lunedì 10 dicembre 2012

Verso le elezioni politiche


Cambiare si può!
costruendo una presenza alternativa
alle elezioni politiche del 2013
Trovare una "uscita di sicurezza" dal pensiero unico, che propone la crisi come una calamità e i sacrifici (per i pensionati, i giovani e i lavoratori) e lo smantellamento della scuola e della sanità pubblica come amara medicina per salvarsi, è possibile e necessario.
Mentre la politica ufficiale (che può apparire in tv e che ha in mano tutta la stampa nazionale) si azzuffa tra un Monti bis e il nuovo (?) di chi ha ossequiato e sostenuto Monti in parlamento, votando la riforma Fornero sulle pensioni, la cancellazione dell’art. 18, la drastica riduzione di finanziamenti alla Scuola e all’Università, la conferma delle peggiori leggi del berlusconismo e la gabbia del fiscal compact e dei vincoli di bilancio per continuare a foraggiare banche e speculatori finanziari, il 1° dicembre scorso a Roma delegati di fabbrica, studenti in lotta, rappresentanti dei movimenti sociali, del Forum dell’acqua, dei No TAV e del No Dal Molin, di comitati, gruppi e associazioni attivamente presenti nei territori, dei pacifisti che vogliono abbattere le spese militari, insieme a magistrati come Antonio Ingroia o Giovanni Palombarini, a personaggi del mondo della cultura come Moni Ovadia o Oliviero Beha, a sindaci come Luigi De Magistris, a quelle forze politiche che non hanno seguito le sirene delle istituzioni a tutti i costi, si sono incontrati, interrogati, riconosciuti e con coraggio e ragione hanno creduto che        
                                                      C A M B I A R E   S I   P U Ò
e attorno a questa speranza hanno chiamato a costruire un arcipelago che da queste energie possa trarre la forza, perché alle prossime elezioni politiche i cittadini possano trovare una proposta di alternativa al montismo, ai sacrifici a senso unico, al populismo inutile e insieme una possibilità di progetto che abbia al centro il lavoro, i diritti, la Costituzione; una lista di cittadinanza e di società politica attiva, che come tale sia composta da singole persone, indipendentemente dalle tessere che possano avere oppure non avere, e che si fondi sulla parità di genere (alternando “a cerniera” donne e uomini) come cardine primario di democrazia.
Questo sarà possibile solo se la costruiremo tutti INSIEME, DAL BASSO. Questo sarà possibile se lo faremo SUBITO. Non è tanto o solo un’alternativa “di sinistra” quella proposta: è qualcosa che può parlare a un mondo molto più vasto, alternativo a questa visione bancaria e contabile dell’Europa e dell’Italia, a una lettura della crisi che la usa come uno strumento di distruzione di lavoro, stato sociale, diritti. Un mondo la cui identità politica è legata alla sua soggettività, al suo vissuto e alle sue pratiche, più che alle appartenenze o alle tessere di un tempo. Una società non solo civile ma politica, radicalmente democratica nel momento in cui la democrazia e la Costituzione sono manipolate e devastate in nome delle esigenze dei mercati, per i quali sono pericolose, sono rivoluzionarie.
L'Assemblea di Roma ha promosso assemblee sui territori per verificare concretamente la fattibilità del progetto, cui seguirà una seconda giornata nazionale; è indetta pertanto una A S S E M B L E A P U B B L I C A GIOVEDI’ 13 dicembre 2012 alle ore 20.30 alla Casa delle Associazioni, in Via Cimabue 16 a San Polo.
Per aderire all'appello nazionale: http://www.cambiaresipuo.net/per-aderire/

2 commenti:

  1. ...su compagni in fitta schiera! Rigorosamente indipendenti!

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  2. Il caro anonimo cita (malamente) l'incipit dell'Inno dei Lavoratori, canzone popolare scritta a fine Ottocento e cantata da milioni di operai e contadini in tutta Italia.
    Ne riproponiamo il testo integrale:

    "Su fratelli, su compagne,
    su, venite in fitta schiera:
    sulla libera bandiera
    splende il sol dell'avvenir.
    Nelle pene e nell'insulto
    ci stringemmo in mutuo patto,
    la gran causa del riscatto
    niun di noi vorrà tradir.
    Il riscatto del lavoro
    dei suoi figli opra sarà:
    o vivremo del lavoro
    o pugnando si morrà.
    La risaia e la miniera
    ci han fiaccati ad ogni stento
    come i bruti d'un armento
    siam sfruttati dai signor.
    I signor per cui pugnammo
    ci han rubato il nostro pane,
    ci han promessa una dimane:
    la diman si aspetta ancor.
    Il riscatto del lavoro
    dei suoi figli opra sarà:
    o vivremo del lavoro
    o pugnando si morrà.
    L'esecrato capitale
    nelle macchine ci schiaccia,
    l'altrui solco queste braccia
    son dannate a fecondar.
    Lo strumento del lavoro
    nelle mani dei redenti
    spenga gli odii e fra le genti
    chiami il dritto a trionfar.
    Il riscatto del lavoro
    dei suoi figli opra sarà:
    o vivremo del lavoro
    o pugnando si morrà.
    Se divisi siam canaglia,
    stretti in fascio siam potenti;
    sono il nerbo delle genti
    quei che han braccio e che han cor.
    Ogni cosa è sudor nostro,
    noi disfar, rifar possiamo;
    la consegna sia: sorgiamo
    troppo lungo fu il dolor.
    Il riscatto del lavoro
    dei suoi figli opra sarà:
    o vivremo del lavoro
    o pugnando si morrà.
    Maledetto chi gavazza
    nell'ebbrezza dei festini,
    fin che i giorni un uom trascini
    senza pane e senza amor.
    Maledetto chi non geme
    dello scempio dei fratelli,
    chi di pace ne favelli
    sotto il pie dell'oppressor.
    Il riscatto del lavoro
    dei suoi figli opra sarà:
    o vivremo del lavoro
    o pugnando si morrà.
    I confini scellerati
    cancelliam dagli emisferi;
    i nemici, gli stranieri
    non son lungi ma son qui.
    Guerra al regno della Guerra,
    morte al regno della morte;
    contro il dritto del del più forte,
    forza amici, è giunto il dì.
    Il riscatto del lavoro
    dei suoi figli opra sarà:
    o vivremo del lavoro
    o pugnando si morrà.
    O sorelle di fatica
    o consorti negli affanni
    che ai negrieri, che ai tiranni
    deste il sangue e la beltà.
    Agli imbelli, ai proni al giogo
    mai non splenda il vostro riso:
    un esercito diviso
    la vittoria non corrà.
    Il riscatto del lavoro
    dei suoi figli opra sarà:
    o vivremo del lavoro
    o pugnando si morrà.
    Se eguaglianza non è frode,
    fratellanza un'ironia,
    se pugnar non fu follia
    per la santa libertà.
    Su fratelli, su compagne,
    tutti i poveri son servi:
    cogli ignavi e coi protervi
    il transigere è viltà.
    Il riscatto del lavoro
    dei suoi figli opra sarà:
    o vivremo del lavoro
    o pugnando si morrà.

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