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martedì 24 marzo 2009

LE CENERI DI GRAMSCI



III
(...)

Uno straccetto rosso, come quello
arrotolato al collo ai partigiani
e, presso l'urna, sul terreno cereo,

diversamente rossi, due gerani.
Lì tu stai, bandito e con dura eleganza
non cattolica, elencato tra estranei

morti: Le ceneri di Gramsci... Tra
speranza
e vecchia sfiducia, ti accosto, capitato
per caso in questa magra serra, innanzi

alla tua tomba, al tuo spirito restato
quaggiù tra questi liberi. (O è qualcosa
di diverso, forse, di più estasiato

e anche di più umile, ebbra simbiosi
d'adolescente di sesso con morte...)

(...)

è il mio giorno: mentre sempre più rade
ho di queste vacanze, nel tormento
del mantenermi in vita; e se mi accade

di amare il mondo non è che per violento
e ingenuo amore sensuale
così come, confuso adolescente, un tempo

l'odiai, se in esso mi feriva il male
borghese di me borghese: e ora, scisso
- con te - il mondo, oggetto non appare

di rancore e quasi di mistico
disprezzo, la parte che ne ha il potere?
Eppure senza il tuo rigore, sussisto

perché non scelgo. Vivo nel non volere
del tramontato dopoguerra: amando
il mondo che odio - nella sua miseria

sprezzante e perso - per un oscuro
scandalo della coscienza...

IV

Lo scandalo del contraddirmi,
dell'essere
con te e contro te; con te nel core,
in luce, contro te nelle buie viscere;

del mio paterno stato traditore
- nel pensiero, in un'ombra di azione -
mi so ad esso attaccato nel calore

degli istinti, dell'estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione

la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza: è la forza originaria

dell'uomo, che nell'atto s'è perduta,
a darle l'ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più

io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia...

Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto

ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante

dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la
storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:
ma a che serve la luce?
(P.P.P. 1954)

mercoledì 18 marzo 2009

CALCINATO E IL RIPUDIO CULTURALE DI PACHECO

Pubblichiamo con piacere una lettera inviataci dall'ex sindaco Pierangelo Crottogini, sempre disponibile ai chiarimenti ed attento alla vita pubblica del paese. Il riferimento è alla inconsistente risposta che l'assessore alla cultura ha inviato a Bresciaoggi, in reazione al nostro articolo (il cui contenuto era stato anticipato sul blog) del 2 marzo, dove denunciavamo l'assenza dell'amministrazione ed il deliberato oscurantismo di fronte ad un argomento scomodo per la maggioranza di destra.
Ciao Flavio
Ho ricevuto con piacere la tua segnalazione in oggetto e, con qualche giorno di ritardo rispondo.
Grazie per l’informazione e quanto compreso. Non ho avuto la possibilità di leggere il testo dell’intervista citata, comunque ritengo che non sia utile replicare alla posizione espressa per evitare di dare ulteriore e immeritata pubblicità alla scrivente.
La povera, ritenendo di sapere cose che non sa, ricostruisce di conseguenza un progetto che aveva pretese più ambiziose rispetto a quanto richiamato. L’ipotesi, se interessa dovrei avere traccia completa, prevedeva tramite l’Università di Valencia una mostra itinerante europea (Valencia, Parigi, Praga e Lubianca) nella quale volevamo inserire Brescia, dal titolo “L’esilio culturale europeo”. In questa proposta le opere di Paceco rappresentavano solo la prima puntata, lasciando al seguito l’inserimento di altri settori della cultura che pure sono stati oggetto di persecuzioni politiche.
Il contesto si inseriva bene nell’attività del “Patronat Martinez Guerracabeitia” la cui attività si propone di denunciare in particolare alle nuove generazioni le diverse forme di violenza, passate e presenti, che hanno interessato la storia dell’umanità.
Era questo un progetto dove Calcinato, a mio parere, poteva solo essere presente come piccolo contributo e non certo per essere inserito come tappa.
Per questo motivo, a suo tempo, erano stati presi contatti con il direttore Morgano dell’Università Cattolica al quale, essendo anche vice sindaco di Brescia Cattolica, abbiamo chiesto e ottenuto di incontrare i referenti di Brescia Musei per ottenere la disponibilità di una sede adeguata ad ospitare l’esposizione a Brescia.
La nuova amministrazione, non ha mai ritenuto di approfondire l’iniziativa intrapresa e quando ho visto la delibera di ritiro seguito rinuncia, dell’incarico affidato al prof. Tellaroli. L’ho contattato telefonicamente per capire le ragioni della sua decisione. Mi ha detto di avere avuto un incontro con il sindaco e che non aveva sprecato molto tempo per capire le intenzioni. A questo punto la sua decisione è stata solo conseguente.
Per quanto mi risulta, l’esposizione di Valencia, è stata organizzata ed effettuata grazie alla conferma sulla disponibilità dei proprietari ad inviare i quadri già selezionati e con spese a carico della stessa. Il libro-catalogo è stato ovviamente predisposto nelle due lingue spagnole omettendo la versione italiana, francese e/o inglese.

ciao e buon lavoro

il link del Patronat Martinez Guerracabeitia, istituto culturale militante valenciano, è http://www.fguv.org/pmg/presentacio/

martedì 17 marzo 2009

SI RIACCENDONO LE INDUSTRIE


come una danza rossa
le macchine tornano a ordinarsi
in un canto triste
incanto per pochi in grado
di osservare e sentire
che c'è dolore ovunque

quiete di mani che prendono pane
che stringono amate carni o canute
teste ferme in trenta gradi
di fronte a un piatto


appare tutto un carnevale
bella, bellissima eterna giostra

anche io, anche tu sorridiamo

di fronte alla meraviglia del mondo
noi che saremo quelle teste, quelle mani :

avremo sempre il desiderio di un amore perfetto,
di idoli da contestare idee da difendere
realtà da consumare avremo sempre
desiderio di possedere questo reale
così orribile

una casa, un tavolo, un male
dove mangeremo bugie

(bs-mi 2008)


lunedì 9 marzo 2009

TELEMACO SIGNORINI - L'ALT DEI GRANATIERI TOSCANI A CALCINATELLO

Del passaggio dei Granatieri di Toscana a Calcinatello nel 1859 in vista dello svolgimento della battaglia di San Martino e Solferino vi è anche una serie di pregevoli testimonianze artistiche.
Lo ha scoperto in paese lo studioso Mario Negroni che, in seguito ad accurate ricerche, ha rinvenuto l’esistenza di ben 4 opere del pittore macchiaiolo Telemaco Signorini (1835 - 1901), artista al seguito dei Granatieri Toscani che sostò nella frazione di campagna di Calcinato proprio nei giorni precedenti la battaglia decisiva della seconda guerra di indipendenza. In particolare la sosta si svolge nei pressi dell’attuale via che prende il nome da San Martino della Battaglia, perpendicolare alla via principale del paese, la via Santa Maria.
Tra gli esponenti più significativi a livello nazionale dei macchiaioli, Signorini è noto per la sua collaborazione con gli impressionisti francese (soprattutto Degas e Monet), che incrementò la sua sensibilità nei confronti della tematica della luce e del tono. Le quattro opere repertoriate dal Negroni sono un quadro, due bozzetti e un disegno. Il quadro e un bozzetto si trovano nella collezione della Fondazione Marzotto a Valdagno in provincia di Vicenza, un bozzetto è ospitato in una collezione privata nel milanese mentre non vi è traccia recente del disegno. «Un tempo quando si partiva per la guerra - spiega Negroni nel suo studio - ai soldati si univano anche scrittori e pittori: erano i cronisti dell’epoca. Così nel 1859 come artigliere al quinto pezzo della prima batteria sotto il comando del colonnello Masel e del capitano Palmieri e poi sotto il comando di Garibaldi, partì anche Telemaco Signorini, figlio di pittore (il padre era un ottimo vedutista nella Firenze lorenese) pensava che la sua vocazione fosse quella del letterato, ma quasi obbligato dal padre si decise a dedicarsi principalmente alla pittura».
Nel suo studio Negroni passa in rassegna le doti dell’artista toscano, la sua sveglia intelligenza critica e la mordace vena polemica che gli valsero anche alcune fortune di carattere letterario. «Dell’opera L’alt dei granatieri toscani a Calcinatello presso Brescia esiste un disegno, che sembra databile al 1859 e realizzato dal vero poiché ritrae alcuni soldati in un momento di riposo - sottolinea Negroni - dal disegno Signorini trasse un primo bozzetto, di esecuzione molto sommaria. Poi un secondo bozzetto, di dimensioni più piccole, nel quale la conduzione pittorica definisce le persone e le cose con maggior accuratezza; esso è più vicino alla versione definitiva e le masse sono distribuite con pari modalità compositiva. Questa teletta presenta una straordinaria tavolozza luminosa, chiarissima nel cielo. Secondo la critica è con questo bozzetto che Signorini dimostra di aver maturato il nodo della macchia chiaroscurale. Il dipinto - prosegue lo studioso - esprime compiutamente i valori acquisiti della nuova ricerca macchiaiola, incentrati sul contrasto violento di ombre e luci e sulla calibrata ricerca tonale. Il quadro fu esposto al prezzo di 50 francesconi alla Promotrice di Firenze nel 1860. Andato invenduto, figurò successivamente alla Esposizione Nazionale di Brera a Milano, dove fu acquistato dalla Società degli Artisti e Patriottica di quella città. Interessante rilevare che il soggetto dell’opera non è propriamente bellico, ma la scelta di Signorini privilegia l’illustrazione di temi militari antiretorici. I soldati infatti vengono rappresentati in un momento di riposo: se non fosse per le divise indossate dalle persone ritratte si potrebbe addirittura ipotizzare un contesto pacifico nell’ambito di una calma periferia urbana dell’epoca».

Una delle ultime apparizioni del quadro è datata 2004, in na mostra a Palazzo Zabarella, a Padova.
Stiamo lavorando per cercare di comporre uno studio sistematico sulle quattro opere, nel tentativo di esporle a Calcinato, in corrispondenza col centocinquatenario della battaglia, le cui celebrazioni sono da poco iniziate a Desenzano e Solferino.

(p.s. l'immagine postata in intestazione è un quadro di Signorini, ma riporta il passaggio delle truppe Francesi a Solferino, dopo la battaglia)


giovedì 26 febbraio 2009

ESCE L'EXILIO CULTURAL; JULIAN PACHECO CENSURATO A CALCINATO


Da tempo era in programmazione e studio una grande personale del pittore spagnolo Julian Pacheco, che visse a Calcinato tra gli anni sessanta e settanta, in esilio dalla dittatura franchista spagnola. l'Università di Valencia in collaborazione con l'Università cattolica di Brescia avevano intrapreso un percorso comune per dae organicità ad una serie di studi parziali sul contributo artistico ed intellettuale di questo pittore. La mostra si è fatta, ma il nostro paese (dove è conservata la maggior parte del corpus artistico dell'autore) ne è rimasto completamente a margine, per scela della nostra Amministrazione e dell'Assessore alla Cultura. Addirittura la pubblicazione scientifica che ha accompagnato l'esposizione ed il suo iter non ha trovato contibuti calcinatesi. Julian Pacheco: l'esilio culturale, il volume di 94 pagine edito in Italia da Picchi ed Associati, praticamente sconosciuto alla cittadinanza, traduzione del catalogo in spagnolo curato dall'Università Valenciana, ha visto la luce grazie al solo interessamento ed alla sensibilità di Pierangelo Crottogini (che fu sindaco di Calcinato dal 1995 al 2004) e propone, fra l’altro, un inedito del poeta Canzio Bogarelli e saggi di Vincent Sanz i Persiva, Maria de la Soledad Candito Aunion, Josep Lluis Barona Vilar, Josep Martinez Bisbal e Luisito Pellisari, che si soffermano con accenti diversi sull’itinerario umano, artistico e politico del pittore nato a Cuenca nel 1937.

Anche i contatti intrapresi per il gemellaggio con Cuenca (sito riconosciuto e protetto dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità, per la qualità del suo tessuto storico), sono stati deliberatamente interrotti.

Pacheco fuoriuscì dalla Spagna franchista nel 1963 in seguito alle pesanti persecuzioni per la sua militanza comunista Visse per un periodo a Parigi, dove collaborò con il collettivo artistico Nuova Figurazione (Aillaud, Arroyo, Del Pezzo, Recalcati, Pozzati) . In seguito giunse in Italia e si stabilì con la moglie Anna De Santi a Calcinato dal 1967 al 1976. Nel 1969 gran parte delle sue opere fu acquistata dalle Nahan Galleries di New Orleans e da allora in poi il 50% della sua produzione fu destinato al mercato statunitense. Nel 1972, insieme ad artisti del calibro di Comencini, Antoni Mirò, Floriano De Santi e Rinaldi, fondò il Gruppo Denunzia. Numerose e affollate in quegli anni le sue personali, allestite un po’ in tutte le più importanti città italiane

L'arte di Pacheco si contraddistingue per i suoi muri, quadri che si configurano come pittorici intonaci di case o di recinzioni suburbane, gremiti di scritte dalla calligrafia infantile che dichiarano apertamente la sua protesta contro la dittatura. Arte come contestazione del potere, quindi, non solo politico, ma anche militare ed economico. "De plomo tienen las calaveras" ("Hanno i teschi di piombo") diceva - citando Garcia Lorca - degli uomini del regime che per decenni avevano imprigionato la libertà nel paese iberico. E come teschi di piombo, ricoperti di pennacchi, medaglie e divise, li dipingeva nei quadri. Lungi dall'essere cupi o rabbiosi, i suoi modi figurali assumevano i tratti di una pungente ironia, espressa con le tonalità suggerite dall'iconografia ottica ripresa dalla pubblicità. Proprio questa singolare immediatezza comunicativa costituisce l'elemento chiave della loro fortuna, sia di critica che di pubblico.
L’artista tornò poi in Spagna dopo la morte di Franco, continuando con successo la propria attività pittorica ed esponendo in mostre e musei. Risposatosi con Celia Pardo, di tanto in tanto ritornava nella nostra provincia. Morì il 22 marzo 2000 nella sua Cuenca, a 63 anni, per un male incurabile.

Numerosissime sono le testimonianze in paese del maestro spagnolo (così come in diverse gallerie della città), ma L'Esilio Culturale iniziato in Spagna nel 1963 a causa della sua militanza comunista, pare non essersi ancora concluso. Il compagno Pacheco, o meglio, la sua opera, incontra nella città dove aveva trovato ospitalità l'intolleranza ideologica di una destra ignorante e supponente.