lunedì 22 marzo 2010

GRAZIE, ALDO !



Aldo Busi ha concluso la sua partecipazione all’Isola dei famosi uscendone di sua iniziativa, vincitore morale del programma e campione a modo suo di chiaroveggenza televisiva. Busi se n’è andato incompreso com’era venuto, insalutato dai conaufraghi (che lo rimpiangeranno nell’unica maniera a loro concessa: facendo affondare l’ “Isola” in un gorgo di noia e di caciara), ripudiato in studio da Simona Ventura (delusa dall’abbandono imprevisto dello scrittore più che persuasa di aver ricevuto da lui un affronto) e in ultimo radiato dalla dirigenza Rai via comunicato stampa in puro stile littorio. Un fuori programma, quest’ultimo, che potrà tenere a galla l’ “Isola” ancora per un’altra settimana, ma non impedire a quanti hanno seguito fin qui lo scrittore nella sua avventura televisiva di condannare la meschina crociata bandita contro di lui durante queste settimane da sedicenti abbonati Rai andati completamente fuori di testa a causa di un vecchio filmato apparso su YouTube nel quale Busi parla di pedofilia.

C’era da scommettere che la televisione di Stato (la quale, malgrado i solleciti anche da parte nostra, si è ben guardata dall’informare Busi delle dicerie infamanti messe in giro sul suo conto) avrebbe preso il partito più comodo e utilitaristico. Omertosa verso lo scrittore finché è servito a tenere alto lo share, lo ha vergognosamente abbandonato e ingiuriato non appena Busi si è negato alla complicità. Un’ingiuria lanciata in un programma pomeridiano per bocca di una annunciatrice che speriamo sia chiamata a rispondere delle sue affermazioni calunniose e inqualificabili, tali da screditare chiunque le sottoscriva o le approvi.

Detto del punto più basso toccato dal programma, bisognerà ricordare il punto più alto della puntata di ieri, allorché Busi, incalzato dalla Ventura che lo esortava a rimanere e a continuare a esprimere il suo pensiero, ha avuto uno scatto di impazienza e ha replicato: “Se qualcuno vuole sapere come la penso, vada in libreria, io ho scritto e pubblicato quaranta libri”. Frase che è caduta in studio come un uovo di Pasqua in una vetrina di salumi e porchette.

È seguito un fitto scambio di battute che ha tirato in ballo l’adozione, i diritti civili dei single e delle coppie di fatto, Berlusconi e le aliquote fiscali, l’omofobia della Chiesa e dei prelati. In capo a un quarto d’ora Busi ha portato degli argomenti e un vocabolario inauditi, antitelevisivi, a contatto con una vastissima platea videodipendente abilitata tutt’al più al rutto e alla parolaccia in diretta. E, con sorpresa anche nostra, senza destare nel pubblico (in studio e a casa) né sgomenti né scandali – retrospettivi questi ultimi e limitati ai vertici Rai, i quali evidentemente hanno ogni interesse a far sì che argomenti di generale importanza siano dibattuti in arene quali “Porta a porta” o “Ballarò”, dove perdono di peso e di mordente prima ancora che gli interlocutori aprano bocca.

La Ventura, che non esce bene da questo episodio, ha fiutato la novità e l’opportunità di quel che stava accadendo ma nell’incapacità di valutarla (o forse nella semplice pretesa di dare una valutazione anziché prestarsi al gioco e lasciare il pallino a Busi) ha colto il primo e più labile pretesto per unirsi al biasimo e al risentimento della maggioranza, naufraghi e commentatori inclusi.

Peccato, perché entro precisi limiti di linguaggio e pur con finalità e intendimenti opposti, la Ventura (e quando diciamo “la Ventura” intendiamo un intero sistema di fare comunicazione e televisione, con gli annessi e connessi) ha manifestato un interesse verso il linguaggio e i contenuti di Busi che nessun giornale o tv di sinistra ha mai minimamente lasciato trapelare. Segno che, anche se latente e inconfessata, è ancora viva in Italia, anche nell’Italia più facilona e reazionaria, l’esigenza di misurarsi e di scontrarsi con una verità purchessia, di guardarsi in uno specchio che non menta e non inganni. Ma nessuno ha il diritto di fare anche semplicemente il gesto di rompere lo specchio accusandolo di riflettere ciò che in esso si riflette.

(dal sito Internet www.altriabusi.it)

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