sul Documento di piano, un documento che ha carattere conoscitivo, programmatorio e di indirizzo, che non interviene direttamente sulla conformazione della proprietà. E’ proprio con il Documento di piano che vengono affermati i principi ispiratori dell’intero Pgt:

“Il Documento di Piano individua gli obiettivi strategici di politica territoriale a partire dal miglioramento e dalla conservazione dell’ambiente per tracciare le linee dello sviluppo sostenibile del Comune di Cassinetta di Lugagnano in coerenza con le previsioni di carattere sovracomunale. In esso sono indicati gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT comprendendo in essi il recupero urbanistico e la riqualificazione del territorio minimizzando il consumo di suolo. […]

Il Documento di Piano inoltre nel riassumere le principali indicazioni riguardanti l’utilizzazione, il miglioramento e l’estensione dei servizi pubblici e di interesse pubblico determina la compatibilità degli interventi previsti con le risorse economiche attivabili dalla pubblica amministrazione.

In considerazione della dimensione del comune in termini di popolazione residente (abitanti 1.742 al 31.12.2005) e delle caratteristiche particolarissime del suo tessuto edilizio storico di assoluto pregio ed unicità si ritiene innanzitutto che non esistano le condizioni e neppure le utilità di ricorrere a strumenti di compensazione, perequazione ed incentivazione urbanistica di cui all’art. 11 della LR 12/2005. […]”

Favorire il recupero e minimizzare il consumo di suolo: ma come si arriva alla crescita zero? La risposta in realtà è abbastanza banale: mediante un’approfondita analisi demografica, volta a determinare il realistico fabbisogno abitativo di Cassinetta di Lugagnano da qui al 2015.

Lo studio, infatti, conduce ad una previsione molto contenuta: l’incremento della popolazione previsto al 2015, in termini di nuovi abitanti, è del 3,6%. A ciò, si aggiunge l’incremento della domanda di abitazioni legata alla formazione di nuovi nuclei familiari: quest’ultima è considerata una domanda fisiologica, indipendente cioè dall’aumento del numero degli abitanti.

Su queste basi, viene formulata una previsione di 695 nuovi abitanti, cui corrisponde una capacità insediativa residenziale, aggiuntiva rispetto all’esistente, di 695 nuovi vani (abitante/vano). Alla nuova domanda abitativa si farà fronte attraverso:

- recupero puntuale di edifici

- riconversione, mediante piani attuativi, di aree produttive incompatibili con il tessuto residenziale circostante, con una quota del 20% di edilizia convenzionata e una quota del 5% di edilizia a canone sociale

- completamento di previsioni vigenti (piani di lottizzazione e di recupero)

- saturazione delle aree già edificate (zone B).

Di fatto, non verrà consumato suolo agricolo: le previsioni di nuova edificazione e di trasformazione e recupero del patrimonio esistente sono concentrate dentro il tessuto consolidato e compattano ulteriormente un insediamento dai confini abbastanza netti.

Fin qui la domanda abitativa. Ma anche sul fronte delle previsioni di nuovi insediamenti commerciali, il Pgt opera scelte coerenti con i principi ispiratori: nessuna grande struttura commerciale, incremento delle medie e piccole strutture esistenti entro i parametri fissati dal piano, nuove attività ricettive, “ che confermino e incrementino la vocazione turistica del comune”.

Infine, il potenziamento della rete dei servizi. In particolare, il piano prevede:

- il recupero delle piste ciclabili esistenti, legate alla rete del Naviglio e dei canali secondari, e la realizzazione di nuovi tratti per l’implementazione della rete;

- la costruzione di una nuova scuola dell’infanzia, volta a soddisfare la domanda esistente e quella prevista;

- una serie di micro-interventi su spazi verdi, strade, parcheggi ed edifici, finalizzati all’ottimizzazione e al completamento delle reti esistenti.

Complessivamente, la dotazione di standard residenziali passa da un rapporto di 29,17 mq/abitante ad un rapporto di circa 30,91 mq/abitante [7], mentre quella di standard per attività produttive passa da una percentuale standard/superficie del 2,09% ad una percentuale del 12,48%.

Un ultimo aspetto, non secondario quanto a importanza, è rappresentato dal rapporto con le previsioni del Piano territoriale di coordinamento (Ptgp) della Provincia di Milano. La previsione che interessa direttamente il territorio di Cassinetta di Lugagnano è quella di una nuova arteria stradale tra lo svincolo di Magenta dell’A4 e Albairate e la tangenziale ovest di Milano, sfruttando in parte la viabilità esistente.

Si tratta di una previsione ritenuta non in linea con i principi e le scelte del Pgt, il cui costo verrà finanziato con la legge 345/1997 per l’accessibilità all’aeroporto di Malpensa. Nel Documento di piano si rileva che:

“[…] Questa nuova infrastruttura viabilistica coinvolge il territorio di Cassinetta nella sua parte est nel cuore del Parco del Ticino con un forte impatto per l’ambiente e il paesaggio che con questa nuova previsione verrebbe deturpato nel suo carattere agricolo. […]” [8]

E ancora:

“[…] Il collegamento tra la S.S. 11 a Magenta e la tangenziale ovest così come previsto dal progetto definitivo dell’ANAS, è una scelta assolutamente discutibile sul piano strategico della pianificazione del trasporto interferendo su un territorio ad altissima qualità ambientale all’interno del Parco regionale della Valle del Ticino in un’area ricca di fontanili, rogge e canali di irrigazione ancora molto interessata dall’attività agricola.

Cassinetta di Lugagnano si presenta in sostanza come un insieme storico – paesaggistico prezioso da valorizzare messo a repentaglio da un’arteria come il collegamento tra la S.S. 11 a Magenta e la tangenziale ovest così come previsto dal progetto definitivo dell’ANAS. […]

Dal punto di vista trasportistico sempre nella Valutazione Ambientale Strategica – Rapporto ambientale – conclude che non è neppure motivata e documentata la necessità e la dimensione della infrastruttura proposta. […]”[9]

La scelta, chiaramente esposta nello stesso Documento di Piano, è quella di non tenere conto nel Pgt la previsione del nuovo collegamento e, anzi, vengono proposte due alternative che permetterebbero di mantenere l’integrità del territorio agricolo di Cassinetta.

Un piano conservatore?

L’immagine dall’alto di Cassinetta di Lugagnano da qui al 2015 sarà probabilmente molto simile a quella di oggi: un centro abitato dai confini ben definiti e ampie distese coltivate intorno. Eppure, una vista dal basso, ad altezza d’uomo, ci restituirà forse un’immagine molto diversa, di una realtà trasformata, fisicamente e socialmente, rispetto a 10 anni prima.

Se accettiamo l’idea che il piano sia strumento per governare le trasformazioni del territorio, dobbiamo anche accettare l’idea che la trasformazione non sia legata solo alla crescita della popolazione e, conseguentemente, a quella edilizia.

Cassinetta di Lugagnano in 10 anni farà i conti con un aumento degli abitanti di circa il 3,6 % e con una diversificazione della domanda dovuta a nuovi nuclei familiari: è in funzione di questi dati che, attraverso il piano ha dato un indirizzo preciso alla trasformazione che inevitabilmente il territorio è destinato a subire. Un indirizzo talmente deciso da contestare anche le scelte operate a livello provinciale con il Ptcp nel momento in cui mettono a rischio l’integrità di quel paesaggio agricolo riconosciuto come bene da tutelare.

Nel 2015 ci sarà una rete ciclabile più fitta, una nuova scuola, insediamenti in dismissione riconvertiti e, soprattutto, le nuove generazioni potranno ancora godere del paesaggio agricolo che è arrivato fortunatamente fino ad oggi. Il Pgt conserva di fatto il patrimonio storico e naturalistico governando la trasformazione delle aree urbanizzate.

C’è qualcosa di replicabile in questo modello? Sicuramente: i principi di fondo. Svincolare il futuro del territorio dalle esigenze di bilancio, pensare a cosa è giusto tutelare, capire quali siano i margini della trasformazione, puntare a minimizzare il consumo di suolo. Soprattutto, ricominciare ad ancorare il piano a previsioni realistiche.

La crescita zero, forse, non è di per sé replicabile e realisticamente bisogna mettere in conto che una città abbia anche necessità di nuovi insediamenti: ma è nel processo e nelle premesse prima ancora che negli esiti l’elemento più significativo di questa esperienza. Un processo che non interessa unicamente la pianificazione comunale, ma potrebbe (e dovrebbe) ispirare anche quella sovracomunale e di area vasta: infatti, per quanto il Pgt di Cassinetta di Lugagnano possa essere preso ad esempio, il suo successo dipenderà anche dalla risposta dei territori limitrofi alla pressione insediativa generata dalle nuove infrastrutture di livello regionale.

PGT A IMPATTO ZERO





giovedì 25 marzo alle ore 15.00 presso il palazzo comunale di padenghe sul garda,

i sindaci del territorio e altri amministratori locali incontreranno il sindaco

domenico finiguerra, sindaco di cassinetta di lugagnano (mi).

tema dell’incontro e’ il contenimento del consumo del territorio. finiguerra e’ il

fautore nel suo comune di un pgt a crescita zero senza rinunciare ai servizi essenziali per i cittadini. il sindaco spieghera’ come e’ possibile far

equilibrare i bilanci senza agire sugli oneri di urbanizzazione


in breve il sindaco ha ottenuto il consenso della cittadinanza a sostituire il consumo di suolo con una tassa di scopo che fornisse introiti per mantenere un livello elevato di servizi sociali e qualità della vità nella comunità.
La cittadina milanese è stata nominata durante la giornata di studi “Fratello Lago, Sorella Acqua”, organizzata dall'associazione Viva Valtenesi, come esempio di comunità dove i cittadini hanno partecipato allo sviluppo di un modello alternativo del consumo del suolo e dello sfruttamento intensivo della risorse.

martedì 2 marzo 2010

OSSERVAZIONI ALL'IMPIANTO PORTAMB DI CILIVERGHE DI MAZZANO


COMPENDIO OSSERVAZIONI OSTATIVE AL PROGETTO PORTAMB s.r.l.


Agli inizi dello scorso giugno la Società PORTAMB s.r.l., già titolare di un piccolo insediamento produttivo per il trattamento di rifiuti speciali non pericolosi ubicato in Via S. Rocco a Ciliverghe di Mazzano (Brescia), ha presentato istanza di VIA e di AIA per un progetto denominato “Delocalizzazione impianto esistente di trattamento rifiuti e contestuale rilascio di Autorizzazione Integrata Ambientale”. L’area su cui insiste il progetto è situata a Ciliverghe in Zona Cascina San Valentino ai piedi del Colle Coeli Aperti (di qui in avanti “area”).
Il Comune di Mazzano, soggetti pubblici, associazioni e privati cittadini hanno formulato una serie di osservazioni ostative al progetto che qui di seguito vengono compendiate suddividendole in cinque aree tematiche:

-Aspetto Urbanistico
-Aspetto Storico Paesistico
-Aspetto Ambientale sanitario
-Aspetto Produttivo
-Vincoli PENALIZZANTI aggiuntivi introdotti dal PPGR in relazione al PCTP

1) Il progetto non riguarda una mera delocalizzazione bensì la realizzazione di un nuovo e ben più grande impianto di trattamento rifiuti, e i seguenti dati lo attestano:
Impianto esistente Impianto in progetto Fattore accrescimento
Superficie totale 5.935 mq 80.000 mq 14 volte
Superficie operativa 4.475 mq 63.000 mq 14 volte
Superficie coperta 42 mq 21.300 mq + palazzina 3piani da 300 mq/piano 507 volte

Rifiuti pericolosi NO SI Cambiamento qualitativo
Numero CER trattati 37 518 di cui 235 pericolosi
Quantità trattate 150.000 t/anno 350.000 t/anno 2,3 volte

Stoccaggio R13 e D15 circa 6.000 mc 142.100 mc di cui 12.100
mc sono rifiuti pericolosi 23,7 volte

Linea di lavaggio rifiuti ASSENTE PREVISTA Introduzione D9
trattamento chimico fisico
Linea di inertizzazione ASSENTE PREVISTA Introduzione D9
trattamento chimico fisico

L’impianto attuale in Via San Rocco ha ottenuto il 12 ottobre scorso l’AIA per il trattamentodi 150.000 t/anno di rifiuti, che gli conferiscono già potenzialità tra le più alte in Provincia. Quindiil sito in Via San Rocco è ritenuto idoneo dalle autorità competenti per la gestione di quel quantitativo di rifiuti e non vi sono dunque motivazioni evidenti per una necessità di “delocalizzare”.

Aspetto Urbanistico
2) Assoluto contrasto tra il progetto e la pianificazione locale in vigore con il PGT comunale direcente approvazione, che determina l’ area come agricola ricadente in Zona “E1”.
3) Nel Piano di Coordinamento Territoriale Provinciale (PCTP) l’area è classificata come “Area agricola strategica”.
4) Il progetto reca una grave frattura nel contesto agricolo dato che nell’intorno dell’area esistono unicamente attività agricole e allevamenti.
5) La viabilità di avvicinamento e accesso all’area è assolutamente inadeguata, trattandosi di strade di campagna e capezzagne agricole. I ponti su autostrada e tangenziale sono stretti e inadeguati al passaggio di mezzi pesanti.
6) Non è chiara e garantita la dismissione dell’attuale impianto in Via San Rocco.
7) La zona in cui l’area è situata non è raggiunta dalla fognatura. Per realizzare l’allacciamento sarebbe necessario risalire centinaia di metri attraverso fondi privati e passare sotto la linea ferroviaria posta 200 metri a nord dell’impianto.
8) Il progetto non prende in considerazione il passaggio della TAV il cui tracciato nelle vicinanze dell’area non è ancora definito.
9) Si sottolinea la mancanza di una qualsiasi proposta alternativa a quella inoltrata, in termini di ubicazione, dimensione e tipologia di rifiuti trattati, come invece è previsto che sia dalla normativa che regola la redazione delle Stime di Impatto Ambientale (d.lgs. 152/06).

Aspetto Storico Paesistico
10) L’area è compresa nel PGT tra i “Beni costitutivi del paesaggio”
11) I capannoni previsti sono alti 22 metri e per “ridurre” l’impatto paesistico si prevede la loro collocazione in fossa di 9 metri sotto il piano di campagna. Come risultato i capannoni sporgeranno comunque di 13 metri ed il paesaggio sarà devastato da una cava di grandi proporzioni.
12) Impatto paesistico rilevante. L’ufficio tecnico del Comune di Mazzano ha elaborato una valutazione di impatto in relazione all’area di contesto del progetto “delocalizzazione”, nel rispetto delle linee guida della Regione Lombardia (ai sensi DGR 11045 8 Novembre 2002). L’esito di tale esame paesistico ha fornito un punteggio di 20 su una scala che prevede 15 come soglia critica. Da qui la conclusione di incompatibilità del progetto rispetto ai valori paesaggistici.
13) In prossimità dell’ area vi sono siti di interesse storico quali la Cascina San Valentino (a soli 87 metri), Villa Appiani (origini medioevali) e annessa Chiesetta di San Valentino (risalente al ‘500) sulla sommità del Colle Coeli Aperti ed il complesso architettonico della Villa Mazzucchelli dove la Fondazione Giacomini Meo Fiorot gestisce i Musei Mazzucchelli
(www.museimazzucchelli.it)3


Aspetto Ambientale Sanitario
13) Il progetto prevede la collocazione dell’impianto in fossa profonda 9 metri. L’ escavazione corrispondente di 430.000 mc si configura come una cava fuori Piano Cave, con la pretesa da parte del proponente di trattare il materiale di scavo ai sensi dell’art. 186 D.legs 152/06 evitando tra l’altro di pagare i diritti di estrazione.
14) La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) a sostegno del PGT deve essere
necessariamente riesaminata ed aggiornata prima di poter fare qualunque valutazione sull’ area. A questo proposito il Sindaco di Mazzano indirizzò alla Regione una richiesta di sospensione della procedura di VIA il 27 Luglio scorso per la quale si attende ancora risposta.
15) Ai sensi DGR 7/6501 19/10/2001 Mazzano è uno dei Comuni incluso nelle “zone di
risanamento di tipo A”, tale atto pone a carico della Regione il compito di predisporre dei piani integrati per il raggiungimento dei valori limite di inquinanti. Secondo i dati ARPA della centralina di Rezzato le concentrazioni di PM10 sono già oggi fuori limite (media giornaliera sull’anno 57 μg/mc rispetto ad un limite per la salute umana di 40 μg/mc DM 60/2002).
16) Il limitrofo Comune di Castenedolo, che dista dall’area circa 1 Km, ricade anch’esso in zona per cui sono previsti piani di riduzione delle emissioni inquinanti ai sensi DGR 7/11485 06/12/2002.
17) Lo Studio degli Impatti riporta il risultato del campionamento del livello di PM10 nei pressi dell’area in oggetto. Il rilevamento è stato effettuato dai tecnici del proponente nel luglio del 2008 (il dato per cui è “epurato” della componente dovuta al riscaldamento domestico del periodo autunno inverno).
Il livello di PM10 riscontrato è di 41,6 μg/mc ed è già sopra il limite di 40 μg/mc previsto per la media annua giornaliera che come visto al punto 15) viene abbondantemente superato sul territorio comunale.
18) Dato l’attuale stato della qualità dell’aria qualsiasi incremento delle emissioni è altamente negativo. Gli incrementi previsti sono dovuti a:
18a) Emissioni camini dell’impianto.
18b) Emissioni del traffico veicolare. Si prevede il transito di 150 mezzi/giorno che si andrebbero a sommare ai 200 mezzi/giorno che gravitano attorno all’ampliata piattaforma di recupero di APRICA s.p.a. posta nelle vicinanza, sul territorio di Castenedolo al confine con Mazzano. Per inciso l’incremento del traffico sulle strade di campagna è dell’ordine del +214%.
19) Recentemente i comuni di Mazzano e Rezzato hanno commissionato studi epidemiologici ed ambientali al Dipartimento Ambiente e Salute dell’ Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e all’Istituto Nazionale per la Cura dei Tumori. Dagli esiti di tali indagini si evince chiaramente che la compromissione della qualità dell’aria provoca nelle popolazioni di Mazzano e Rezzato una mortalità per patologie a carico dell’apparato respiratorio estremamente più alta, il 63% in più, di quella attesa sulla base della media della provincia di Brescia.
20) Manca nel SIA la valutazione preventiva su altri inquinanti oltre ai PM10, in particolare per quanto concerne i metalli pesanti.


21) Sono da tenere in forte considerazione le ricadute degli inquinanti sui terreni coltivati circostanti l’area e quindi sulla catena alimentare.
22) Va tenuto in grande considerazione l’impatto cumulativo degli impianti già esistenti sul territorio di Mazzano e nel circondario, in primo luogo la cementeria ITALCEMENTI, che tra l’altro sta cercando di ottenere il permesso per il raddoppio della propria produzione, e poi ancora la FASSA BORTOLO produttrice di intonaci a Ciliverghe. Nei comuni limitrofi troviamo la piattaforma già citata di APRICA s.p.a. e numerose discariche sui territori di Calcinato, Castenedolo e Rezzato.
A poco meno di 3 Km dalla zona in progetto, la ditta ASPIRECO intenderebbe insediare un grande impianto per il trattamento dell’amianto (la cui VIA è già stata presentata) sul territorio di Montichiari.
23) Il territorio di Ciliverghe è già gravato dalla presenza della discarica dimessa che necessità d’essere messa in sicurezza con costi altissimi per la comunità, inoltre è già inciso dalla ex cava Florio e dalla ex cava ITALCEMENTI.
24) Il comune di Calcinato ha commissionato nel 2008 all’Università di Venezia uno specifico studio sulla situazione ambientale dell’area del Comune stesso ponderando un raggio di azione di circa 6 km. L’obiettivo dello studio è di quantificare lo stress ambientale a cui il territorio è sottoposto. In questa valutazione rientra anche il comune di Mazzano e nello specifico l’area del sito dell’impianto proposto dalla Portamb.
Lo studio è denominato “ANALISI AMBIENTALE DI AREA VASTA” e la conclusione di questo complesso e capillare lavoro ha rilevato zone caratterizzate da un elevato livello degli indici di criticità ambientale su cui dovranno essere previsti specifici interventi di mitigazione e/o compensazione, definiti in funzione della specifica risorsa ambientale caratterizzata. Come precedentemente riportato la zona su cui si vuol realizzare il sito dell’impianto proposto da Portamb è una di queste.
25) L’area si trova in prossimità di 19 cascine e aree abitate nel raggio di poche centinaia di metri.
26) L’area si trova in prossimità (circa 500 mt) del parco extraurbano di Ciliverghe frequentato dalla popolazione di Mazzano e non solo. Inoltre l’area è lambita dai percorsi pedonali e ciclabili recentemente tracciati e segnalati per valorizzare il territorio.
27) E’ previsto un consumo idrico molto elevato (100.000 litri/giorno di rabbocco) date le esigenze della linea di lavaggio e dei presidi di abbattimento polveri tramite nebulizzazione.
28) La gestione delle acque di processo, e delle acque di prima e seconda pioggia si presenta come molto critica, data anche la collocazione in fossa di 9 mt.


Aspetto produttivo
29) Il progetto non si relaziona qualitativamente e quantitativamente con il Piano Provinciale Gestione Rifiuti (PPGR).
30) Non vengono spiegate le ragioni della richiesta di quantità così elevate (350.000 t/anno) rispetto ad ogni altro impianto esistente in provincia (inceneritore a parte).
31) La descrizione dei processi chimico fisici nella relazione tecnica è carente e mancano completamente i riferimenti ai piani di reazione in caso di sversamento accidentale dei reagenti, dei composti e del materiale trattato, durante le operazioni condotte entro l’impianto e durante le fasi di ingresso e uscita dall’impianto.

5
Vincoli PENALIZZANTI aggiuntivi introdotti dal PPGR in relazione al PCTP
32) L’area è soggetta a vincolo con grado di prescrizione PENALIZZANTE per quanto
attiene alla collocazione rispetto alla Rete Ecologica Provinciale.
Il parco extraurbano già citato adiacente l’area, è individuato quale Ganglio secondario in ambito planiziale, e l’area ne è posta a ridosso all’interno dell’area di supporto al Ganglio. L’area è collocata esattamente sopra il corridoio terrestre secondario che collega il Ganglio verso est con il fiume Chiese. L’intervento resecherebbe in via definitiva i collegamenti del Ganglio con il resto della Rete data anche l’azione di disturbo che le attività produttive recherebbero su una vasta area attorno al Ganglio medesimo.
33) L’area è soggetta a vincolo con grado di prescrizione PENALIZZANTE riguardante le
componenti paesistiche classificate dal PTCP come Zone di controllo. L’area sorge infatti ai piedi del rilievo isolato di pianura, il già citato Colle Coeli Aperti.
34) L’area è soggetta a vincolo con grado di prescrizione PENALIZZANTE per quanto
attiene alla Componente infrastrutturale . Leggendo il PPGR “Per garantire il controllo vedutistico dei nuovi insediamenti verso i quadri paesistici di maggiore interesse alla scala provinciale si introduce un vincolo penalizzante,
ai fini della localizzazioni di nuovi impianti di gestione dei rifiuti, alle fasce di interesse delle maggiori infrastrutture di mobilità (viabilità primaria e principale e tracciati ferroviari) che attraversano il territorio provinciale da est ad ovest e dalle quali si godono i quadri paesistici delle alpi, della pianura e dei primi rilievi montuosi della fascia collinare. Tali fasce hanno una profondità di 500 m per lato rispetto all’infrastruttura”.
Ebbene l’area confina a sud con la Tangenziale Sud ed è totalmente compresa nella fascia di 500 mt.
35) L’area è soggetta a vincolo con grado di prescrizione PENALIZZANTE per quanto
attiene alla Componente Insediativa Agricola. Leggendo il PPGR “Per la componente insediativa e agricola, alla luce delle competenze attribuite alla Provincia dalla LR 12/05 in tema di individuazione degli ambiti agricoli strategici, degli obiettivi di conservazione del suolo e valorizzazione del territorio rurale, sia per le funzioni
prevalentemente produttive che per le funzioni complementari di carattere ambientale e paesistico, si individua un vincolo con grado di prescrizione penalizzante ai fini della localizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti, in relazione agli ambiti di classe di capacità d’uso del suolo 1 e 2 tratti dalla carta di capacità d’uso dei suoli ERSAF, con la facoltà da parte dei Comuni di meglio dettagliare alla scala locale tali informazioni”.

L’area ricade in classe di capacità uso del suolo 2.