giovedì 19 agosto 2010

KEN-SARO WIWA




Nigeriano, scrittore militante, viene impiccato il 10 novembre 1995 dal regime militare (alleato USA e quindi non terrorista....) perché aveva denunciato la Shell che dal 1958 estrae petrolio nel territorio del delta del fiume Niger. La popolazione Ogoni che vi abita, oltre che essere avvelenata dall'inquinamento degli impianti industriali , è stata costretta "manu militari" all'emigrazione, alla miseria .
Saro -Wiwa denunciò questo ennesimo crimine dell'imperialismo e ha pagato con la vita.

Ricordiamo che anche l'AGIP è presente con pozzi di estrazione in Nigeria ed è ovviamente collusa con il regime militare . Ricordiamo ancora che dall'87 all'88 sono state scaricate illegalmente in Nigeria 3800 tonnellate di rifiuti tossici italiani.


La vera prigione ( K. Saro-Wiwa)

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E' questo
E' questo
E' questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.



Sulla Poesia
Marx, chiedendosi che senso avesse fare poesia, diceva che l'artista è il baco da seta ma "l'industria tessile si appropria poi della seta del baco e la trasforma in prodotti per il mercato".
Il senso è semplicemente uno, "fare poesia come parte integrante di una operazione più vasta di critica della società, cioè farsi la poesia pratica testuale specifica in contraddizione con lo stato delle cose, pratica non svolta in solitudine, entro il solo spazio poetico" (Nevio Gambula).
Quindi l'artista, il poeta, non corre per medagliette ai concorsi, verso il successo, gli applausi, che sono poi esibizionismo ovvero farsi merce per un mercato. Passaggio anche comodo che porta l'intellettuale a divenire un servo docile quanto utile per il Sistema.
Il poeta sta con la sua gente, il suo vivere è oggi "in contraddizione con lo stato delle cose", la sua etica non si perde nell'estetica ma se ne arricchisce , ci arricchisce .
Può rischiare persino la morte, come Saro-Wiwa .

venerdì 16 luglio 2010

ORA DI SILENZIO




Da oltre un anno è ormai un appuntamento fisso per l’arcipelago antirazzista bresciana. E il 21 luglio la consueta “ora di silenzio” - che il Movimento nonviolento organizza in segno di protesta contro le recenti normative emanate dal Comune in materia di sicurezza – si sposta da Piazza Rovetta al Piazzale della Stazione, dove dalle 18 alle 19 si chiederò ai cittadini di fermarsi a riflettere insieme in silenzio sulla discrezionalità di queste norme.

Il riferimento – come spiegano gli organizzatori nella sede di via Milano 65 – è al “Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Brescia che restringe, in nome della sicurezza e del decoro, gli spazi di autonomia dei cittadini. Sebbene si dichiari che esso sia finalizzato ‘alla più ampia fruibilità dei beni comuni’, di fatto i soggetti deboli, migranti, poveri, emarginati, sono i primi a pagare in base a queste norme. Insomma, si finisce per emarginare gli emarginati, impoverire i poveri, far migrare i migranti”.

“Ancora una volta saremo in tanti insieme in silenzio – annunciano - per un momento di riflessione, per disporci all'ascolto e all’accoglienza, per ridare significato alle parole. E’ il nostro modo per dire sì all'uguaglianza di diritti per tutte le persone senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, ma anche per dire no “ alla criminalizzazione di chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla miseria, al pregiudizio di chi vede nello straniero solo un pericolo, allo sfruttamento della clandestinità”.

“L'iniziativa – spiegano – è tesa anche a rafforzare presso la cittadinanza la conoscenza del digiuno a sola acqua che ormai da un anno decine di bresciani stanno praticando a staffetta su questo scottante problema”.

Per esprimere “solidarietà a chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla miseria” i digiunatori si astengono dal cibo per un’intera giornata, scelta a turno da ciascun partecipante. Il digiuno è stato scelto come momento di condivisione con quanti sono stati costretti ad affrontare rischi e pericoli per uscire da una vita di soprusi, privazioni e fame.

Per informazioni e adesioni si può telefonare ai numeri 347.8640893 o 339.6243617 oppure inviare una e-mail all’indirizzo movimentononviolento.bs@alice.it.

giovedì 15 luglio 2010

SULLA LEGGE BAVAGLIO




[di aldo busi]

La legge-bavaglio comporta innanzitutto la morte economica dei giornali, anche di destra: a) finita l’illusione della libertà d’informazione, io acquirente di cartacei quotidiani mi sento libero di risparmiare ben 365 euro l’anno, poiché per le balle, le omissioni, le manipolazioni e i sofismi ho già i telegiornali, a poco prezzo o (apparentemente) gratis; b) i giornali di destra, senza più un nemico cui fare il verso, giacerebbero invenduti, per la semplice ragione che la vita nera en rose stucca anche il più inveterato fascistone, che presto afferrerebbe che solo i servi e i vili e i paurosi di mestiere, per dirla con l’Alfieri, scrivono molto d’amore per ingannare il popolo e quasi niente del resto per non infastidire e inimicarsi il Principe.

giovedì 8 luglio 2010

SULL'EVOLVERSI DEL P G T




Cittadini, Amministratori, Signor Sindaco,

Linea Indipendente, gruppo ecologista che in questi anni ha seguito attentamente l’iter procedurale del Piano di Governo del Territorio, intende sviluppare alcune considerazioni sullo stato delle cose così come oggi le conosciamo, ribadendo la necessità per i calcinatesi di difendere e valorizzare i beni comuni, tutelare e arredare il verde pubblico, contenere l’espansione degli insediamenti abitativi e produttivi entro termini ragionevoli, peraltro correlati alla grave crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando.

Preliminarmente ci vediamo costretti a rinnovare le nostre critiche alla gestione della stesura del Piano. La legge parla espressamente di coinvolgimento e partecipazione delle forze organizzate presenti e della cittadinanza. Prima di questo fu fatto un unico incontro, pochissimo pubblicizzato, in un cinema semivuoto e una lunghissima carrellata di interventi tecnici di ordine generale.

Ad anni di distanza, l’esito che abbiamo davanti è la produzione di documenti parziali, le cui interpretazione e analisi sono estremamente difficoltose.

A tutt’oggi non ci è possibile valutare il processo di costruzione e avanzamento del Piano, non abbiamo nessuno strumento per esaminare il lavoro che sappiamo essere stato svolto intensamente per tutto questo tempo dalle forze politiche che compongono la maggioranza, poiché non ci sono mai stati consegnati i documenti preliminari necessari per lo sviluppo delle esigue parti del Piano sinora rese pubbliche.

Il dubbio che avanziamo è che - nel sicuro delle stanze del municipio - il Piano sia ormai confezionato. Ci chiediamo perché non sia possibile, almeno per tutti i consiglieri comunali, valutarlo corredato di tutti i documenti redatti.

E’ bene ricordare che l’iter di allestimento del Pgt sostanzialmente si compone di quattro fasi concatenate e successive: l’analisi della situazione esistente, la preparazione dei diagrammi (o matrici), la definizione delle scelte strategiche e, infine, la stesura della relazione e l’esecuzione dei disegni.

Noi abbiamo la bozza della relazione e dei disegni, senza conoscere però le strategie definite dalla amministrazione comunale, né la relazione preliminare, né tutta la parte politico-decisionale propedeutica alla stesura del Piano. Le relazioni e i disegni servono solo a dare una forma, è il resto che è sostanziale.

Dall’amministrazione la legge 12/2005 che norma la redazione del Piano di governo del territorio (Pgt) è stata interpretata nella maniera più banale e semplicistica. Il Pgt deriva da una idea della pianificazione completamente diversa dalla vecchia legge del 1975 che normava la redazione del Piano regolatore generale (Prg). Il Pgt ora è uno strumento strategico e di governo della trasformazione territoriale, che introduce nuove tecniche di amministrazione sia dell’utilizzo del suolo che dello sviluppo socioeconomico, introducendo per esempio nuovi principi come quelli della perequazione (possibilità di scambio di potenzialità edificatoria), della concertazione (compartecipazione pubblico-privata nella definizione della struttura del Pgt), della sussidiarietà (relazione con la pianificazione di ordine gerarchico superiore e orizzontale) e di tutela ambientale (con l’introduzione finalmente di un sistema di valutazione dello stato dell’ambiente precedente al Pgt, una previsione a termine verificata secondo determinati parametri e una serie di passaggi di monitoraggio intermedio). Nessuno di questi aspetti è stato trattato né sviluppato né pubblicamente né nei documenti di sviluppo del Pgt di Calcinato.

Per quanto concerne il Piano dei Servizi, la scommessa era riuscire a dare finalmente risposte alla richiesta e necessità di strutture pubbliche, sempre più urgenti a Calcinato alla luce della accelerazione dello sviluppo edilizio e demografico del territorio. Lo sforzo dell’amministrazione comunale doveva essere incentrato sull’adeguamento degli standard di servizio (pensiamo a strutture quali la scuola primaria, la scuola dell’infanzia, il distretto sociosanitario, ma anche a uno spazio dedicato al mercato settimanale, al parco intercomunale sul fiume Chiese, alla fascia di mitigazione dell’autostrada A4, a un centro culturale degno di questo nome, a strategie di rilancio dello scalo ferroviario di Ponte San Marco). Ci chiediamo se e dove si trovi traccia di tutto ciò. Com’è possibile valutare il Pgt senza conoscere il pensiero dell’amministrazione su queste tematiche?

Non sappiamo poi come si porrà l’amministrazione comunale nei confronti dell’edilizia residenziale pubblica. Scaduto da tempo il piano Aler, giudichiamo necessario capire se si intende destinare una quota della volumetria prevista per costruire case a prezzi agevolati e, in seconda battuta, per evitare la concentrazione di insediamenti di questo tipo ai margini dell’abitato (addossando al pubblico i costi dell’infrastutturazione delle aree) e il conseguente rischio della creazione di quartieri ghetto, spalmando invece ordinatamente sul territorio interventi di basso costo per costruire un puzzle urbanistico omogeneo.

Sconcerta poi la grave superficialità con la quale viene trattata la politica di previsione dello sviluppo del territorio. Ad esempio, anche ad una semplice lettura dell’esiguo materiale rilasciato alle minoranze risulta evidente la grossolana stesura della documentazione, la quale spesso non non ne assume i principi di legge come base di elaborazione e addirittura contiene “perle”, come quando parla della necessità della salvaguardia (a Calcinato!) di inesistenti boschi di latifoglie o delle limonaie del Parco Alto Garda, oppure della necessità di tutelare beni tipici della zona della bassa occidentale, decontestualizzando completamente la corretta posizione geografica del nostro comune. Gli estensori evidentemente pensano a una Calcinato che non esiste se non nella loro testa e fanno un cattivo utilizzo del “copia-e-incolla” per far fronte all’urgenza dei tempi e al ritardo accumulato nella politica urbanistica della amministrazione comunale, troppo impegnata a dare pedissequa applicazione al Prg vigente che pure a parole diceva di voler contrastare.

Sembra emergerne un’inconsapevolezza generale della strategica importanza del processo in corso per il nostro territorio.

Chi governa il Comune crede forse di poter mettere in secondo piano quello che pensano i cittadini, prevedendo trasformazioni che cambieranno il territorio per sempre, vincolando ad esso le future scelte.

Facciamo appello a quanti hanno a cuore la bellezza, la cura, la conservazione e l’ordinato sviluppo di Calcinato affinché si lavori per:

1. la ridefinizione generale della struttura della campagna di Calcinatello (riordino del sistema idrico, costruzione di un Consorzio Agrario Locale, riassetto proprietario),

2. la promozione e sviluppo di un progetto intercomunale per la creazione di un Parco sul fiume Chiese,

3. l’incremento ragionato degli indici fondiari sulle zone residenziali, per limitare il consumo del suolo con nuovi insediamenti e ottimizzare l’utilizzo delle porzioni già utilizzate,

4. lo studio di un sistema incentivante per lo sviluppo di cooperative di costruzione promosse da cittadini,

5. la garanzia, per le piccole imprese artigiane che lo desiderino, di rimanere localizzate nel tessuto urbano residenziale,

6. la creazione, di concerto con i comuni della tratta ferroviaria Brescia-Verona, di una società per il ripristino della traffico pendolare su rotaia,

7. la predisposizione nel triennio di un piano per il consumo zero del territorio,

8. l’assunzione in carico al Comune dei compiti di controllo, gestione, riduzione e commercializzazione dei rifiuti prodotti a Calcinato.

Una Calcinato migliore è possibile!

Linea Indipendente, luglio 2010

I firmatari:

Gianni Alessi, Mauro Badini, Sergio Baratti, Fosco Beschi, Roberta Boldini, Antonella Farina, Tiziano Filippini, Nicole Leali, Libero Lorenzoni, Maria Giulia Mameli, Flavio Marcolini, Sabrina Marella, Teresa Paroli, Annarosa Quinzani, Mario Rodella, Stefano Rodella, Guglielmo W. Spassini, Tiziana Spreafico, Flavio Vida, Dario Zanotti.

mercoledì 7 luglio 2010

PER I MORTI DI REGGIO EMILIA




Fausto Amodei
7 luglio 1960 - 7 luglio 2010

Compagno cittadino fratello partigiano
teniamoci per mano in questi giorni tristi
Di nuovo a Reggio Emilia di nuovo là in Sicilia
son morti dei compagni per mano dei fascisti

Di nuovo come un tempo sopra l'Italia intera
Fischia il vento infuria la bufera
A diciannove anni è morto Ovidio Franchi
per quelli che son stanchi o sono ancora incerti
Lauro Farioli è morto per riparare al torto
di chi si è già scordato di Duccio Galimberti

Son morti sui vent'anni per il nostro domani
Son morti come vecchi partigiani

Marino Serri è morto è morto Afro Tondelli
ma gli occhi dei fratelli si son tenuti asciutti
Compagni sia ben chiaro che questo sangue amaro
versato a Reggio Emilia è sangue di noi tutti

Sangue del nostro sangue nervi dei nostri nervi
Come fu quello dei Fratelli Cervi

Il solo vero amico che abbiamo al fianco adesso
è sempre quello stesso che fu con noi in montagna
Ed il nemico attuale è sempre ancora eguale
a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna

Uguale la canzone che abbiamo da cantare
Scarpe rotte eppur bisogna andare

Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli
e voi Marino Serri, Reverberi e Farioli
Dovremo tutti quanti aver d'ora in avanti
voialtri al nostro fianco per non sentirci soli

Morti di Reggio Emilia uscite dalla fossa
fuori a cantar con noi Bandiera Rossa!

lunedì 5 luglio 2010

ALDO BUSI RECENSISCE 'BROTHERHOOD'



Bisogna assolutamente promuovere il film più bello in circolazione, "Brotherhood" (2009) di Nicolo Donato, origini italiane e cultura danese, gli impressionanti interpreti principali si chiamano Thure Lindhardt e David Dencik, distribuito in Italia dal coraggiosissimo Occhipinti (un nome con una garanzia di segno opposto: molto impegno e pochissimo mascara). Dobbiamo fare in modo che almeno i nostri occasionali lettori vadano a vederlo prima che la grande distribuzione se lo inghiotta togliendolo dal cartellone. E' un'opera magnificamente brutale e brutalmente magnifica sul machismo del branco (con relative sguince tam-burine) e la subcultura ispirata da Dio Patria Famiglia nelle giovani menti, non sempre già tossicodipendenti, gestite da fanatici vecchi nostalgici del mito della Natura Naturale. Potente affresco, drenato da ogni visionarietà, sulle sette neonaziste proliferanti da decenni in ogni paese europeo e no, dà fiato al compresso grido di dolore e rabbia autolesionista sulla difficoltà per un uomo di accettare i suoi sentimenti e la sua voglia per un altro uomo, infine sulla rivelazione che il tuo vero e più impensato nemico sociale è sempre l'amore che provi, anche quando sia condiviso, e da segreto e da manifesto. Pestaggi di omosessuali e omofobia come antidoto alla propria repressa omosessualità, raid contro extracomunitari, adunate all'insegna della svastica e della birra, mellifluo proselitismo e plagio violento e razzismo e sessuofobia, questa "Fratellanza" illustra tutto l'armamentario che concorre all'invenzione del nemico ovvero del capro espiatorio. Le sequenze, le più raccapriccianti comprese, sono dispiegate con una forza icastica non comune, mai un cliché ideologico di parte, un sentimentalismo "gay" (neppure nel finale molto Giulietta e Romeo, finalmente), attori tutti straordinari in un paesaggio che sembra senza profondità tanto aderisce psichicamente alle facce e agli ambienti, e un ritmo che non lascia tregua un istante per ben novanta minuti di proiezione.
Uscito recentemente dopo cinquanta minuti da "Avatar" e a suo tempo dopo venti di "Gomorra", era dai tempi di "Tutta la vita davanti" di Virzì e di "Il divo" di Sorrentino che non vedevo un film fino ai titoli di coda. Il mio Oscar personale per il miglior film straniero lo do a "Brotherhood" (dopo averne dato solo un altro nel 2003, a "Magdalene", di Peter Mullan). Lo consiglio in modo particolare alle donne che non sanno distinguere tra un uomo e la sua pantomima viriloide, ai dissociati genitori associati in organismi cattolici ai limiti della fantascienza e alle congreghe che lottano contro i pedofili a patto che non siano preti o famigliari e per le quali il pedofilo sarei io, ai fan rasati di una qualche milizia di Cristo e a quei loro emuli di poveri diavoli che di giorno predicano i valori del focolare e di notte vanno a tirare coca facendolo tirare più ai trans che a se stessi, nonché agli allevatori di bestiame nostrani perché imparino che la stalla non esime dall'essere intellettuali fino in fondo e quindi dall'iniziare la giornata con una piccola ma suntuosa colazione con quotidiano e fiori freschi (di conseguenza la visione dovrebbe essere imposta a tutti i fighetti di papà e mammà che, magari con l'hobby leghista del disprezzo per gli extracomunutari che sgobbano al posto loro, ancora pensano che una laurea, magari in Psicologia o in Scienze della Comunicazione o in Giurisprudenza, non comporti lo sporcarsi le mani con un lavoro manuale per guadagnarsi la vita e uscire dalle palle, anche delle statistiche sulla drammatica disoccupazione giovanile).
Aldo Busi

venerdì 25 giugno 2010

QUESTA LEGGE UCCIDE LA LIBERTA' DI INFORMAZIONE; SONO PRONTA A TRASGREDIRE




INTERVISTA A MARGHERITA HACK[di Cristiana Pulcinelli, da L'Unità]

In questo momento mi dispiace non essere una giornalista perché vorrei partecipare in prima persona a questa battaglia». L’astrofisica Margherita Hack ha appena festeggiato il suo ottantottesimo compleanno a Mercatale Val di Pesa. Ma né l’età, né il clima da vigilia della festa tolgono vigore all’indignazione di Margherita per la legge bavaglio e per i modi in cui è stata approvata. Cosa ne pensa della legge sulle intercettazioni appena passata al Senato con il voto di fiducia? «E’una vera vergogna. Questa legge è un aiuto per i delinquenti e i mafiosi, perché è risaputo che molti crimini si scoprono proprio grazie alle intercettazioni. Ma, del resto, c’è poco da stupirsi se si guarda chi c’è al governo: i migliori sono ignoranti e deboli, i peggiori una banda di delinquenti». Abbiamo deciso di chiamare i giornalisti alla disobbedienza civile e di violare la legge. Pensa che sia giusto? «La disobbedienza civile è necessaria quando le leggi sono contro la democrazia e la libertà. C’è il dovere di opporsi a una legge sbagliata. Io spero che tutti i giornalisti disobbediscano, anche quelli di destra che però considerano il loro lavoro un servizio per il pubblico e il loro dovere dare le notizie». Se le chiedessimo di firmare un articolo sul nostro giornale la cui pubblicazione violi la legge, lo farebbe? «Certamente sì, anzi mi dispiace non essere giornalista perché non posso partecipare in prima persona a questa battaglia». Reporters sans frontieres ha offerto ai giornalisti italiani di pubblicare sul loro sito gli articoli che non potranno essere più pubblicati in Italia e altre testate straniere offrono ospitalità. Pensa sia una forma di lotta utile? «Sì, però gli italiani non leggono i giornali nella loro lingua, figuriamoci gli stranieri. E’ un’iniziativa che avrebbe un’eco molto ridotta». Cosa direbbe ai giovani per convincerli a fare opposizione? «I giovani devono essere persuasi che la libertà d’espressione è un diritto a cui non si deve rinunciare. Altrimenti ci si avvia verso una dittatura. Noi che ci siamo passati lo sappiamo: la libertà d’opinione si deve difendere anche a costo di violare la legge. Quando sotto il fascismo furono promulgate le leggi razziali, era doveroso opporsi e violarle. Ora, per fortuna, non siamo a quel punto, ma il principio alla base di questa legge è lo stesso che era alla base delle leggi razziali: violare la libertà. I giovani dovrebbero sentire il desiderio di battersi contro questo». Cos’altro si può fare per far sentire la propria voce? «Oltre a disobbedire? Andare tutti in piazza, o fare la rivoluzione… ».

giovedì 24 giugno 2010

LENIN E LA LEGA LOMBARDA




il legame ce lo spiega Roberto Maroni, nell'ultima sua dichiarazione alla stampa; la copiamo dal sito dell' ANSA (che non è la squadra di Rostock):

La Lega Nord ''non e' un partito separatista ma federalista, profondamente radicato sul territorio'', ''l'unico, vero partito che si ispira a chi sapeva cosa era un partito, cioe' Lenin. Uno schema dove c'e' uno che comanda e altri che danno esecuzione al progetto, che hanno compreso''. A spiegare cosi' l'ascesa del Carroccio nel panorama politico italiano e' stato questa sera il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha preso la parola nel corso della presentazione del libro ''Leghiste. Pioniere di una nuova politica'' scritto dalla giornalista Cristina Giudici per l'editore Marsilio. Secondo Maroni c'e' ancora oggi, riguardo alla Lega, un deficit di comprensione'' se non una sorta di ''atteggiamento molto snob sia nei commentatori che nel panorama politico anche perche' - ha detto - ci si ferma alla prima fila di Pontida, quella di chi indossa l'elmo con le corna o fa folklore. Ma dietro - ha subito aggiunto - ci sono molte altre file''. In questo senso Maroni ha spiegato che la fase secessionista del Carroccio ''si e' chiusa nel 2000'' e che oggi qualcuno non ha capito, ''nella superficialita' dell'analisi'' che il partito ha ormai imboccato la strada della responsabilita' e del governo. Una Lega, ha aggiunto Maroni, che ha puntato soprattutto sull'organizzazione sin dal suo nascere. ''Berlusconi - ha infatti detto - ha teorizzato il partito leggero ma per noi non e' cosi' ed il nostro e' un partito pesante che investe nell'organizzazione''. ''Il Pci - ha poi spiegato il ministro leghista - aveva investito in un progetto ideologico che divideva la societa' in classi. Si e' trattato, come i fatti hanno dimostrato, di un investimento sbagliato. Noi siamo, invece, un partito post-ideologico che non si organizza su un'asse orizzontale destra-sinistra, ma su un'asse verticale, nord-sud. Abbiamo copiato dei modelli del Pci ma i nostri sono ideali territoriali. Non c'e' da stupirsi, allora, se gli operai che sono iscritti alla Cgil ci votano. Non e' una contraddizione. Noi - ha concluso Maroni - siamo di destra e di sinistra insieme e la nostra ambizione e' quella di agire su aree socio-economiche''.

mercoledì 23 giugno 2010

ASSEMBLEA SUL PGT




giovedì sera presso la sede della lista Calcinato Migliore in via XX settembre.

martedì 22 giugno 2010

INCONTRO COL PROF. GIULIO PALERMO




LUNEDI’ 21 GIUGNO 2010 – ore 20.45

presso la Sala Civica

Piazza della Preistoria – Ponte S. Marco (BS)

INCONTRO PUBBLICO

E’ ancora

crisi economica:

ma a che punto siamo?

Un’ occasione di approfondimento e dibattito tra crisi persistente, manovre finanziarie dell’Europa e dei Governi, e risposte del movimento dei lavoratori

Intervengono:

Sauro Di Giovambattista

studioso delle crisi

Giulio Palermo

Economista, docente e ricercatore di Economia Politica presso l’Università di Brescia. E’ stato funzionario ed esperto economico-finanziario presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

E’ autore di libri, saggi ed interventi di argomento economico.

PATOLOGIE ED EMERGENZE AMBIENTALI




Da tempo è al centro della discussione nella bassa bresciana orientale il problema di una corretta informazione, con dati precisi sulla diffusione di patologie correlabili ad aemergenze ambientali, su un teritorio che, considerata la presenza di numerose e vaste discariche e di una fitta rete di fabbriche, avrebbe forse bisogno di una seria indagine per avere il quadro della situazione.
In questa direzione si muove a Montichiari l’iniziativa di venerdì 25 giugno, quando alle ore 20.45 il locale circolo Legambiente e il gruppo SOS Terra organizzano alle ore 20.45, all’auditorium Gardaforum di via Trieste 62 a Montichiari, un convegno dal titolo “Proposte di tutela ambientale per la brughiera di Montichiari”. Nel corso della serata si discuterà “del carattere cumulativo della degradazione ambientale provocata in un’area da una serie di attività impattanti già realizzate, operative, progettate”, come recita il volantoino distribuito nella cittadina.
Oltre alle diverse esperienze realizzate nell'alto mantovano, anche la recente esperienza della “Analisi ambientale di Area vasta” per il Comune di Calcinato ha evidenziato la necessità di una indagine di epidemiologia ambientale nel distretto sanitario di Montichiari. L'auspicio è che questo primo passo sia l’inizio di una nuova consapevolezza fra i cittadini e le forze politiche e sociali.

sabato 19 giugno 2010

ADDIO A SARAMAGO, NOBEL COMUNISTA.





[di Omero Ciai, da Repubblica]

Se n'è andato ad 87 anni il primo e unico Premio Nobel per la Letteratura in lingua portoghese. José Saramago è morto oggi, poco dopo le 13, nella sua casa di Tiàs, a Lanzarote (una delle Isole Canarie), dove risiedeva dal 1991 insieme alla moglie, Pilar del Rio, e alla fedelissima segreteria Pepa. Nato il 16 novembre del 1922 ad Azinhaga, un piccolo villaggio a nord di Lisbona, ottenne il Nobel per la letteratura nel 1998 dopo una esistenza segnata a lungo dalla provvisorietà e dalla povertà. La sua famiglia di braccianti agricoli si trasferì nella capitale dove suo padre ottenne un posto come agente di polizia ma per le difficoltà economiche e la morte improvvisa del fratello maggiore Saramago dovette lasciare gli studi e cercare lavoro prima come fabbro e poi come meccanico. Riuscì a pubblicare il primo racconto, "Terra del Peccato" nel 1947. Lo scarso successo però lo costrinse a fare altri lavori (impiegato in una agenzia di assicurazioni, tecnico amministrativo in una casa editrice), finché non divenne giornalista al "Diario de Lisboa". Dopo alcuni libri di poesia raggiunge una certa notorietà a metà degli anni Settanta, quando la "Rivoluzione dei garofani" portò via la dittatura militare, con la pubblicazione del "Manuale di pittura e calligrafia", cui seguiranno due dei suoi romanzi più famosi: "Una terra chiamata Alentejo" nel 1980 e "Memoriale del convento" nel 1982. Due anni dopo la consacrazione con "L'anno della morte di Ricardo Reis" e, più tardi, con un la "Storia dell'assedio di Lisbona" che esce nel 1989.

Ateo e comunista (si iscrisse al Pcp clandestino durante la dittatura di Salazar), ruppe con il governo del suo paese nel 1991 quando pubblicò "Il Vangelo secondo Gesù", un romanzo eterodosso sul Messia che scatenò una gran polemica. Il Portogallo rifiutò di presentare il libro in un premio letterario europeo e Saramago, infuriato, lasciò Lisbona per trasferirsi, ed autoesiliarsi, con la sua seconda moglie (e traduttrice), Pilar, alle Canarie. Il primo ministro di allora è il presidente portoghese di oggi: il conservatore Anibal Cavaco Silva.

Ma eretico e scomodo, Saramago, lo è stato sempre, in tutte le sue riflessioni ed in tutti i suoi romanzi tanto da diventare un punto di riferimento per la sinistra radicale in tutto il mondo. E' stato accusato di antisemitismo per le sue posizioni a favore dei palestinesi in Medio Oriente e, l'anno scorso con la sua ultima opera, "Caino", è tornato a scontrarsi con la Chiesa cattolica portoghese. Dello stesso periodo la battaglia con la sua casa editrice italiana, Einaudi, che rifiutò di pubblicare un libro, "Il Quaderno" tratto soprattutto dal suo blog, perché molto critico con Berlusconi. Nel 2004, dopo la primavera "negra" di Cuba, ruppe anche con Fidel Castro ma in seguito ci ripensò.

La politica è stata l'altra sua grande passione dopo la scrittura. In una intervista, concessa a Francesc Relea de El Pais l'anno scorso, Saramago ammise che forse il partito nel quale militava dagli anni Sessanta, (l'ultima formazione comunista europea che conserva "l'iconografia dei bolscevichi", bandiera rossa e falce e martello), era "ancorato nel passato". Ma aggiunse: "Abbiamo una eredità dalla quale non riesco a liberarmi. Ed è possibile che questa eredità storica non abbia molto a che fare con la realtà di oggi. Ma perché la realtà di oggi avrebbe ragione? I sentimenti sono importanti. Non riuscirei a riconoscermi in nessun altro partito che non fosse quello comunista portoghese: ci resto per rispetto di me stesso".

Con "Cecità", del 1995, il racconto di una epidemia che fa diventare ciechi tutti gli abitanti di una città, che è considerato il suo capolavoro, si apre la sua ultima tappa di scrittore. E' quella più critica sulla società di massa, la globalizzazione, il consumo e lo stesso funzionamento del sistema democratico europeo. Nel suo ultimo blog, pubblicato stamattina, Saramago scrive: "Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte".

sabato 29 maggio 2010

GLI UOMINI SON TUTTI UGUALI!




Il ricorso al TAR contro l’ordinanza 21/2010, con la quale il sindaco Legati restringe la concedibilità della residenza agli immigrati extracomunitari (vincolandola a una serie di certificati

e requisiti economici che riteniamo fuorilegge), è stato presentato dal consigliere comunale William Spassini in rappresentanza di tutta l’opposizione politica e sociale: Calcinato Migliore, Partito democratico, Linea Indipendente, gruppo libertario Spartaco.


La Calcinato democratica, antifascista, solidale e antirazzista con William Spassini dice NO a questo ingiusto provvedimento.



s.i.p. 27.05.2010

linea indipendente

giovedì 27 maggio 2010

E' L'ORA DEL SAMBUCO




Per rivitalizzare e rinfrescare l'organismo ora che viene l'estate, proponiamo una fantastica ricetta della compagna Antonella Farina che in cucina fa
miracoli (il cognome non mente!).

SCIROPPO DI SAMBUCO (ricco di sali minerali)

25 fiori di sambuco
5 lt di acqua
2 limoni tagliati a fette
2 kg di zucchero
1 bustina di acido citrico (reperibile nelle farmacie, ma non in tutte!)

Procedimento:
Mettere i fiori, l'acqua e le fette di limone a macerare per 48 ore in un recipiente capiente (io ho usato una pentola di acciaio ): mescolare ogni
tanto durante la giornata;
Trascorse le 48 ore, aggiungere lo zucchero e fare bollire il tutto -
SPEGNERE IL FUOCO APPENA INIZIA A BOLLIRE
Aggiungere la bustina di acido citrico e mescolare;
Con una garza filtrare lo sciroppo ancora caldo;
Imbottigliare subito (usare bottiglie con tappo a molla oppure con tappo e gabbiette come per lo spumante)
Tenere in luogo fresco.

Si può bere come bevanda dissetante, aggiungendo lo sciroppo ad acqua fresca oppure si può fare un aperitivo mescolandolo al vino bianco fresco (le quantità
di sciroppo variano rispetto al proprio gusto).