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venerdì 30 aprile 2010

MONTICHIARI TEMPI SCURI





LA CRISI ECONOMICA MORDE TUTTE LE CLASSI MENO TUTELATE E SI ABBATTE
SUI “SOLITI NOTI” NELLE FORME DEL LICENZIAMENTO, DELLA CASSA
INTEGRAZIONE, DEGLI SFRATTI, DELLA SVOLTA AUTORITARIA DELLE
ISTITUZIONI.

DAPPERTUTTO ASSISTIAMO AL DISFACIMENTO DELL'ASSISTENZA SOCIALE E

DELLA TUTELA DEI DIRITTI DA PARTE DI AMMINISTRAZIONI ARROGANTI CHE
PRETENDONO DI TUTELARE SOLO “GLI ITALIANI” FOMENTANDO UNA GUERRA
TRA POVERI IN CUI A FARNE LE SPESE SONO I MIGRANTI CHE SI VEDONO
NEGARE ANCHE I DIRITTI PIU' ELEMENTARI.

NON FA ECCEZIONE MONTICHIARI DOVE LA GIUNTA ROSA-ZANOLA HA ATTUATO

UNA CAMPAGNA DI AGGRESSIONE NEI CONFRONTI DEI MIGRANTI
L'ARROGANZA DI QUESTA AMMINISTRAZIONE SI MANIFESTA ANCHE NEL VOLER
NEGARE LE LIBERTA' FONDAMENTALI SANCITE DALLA COSTITUZIONE COME IL
DIRITTO DI MANIFESTARE: IN OCCASIONE 25 APRILE E DEL 1 MAGGIO IL
SINDACO HA VIETATO LE RELATIVE MANIFESTAZIONI

NON CI STIAMO!


NON VOGLIAMO PIEGARCI A CHI CONSIDERA UNA CITTA' COME PROPRIO

FEUDO

PER QUESTO SABATO 1 MAGGIO SAREMO IN PIAZZA A MONTICHIARI PER DIRE

CHE SEMPRE COMUNQUE E DOVUNQUE CI MOBILITEREMO PER CONTRASTARE
LA DERIVA AUTORITARIA XENOFOBA E FASCISTA DELLA DESTRA ITALIANA

SABATO 1 MAGGIO MANIFESTAZIONE
CONCENTRAMENTO ORE 15 E 30 PARCO DELLA CITY MONTICHIARI

Coordinamento antirazzista
Montichiari
Centro sociale 28 maggio Rovato
Rete antifascista bresciana
Confederazione Cobas Brescia
Camera del Lavoro Brescia
Partito democratico
Rifondazione comunista Brescia
Radio onda d'urto
Sinistra critica Brescia
Gruppo Libertario Spartaco Calcinato
Anpi provinciale
PDCI
Associazione Sinistra per Gussago.


Un giorno vennero a prendere me...
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.
(Bertold Brecht)

martedì 20 aprile 2010

A MONTICHIARI CONTRO L'ALLEVAMENTO GREEN HILL




E' nata la campagna: "Salviamo i cani di Green Hill", che si batterà per impedire l'ampliamento di questo enorme allevamento di Montichiari (BS) che fornisce cani beagle alle industrie ed ai laboratori dove si pratica la vivisezione.

Di seguito l'appello del CORTEO NAZIONALE. Così come per la lotta contro lo zoo anche per questa nuova battaglia il nostro invito è quello di partecipare in prima persona e non aspettare un cambiamento che non arriverà mai se ci limitiamo a discutere di questi enormi e spaventosi problemi senza rimboccarci le maniche.

PARTECIPATE AL CORTEO !!!

PUBBLICIZZATE E TENETEVI AGGIORNATI SU QUESTA NUOVA CAMPAGNA !!!


Fermiamo l'ampliamento di Green Hill - Fermiamo la vivisezione
SABATO 24 APRILE 2010 - CORTEO NAZIONALE
Appuntamento ore 14.30, piazza del Municipio DI Montichiari (BS)

Per informazioni:
www.fermaregreenhill.net - info@fermaregreenhill.net

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Il sistema della vivisezione ha molte facce e molte angolature da cui guardarlo e affrontarlo. A noi interessa osservarlo dalla parte che riteniamo più importante, dalla parte degli animali, vittime di questa spietata industria della ricerca.

Gli animali arrivano nei laboratori grazie ad allevamenti specializzati, autorizzati dal governo a farli riprodurre e spedirli verso un triste destino di sofferenza e prigionia. Uno di questi è Green Hill, situato a Montichiari (BS), l'unico che alleva cani beagle da laboratorio in Italia e uno dei più grandi allevamenti d'Europa.

Negli scorsi anni il movimento antivivisezionista italiano ha combattuto una forte campagna per vedere la chiusura dell'allevamento Stefano Morini, che per trent'anni ha dominato il mercato italiano "producendo" cani e molte specie di roditori per i laboratori di vivisezione.
La chiusura di Morini è un passo significativo e ha un forte valore simbolico, perché è un risultato ottenuto col sudore degli attivisti che hanno messo le loro energie in prima persona, senza attendere che un cambiamento calasse dall'alto.

Adesso vogliamo puntare i riflettori e le nostre energie verso un'altra "fabbrica di cani" presente in Italia.

Green Hill ha infatti un progetto di espansione che prevede la costruzione di altri capannoni che porterebbero a ben 5.000 i cani presenti dentro l'allevamento. Numeri che possono sembrare incredibili e che devono far capire l'enormità del problema vivisezione, una macchina che macina vite giorno dopo giorno nei centri di ricerca privati, universitari e militari.
Un progetto che porterebbe Montichiari ad essere il fulcro della vivisezione canina in tutta Europa.

A questo progetto e a tutto il sistema della vivisezione vuole opporsi la campagna "Salviamo i cani di Green Hill", per squarciare il velo di segretezza che avvolge la tortura di milioni di animali, incepparne il funzionamento e dare un nome a chi ne è responsabile.

Per Green Hill gli animali sono solamente merce, oggetti da far riprodurre e vendere, senza il minimo scrupolo sul dolore e la sofferenza, psichica e fisica, che andranno a subire?. per noi meravigliosi esseri viventi che non dovranno mai subire tutto questo.

Attiviamoci tutti per fermare il business di Green Hill e per fermare la vivisezione!

SABATO 24 APRILE 2010 - CORTEO NAZIONALE
Appuntamento ore 14.30, piazza del Municipio ? Montichiari (BS)

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Vuoi aiutare la campagna?

Di fronte ad una realtà sconcertante come quella della vivisezione dentro tutte le persone sensibili nasce la volontà di fare qualcosa, di essere parte di un cambiamento. Spesso però la segretezza dietro a cui si nascondono i vivisettori e i loro complici rendono difficile fare qualcosa di concreto.
Una campagna come questa ha lo scopo di incanalare le forze, la fantasia e le capacità di molti in una direzione che possa realmente dare un apporto, cercando di dare visibilità agli animali uccisi nel silenzio, smascherando la violenza e le menzogne dei vivisettori e fermando un progetto che vuole
portare ad un incremento nell'utilizzo di animali nei laboratori.

Di fronte alla tortura e la morte di decine di milioni di animali nei laboratori non possiamo più aspettare che qualcosa cambi, se vogliamo vedere dei risultati dobbiamo agire in prima persona, sia con scelte quotidiane che con l'attivismo. Il potere del cambiamento è anche nelle tue mani.

- Come prima cosa ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER. In questo modo avrai aggiornamenti, notizie, appelli e appuntamenti.
Puoi farlo mandando un messaggio e-mail vuoto a:
salviamoicanidigreenhill-subscribe@autistici.org

- AIUTACI A PUBBLICIZZARE IL CORTEO DEL 24 APRILE: fai girare questo appello, metti un banner sul tuo sito/blog e diffondi le locandine nella tua zona. Trovi banner e locandina scaricabili dal nostro sito alla pagina "Materiale". Puoi anche richiederci il poster in formato A2 già stampato.

martedì 13 aprile 2010

LINEA INDIPENDENTE STA CON EMERGENCY



Linea Indipendente esprime solidarietà a Emergency e sollecita un forte intervento italiano e del rappresentante dell’Unione Europea a Kabul, affinché si faccia rapidamente chiarezza sulla condizione dei tre volontari italiani dell’associazione, Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani, e dei sei collaboratori afghani. Agli arrestati si garantiscano immediatamente i loro diritti, si faccia chiarezza sui capi di imputazione, di cui si hanno notizie, molto contraddittorie, solo da organi di stampa. E si intraprendano subito i passi necessari per la loro liberazione. Siamo stupiti delle parole del Governo italiano riferite dalla stampa: compito istituzionale della Farnesina è di adoperarsi da subito per far rispettare i diritti degli italiani all’estero. Ricordiamo inoltre che l’Italia è responsabile in Afghanistan del Programma Giustizia. Linea Indipendente ritiene che sia urgente assicurare la presenza di avvocati in grado di fornire la migliore difesa legale possibile, non solo ai tre italiani ma anche ai sei membri afghani del personale di Emergency.

Linea Indipendente incoraggia infine amici e compagni a firmare l’appello sul sito www.emergency.it e a dare l’adesione alla manifestazione di sabato 17 aprile a Roma.

martedì 6 aprile 2010

CINQUE PROPOSTE PER LA DIFESA DELLA RAZZA CALCINATESE


Considerata la calorosa accoglienza che in paese sta suscitando presso laici e chierici l’ordinanza emessa nei giorni scorsi dal sindaco Marika Legati “per l’applicazione delle norme legislative statali vigenti in materia di ospitalità del cittadino straniero e per i cittadini richiedenti l’iscrizione anagrafica nel registro della popolazione residente con disposizioni congiunte in tema di ordine pubblico di pubblica sicurezza e tutela igienico-sanitaria”, formuliamo altre cinque proposte per contrastare l’incivile evasività delle orde immigrate sul nostro suolo.

1. Togliere d'ufficio la potestà genitoriale ai genitori mendicanti, nomadi o di etnia rom.
In passato altri paesi hanno già compiuto interessanti sperimentazioni in questo campo. Esempi illuminanti sono quello della sterilizzazione eugenetica svedese o il programma svizzero Kinder der Landstrasse, che – interrotto nei permissivi anni Settanta dopo quasi un cinquantennio di risultati concreti all’insegna dell’intramontabile politica "del fare" – oggi torna attuale.

Il sindaco può trarne ispirazione, emanando un’ordinanza che sottragga i minori alle grinfie di una cultura tribale violenta e incompatibile con i valori e le norme sociali nostrane e li rieduchi inculcando loro il rispetto per le regole e facendone dei cittadini responsabili e produttivi, capaci di ripagare con l'onesto lavoro quanto abbiamo speso per il loro incivilimento. Per stroncare la loro inclinazione genetica alla delinquenza è necessario separarli dalle radici da cui tale inclinazione trae la linfa, onde nel giro di una generazione il problema si risolva tramite l'estinzione culturale della loro etnia.


2. Dotare la polizia locale opportunamente riformata di pistole semiautomatiche, bastoni estensibili, spray anti-aggressione, manette e caschi antisommossa, affinché gli agenti possano in sicurezza procedere a rastrellamenti casa per casa alla ricerca di coppie omosessuali/lesbiche con figli.

E’ necessario prevedere per i colpevoli l'arresto e per i minori coinvolti l'accoglienza in appositi istituti, in attesa che il tribunale per i minorenni completi l'iter per la decadenza della potestà genitoriale e avvii la procedura di adozione.


3. Con apposita ordinanza concedere la residenza sul territorio comunale solo alle coppie regolarmente sposate, anche con rito civile, e ai singoli. I cittadini potranno essere fatti oggetto di perquisizioni e rastrellamenti casa per casa da parte della polizia locale opportunamente riformata, onde accertare che non abbiano avviato alcuna convivenza stabile (posto con altra ordinanza ad hoc un tetto massimo di giorni oltre il quale non sia più possibile parlare di soggiorno temporaneo per ospitalità e con la sola eccezione dei parenti entro e non oltre il primo grado).

I trasgressori saranno tenuti a pagare una congrua ammenda e a regolarizzare la loro situazione (tramite il matrimonio o la cessazione della convivenza) entro una data.


4. Residenza a punti. Contribuiscono alla decurtazione dei punti l’essere sorpresi (anche fra le mura domestiche) a: 1) parlare una lingua straniera, 2) discutere di politica, 3) compiere atti sessuali pre-, extra- o post-matrimoniali.

Come per la patente di guida, anche per la residenza sarà possibile reintegrare i punti persi seguendo dei corsi di recupero in municipio o nelle sedi parrocchiali abilitate.


5. Bandire un concorso per scegliere l'inno ufficiale della candidatura di Silvio Berlusconi a Premio Nobel per la pace (qui il video). Le opere selezionate per il finale confluiranno in un cd in cui alcuni artisti affermati e giovani talenti canteranno, opportunamente musicate, anche le più note e celebrate poesie del Novecento italiano. La distribuzione del cd – comprensivo di basi strumentali per esercitarsi a fare il karaoke – può avvalersi del patrocinio del Ministero dell'Istruzione, sull’esempio di quanto qui già fatto.

martedì 23 marzo 2010

LA BOLLA DI SAPONE E' DI DESTRA. MENTRE L'ACQUA CORRENTE E GRATUITA E' DI SINISTRA.




[Antonio Gnoli, da Repubblica, 23 marzo 2010]


Parla lo scrittore espulso da tutte le trasmissioni Rai dopo le sue esternazioni all'"Isola dei famosi"
"Non ho dato dell'omofobo a papa Ratzinger, mi riferivo all'orientamento della Chiesa sulla materia"


Aldo Busi: "Sono un pazzo su quell'Isola volevo morire"

E' tornato a casa dimagrito di dieci chili e pieno di rabbia per le condanne e gli equivoci




ROMA - Dieci chili in meno e molta rabbia in più. Incazzatura vera contro i travisamenti, gli equivoci, le mezze frasi, le condanne che il grande circo mediatico ha pronunciato dopo la sua rinuncia all'Isola dei famosi. Oltre che come scrittore, Aldo Busi è unico come personaggio. Un combattente: ha già pronta una serie di querele contro chi lo ha accusato di apologia della pedofilia. Dice: "A memoria di uomo, di donna e perfino di frocio, non c'è traccia di un tale abominio, non dico in Aldo Busi persona e scrittore, ma in nessuna parte della mia famiglia. Quando parlo della pedofilia mi riferisco a quella altrui, così come quando parlo della frode fiscale il pensiero non va a me che ho sempre pagato le tasse, ma a tutti coloro che le evadono. E' ora di finirla con l'idea che il criminale non è colui che commette il crimine ma quello che lo denuncia".

L'accusano anche di avere dato dell'omofobo al Papa.
"Ma non mi riferivo a un papa specifico, bensì a un orientamento storico della Chiesa. Anche se, quando era cardinale, Ratzinger promosse in un documento la condanna più efferata dell'omosessualità. Da papa è certamente più cauto".

Va via dall'Isola, torna in Italia, manda una lettera a Simona Ventura, in cui precisa alcune cose. La lettera viene letta in televisione, qualcuno subito dopo si è affrettato a dire che Busi ha fatto marcia indietro.
"Marcia indietro io? Ma siamo pazzi. Quando apro un sillogismo sono io a chiuderlo. Nessuno può farlo al posto mio. Fare marcia indietro equivarrebbe a rinnegare la mia opera, il mio passato di scrittore".

Si è anche parlato di censura, di quello che si può dire o non dire in televisione.

"Ho infranto un tabù. Ho cercato di portare nel cosiddetto entertainment la società e la politica. Ho lavorato per otto anni ad Amici, vedevo questi ragazzi e ragazze completamente spersonalizzati. Ballano e cantano come fichi secchi caduti dal nulla".

Un po' come all'Isola dei famosi.
"Identica cosa: molto spettacolo, poca informazione. La grande tabe italiana è che il potere politico domina l'informazione e non il contrario. Se migliaia di ragazzi vogliono ballare, cantare, fare spettacolo e nessuno più desidera studiare fisica, matematica, biologia, medicina, letteratura, bisognerà spiegargli, prima o poi, che un paese così è destinato a morire".

E' quello che lei ha cercato di fare all'Isola?
"Vanamente. Dalle bocche degli altri naufraghi non è mai uscita una parola di preoccupazione per la politica, per l'economia, per il lavoro che non c'è, per le sorti del paese. Niente. Come se vivessero dentro una bolla di sapone. E sa cosa le dico? La bolla di sapone è di destra. Mentre l'acqua corrente e gratuita è di sinistra".

Questa è la prima volta che la sento. Ma in fondo un naufrago pensa soprattutto alla propria sopravvivenza.
"Sbaglia. Un naufrago in compagnia, sopravvive solo se sopravvivono gli altri. Finché sei in un gruppo sei costretto a pensare anche agli altri".

Diciamo la verità non sembravate proprio un gruppo compatto.
"Perché non eravamo dei veri naufraghi, ma naufraghi televisivi. E' una cosa molto diversa. Non bisogna dimenticare che eravamo agiti dall'esterno. E' questa la vera esperienza di isolamento che uno prova".

Un isolamento un po' affollato. Che cosa accade per sentirsi così?
"Accade che perdi la tua identità. A parte il fatto che io di identità ne ho a tonnellate, perché ho sempre saputo perderla nei momenti giusti, ma quando arrivi lì sull'Isola, devi consegnare documenti, portafoglio, carte di credito, telefonino. E non hai più accesso a nessun tipo di informazione. Ti svegli la mattina e non sai dove ti manderanno che cosa farai. E' una sensazione orribile. Sembra di vivere un sequestro di persona".

Ma lei Busi perché ha deciso di fare questa esperienza? Sapeva fin dall'inizio di essere un corpo estraneo. Allora perché andare?
"Il motivo vero fino ad oggi non l'ho detto a nessuno. Ne ho accennato solo alla psicologa che era sull'Isola e che ascoltavo perché era un modo per aiutarla, per giustificarne la presenza".

Argomento grave?
"Gravissimo. Ho desiderato schiantarmi con l'elicottero che mi trasportava sull'Isola o infrangermi con uno di quei barconi che ci trasferivano da un punto a un altro dell'Isola contro uno scoglio. Lo so, può sembrare assurdo, ma mi trovavo in una situazione molto particolare. D'altro canto sono troppo spiritoso per suicidarmi. Ma non mi va nemmeno di continuare a vivere in Italia. Anche se, andandomene mi sembrerebbe di prosciugare l'unica linfa vitale che esiste, cioè io".

Quando dice situazione particolare a cosa pensa?
"Penso che vivere in Italia e aver scritto in italiano le mie opere, mi sconsola talmente tanto d'avermi fatto desiderare di morire. Mi dispiace molto che in questo pensiero di catastrofe, sarebbero state coinvolte altre vite umane. Mi sento per questo colpevole. E' la verità, semplice e brutale".

Diciamo una fantasia. Poi c'è il principio di realtà. Ora è fuori dall'Isola, nella sua Montichiari. Cosa ha percepito di quel mondo finto e vero allo stesso tempo?
"Le posso dire che come esperienza è stata superflua. Niente che non avessi già vissuto altrove".

Le relazioni con gli altri naufraghi?
"Deludenti. Tra l'altro sono stato accusato di essere andato sull'Isola con la mia superiorità culturale e di aver mancato di umanità. E' un rimprovero che non accetto. Credo di essere stato in più di una circostanza affettuoso. E poi, le dirò francamente, che mentre loro litigavano con me, io procuravo sketch da mandare in onda".

Si dice che senza Busi l'audience dell'Isola sia sceso molto.
"Per forza, nessuno di loro conosce l'arte dell'intrattenimento. Mi chiedo che cosa ci stessero a fare. Sono persone che rimbalzano contro i loro muri mentali. Io potrei andare avanti all'infinito. C'è anche una cattiveria degli umili e dei vinti, non solo dei forti e dei vincitori".

Lei come si definirebbe?
"Un lottatore, se qualcuno cade, ma davvero, sono pronto ad aiutarlo".

Un lottatore con il fantasma della morte. Come convivono le due cose?
"Ho fatto tantissime cose, ma a 62 anni quello che porto a casa è molto poco. Non potevo inventarmi un 1789 a Brescia. Da solo non ce la fai. Indubbiamente godo di una libertà sconosciuta ai più. Però sono anche uno che alla fine se la suona e se la canta. Allora la libertà o è un valore che trasmetti e condividi con altri, oppure è il sogno di un pazzo. E io mi vedo più pazzo che sognatore. E poi a me non basta vedermi, voglio sapere come sono visto. E' questo il mio inferno. La mia follia mentale che fa sì che io sia equamente distribuito fra tutti i miei personaggi".

Letteratura e vita a volte coincidono. Dicono che vogliono rispedirla sull'Isola. Ci va?
"Vado solo a Capri. Oppure in studio dalla Simona Ventura, mi sono invaghito di lei".

La sua avventura diventerà un libro?
"Neanche con un anticipo di un milione di euro. Un dirigente della Mondadori si è fatto avanti. Gli ho detto che non voglio più scrivere, soprattutto in italiano. Devo prima poter riacquistare fiducia nel mio paese e nei miei lettori".



PANE E CIOCCOLATA







Lun 22/03/10 13:50 , "agoperrini@libero.it" ha inviato:

Zurigo, mercoledì 17 marzo. Di lui si sa poco. Meno di 29 anni, in Svizzera dal 2005, rifiutava di essere espulso dopo il rifiuto della domanda di asilo. Non mangiava per protesta da alcuni giorni. Nessuno sa quanti.
Gli hanno legato le mani, i piedi, le ginocchia, le braccia. In testa gli hanno messo a forza un copricapo imbottito, simile a quello dei boxeur. Lo aspettava un volo speciale. In Svizzera quelli che resistono li portano via così: di notte, incatenati, trasportati a forza su aerei riservati, dove nessuno puň vedere, e, forse, indignarsi.
E' – lo dice il portavoce della polizia Marcel Strebel – la procedura ordinaria.Una procedura sospesa di gran fretta dopo “l’incidente” mortale all’aeroporto di Zurigo. “60 poliziotti per 16 uomini” raccontano Julius ed Emmanuel, anche loro destinati alla deportazione forzata. “Ci trattano come animali”. Julius racconta di aver parlato con il ragazzo morto nella sala dove li avevano richiusi, prima di isolarli nelle cabine. “Mi sembrava stesse bene”. “Ci hanno legati così stretti da farci male: alcuni ragazzi gridavano per il dolore”.
Uno non ce l’ha fatta. In quest’Europa di muri e galere c’è chi muore così.

Rompiamo il silenzio. L’indifferenza ècomplicità.

Dai uno squillo all’ambasciata svizzera, che questa morte non sia un fatto
“normale”.
06 809 571 (Centralino)
06 809 57 382 (Consolato)
06 809 57 333 (Affari politici, economici e commerciali)
06 809 57 343 (Stampa, affari culturali e giuridici)

venerdì 11 dicembre 2009

UN TITOLO AZZECCATO: UN PAESE DI MERDA




[di Ascanio Celestini]



Il leader della sinistra incontra il leader della destra per discutere di regole democratiche. Se davvero gliene importasse qualcosa le rispetterebbero e basta. Invece si incontrano per legittimarsi a vicenda, in un paese dove la politica è delegittimata. Il governo di destra ha fatto la riforma Biagi? e quello di sinistra invece di cambiarla come aveva dichiarato nel programma ha fatto il condono alle aziende che precarizzano il lavoro. Il governo di destra ha fatto le leggi ad personam? E quello di sinistra né le ha modificate né ha risolto il conflitto di interessi. Il governo di destra ha portato l'Italia in guerra? E quello di sinistra ha aumentato i finanziamenti all'eroica impresa militare alla faccia dei pacifisti. Da un governo all'altro non è cambiato nulla. Bene. Sono felice di vivere ancora in un paese di merda.
Da dove deriva questa mia felicità?
Mi presento: io sono un industriale di merda, produco merda, distribuisco merda, vendo merda all'ingrosso e al dettaglio.
Mi è bastato osservare quanta merda c'è nel mondo, esso è un elemento presente a ogni livello della nostra società: ci sono presone che vivono in quartieri di merda, abitazioni che lasciano la mattina per andare a fare lavori di merda alle dipendenze di padroni di merda. Per molti la vita stessa è una vita di merda e tutta questa merda è in balia degli eventi. Così io l'ho raccolta e ne ho fatto un prodotto tutelato. Oggi la merda ha un marchio e io sono il padrone. Forse avrete fatto caso che abbiamo già incominciato da tempo a sostituire numerosi oggetti, concetti, realtà con concetti, oggetti, realtà di merda.
Vi ricordate come era la scuola qualche anno fa?
Be', adesso è diventata una scuola di merda. Vi ricordate come erano gli ospedali? Oggi sono ospedali di merda. Io sono un industriale di merda, io produco merda, io distribuisco merda, vendo merda al dettaglio e all'ingrosso. La merda da me prodotta è ovunque. Tra pochissimo tempo sarà indispensabile come ora è il petrolio e come il petrolio io incomincerò a produrne sempre di meno e ad applicare restrizioni e controlli in maniera da far salire il prezzo: 50 dollari un barile di merda, 60, 70, 80, 100 dollari un barile di merda. Servirà sempre più merda per fare prodotti di merda, da trasportare su strade di merda, con automobili e camion e aeroplani di merda che producono un'aria di merda.
Finanzieri e politici di merda gestiranno banche di merda e assicurazioni di merda, con i quali la gente perderà capitali e dignità. Il contribuente affogherà nei propri debiti, sarà con la merda fino al collo. E ciò, tutto ciò accadrà nel sofisticato silenzio della confusione mediatica. Ci sarà un momento che qualcuno dovrà fermarsi, ma non lo farà. Non lo faranno gli intellettuali che parlano un linguaggio di merda, né i giornalisti pagati dagli editori di merda per scrivere su giornali di merda. La merda sarà ovunque e sarà indispensabile per fare ogni cosa. Allora noi chiuderemo il rubinetto. Sarà complicato, perché la merda a differenza del petrolio è inesauribile e prodotta da tutti. Ovviamente la chiesa sarà al nostro fianco: una schiera di sacerdoti, stregoni, dai maggiori monoteismi ai più piccoli animismi e superstizioni di carattere etnico e regionale saranno con noi. Parleranno ai poveri, li convinceranno a usare cinture di stiticità, mutande blindate che occludono l'ano, li convinceranno a non cagare come li hanno convinti a non farsi le pippe. Diranno:chi caga diventa cieco. Col tempo la razza si evolverà e continueranno a cagare soltanto i ricchi. Chi continuerà a detenere il potere della defecazione diventerà la nuova aristocrazia, una classe che avrà nel proprio stesso corpo una zecca inesauribile. Produrrà capitale ogni mattina dopo il caffè e la sigaretta. Saranno i nuovi nobili e come nel passato si distingueranno per una decisa peculiarità naturale e organica. Una volta era il sangue blu, da quel momento sarà la merda. I poveri invece non avranno accesso a questo prezioso capitale, i poveri nasceranno senza culo. Ricordo una vecchia battuta, diceva: la vita è come la scaletta delle galline, corta corta e piena di merda. E allora vi annuncio che anche io ho fondato un nuovo partito e quella scaletta sarà la nostra bandiera, il nostro simbolo. Quelle galline cafone saranno il mio staff elettorale, la futura classe dirigente.

Gioite, il futuro è una merda e lo stiamo costruendo per voi.

mercoledì 9 dicembre 2009

IL FUORI ONDA DEL PICCOLO PADRE





di Stefano Benni

Berlusconi e Putin

Scena: la basilica di San Pietro. Una strana sagoma avvolta in un mantello nero striscia fino ai confessionali. Si toglie il mantello. È il premier Berlusconi Si mette un cuscino sotto le ginocchia e accosta il volto alla grata.
-Padre, mi devo confessare.
-Parli pure cavaliere: ancora quella storia delle escort ?
-No padre, quella è roba da niente. Mi sta capitando qualcosa di molto più grave.
-Non si preoccupi. Se le leggi degli uomini prevedono indulgenze e scappatoie, anche la legge di Dio perdona. Diciamo che una bella offerta alla Opus Dei vale quasi come un lodo Alfano.
-Qui non è il solito bieco complotto di altri , stavolta il problema è dentro di me...
-Non capisco...plane et aperte loqui, nec de re obscura
-Non parli come una toga rossa. Padre. Io ho scoperto che...che. ..
-Ebbene parli pure presidente, non esiti, si liberi del suo avviso di garanzia celeste...del suo peso, insomma
-Io ho scoperto...di essere comunista...nel senso peggiore del termine... direi quasi..stalinista, ecco.
-Ma è impossibile!
-È un incubo. È cominciato tutto con Putin. Lei non lo conosce, è un figo irresistibile, un vero leader, lui sì che può fare tutto senza rendere conto a nessuno. Ad esempio non dice «frequento casualmente le escort» dice proprio «sono un puttaniere». Lui i giornalisti rompiballe li fa star zitti davvero. Lui fa patti con la mafia e nessuno gli chiede perché, mentre a me mi mettono in croce . Insomma, quando vado in Russia e mi metto il colbacco fino ai piedi, mi sento a casa e non vorrei più venire via...
-Ma io pensavo che le piacesse l'Italia...
-L'Italia è un paesucolo irriconoscente che non sa riconoscere la mia grandezza. Putin è come me, viene dal mondo del lavoro, ha mandato avanti un azienda con milioni di impiegati, il Kgb. È un uomo generoso, mi ha regalato un letto a tre piazze, anzi come ha detto lui, a tre piazze Rosse. È un leader pieno di humour e non deve spiegare le sue battute come devo fare io in Italia. Ma soprattutto lui e gli altri dittatori dell'est hanno il consenso popolare congelato. Come dice giustamente il compagno Napolitano, se hanno la maggioranza, nessuno li tocca. Ma anche se hanno la minoranza, o un trenta per cento come me, nessuno può rimuoverli. Possono anche truccare le elezioni, se vogliono. Lì l'immunità è una cosa seria. E hanno quei bei mausolei, quelle statue gigantesche,come piace a me...
-Eppure una volta ce l'aveva a morte con loro.
-Sì padre, ma in realtà. io ce l'ho con tutti quelli che contestano l'intoccabilità divina del mio potere. Li chiamo comunisti, ma andiamo, non ci crede più nessuno. Il vecchio comunismo io l'ho studiato, era un'azienda seria, una holding di potere efficientissima, Senza tempi morti, e camere e senati e Fini e Casini tra i piedi. Avevano una formidabile polizia segreta, mentre io mi devo accontentare di qualche giornalista spia. Gli intellettuali si potevano strozzare e nessuno diceva niente. Un solo partito monolitico e nazionalista del nord-est , altroché l' appoggio della Lega. Mentre io devo fingere di essere democratico, è uno sforzo che mi spossa...
-In effetti lei mi sembra un po' stanco...
-Stanco? Non ne posso più. Ma guardi se Stalin aveva i miei problemi con le donne! Mica doveva versare gli alimenti alla moglie. E se aveva un alleato infido chiamava Berija e trac, sistemato. Io chi mando a sistemare Fini? Bondi che lo tortura con le poesie?
-Cavaliere, lei sta dimenticando che il comunismo era ateo...
-Certo, e infatti non si perdeva tempo ogni giorno coi problemi della libertà di coscienza e le staminali e il crocefisso e i matrimoni gay, che palle. Il futuro è a est, padre! Il futuro è dei Lukashenko di Aliyiev e Nazarbajev. Veri virili tirannelli che non devono rendere conto a nessuno, nemmeno, scusi, a voi del Vaticano...
-Ma che eresie dice!
-Padre, la Russia è il paese per far soldi! Lì hanno il gas. Io vado pazzo per il business del gas. Quei meraviglioso gasdotti, li voglio tutti. Altroché ponte di Messina, io faccio un ponte - gasdotto dalla Sicilia a Berlino. E da lì ,abbiamo davanti solo la Polonia...
-Questa l'ho già sentita
-Insomma, cosa dovrei fare? Il mondo non mi ama. L'America ha eletto un negretto che ce l'ha su con ogni forma di privilegio economico, i giornali europei ci sputtanano ogni giorno, la Cina con la pena di morte ci batte in sicurezza il Giappone sta comprando le televisioni di tutto il mondo e tra poco dovrò sostituire Minzolini con una geisha. Ci resta solo la gloriosa Russia erede dello stalinismo, nuova culla del capitalismo. La Russia dove la povera gente è bastonata da anni, abituata al freddo, alla fame, alla sofferenze. Non hanno tante pretese come da noi. Da loro se hanno due milioni di disoccupati ,neanche ci fanno caso. E poi hanno il calcio migliore. Il Chelsea di Abramovic e le squadre siberiane giocano meglio del Milan. No , padre è ora di cambiare!
-E cioè?
-Uscirò dalla Nato e chiederò l'annessione alla grande madre Russia. E fonderò in Italia il partito unico obbligatorio, il partito berluscevico. Ho già un programma: Fini e Di Pietro in manicomio , chiusura dei giornali, dei sindacati e un milione di betulle al posto dei tribunali. Finalmente il mio grande destino sta per compiersi! Maledetti ingrati, non mi scaricherete! Io Silvio il piccolo padre, lo zar, l'uomo di acciaio...
-Lei ha le idee confuse, si calmi...
-Non parli così, o dovrò considerarla un disfattista al servizio della controrivoluzione internazionale. Il partito berluscevico farà giustizia dei traditori come lei. La mando a fare il parroco a Omsk o a Imola. La strozzo con le mie mani!
-Quand'è così la assolvo.
-Grazie padre. Allora, posso far fuori Fini?
-No
-Posso mandare i carri armati contro il No B-day?
-No, si faccia insegnare le nuove strategie di piazza da Putin.
-Lei è veramente un ottimo consigliere. Allora da domani io sono ufficialmente lo zar Berluskonovic. Io ho fatto molto contro i comunisti, quindi posso anche essere un po' comunista, io ho fatto molto contro la mafia, quindi...
-Basta così cavaliere, il suo tempo è scaduto. Dopo di lei c'è Rutelli, quello parla per tre ore e mezzo. La assolvo. Tre pater tre ave e tre milioni di euro sul nostro conto a Ginevra. Vada con se stesso...
-Grazie padre. È bello sapere che c'è un luogo ove confidarsi senza trovare sui giornali o in video tutto quello che hai detto. La ringrazio di avermi ascoltato, padre... posso sapere il suo nome?
-Padre Registro... dell'ordine dei Beati Microfonati...
-Che strano nome. Beh, arrivederci, anzi amen, anzi dasvidania...
Il cavaliere se ne va. Dal confessionale escono due tecnici con telecamere e registratori, e un sacerdote trionfante, che subito parla al telefonino:
-Santità? Santità? Buone notizie. Anche noi, finalmente, abbiamo un fuori onda!

martedì 8 dicembre 2009

MERCATO JUSTO




a Calcinato un’idea destinata fare scuola è venuta ai volontari dell’Associazione Amigos de Argentina, costituita da alcune decine di italo-argentini e di argentini emigrati nel bresciano per contribuire ad alleviare le difficoltà dei poveri affamati dalla crisi economico-finanziaria che sta attraversando anche il paese sudamericano.

Il sodalizio ha creato il sito Internet www.mercatojusto.com, una vera e propria bottega on line per la promozione e la vendita dei prodotti del commercio equo e solidale

“Direttamente da casa – spiega il presidente Eduardo Alfredo Gomez – con un semplice clic si possono acquistare sia gli articoli alimentari e manifatturieri provenienti dal sud del mondo che i prodotti dell’agricoltura biologica sviluppata dalle cooperative sociali italiane”.

“Le consegne sono fatte a domicilio, i pagamenti sempre on line attraverso Banca Popolare Etica” racconta. “In Argentina abbiamo 120 referenze di prodotti locali: dai vini e spumanti al dulce de leche preparato artigianalmente, alle tisane, ai condimenti, alle birre di luppolo, ai liquori noti in tutto il mondo, all'erba mate da sorbire nell'apposita pipa resa celebre dal Che Guevara. Ma soprattutto offriamo pregiatissimi tagli di carne argentina”.

Il negozio alternativo propone poi diversi prodotti generi alimentari (cacao, caffè, zucchero, miele, frutti esotici, thé, riso, legumi, funghi, succhi di frutta, biscotti, cioccolato, farine), i cosmetici naturali e i manufatti dell'artigianato indigeno (capi di vestiario, suppellettili, gioielli, presepi, strumenti di lavoro e musicali).

Le attività di compravendita sono gestite in Internet dalla sede calcinatese di via Vantini 28. Tutti i prodotti messi in vendita dagli Amigos de Argentina hanno in comune la caratteristica di avere prezzi non determinati dalle multinazionali che troppo spesso monopolizzano i mercati, ma da una rete di cooperative agroalimentari che garantiscono la qualità sociale e la genuinità dei prodotti.

Oltre ad assicurare on line questo canale alternativo di distribuzione dei prodotti provenienti dai paesi in via di sviluppo, l’associazione promuove anche l'educazione ad un consumo critico nei confronti degli iniqui meccanismi che regolano i rapporti fra i produttori del Sud del pianeta e i distributori delle merci. I proventi delle vendite sono utilizzati per il finanziamento di un programma di iniziative per dare cibo ai poveri argentini affamati dalla grave crisi economico-finanziaria che attanaglia da anni il paese latinoamericano. Per ulteriori informazioni si può telefonare al numero 331.6523491.

martedì 1 dicembre 2009

OBAMA, NON UCCIDERE LA NOSTRA SPERANZA






Michael Moore

LETTERA A OBAMA

Non uccidere la nostra speranza

Caro Presidente Obama, vuole davvero essere il nuovo «presidente di guerra»? Se andrà a West Point ad annunciare che aumenterà le truppe in Afghanistan invece di ridurle, lei sarà il nuovo presidente di guerra. Puramente e semplicemente. E con questo lei avrà fatto la cosa peggiore che potesse fare: distruggere i sogni e le speranze che tanti milioni di persone avevano riposto in lei. Con un solo discorso, domani, lei trasformerà una moltitudine di giovani che erano stati la spina dorsale della sua campagna elettorale in cinici disillusi. Insegnerà loro che quello che hanno sempre sentito dire è vero - che i politici sono tutti uguali. Semplicemente, non posso credere che lei stia per fare quello che si dice farà. Per favore, dica che non è così. Il suo mestiere non è obbedire ai generali. Siamo un governo retto da civili. NOI diciamo ai capi di stato maggiore riuniti cosa fare, non il contrario. È quello che volle il generale George Washington. È quello che il presidente Truman disse al generale MacArthur quando MacArthur voleva invadere la Cina. «Lei è licenziato!» disse Truman, e così fu.
Lei avrebbe dovuto licenziare il generale McChrystal quando la scavalcò andando a dire alla stampa quello che LEI doveva fare. Le parlerò con franchezza: amiamo i nostri ragazzi delle forze armate, ma detestiamo questi generali, Westmoreland in Vietnam e anche Colin Powell per aver mentito all'Onu coi suoi falsi disegni delle armi di distruzioni di massa (da allora sta cercando di farsi perdonare).
Così adesso lei si sente stretto in un angolo. Trent'anni esatti da giovedì scorso (il giorno del Ringraziamento) i generali sovietici ebbero un'idea fantastica: «Invadiamo l'Afghanistan!». Ebbene, quello si rivelò l'ultimo chiodo nella bara dell'Urss. C'è una ragione per cui non chiamano l'Afghanistan lo «Stato giardino» (anche se dovrebbero, vedendo come il corrotto presidente Karzai, che noi appoggiamo, consente a suo fratello di coltivare il papavero per il commercio dell'eroina). L'Afghanistan è soprannominato il «Cimitero degli imperi». Se non ci crede, faccia una telefonata agli inglesi. Le consiglierei di chiamare Genghis Khan ma ho perso il numero. Però ho quello di Gorbaciov, è + 41 22 789 1662. Sono sicuro che lui potrebbe farle un bel discorsetto sull'errore madornale che sta per commettere.
Con la crisi economica ancora galoppante, e i nostri preziosi giovani sacrificati sull'altare dell'arroganza e dell'avidità, il collasso di questa grande civiltà che chiamiamo America la porterà velocemente all'oblio se lei diventerà il «presidente di guerra». Gli imperi non pensano mai che la fine sia vicina, finché non arriva. Gli imperi pensano di poter costringere gli infedeli a rigare dritto con un male maggiore - eppure non funziona mai. Di solito gli infedeli li fanno a brandelli.
Scelga con attenzione, presidente Obama. Lei sa meglio di tutti che le cose non devono andare per forza così. Lei ha ancora alcune ore per ascoltare il suo cuore, e la sua mente. Lei sa che inviare più soldati dall'altra parte del mondo, in un posto che né lei né loro capiscono, per raggiungere un obiettivo che né lei né loro capiscono, in un paese che non ci vuole lì, non può portare nulla di buono. Io so che lei sa che ci sono MENO di un centinaio di membri di al-Qaeda in Afghanistan! 100 mila uomini per distruggere 100 persone che vivono nelle caverne? Scherziamo? Vuole forse suicidarsi come Bush? Mi rifiuto di crederlo.
La sua potenziale decisione di estendere la guerra (dicendo però che lo sta facendo per «mettere fine alla guerra») servirà a scolpire nella pietra la sua eredità più di una qualunque delle grandi cose che lei ha detto e fatto nel suo primo anno di presidenza. Ancora un osso lanciato ai repubblicani e la coalizione di chi spera e di chi è senza speranza potrebbe svanire - e questa nazione tornerà nelle mani di chi è pieno di odio più in fretta di quanto non ci metta lei a urlare «una bustina di tè!».
Valuti attentamente, signor presidente. Le corporations che la sostengono la abbandoneranno non appena diventerà chiaro che lei è destinato a svolgere un solo mandato, e che il paese tornerà al sicuro nelle mani dei soliti idioti bravi a eseguire gli ordini. Questo potrebbe avvenire mercoledì mattina.
Noi, il popolo, la amiamo ancora. Noi, il popolo, nutriamo ancora un residuo di speranza. Ma noi, il popolo, non possiamo più accettare il suo cedimento continuo, quando l'abbiamo eletta con un margine grande, grandissimo di milioni di voti per arrivare lì e assolvere il suo compito. Quale parte della «vittoria schiacciante» non riesce a capire?
Non si lasci ingannare, non creda che inviare un po' di soldati in Afghanistan farà la differenza, o le farà guadagnare il rispetto di chi è pieno di odio. Loro non si fermeranno finché questo paese non andrà in pezzi, e non sarà stato sottratto l'ultimo dollaro ai poveri e chi presto lo diventerà. Lei potrebbe inviare un milione di uomini lì, ma la destra non sarebbe ancora contenta. Lei sarebbe comunque la vittima del veleno che diffondono incessantemente alla radio e alla televisione dell'odio, perché qualunque cosa lei faccia, non potrà cambiare l'unica cosa di sé che li fa andare fuori di testa. Lei non è stato eletto da coloro che sono pieni di odio, e non li può conquistare abbandonando noi.
Presidente Obama, è ora di tornare a casa. Lo chieda ai suoi vicini di Chicago e ai genitori dei giovani che combattono e muoiono. Pensa che diranno: «No, non ci serve l'assistenza sanitaria, non ci servono i posti di lavoro, non ci servono le case. Vada avanti, signor presidente, spedisca la nostra ricchezza, i nostri figli e le nostre figlie oltremare, perché neanche a noi servono»?
Che cosa farebbe Martin Luther King Jr.? Che cosa farebbe sua nonna? Non invierebbero dei poveri a uccidere altri poveri che non rappresentano per loro alcuna minaccia. Non spenderebbero miliardi, triliardi per fare la guerra mentre i bambini americani dormono per la strada e si mettono in fila per un tozzo di pane.
Tutti noi che abbiamo votato e pregato per lei, e pianto la notte della nostra vittoria, abbiamo sopportato un inferno orwelliano di otto anni di crimini commessi nel nostro nome: tortura, rendition, sospensione dei diritti. Sono stati invasi paesi che non ci avevano attaccato, interi quartieri sono stati fatti saltare in aria perché Saddam «poteva» essere lì (ma non c'era mai), in Afghanistan sono stati compiuti massacri durante festeggiamenti di matrimonio. Siamo stati a guardare mentre centinaia di migliaia di civili iracheni venivano massacrati e decine di migliaia dei nostri coraggiosi giovani, uomini e donne, venivano uccisi, mutilati, o sottoposti a torture mentali: il terrore assoluto che facciamo fatica a immaginare.
Quando la abbiamo eletta, non ci aspettavamo miracoli. Non ci aspettavamo nemmeno molti cambiamenti. Ma pensavamo che avrebbe messo fine a questa follia. Alle uccisioni. All'idea insana che uomini armati di fucili possano riorganizzare una nazione che non funziona nemmeno come nazione e che non ha mai, mai funzionato come tale. Basta, basta! Per amore della vita dei giovani americani e dei civili afghani. Per il bene della nostra presidenza, della speranza, e del futuro della nazione, basta. Per amor di dio, basta.
Stasera nutriamo ancora speranze.
Domani vedremo. La palla è a lei, NON DEVE fare questo. Lei può essere un ritratto del coraggio (allusione al libro di John F. Kennedy Ritratti del coraggio, ndt). Lei può essere un uomo. Contiamo su di lei. Cordialmente, Michael Moore.
P.S. C'è ancora tempo per far sentire la vostra voce. Chiamate la Casa Bianca al numero 202-456-1111 o scrivete una mail al presidente.
(traduzione di Marina Impallomeni)