lunedì 13 aprile 2015
domenica 12 aprile 2015
Coi No Tav in Valle Scrivia
Per iniziativa del Coordinamento No Tav
Brescia-Verona anche da Brescia partirà un pullman sabato 18 aprile per
partecipare alla marcia popolare No Tav ad Arquata Scrivia. La
partenza è fissata per le ore 11 in via Industriale 10; il ritorno è previsto
in serata. il costo sarà di 10 euro a persona. Informazioni e
prenotazioni allo 030.45670.
sabato 11 aprile 2015
Materiale Resistente
Nell'ambito
della rassegna "Carmine resistente" organizzata per celebrare i 70
anni della Liberazione, si terrà una serata fra arte, musica e cinema sabato 11
aprile al Circolo anarchico Ettore Bonometti di vicolo Borgondio 6 a Brescia.
Alle ore 16.30 verrà inaugurata la mostra fotografica "Achtung Banditi" di Giovanni Arici. Alle 18.30 interverrà lo storico Franco Schirone che terrà una conferenza sul "ruolo degli anarchici nella Resistenza". Dalle 21 musica dal vivo con la folk band Ciurmanemica. L’ingresso è gratuito.
Alle ore 16.30 verrà inaugurata la mostra fotografica "Achtung Banditi" di Giovanni Arici. Alle 18.30 interverrà lo storico Franco Schirone che terrà una conferenza sul "ruolo degli anarchici nella Resistenza". Dalle 21 musica dal vivo con la folk band Ciurmanemica. L’ingresso è gratuito.
venerdì 10 aprile 2015
I No Tav ripartono da Ponte San Marco
Da Ponte San Marco riprende la propria campagna di sensibilizzazione contro il progetto della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Nel corso dell'assemblea che il Comitato No Tav e il Comitato Cittadini ha tenuto giovedì sera in sala civica è emersa la fitta rete delle iniziative in corso per contrastare questa nuova grande opera pubblica.
Puntuali le loro denunce all'amministrazione comunale di Calcinato, all'Arpa e al Corpo Forestale "sui danni effettuati nel corso dei carotaggi nelle campagne, peraltro in assenza di un progetto esecutivo a cui fare riferimento", come sottolinea la portavoce Laura Corsini.
"Lo scorso 14 febbraio - informa - poi abbiamo filmato una nostra intervista con il giornalista Paolo Mondani di 'Report' su questa problematica, ma non sappiamo se e quando essa verrà trasmessa dalla Rai".
Dopo aver effettuato un giro di orizzonte con le diverse politiche in consiglio comunale per fare il punto sulla situazione attuale, il comitato preannuncia infine due incontri informativi sul territorio, che si terranno il 15 e il 29 aprile, mentre si sta prodigando anche per allestire al meglio la quarta edizione della passeggiata popolare No Tav in programma sabato 9 maggio a Castelnuovo del Garda.
Puntuali le loro denunce all'amministrazione comunale di Calcinato, all'Arpa e al Corpo Forestale "sui danni effettuati nel corso dei carotaggi nelle campagne, peraltro in assenza di un progetto esecutivo a cui fare riferimento", come sottolinea la portavoce Laura Corsini.
"Lo scorso 14 febbraio - informa - poi abbiamo filmato una nostra intervista con il giornalista Paolo Mondani di 'Report' su questa problematica, ma non sappiamo se e quando essa verrà trasmessa dalla Rai".
Dopo aver effettuato un giro di orizzonte con le diverse politiche in consiglio comunale per fare il punto sulla situazione attuale, il comitato preannuncia infine due incontri informativi sul territorio, che si terranno il 15 e il 29 aprile, mentre si sta prodigando anche per allestire al meglio la quarta edizione della passeggiata popolare No Tav in programma sabato 9 maggio a Castelnuovo del Garda.
giovedì 9 aprile 2015
Consiglio comunale in diretta sul web
Nell’ultima
seduta il consiglio comunale di Calcinato ha approvato, con l’astensione di
tutte le opposizioni, il nuovo regolamento per il suo funzionamento.
Fra le diverse
novità introdotte, una - piccola ma significativa - recepisce una nostra
vecchia proposta, illustrata anche l’anno scorso in campagna elettorale.
L’articolo
75 disciplina infatti “l’attività di ripresa audiovisiva
e diffusione delle sedute”. “Le riprese audiovisive – vi si legge -
saranno effettuate direttamente dal Comune e diffuse in diretta streaming
ovvero in differita attraverso il sito istituzionale del Comune al fine di una
più ampia comunicazione e pubblicità ai cittadini”.
In tal modo le riunioni
del consiglio in municipio potranno essere seguite anche da casa dalle persone che non
possono recarsi nell’Aula consiliare o che sono impossibilità a muoversi. Basta
munirsi di un computer e collegarsi a internet e poi attivare piccoli
procedimenti tecnici molto semplici per chi è abituato a navigare in rete.
Un piccolo esempio di democrazia diretta: i cittadini possono dunque attrezzarsi da casa per seguire
le discussioni sui temi di più stringente attualità in paese. Il primo
consiglio comunale in diretta streaming dovrebbe tenersi entro la fine della
primavera. Il livello del dibattito, forse, ne guadagnerà in consistenza, considerato
che il pubblico sarà molto superiore, nei numeri, rispetto a quello di pochissime
decine che di consueto è presente in aula.
mercoledì 8 aprile 2015
martedì 7 aprile 2015
Giovedì 9 assemblea No Tav a Ponte San Marco
Per giovedì 9 aprile alle ore 20.30 alla sala civica di Piazza della Preistoria a Ponte San Marco il Comitato No Tav indice un’assemblea informativa sulle ultime novità concernenti la campagna di opposizione alla realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta capacità.
giovedì 2 aprile 2015
"Stop TTIP" stasera a Brescia
Stasera alle ore 20.30 al
Caffè Letterario Primo Piano, in via Beccaria 10 a Brescia, nasce il Comitato "Stop TTIP ", con l'obiettivo di fermare questo trattato di liberalizzazione commerciale USA-UE.
Il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America, attualmente oggetto di negoziati volutamente segreti, è qualcosa di più di una semplice trattativa di liberalizzazione commerciale. E’ l’ennesimo attacco frontale che vede lobby economiche, governi e poteri forti accanirsi su quello che rimane dei diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente e di cittadinanza dopo anni di crisi economica e finanziaria, in un più ampio tentativo di disarticolare le conquiste di anni di lotte sociali con le politiche di austerity e di redistribuzione del reddito verso l’alto.
Per questo, come movimenti e organizazioni sociali italiane, abbiamo deciso di mobilitarci per opporci a un disegno politico che ha nella mercificazione dei diritti e nella tutela dei mercati il suo obiettivo principale. Ci appelliamo a tutte le forze sociali , sindacali e politiche del nostro Paese, perché convergano su una mobilitazione comune per fermare il negoziato TTIP , esattamente come accadde alla fine degli anni ’90 con l’Accordo Multilaterale sugli Investimenti , nel decennio scorso con la Direttiva Bolkestein, o più recentemente con il negoziato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), il trattato che con la scusa della lotta alla ‘’pirateria’’ informatica e della salvaguardia del diritto d’ autore avrebbe attentato al diritto alla privacy e al libero accesso alla rete dei cittadini.
Ribellarsi ad un trattato che antepone la logica del profitto illimitato alla tutela dei diritti inalienabili sanciti formalmente nelle convenzioni europee e internazionali, vuol dire assumersi la responsabilità di determinare un cambiamento che sia a beneficio di tutti e non ad appannaggio dei soliti noti.
Il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America, attualmente oggetto di negoziati volutamente segreti, è qualcosa di più di una semplice trattativa di liberalizzazione commerciale. E’ l’ennesimo attacco frontale che vede lobby economiche, governi e poteri forti accanirsi su quello che rimane dei diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente e di cittadinanza dopo anni di crisi economica e finanziaria, in un più ampio tentativo di disarticolare le conquiste di anni di lotte sociali con le politiche di austerity e di redistribuzione del reddito verso l’alto.
Per questo, come movimenti e organizazioni sociali italiane, abbiamo deciso di mobilitarci per opporci a un disegno politico che ha nella mercificazione dei diritti e nella tutela dei mercati il suo obiettivo principale. Ci appelliamo a tutte le forze sociali , sindacali e politiche del nostro Paese, perché convergano su una mobilitazione comune per fermare il negoziato TTIP , esattamente come accadde alla fine degli anni ’90 con l’Accordo Multilaterale sugli Investimenti , nel decennio scorso con la Direttiva Bolkestein, o più recentemente con il negoziato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), il trattato che con la scusa della lotta alla ‘’pirateria’’ informatica e della salvaguardia del diritto d’ autore avrebbe attentato al diritto alla privacy e al libero accesso alla rete dei cittadini.
Ribellarsi ad un trattato che antepone la logica del profitto illimitato alla tutela dei diritti inalienabili sanciti formalmente nelle convenzioni europee e internazionali, vuol dire assumersi la responsabilità di determinare un cambiamento che sia a beneficio di tutti e non ad appannaggio dei soliti noti.
martedì 31 marzo 2015
Opg, addio. I matti sono fuori.
Domani chiudono in tutta Italia gli ospedali psichiatrici giudiziari. Li salutiamo cantando una vecchi canzone di Francesco De Gregori, I matti:
I matti vanno contenti, tra il campo e la ferrovia.
A caccia di grilli e serpenti, a caccia di grilli e serpenti.
I matti vanno contenti a guinzaglio della pazzia,
a caccia di grilli e serpenti, tra il campo e la ferrovia.
I matti non hanno più niente, intorno a loro più nessuna città,
anche se strillano chi li sente, anche se strillano che fa.
I matti vanno contenti, sull'orlo della normalità,
come stelle cadenti, nel mare della Tranquillità.
Trasportando grosse buste di plastica del peso totale del cuore,
piene di spazzatura e di silenzio, piene di freddo e rumore.
I matti non hanno il cuore o se ce l'hanno è sprecato,
è una caverna tutta nera.
I matti ancora lì a pensare a un treno mai arrivato
e a una moglie portata via da chissà quale bufera.
I matti senza la patente per camminare,
i matti tutta la vita, dentro la notte, chiusi a chiave.
I matti vanno contenti, fermano il traffico con la mano,
poi attraversano il mattino, con l'aiuto di un fiasco di vino.
Si fermano lunghe ore, a riposare, le ossa e le ali,
le ossa e le ali, e dentro alle chiese ci vanno a fumare,
centinaia di sigarette davanti all'altare.
I matti vanno contenti, tra il campo e la ferrovia.
A caccia di grilli e serpenti, a caccia di grilli e serpenti.
I matti vanno contenti a guinzaglio della pazzia,
a caccia di grilli e serpenti, tra il campo e la ferrovia.
I matti non hanno più niente, intorno a loro più nessuna città,
anche se strillano chi li sente, anche se strillano che fa.
I matti vanno contenti, sull'orlo della normalità,
come stelle cadenti, nel mare della Tranquillità.
Trasportando grosse buste di plastica del peso totale del cuore,
piene di spazzatura e di silenzio, piene di freddo e rumore.
I matti non hanno il cuore o se ce l'hanno è sprecato,
è una caverna tutta nera.
I matti ancora lì a pensare a un treno mai arrivato
e a una moglie portata via da chissà quale bufera.
I matti senza la patente per camminare,
i matti tutta la vita, dentro la notte, chiusi a chiave.
I matti vanno contenti, fermano il traffico con la mano,
poi attraversano il mattino, con l'aiuto di un fiasco di vino.
Si fermano lunghe ore, a riposare, le ossa e le ali,
le ossa e le ali, e dentro alle chiese ci vanno a fumare,
centinaia di sigarette davanti all'altare.
lunedì 30 marzo 2015
Il Mato Grosso a Calcinato
I volontari dell´Operazione
Mato Grosso passeranno dalle case dei calcinatesi nelle giornate di sabato 4,
domenica 5 e lunedì 6 aprile per raccogliere ferro, metalli, abiti usati,
materiale elettrico e oggetti da mercatino, per sostenere i poveri di Perù,
Brasile, Ecuador e Bolivia. Informazioni ulteriori al 342.0768132.
domenica 29 marzo 2015
Martedì i No Tav al Cominello
Mentre imperversano le bufere giudiziarie sugli affari connessi alla realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità, i comitati No Tav Basso Garda e Alto
Mantovano proseguono l'opera di informazione della cittadinanza.
Per martedì alle ore 20.30 al ristorante Alli Galli, in località Cominello a Lonato, è convocata un'assemblea sui rischi correlati alla costruzione dell´elettrodotto che raggiungerà il cantiere di Campagna. All´incontro, durante il quale saranno affrontati anche altri temi legati all´alta velocità, saranno presenti alcuni esperti di Medicina Democratica e periti in materia di espropri.
Per martedì alle ore 20.30 al ristorante Alli Galli, in località Cominello a Lonato, è convocata un'assemblea sui rischi correlati alla costruzione dell´elettrodotto che raggiungerà il cantiere di Campagna. All´incontro, durante il quale saranno affrontati anche altri temi legati all´alta velocità, saranno presenti alcuni esperti di Medicina Democratica e periti in materia di espropri.
sabato 28 marzo 2015
Con la Fiom, oggi a Roma
Piu'
volte nella storia d'Italia il sindacato dei metalmeccanici ha saputo
promuovere e guidare la lotta delle classi sociali sfruttate ed oppresse
e conquistare dignita' e diritti per tutte e tutti; ancora una volta
promuove un'iniziativa necessaria per contrastare la violenza
rapinatrice dispiegata dalle classi dominanti e dai loro protervi
comitati d'affari; ancora una volta chiama alla mobilitazione in difesa
dei piu' elementari diritti di ogni essere umano; ancora una volta
chiede alle oppresse e agli oppressi di unirsi nella lotta per resistere
alla barbarie delle oligarchie finanziarie, dell'imperialismo
onnidistruttivo, del sistema dell'universale sfruttamento e
dell'universal corruzione e devastazione; ancora una volta convoca le
oppresse e gli oppressi ad unirsi nella lotta per la comune liberazione
dell'umanita', per la difesa della biosfera, per una vita degna e una
societa' solidale; ancora una volta fa appello all'impegno comune per il
bene comune, per la difesa e l'inveramento dei valori e dei diritti
stabiliti nella Costituzione della Repubblica Italiana che poteri
scellerati stanno aggredendo e vorrebbero smantellare.
*
La
manifestazione del 28 marzo, nella sua nuda essenza, nella sua
effettuale necessita', e' questo: un invito ad ogni persona di volonta'
buona ad unirsi all'impegno comune affinche' sia riconosciuto il diritto
di ogni persona alla vita, alla dignita', alla solidarieta'; affinche'
siano difese le fondamenta stesse della vita civile, dell'umana
convivenza.
L'uguaglianza di diritti e la condivisione dei doveri: da ciascuno secondo le sue capacita', a ciascuno secondo i suoi bisogni.
Il
lavoro che garantisce le condizioni materiali dell'esistenza, e che non
sia schiavitu' e sofferenza, ma valorizzazione e realizzazione
dell'umano responsabile esser presente nel mondo.
La
democrazia come metodo di risoluzione dei conflitti e di composizione
degli interessi, come garanzia di giustizia e liberta', come
condivisione delle risorse, come sistema che riconosce i bisogni ed
invera i diritti di tutti gli esseri umani.
La giustizia sociale senza la quale la societa' non e' piu' tale, ma solo sopraffazione, rapina, barbarie.
La legalita' che salva le vite, difesa del debole dall'arbitrio del forte.
La pace, valore supremo e bisogno primario per la salvezza dell'umanita' e della biosfera.
*
Aderiamo quindi alla manifestazione del 28 marzo a Roma.
Essa
va nella giusta direzione: resistenza alla violenza, costruzione della
solidarieta', proposta della giustizia, impegno condiviso per il bene
comune.
venerdì 27 marzo 2015
Don Ciotti, una lezione di vita
Per festeggiare i primi vent'anni di Libera - network di oltre 1600 associazioni, nomi e numeri contro le
mafie - vi proponiamo la registrazione audio della conferenza che il suo fondatore e presidente don Luigi Ciotti ha tenuto ieri al Gardaforum davanti agli studenti dell'Istituto Don Milani di Montichiari:
giovedì 26 marzo 2015
Un anno di vita per la nonviolenza
Con la riapertura del Bando per il
servizio civile nazionale è stato varato il progetto “Azione, partecipazione
nonviolenza", presentato dal Movimento Nonviolento di via Milano 65
a Brescia. Esso prevede l’utilizzo nella storica sede pacifista di due
giovani volontari disponibili a prestare la propria opera per 30 ore
settimanali nell’arco di un anno, retribuiti 433,80 euro mensilmente. La
proposta è rivolta ai cittadini di età compresa fra i 18 e i 28 anni in
possesso del diploma di scuola media superiore.
Da 44 anni il Movimento nonviolento crea e organizza quotidianamente attività e iniziative per la pace, il disarmo, le obiezioni di coscienza, la opposizione contro gli insediamenti militari e le industrie belliche, l’educazione alla mondialità, la difesa della salute dell’ambiente e dei cittadini. Promuove campagne per l'eliminazione delle armi e la riconciliazione fra i popoli e dispone di una biblioteca con 3.500 volumi in consultazione e in prestito, 28 riviste in abbonamento e circa 75.000 documenti (volantini, opuscoli, dossier, articoli di giornale, lettere, studi critici e saggi brevi), ponendosi come punto di aggregazione ed animazione culturale sul territorio provinciale.
Il bando scade giovedì 16 aprile alle ore 14. Gli interessati possono cliccare in rete http://nonviolenti.org o telefonare al numero 339.6243617 o ancora inviare una e-mail all’indirizzo movimentononviolento.bs@alice.it.
Da 44 anni il Movimento nonviolento crea e organizza quotidianamente attività e iniziative per la pace, il disarmo, le obiezioni di coscienza, la opposizione contro gli insediamenti militari e le industrie belliche, l’educazione alla mondialità, la difesa della salute dell’ambiente e dei cittadini. Promuove campagne per l'eliminazione delle armi e la riconciliazione fra i popoli e dispone di una biblioteca con 3.500 volumi in consultazione e in prestito, 28 riviste in abbonamento e circa 75.000 documenti (volantini, opuscoli, dossier, articoli di giornale, lettere, studi critici e saggi brevi), ponendosi come punto di aggregazione ed animazione culturale sul territorio provinciale.
Il bando scade giovedì 16 aprile alle ore 14. Gli interessati possono cliccare in rete http://nonviolenti.org o telefonare al numero 339.6243617 o ancora inviare una e-mail all’indirizzo movimentononviolento.bs@alice.it.
mercoledì 25 marzo 2015
La truffa delle Grandi opere
Sul sistema delle grandi opere, mostra l'inchiesta in corso, è necessario un deciso cambio di passo. A partire dagli effetti distorsivi della Legge Obiettivo, sulla sterminata lista di opere che si vorrebbe realizzare di nessuna utilità collettiva, fino alle deroghe e proroghe che diventano la regola nel sistema degli affidamenti
La nuova inchiesta della Procura di Firenze sulla
corruzione nelle grandi opere pubbliche, con 51 indagati, che ha portato
all’arresto tra gli altri di Ercole Incalza ed alle dimissioni del
Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, rende
purtroppo evidente il cronico ed endemico legame tra realizzare
infrastrutture, distorsione delle regole e malaffare. Numerose sono le
grandi opere nel mirino delle inchieste: tratte ad Alta velocità come il
terzo valico Milano-Genova, il sottoattraversamento AV di Firenze, l’AV
Brescia-Verona, o le grandi autostrade come la Orte-Mestre, la
Pedemontana Veneta e quella Lombarda, la Cispadana. Ma anche linee
metropolitane come la linea C di Roma, e la M4 ed M5 a Milano.
Incredibilmente dieci di queste grandi opere avevano lo stesso direttore
dei lavori, ora arrestato nell’ambito dell’inchiesta.
Sarà la magistratura a stabilire le responsabilità personali di tutti i soggetti indagati nel Sistema degli appalti pubblici, mentre sul piano politico ed istituzionale abbiamo l’obbligo di un cambio deciso di passo sul sistema delle grandi opere. Sugli effetti distorsivi della Legge Obiettivo, sulla sterminata lista di opere che si vorrebbe realizzare di nessuna utilità collettiva, sulle deroghe e proroghe che diventano la regola nel sistema degli affidamenti, sulla mancanza di una credibile Politica dei Trasporti sostenibile. Così, nel caso più macroscopico delle scelte per mobilità e trasporti, non si è mai valutata la qualità del servizio da offrire ai cittadini dando priorità al trasporto pendolare e nelle città, ma piuttosto si sono privilegiati gli investimenti ad alta intensità di cemento, asfalto e consumo di suolo.
E’ il 9° rapporto sullo Stato di Attuazione della Legge Obiettivo, elaborato dal Servizio Studi Camera, Cresme ed Autorità Anticorruzione che espone i numeri esatti. Dal 2001 al 2014 le grandi opere strategiche sono diventate 419 ed il costo presunto pari a 383 miliardi di euro. Di queste quelle inserite nell’Allegato Infrastrutture 2014 del Governo valgono 285 miliardi di euro, ma quelle che effettivamente hanno un progetto preliminare o definitivo approvato al Cipe sono pari a 153 miliardi di Euro. Secondo il rapporto le opere completate si fermano a 6.5 miliardi di euro pari al 4,3% del totale. Se si considerano i singoli lotti ultimati questa percentuale sale all’8,4% del totale. Per quanto riguarda la tipologia di opere il 95% del totale riguarda infrastrutture nei trasporti: tra queste ben il 52% sono strade ed autostrade, gli investimenti ferroviari il 35% e le metropolitane poco più del 6%.
Più che evidente che se le liste sono sterminate, le risorse pubbliche assai scarse, le risorse private un miraggio sventolato per farsi approvare i progetti, i sistemi di decisione accentrati e semplificatori, in assenza di valutazioni Costi Benefici accurate e senza Valutazione Ambientale Strategica sulle grandi opere, l’unico criterio di selezione diventano le pressioni debite e soprattutto quelle indebite per fare avanzare e finanziare un’opera invece di un’altra al Cipe.
Da notare che una buona parte di grandi opere sono realizzate in concessione senza gara, (vi è solo un obbligo di porre una quota dei lavori a gara sul mercato), come il Mose, le grandi Autostrade private e pubbliche in concessione, l’Alta velocità ferroviaria: ne deriva un sistema bloccato e dei soliti noti, sia sul piano delle imprese che dei referenti politici.
La legge Obiettivo, voluta dal Governo Berlusconi nel 2001, nel corso del tempo è stata anche peggiorata, con la possibilità di realizzare lotti funzionali e poi ancora “lotti costruttivi” tradendo quindi completamente la logica dei “tempi certi e costi certi” per le infrastrutture. E poi le semplificazioni procedurali, la Struttura Tecnica di Missione e le decisioni al Cipe, l’esclusione degli Enti locali, il General Contractor che diviene un soggetto privato impossibile da vigilare, le Valutazioni di Impatto Ambientale addomesticate.
A questo si aggiunga un Codice Appalti del 2006 con un doppio regime tra opere ordinarie e opere strategiche, con continue modifiche normative che rendono ormai impossibile comprendere cosa e come applicare le procedure, rendendo ancora più facile la vita a chi le regole le vuole evadere per i propri interessi privati.
Ed in continuità con queste distorsioni è stata anche l’approvazione nel 2014 del Decreto Sblocca Italia, dove con l’articolo 5, il Governo vuole prorogare la scadenza delle concessioni autostradali allungandogli la vita per realizzare le grandi autostrade, nonostante che robuste proroghe siano a suo tempo già state assicurate alle Concessionarie, evitando quindi le gare. Con tanto di aiuti fiscali retroattivi all’Autostrada Orte-Mestre ed ampie garanzie pubbliche verso i privati, come ben descritto nel testo di denuncia “Rottama Italia. Perché lo Sblocca Italia è una minaccia per la democrazia ed il nostro futuro.” (Altreconomia Edizioni, 2015).
Non a caso il Presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone, si è scagliato contro queste proroghe delle concessioni ed ha definito la Legge Obiettivo “criminogena”.
Noi ambientalisti abbiamo contestato da sempre e duramente la Legge Obiettivo, ed ancora prima la logica dei grandi eventi come Mondiali ‘90 e Colombiane ‘92, o il sistema delle Ordinanze della Protezione Civile, delle ricostruzioni post terremoto e delle grandi emergenze, vere false o presunte, invocate per evitare gare ed una selezione trasparente gli investimenti utili. Ma fino ad oggi è stato impossibile vincere la battaglia delle "opere utili" con i mezzi delle razionali analisi tecniche su costi e benefici, della discussione aperta e democratica su cosa sia davvero necessario per realizzare trasporti e infrastrutture efficienti. E’ stato impossibile perché la commistione fra irresponsabilità politica, strapotere di funzionari pubblici inamovibili, appetiti di imprenditori senza scrupoli, “deregulation” che ha fortemente ridotto le garanzie sulla trasparenza amministrativa, la mancanza di politiche dei trasporti, hanno impedito un processo decisionale pubblico e scelte razionali nell’interesse collettivo.
Questo sistema ha di certo complicato anche la vita e l’attività delle imprese sane, quelle capaci di progettare e lavorare seriamente, di realizzare investimenti complessi e promuovere l’innovazione, che spesso per sopravvivere nel mercato, ancora di più in tempi di crisi dell’edilizia, si sono dovute “adattare” al Sistema distorto degli appalti pubblici.
Adesso è il momento di voltare pagina. E’ necessario abolire la Legge Obiettivo, il suo elenco di opere spesso inutili e insostenibili e di procedure che scavalcano procedure e regole a difesa delle finanze pubbliche e dell'ambiente: bisogna rivedere le norme sulla valutazione di impatto ambientale, permettendo un vero “dibattito pubblico” che consenta una valutazione ponderata e partecipata su cosa serva davvero al territorio, alle città e alla comunità.
Va poi rivisto il Codice Appalti del 2006, introducendo norme chiare e semplici per garantire gare trasparenti e piena concorrenza nel mercato dei lavori pubblici, impedire ogni genere di proroga o deroga rispetto alle vie ordinarie, rafforzare i poteri d’intervento dell’Autorità Anticorruzione.
È indispensabile eliminare quelle disposizioni contenute nel Decreto "Sblocca Italia" e nell’ultima Legge di Stabilità che nel solco della Legge Obiettivo aprono la strada a una nuova ondata di opere di nessuna utilità pubblica (trivellazioni petrolifere, inceneritori di rifiuti) ed elargiscono inaccettabili “favori” a lobby potenti con la proroga delle concessioni ai “signori delle autostrade”.
Insieme a tutto questo, è urgente riconsiderare le scelte su opere in corsa – dal tunnel per l’alta velocità Torino-Lione, al “terzo valico Milano-Genova, ai progetti di nuove autostrade (Lombardia e Veneto, Orte-Mestre, Autostrada della Maremma) - che a fronte di un costo per la collettività esorbitante, non servono a risolvere i problemi di mobilità dei cittadini/e ed hanno un elevato impatto ambientale.
Per scegliere le opere utili, grandi e piccole che siano, serve invece adottare un Piano dei Trasporti e della Logistica Sostenibile, applicando alle grandi opere le procedure previste dalle Direttive Europee per la Valutazione Ambientale Strategica. E’ dal 2001, quando fu messo rapidamente nel cassetto il PGTL del Ministro Bersani ed approvata dal centrodestra la Legge Obiettivo, che parliamo solo di liste e di grandi opere, senza una politica dei trasporti strategica, sostenibile e capace di futuro. Una politica di non solo infrastrutture, ma fatta di servizi di trasporto per i pendolari e le città, dove si muovono due terzi dei cittadini e che oggi non hanno un sistema di trasporto adeguato ed efficiente.
La corruzione è furto di bene comune, furto di diritti e di speranze, di opportunità e di lavoro. Per sconfiggerla occorrono innanzitutto leggi all’altezza: rapida approvazione del 416ter e della legge sugli ecoreati; confisca dei beni ai corrotti; pene adeguate per "reati civetta" come il falso in bilancio, l'autoriciclaggio, l'evasione fiscale; norme rigorose sul conflitto d’interessi. Ma le leggi da sole non bastano: serve anche l'impegno di tutti - a cominciare da quanti hanno titolo nelle decisioni pubbliche - a farle vivere attraverso le scelte e i comportamenti quotidiani.
Infine, è decisivo che la scelta del/la nuovo/a Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti - che il Presidente del Consiglio Renzi si appresta a scegliere - risponda a un radicale cambio di rotta negli indirizzi e nei metodi delle politiche pubbliche in materia di infrastrutture. Occorre un/a Ministro consapevole che le grandi opere essenziali per l’Italia sono quelle dettate dall’interesse generale di tutti, non quelle imposte dalla convenienza privata di pochissimi: sono, dunque, rimettere in sesto il nostro territorio, assicurare una mobilità pubblica efficiente nelle città e rimediare allo stato arretrato del trasporto regionale, puntare sul ferro e sul cabotaggio costiero per il trasporto delle merci smettendo di favorire con regali milionari il settore dell’autotrasporto.
Questo gli ecologisti reclamano inutilmente da anni. Se il Governo vuole davvero demolire la “cupola” che da anni governa i grandi affari delle grandi opere, l’occasione è oggi.
Anna Donati, www.sbilanciamoci.info, 25 marzo 2015
Sarà la magistratura a stabilire le responsabilità personali di tutti i soggetti indagati nel Sistema degli appalti pubblici, mentre sul piano politico ed istituzionale abbiamo l’obbligo di un cambio deciso di passo sul sistema delle grandi opere. Sugli effetti distorsivi della Legge Obiettivo, sulla sterminata lista di opere che si vorrebbe realizzare di nessuna utilità collettiva, sulle deroghe e proroghe che diventano la regola nel sistema degli affidamenti, sulla mancanza di una credibile Politica dei Trasporti sostenibile. Così, nel caso più macroscopico delle scelte per mobilità e trasporti, non si è mai valutata la qualità del servizio da offrire ai cittadini dando priorità al trasporto pendolare e nelle città, ma piuttosto si sono privilegiati gli investimenti ad alta intensità di cemento, asfalto e consumo di suolo.
E’ il 9° rapporto sullo Stato di Attuazione della Legge Obiettivo, elaborato dal Servizio Studi Camera, Cresme ed Autorità Anticorruzione che espone i numeri esatti. Dal 2001 al 2014 le grandi opere strategiche sono diventate 419 ed il costo presunto pari a 383 miliardi di euro. Di queste quelle inserite nell’Allegato Infrastrutture 2014 del Governo valgono 285 miliardi di euro, ma quelle che effettivamente hanno un progetto preliminare o definitivo approvato al Cipe sono pari a 153 miliardi di Euro. Secondo il rapporto le opere completate si fermano a 6.5 miliardi di euro pari al 4,3% del totale. Se si considerano i singoli lotti ultimati questa percentuale sale all’8,4% del totale. Per quanto riguarda la tipologia di opere il 95% del totale riguarda infrastrutture nei trasporti: tra queste ben il 52% sono strade ed autostrade, gli investimenti ferroviari il 35% e le metropolitane poco più del 6%.
Più che evidente che se le liste sono sterminate, le risorse pubbliche assai scarse, le risorse private un miraggio sventolato per farsi approvare i progetti, i sistemi di decisione accentrati e semplificatori, in assenza di valutazioni Costi Benefici accurate e senza Valutazione Ambientale Strategica sulle grandi opere, l’unico criterio di selezione diventano le pressioni debite e soprattutto quelle indebite per fare avanzare e finanziare un’opera invece di un’altra al Cipe.
Da notare che una buona parte di grandi opere sono realizzate in concessione senza gara, (vi è solo un obbligo di porre una quota dei lavori a gara sul mercato), come il Mose, le grandi Autostrade private e pubbliche in concessione, l’Alta velocità ferroviaria: ne deriva un sistema bloccato e dei soliti noti, sia sul piano delle imprese che dei referenti politici.
La legge Obiettivo, voluta dal Governo Berlusconi nel 2001, nel corso del tempo è stata anche peggiorata, con la possibilità di realizzare lotti funzionali e poi ancora “lotti costruttivi” tradendo quindi completamente la logica dei “tempi certi e costi certi” per le infrastrutture. E poi le semplificazioni procedurali, la Struttura Tecnica di Missione e le decisioni al Cipe, l’esclusione degli Enti locali, il General Contractor che diviene un soggetto privato impossibile da vigilare, le Valutazioni di Impatto Ambientale addomesticate.
A questo si aggiunga un Codice Appalti del 2006 con un doppio regime tra opere ordinarie e opere strategiche, con continue modifiche normative che rendono ormai impossibile comprendere cosa e come applicare le procedure, rendendo ancora più facile la vita a chi le regole le vuole evadere per i propri interessi privati.
Ed in continuità con queste distorsioni è stata anche l’approvazione nel 2014 del Decreto Sblocca Italia, dove con l’articolo 5, il Governo vuole prorogare la scadenza delle concessioni autostradali allungandogli la vita per realizzare le grandi autostrade, nonostante che robuste proroghe siano a suo tempo già state assicurate alle Concessionarie, evitando quindi le gare. Con tanto di aiuti fiscali retroattivi all’Autostrada Orte-Mestre ed ampie garanzie pubbliche verso i privati, come ben descritto nel testo di denuncia “Rottama Italia. Perché lo Sblocca Italia è una minaccia per la democrazia ed il nostro futuro.” (Altreconomia Edizioni, 2015).
Non a caso il Presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone, si è scagliato contro queste proroghe delle concessioni ed ha definito la Legge Obiettivo “criminogena”.
Noi ambientalisti abbiamo contestato da sempre e duramente la Legge Obiettivo, ed ancora prima la logica dei grandi eventi come Mondiali ‘90 e Colombiane ‘92, o il sistema delle Ordinanze della Protezione Civile, delle ricostruzioni post terremoto e delle grandi emergenze, vere false o presunte, invocate per evitare gare ed una selezione trasparente gli investimenti utili. Ma fino ad oggi è stato impossibile vincere la battaglia delle "opere utili" con i mezzi delle razionali analisi tecniche su costi e benefici, della discussione aperta e democratica su cosa sia davvero necessario per realizzare trasporti e infrastrutture efficienti. E’ stato impossibile perché la commistione fra irresponsabilità politica, strapotere di funzionari pubblici inamovibili, appetiti di imprenditori senza scrupoli, “deregulation” che ha fortemente ridotto le garanzie sulla trasparenza amministrativa, la mancanza di politiche dei trasporti, hanno impedito un processo decisionale pubblico e scelte razionali nell’interesse collettivo.
Questo sistema ha di certo complicato anche la vita e l’attività delle imprese sane, quelle capaci di progettare e lavorare seriamente, di realizzare investimenti complessi e promuovere l’innovazione, che spesso per sopravvivere nel mercato, ancora di più in tempi di crisi dell’edilizia, si sono dovute “adattare” al Sistema distorto degli appalti pubblici.
Adesso è il momento di voltare pagina. E’ necessario abolire la Legge Obiettivo, il suo elenco di opere spesso inutili e insostenibili e di procedure che scavalcano procedure e regole a difesa delle finanze pubbliche e dell'ambiente: bisogna rivedere le norme sulla valutazione di impatto ambientale, permettendo un vero “dibattito pubblico” che consenta una valutazione ponderata e partecipata su cosa serva davvero al territorio, alle città e alla comunità.
Va poi rivisto il Codice Appalti del 2006, introducendo norme chiare e semplici per garantire gare trasparenti e piena concorrenza nel mercato dei lavori pubblici, impedire ogni genere di proroga o deroga rispetto alle vie ordinarie, rafforzare i poteri d’intervento dell’Autorità Anticorruzione.
È indispensabile eliminare quelle disposizioni contenute nel Decreto "Sblocca Italia" e nell’ultima Legge di Stabilità che nel solco della Legge Obiettivo aprono la strada a una nuova ondata di opere di nessuna utilità pubblica (trivellazioni petrolifere, inceneritori di rifiuti) ed elargiscono inaccettabili “favori” a lobby potenti con la proroga delle concessioni ai “signori delle autostrade”.
Insieme a tutto questo, è urgente riconsiderare le scelte su opere in corsa – dal tunnel per l’alta velocità Torino-Lione, al “terzo valico Milano-Genova, ai progetti di nuove autostrade (Lombardia e Veneto, Orte-Mestre, Autostrada della Maremma) - che a fronte di un costo per la collettività esorbitante, non servono a risolvere i problemi di mobilità dei cittadini/e ed hanno un elevato impatto ambientale.
Per scegliere le opere utili, grandi e piccole che siano, serve invece adottare un Piano dei Trasporti e della Logistica Sostenibile, applicando alle grandi opere le procedure previste dalle Direttive Europee per la Valutazione Ambientale Strategica. E’ dal 2001, quando fu messo rapidamente nel cassetto il PGTL del Ministro Bersani ed approvata dal centrodestra la Legge Obiettivo, che parliamo solo di liste e di grandi opere, senza una politica dei trasporti strategica, sostenibile e capace di futuro. Una politica di non solo infrastrutture, ma fatta di servizi di trasporto per i pendolari e le città, dove si muovono due terzi dei cittadini e che oggi non hanno un sistema di trasporto adeguato ed efficiente.
La corruzione è furto di bene comune, furto di diritti e di speranze, di opportunità e di lavoro. Per sconfiggerla occorrono innanzitutto leggi all’altezza: rapida approvazione del 416ter e della legge sugli ecoreati; confisca dei beni ai corrotti; pene adeguate per "reati civetta" come il falso in bilancio, l'autoriciclaggio, l'evasione fiscale; norme rigorose sul conflitto d’interessi. Ma le leggi da sole non bastano: serve anche l'impegno di tutti - a cominciare da quanti hanno titolo nelle decisioni pubbliche - a farle vivere attraverso le scelte e i comportamenti quotidiani.
Infine, è decisivo che la scelta del/la nuovo/a Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti - che il Presidente del Consiglio Renzi si appresta a scegliere - risponda a un radicale cambio di rotta negli indirizzi e nei metodi delle politiche pubbliche in materia di infrastrutture. Occorre un/a Ministro consapevole che le grandi opere essenziali per l’Italia sono quelle dettate dall’interesse generale di tutti, non quelle imposte dalla convenienza privata di pochissimi: sono, dunque, rimettere in sesto il nostro territorio, assicurare una mobilità pubblica efficiente nelle città e rimediare allo stato arretrato del trasporto regionale, puntare sul ferro e sul cabotaggio costiero per il trasporto delle merci smettendo di favorire con regali milionari il settore dell’autotrasporto.
Questo gli ecologisti reclamano inutilmente da anni. Se il Governo vuole davvero demolire la “cupola” che da anni governa i grandi affari delle grandi opere, l’occasione è oggi.
Anna Donati, www.sbilanciamoci.info, 25 marzo 2015
Iscriviti a:
Post (Atom)


