giovedì 11 dicembre 2014

Domani è sciopero generale

Lo scio­pero gene­rale gode di uno sta­tuto del tutto par­ti­co­lare. Su di esso con­ver­gono aspet­ta­tive e valori sim­bo­lici, per­fino mito­lo­gie, che ecce­dono pale­se­mente i con­sueti con­fini di una ver­tenza sin­da­cale. È nella sua stessa natura il com­pito di pro­porsi obiet­tivi che riguar­dino tutti, o almeno tutti i lavo­ra­tori. Per que­sto esso rap­pre­senta il punto in cui la dimen­sione sin­da­cale e quella poli­tica rive­lano la mas­sima con­ti­guità. A mag­gior ragione in un tempo in cui la distin­zione tra poli­tica ed eco­no­mia appare sem­pre più priva di fondamento.
Ma pro­prio per que­ste sue carat­te­ri­sti­che lo scio­pero gene­rale deve fare i conti con le tra­sfor­ma­zioni subite, nel tempo, dalla società e dalle forme del lavoro. Quei tutti si pre­sen­tano oggi assai più diso­mo­ge­nei e arti­co­lati di quanto non fos­sero una tren­tina di anni fa. In larga parte il loro con­tri­buto alla «pro­du­zione di società» non è nean­che rico­no­sciuto come atti­vità lavorativa.
Molti, disoc­cu­pati, pre­cari, auto­nomi non dispon­gono nem­meno di un lavoro che possa essere sospeso, eppure rap­pre­sen­tano un ele­mento deci­sivo di quella dimen­sione «gene­rale» alla quale lo scio­pero dovrebbe rivolgersi.
Agire su que­sto piano signi­fica uscire (senza benin­teso tra­scu­rarla) dalla sola con­di­zione del lavoro dipen­dente non­ché dall’illusione che un giorno tutti pos­sano rien­trarvi secondo la mito­lo­gia della «piena occu­pa­zione». Que­ste carat­te­ri­sti­che spie­gano per­ché sia tanto dif­fi­col­toso pro­cla­mare uno scio­pero gene­rale e, ancor più, garan­tirne il suc­cesso e con­se­guirne gli obiet­tivi. Inclu­dere gli esclusi da tutele e diritti nella sua sfera di azione.
L’ Ita­lia è un paese spic­ca­ta­mente cor­po­ra­tivo con una tenace tra­di­zione plu­ri­se­co­lare. In fondo il fasci­smo aveva visto giu­sto nello scom­met­tere su que­sta ere­dità sto­rica. Non sono poi molti i pas­saggi della sto­ria ita­liana in cui la gab­bia cor­po­ra­tiva è stata deci­sa­mente scar­di­nata: le camere del lavoro nell’ultimo decen­nio dell’Ottocento, la resi­stenza anti­fa­sci­sta, appunto, la sta­gione con­flit­tuale a cavallo tra gli anni Ses­santa e Set­tanta del secolo scorso. Tutte fonti di ispi­ra­zione for­te­mente appan­nate o del tutto tra­vi­sate nel loro signi­fi­cato e nel loro insegnamento.
La «casta», con la sua tona­lità sacrale ed euge­ne­tica, è una defi­ni­zione deci­sa­mente fuor­viante sep­pure insi­sten­te­mente appli­cata al nostro ceto poli­tico, il quale non è in realtà altro che una cor­po­ra­zione non diversa (con buona pace di Max Weber) da quella dei notai, dei far­ma­ci­sti, dei tas­si­sti o dei gior­na­li­sti. Una cor­po­ra­zione impe­gnata nella con­ser­va­zione di se stessa, della pro­pria orga­niz­za­zione del lavoro e delle regole di accesso al «mestiere». Sol­tanto un po’ più potente delle altre cor­po­ra­zioni, ma ispi­rata da una logica analoga.
A que­sto si ritorna, dopo l’esecrato ten­ta­tivo ber­lu­sco­niano di sosti­tuire alla forma cor­po­ra­tiva quella della com­pa­gnia di ven­tura e dell’esercito mercenario.
L’antica tra­di­zione dei mestieri e della loro auto­di­fesa soprav­vive anche nell’organizzazione sin­da­cale «per cate­go­rie». Se è vero che esi­ste una «con­fe­de­ra­zione gene­rale» che le riu­ni­sce tutte per rap­pre­sen­tare l’interesse dell’insieme dei lavo­ra­tori, è anche vero che nella defi­ni­zione dei con­fini di que­sto inte­resse, dei suoi organi di governo e delle sue forme di azione pesano i rap­porti di forze, nume­rici e poli­tici, tra le diverse «cate­go­rie». Senza con­tare le pre­ro­ga­tive pro­prie del «mestiere di sin­da­ca­li­sta». Il sistema fu desta­bi­liz­zato alla fine degli anni Ses­santa e nei primi Set­tanta dall’irruzione dell’«operaio massa», e dalla con­se­guente «socia­liz­za­zione» della con­di­zione ope­raia, ma si è poi rior­ga­niz­zato nel corso di una lunga sta­gione di con­cer­ta­zione e di arre­tra­mento. La vicenda è nota. Nel frat­tempo si con­su­mava un gigan­te­sco esodo verso il pre­ca­riato e verso con­di­zioni di vita e di atti­vità non più cer­ti­fi­ca­bili come «lavoro», verso l’immiserimento e la fram­men­ta­zione delle fonti di red­dito cui si aggiun­geva il pro­gres­sivo sman­tel­la­mento del welfare.
È pro­prio que­sto pro­cesso a creare per la prima volta le con­di­zioni per una solu­zione di con­ti­nuità con la tra­di­zione cor­po­ra­tiva che ci tra­sci­niamo die­tro da secoli. Atti­vità fon­date sull’intermittenza, sull’incertezza, sull’occasione, sulla con­ti­nua ricon­ver­sione del pro­prio agire, spesso con­si­de­rate una sem­plice fase di tran­sito tra una con­di­zione e un’altra, si col­lo­cano agli anti­podi di ogni pro­spet­tiva cor­po­ra­tiva. Lo stesso mondo rela­zio­nale del lavo­ra­tore pre­ca­rio, auto­nomo o sotto con­tratto a ter­mine, non si lascia rac­chiu­dere entro uno spe­ci­fico ambiente pro­fes­sio­nale. A costi­tuirlo non sono le rela­zioni con il simile, ma con il diverso. Il pre­ca­rio non ha «col­le­ghi» più solidi di un occa­sio­nale com­pa­gno di strada, ma una infi­nità di sog­getti ne con­di­vi­dono la con­di­zione di sfrut­ta­mento e di ricatto. I ter­mini «gene­rici» della sua vita attiva gli con­fe­ri­scono, appunto, un carat­tere «gene­rale» che non si lascia orga­niz­zare in nes­sun sistema di «cate­go­rie». Sep­pure dei «pre­cari» stessi si sia soliti ragio­nare come di una spe­ci­fica «cate­go­ria» da affian­care a quelle del lavoro dipen­dente nelle quali finirà coll’essere rias­sor­bita e addo­me­sti­cata. Ma pro­prio per­ché la con­di­zione pre­ca­ria resta inde­fi­nita, irri­du­ci­bile al «par­ti­co­lare», i suoi inte­ressi si svi­lup­pano piut­to­sto in una dire­zione neces­sa­ria­mente uni­ver­sa­li­stica. Anche se, con­verrà sot­to­li­nearlo, nell’ambito del lavoro pre­ca­rio non man­cano sog­getti desi­de­rosi di essere rico­no­sciuti (e pre­miati) per la pro­pria spe­ci­fi­cità pro­fes­sio­nale. Nella qual cosa non vi sarebbe nulla di male, se non nel pren­dere cor­po­ra­ti­va­mente le distanze da quell’interesse di tutti, che costi­tui­rebbe il prin­ci­pale ele­mento di forza del lavoro auto­nomo e intermittente.
Que­sto feno­meno mette però pie­na­mente in luce un pro­blema. Sfug­gire a una forma di orga­niz­za­zione cor­po­ra­tiva non signi­fica ancora averne indi­vi­duata una diversa. Se le cor­po­ra­zioni hanno svi­lup­pato al loro interno soli­da­rietà e coe­sione, nel mondo del lavoro «gene­rico e gene­rale» regna la «com­pe­ti­ti­vità», la con­cor­renza. Sfrut­tare la com­pe­ti­zione tra i sin­goli con­tro l’arroccamento cor­po­ra­tivo, ma anche con­tro la legit­tima auto­di­fesa del lavoro dipen­dente, è pre­ci­sa­mente la stra­te­gia per­se­guita dalla cosid­detta riforma del mer­cato del lavoro. Con­trap­porre, cioè, un par­ti­co­la­ri­smo coeso a un uni­ver­sa­li­smo disgre­gato, il soli­da­ri­smo del lavoro dipen­dente alla com­pe­ti­ti­vità di quello autonomo.
Acce­dere al piano di una lotta gene­rale impli­che­rebbe, invece, che gli uni e gli altri ricon­si­de­rino la pro­pria con­di­zione rispetto all’elemento che gli difetta. Il rap­porto tra «scio­pero gene­rale» e «scio­pero sociale» si gioca tutto intorno a que­sto nodo.
Altri­menti l’interesse di tutti, rischia di assu­mere tratti inquie­tanti. Come quel nazio­na­li­smo aggres­sivo in cui il fasci­smo faceva con­fluire il destino uni­ta­rio dello stato cor­po­ra­tivo. Il cosid­detto «inte­resse del paese», la pan­to­mima del brac­cio di ferro con l’Europa dei «fal­chi», la reto­rica patriot­tica e l’orgoglio di fac­ciata del «noi» nazio­nale, magari accom­pa­gnato da pul­sioni xeno­fobe, fini­ranno col sosti­tuire il reci­proco rico­no­sci­mento tra i sog­getti fal­ci­diati dalla crisi e dal suo governo. È la favola del «sistema paese», dove gli 80 euro in busta paga con­vi­vono con la tas­sa­zione furi­bonda del lavoro auto­nomo, con i licen­zia­menti, con l’esclusione sociale, con il dila­gare del lavoro gra­tuito e sot­to­pa­gato, con i pri­vi­legi cor­po­ra­tivi che uno scio­pero che si voglia dav­vero «gene­rale» dovrebbe ini­ziare a smon­tare nei fatti. Sarebbe bello poterci credere.
Marco Bascetta, il manifesto, 10.12.2014

mercoledì 10 dicembre 2014

Perché uscire dalla Nato

L'Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato, cifra in realta' superiore che il Sipri quantifica in 72 milioni di euro al giorno.
Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell'Alleanza, la spesa militare italiana dovra' essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno.
E' un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, che potrebbe essere fortemente ridotto se l'Italia uscisse dalla Nato.
L'Alleanza Atlantica persegue una strategia espansionistica e aggressiva.
Dopo la fine della guerra fredda, ha demolito con la guerra la Federazione Jugoslava; ha inglobato tutti i paesi dell'ex Patto di Varsavia, tre dell'ex Urss e due della ex Jugoslavia; ha occupato militarmente l'Afghanistan; ha demolito con la guerra la Libia e tentato di fare lo stesso con la Siria.
Ha concorso a provocare lì'avvio di un nuovo pericoloso confronto con la Russia.
Ha iniziato a proiettare le sue forze militari nell'Oceano Indiano nel quadro di una strategia che mira alla regione Asia-Pacifico, provocando un confronto militare con la Cina.
In tale quadro, le forze armate italiane vengono proiettate in paesi esterni all'area dell'Alleanza, per missioni internazionali che, anche quando vengono definite di "peacekeeping", sono guerre finalizzate alla demolizione di interi Stati (come gia' avvenuto con la Federazione Jugoslava e la Libia).
Uscendo dalla Nato, l'Italia si sgancerebbe da questa strategia di guerra permanente, che viola la nostra Costituzione, in particolare l'articolo 11, e danneggia i nostri reali interessi nazionali.
L'appartenenza alla Nato priva la Repubblica italiana della capacita' di effettuare scelte autonome di politica estera e militare, decise democraticamente dal Parlamento sulla base dei principi costituzionali.
La piu' alta carica militare della Nato, quella di Comandante supremo alleato in Europa, spetta sempre a un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati Uniti e anche gli altri comandi chiave della Nato sono affidati ad alti ufficiali statunitensi: la Nato e' percio', di fatto, sotto il comando degli Stati Uniti che la usano per i loro fini militari, politici ed economici.
L'appartenenza alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell'Italia agli Stati Uniti, esemplificata dalla rete di basi militari (come quella di Ghedi)che ha trasformato il nostro paese in una sorta di portaerei statunitense nel Mediterraneo.
Particolarmente grave e' il fatto che, in alcune di queste basi, vi sono bombe nucleari statunitensi e che anche piloti italiani vengono addestrati al loro uso. L'Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare, che ha sottoscritto e ratificato.
L'Italia, uscendo dalla Nato, riacquisterebbe la piena sovranita': sarebbe cosi' in grado di svolgere la funzione di ponte di pace sia verso Sud che verso Est.
Sostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla Nato.
La pace ha bisogno anche di te.
Manda la tua adesione a comitatononato@gmail.com, inviando nel contempo il tuo recapito se vuoi essere contattato per aggiornamenti e iniziative.

domenica 7 dicembre 2014

Chiara e Marta lasciano la Commissione Biblioteca presieduta da un "nominato"

Chiara Botticini e Marta Poli hanno deciso di abbandonare la Commissione
Biblioteca, dopo la nomina del presidente Albino Orsato operata preventivamente dal sindaco Marika Legati interrompendo una prassi invalsa in paese dal lontano 1971, anno di fondazione dell’ente culturale. 
 Nei giorni scorsi le due dissidenti hanno scritto all’assessore alla cultura Nicoletta Maestri una missiva infuocata nella quale “in qualità di rappresentanti consiliari di minoranza e degli utenti” comunicano “di non voler più far parte della Commissione Biblioteca”.
 “Ribadiamo la nostra assoluta impossibilità nel tentativo di comprendere le logiche operative, nonché la legittimità di quanto avvenuto” sostengono. E chiedono: “Perché non procedere con una legittima votazione tra i membri come sempre avvenuto nonostante il ‘silenzio delle norme’? Quale effettivo ostacolo avrebbe comportato questo? Appellarsi a norme tirate per i capelli o chiamate in causa ex novo nel tentativo di (mal)celare una palese strumentalizzazione politica è inaccettabile”.
 “In ultima analisi - concludono - non vogliamo offrire il nostro tempo ed impegno all’interno di una realtà inaugurata da un fatto così troppo distante dalla nostra coscienza civile”.
 Albino Orsato, noto in paese come presentatore di molte manifestazioni promosse dall’amministrazione comunale, candidatosi nello scorso maggio con la lista vincitrice,“Insieme per la libertà”, non risultò eletto a maggio in consiglio comunale. Il primo cittadino aveva comunicato per lettera la propria decisione all’assessore e ai componenti della commissione, affermando poi di “aver applicato il criterio adottato nel regolamento delle commissioni assessorili". Ma quella della biblioteca non è fra le commissioni assessorili e quindi la nomina preventiva di un presidente, imposta senza sottoporla al voto come è sempre accaduto, ha innescato una controversia che registra ora questo inatteso colpo di scena. 

venerdì 5 dicembre 2014

Tav: una lettera ai presidenti di Provincia e Regione

Al Presidente della Regione Lombardia
On. Maroni Roberto
Al Presidente della Provincia di Brescia
Mottinelli Pier Luigi
Pregiatissimi Presidenti,
a nome del Comitato NO TAV e del Comitato Cittadini di Calcinato siamo a sottoporre alla Vs. cortese attenzione la presente lettera in riferimento al progetto TAV che colpirà in maniera devastante il territorio bresciano. Calcinato sarà tra i comuni più danneggiati dal passaggio di questa opera (Tav e Bretella di collegamento con stazione di Brescia) e i disagi andranno ad aggravare un territorio già fortemente colpito da una serie di infrastrutture tra cui l’autostrada, la ferrovia attuale, le tangenziali, le strade statali e per finire una serie innumerevoli di discariche. Un territorio che per molti giorni all’anno rileva già oggi un inquinamento dell’aria non conforme agli standard. Un territorio dove da anni la cittadinanza chiede alle Amministrazioni Comunali e agli enti preposti un monitoraggio sanitario relativamente alle malattie legate all’inquinamento.
Per anni, il TAV, è stato un argomento molto discusso dalla cittadinanza di Calcinato, ma negli ultimi mesi è diventata un’ossessione a seguito dell’improvvisa accelerazione che il Governo Italiano ha innescato procedendo all’iter per l’avvio dell’opera. Non vi è giorno che giornali e tv locali non parlino di TAV, opera che, come ben sapete, è un’assurdità dal punto di vista economico, ambientale e sociale.
Esperti in materia da anni ci dicono delle innumerevoli criticità che quest’opera comporta e che non serve ai cittadini;
  • non porterà nessun vantaggio economico e diventerà una “cattedrale nel deserto” per coprire una mostruosità come l’aeroporto di Montichiari che da anni procede al suo tentativo “di voler decollare” ma non parte mai;
  • devasterà un territorio fiorente di agricoltura, vitigni arte e turismo facendo perdere posti di lavoro certi con promesse occupazionali alquanto insicure;
  • le merci non sono mai passate in nessuna linea TAV e non passeranno se, non verranno modificate normative e tecniche strutturali importanti. Nonostante questo, i politici italiani, continuano a comunicare questo falso messaggio illudendo i cittadini che diminuirà il trasporto su strada quando invece, sappiamo benissimo che tutto resterà come è ora;
  • il TAV che passerà da Brescia non sarà alta velocità; un opera progettata per andare a 300 km/h, ma alla quale si chiede una fermata ogni 60 chilometri, non corrisponde agli standard del progetto. Quest’ultimo sarà l’ennesimo investimento “all’italiana”, tenuto sotto osservazione dalle autorità europee come nuovo, assurdo spreco di denaro pubblico.
Tutto questo quando soluzioni alternative, più praticabili e sostenibili sono già state individuate. Il potenziamento della linea storica, oggi largamente sottoutilizzata, garantirebbe un risparmio consistente di risorse e sarebbe comunque una risposta positiva alle richieste dell’Europa, per l’ammodernamento dell’attuale rete ferroviaria. Nazioni come Germania e Regno Unito hanno abbassato alla velocità di 250 km/h il limite sulle loro linee interne; velocità utilizzata dai convogli ferroviari sulla tratta Brescia - Verona. In Francia il TGV è economicamente in attivo solo per la linea Parigi – Lione, dati della Corte dei Conti francese. Gli USA, che spesso vengono considerati come esempio, sono contrari al progetto dell'Alta Velocità.
Ma allora perché i politici ripropongono continuamente il TAV? Perché non capiscono che questi soldi pubblici stanziati per quest’opera devono essere utilizzati per le vere emergenze degli italiani?
Perché le amministrazioni locali vanno alle Conferenze dei Servizi facendo osservazioni al fine di portare a casa mitigazioni, opere e compensazioni senza avere mai avuto il coraggio di dire NO, perdendo così sempre più consensi e fiducia da parte della loro cittadinanza?
Perché la Provincia di Brescia dice di valutare soluzioni alternative alla TAV e poi chiede a gran voce che la stessa passi da Brescia quando ai cittadini bresciani questa opera non servirà mai?
Perché la Regione Lombardia che programma lo stop nei prossimi anni alla cementificazione sul territorio regionale, che a loro dire “ha già dato”, non dica a gran voce NO alla TAV tutelando già da subito nuovo territorio?
Vi sembrano queste politiche coerenti?
Carissimi Presidenti,
A noi cittadini il TAV non serve. Siamo stanchi di politici rassegnati che pensano che tutto debba andare così. Quest’opera deve essere fermata; è costosa, inutile e aggraverà l’economia di una società che è già agli stenti. Vi chiediamo una seria e responsabile presa di posizione per dire NO al TAV. Voi insieme al Governo Italiano siete ancora in tempo per farlo ed essere al nostro fianco nella tutela del territorio bresciano che abbiamo il dovere di salvaguardare per le generazioni future.
Ognuno di noi sarà responsabile per quello che avrà fatto; ognuno di noi sarà ugualmente responsabile anche per quello che non avrà fatto e che poteva fare. Noi oggi scrivendovi, ricordiamo la responsabilità che avete nel cambiare scelte di politica vecchie e rispondere alle vere necessità attuali dell’Italia e dei suoi cittadini.
Grazie per l’attenzione.
COMITATO NO TAV CALCINATO
COMITATO CITTADINI DI CALCINATO
Calcinato, 28 Novembre 2014


giovedì 4 dicembre 2014

Per chi non s'è scordato di Duccio Galimberti

Il 4 dicembre 1944 a Centallo moriva assassinato dai fascisti Duccio Galimberti. Nato a Cuneo il 30 aprile 1906, fu avvocato ed è medaglia d'oro della Resistenza. Suo padre, Tancredi, era stato ministro delle Poste con Giovanni Giolitti e poi senatore fascista; la madre, l'inglese Alice Schanzer, era una poetessa. A Duccio erano stati imposti i nomi di Tancredi, Achille, Giuseppe, Olimpio, ma per tutta la vita sarebbe stato, appunto, Duccio, il vezzeggiativo familiare che gli e' rimasto pure e, soprattutto, dopo la morte, anche se per un certo periodo nella Resistenza fu conosciuto come professor Garnera. Duccio, considerato un valente penalista gia' in giovane eta', non venne mai, nonostante la posizione del padre, a compromessi con il fascismo. Quando giunse il momento della leva, non pote' fare il corso di allievo ufficiale perche' per frequentarlo avrebbe dovuto iscriversi al fascio; fece cosi' il servizio da soldato semplice. Negli anni tra il 1940 e il 1942 tento' di organizzare a Cuneo, lui mazziniano fervente, gli antifascisti del luogo. E' con la caduta di Mussolini che Duccio viene clamorosamente allo scoperto: il 26 luglio del 1943 arringa la folla dalla finestra del suo studio che dava sulla Piazza Vittorio a Cuneo; nello stesso giorno parla in un comizio a Torino. Riferendosi al proclama del generale Badoglio grida: "Si', la guerra continua fino alla cacciata dell'ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista". Queste parole gli valgono subito un mandato di cattura delle autorita' badogliane, che sara' revocato soltanto tre settimane dopo. L'8 settembre lo Studio Galimberti a Cuneo si trasforma in centro operativo per l'organizzazione della lotta armata popolare, dopo che Duccio non riesce a convincere il Comando militare di Cuneo ad opporsi in armi ai tedeschi. Tre giorni dopo Galimberti, con Dante Livio Bianco ed altri dieci amici e' gia' in Val di Gesso, dove costituisce il primo nucleo della banda "Italia Libera" (analoga banda viene formata in Valle Grana da Giorgio Bocca, Benedetto Dalmastro ed altri amici di Duccio), dalla quale nasceranno le brigate di Giustizia e Liberta'. Nel gennaio del 1944 Duccio, durante un rastrellamento, viene ferito; e' curato sommariamente da una dottoressa, ebrea polacca, sfuggita ai nazisti e riparata tra i partigiani. Ma le ferite sono troppo gravi e Galimberti viene trasportato, su una slitta, sino all'ospedale di Canale. Quando si ristabilisce, viene nominato comandante di tutte le formazioni GL del Piemonte e loro rappresentante nel Comitato militare regionale. In tale veste, il 22 maggio del 1944, conclude a Barcelonette un patto di collaborazione e di amicizia con i "maquisards" francesi. In veste di "diplomatico" tratta pure l'unificazione e il coordinamento delle bande operanti in Val d'Aosta. Si sposta poi a Torino ed e' qui che viene localizzato e bloccato dai repubblichini. E' il 28 novembre del 1944. Inutili i frenetici tentativi delle forze della Resistenza di operare uno scambio con i tedeschi. I repubblichini considerano Duccio una loro preda, tanto che quattro giorni dopo, nel pomeriggio del 2 dicembre, un gruppo di fascisti dell'Ufficio politico di Cuneo arriva a Torino e lo preleva dal carcere. Lo trasportano nella caserma delle brigate nere di Cuneo: qui Galimberti viene interrogato e ridotto in fin di vita dalle sevizie, ma non parla. Il mattino del 4 dicembre, l'eroico comandante di Giustizia e Liberta' viene caricato su un camioncino, trasportato nei pressi di Centallo e abbattuto dai suoi aguzzini con una raffica alla schiena.

martedì 2 dicembre 2014

"Calcinato oggi è il cuore della resistenza al Tav"

Da Lonato, dove ieri sera ha tenuto un’affollata assemblea zonale, il coordinamento dei comitati No Tav Brescia-Verona rivendica il salto di qualità compiuto in questi mesi dal dibattito sulla nuova linea ad alta velocità ferroviaria.
 “Da quando siamo in campo con azioni dirette, incontri e manifestazioni di massa sul territorio - ha dichiarato il portavoce Eraldo Cavagnini - non c’è più nessuna subalternità da parte degli enti locali rispetto alle istituzioni sovraordinate su questo tema”.
 “In pochi mesi - ha osservato - abbiamo spostato i termini del confronto, dando a tutti la possibilità di avviare una discussione collettiva su un problema che non è più considerato nei riduttivi termini di compensazione e mitigazione, come ancora diversi amministratori comunali si attardano a fare: è ormai senso comune un no senza se e senza ma alla realizzazione di questa grande opera”.
 Per Cavagnini “tutti hanno capito che una dilazione dei termini per presentare le osservazioni o un rinvio dell’esame del progetto definivo attualmente in discussione non cambiano né lo scenario né tanto meno la prospettiva di opposizione integrale con tutti i mezzi pacifici a disposizione, essendo questa un’infrastruttura che giudichiamo inutile per i trasporti, dannosa al territorio e costosa per le tasche dei cittadini”.
 E ieri è stata lanciata per “martedì 16 dicembre alle ore 21 un’assemblea popolare a Ponte San Marco, frazione di un comune, quello di Calcinato, che oggi è il cuore della resistenza al Tav: qui si susseguono i tentativi di effettuare i carotaggi dei terreni da parte  di tecnici sovente respinti dai proprietari e monitorati dai nostri militanti, con il conseguente innalzamento del livello di consapevolezza della cittadinanza”.
  “Nel corso di questo appuntamento – assicurano i No Tav – da un lato fisseremo un fitto calendario di iniziative pubbliche per l’inverno, dall’altro definiremo le forme e gli strumenti di consulenza alla popolazione per sostenerla,  allargando il fronte dell’opposizione al Tav anche a tutti quei paesi in cui non sono ancora attive strutture organizzate”.
 “L’unica opzione - conclude Cavagnini - è bloccare quest’opera,  destinandone i fondi per il miglioramento e la riqualificazione del servizio della ferrovia esistente con possibilità di incremento sia del trasporto delle merci che di quello dei passeggeri”. 

 

lunedì 1 dicembre 2014

«Dona, cerca, trova» al Nido di Ponte San Marco

L´assessorato ai servizi sociali del comune di Calcinato ha aperto uno spazio di libero scambio di indumenti, scarpe e accessori usati, concepito anche come luogo di condivisione  di saperi, competenze e conoscenze. Il materiale può essere consegnato all´Asilo Nido Magica Bula in via Stazione a Ponte San Marco. Qui «Dona, cerca, trova» è aperto ogni martedì dalle 13.30 alle 14.30. Per informazioni è possibile telefonare allo 030.9989221 oppure inviare una mail a servizi.sociali@comune.calcinato.bs.it. 
Lo scopo è promuovere nella comunità la cultura della sobrietà e dell´altruismo. Indumenti e calzature che giacciono inutilizzate negli armadi di tante famiglie possono diventare un aiuto prezioso per persone in difficoltà economica.

venerdì 28 novembre 2014

Tav: in consiglio passa la risoluzione dei partiti

L'altra notte anche il consiglio comunale di Calcinato ha votato una risoluzione contraria al progetto definitivo della nuova linea ferroviaria ad alta velocità.

 Non sono però bastati né un confronto in cui sono intervenuti a più riprese tutti i gruppi consiliari né una conferenza dei capigruppo convocata dal vicesindaco Alberto Bertagna a ridosso del voto per addivenire a una espressione unanime dell’assise. Alla fine ha prevalso la risoluzione comune dei gruppi di maggioranza “Insieme per Calcinato” e di minoranza “Con te per Calcinato” ed “E’ tempo di Sangiorgi sindaco” che prende atto delle numerose osservazioni presentate in due tranche dall’amministrazione comunale.

 Il consiglio comunale - vi si legge - manifesta la propria contrarietà al progetto definitivo depositato il 15 settembre,  prende atto e raccoglie la richiesta di interruzione dei termini inviate il 21 novembre dalla Provincia di Brescia e preventivamente condivisa dal comune di Calcinato con nota del 20 novembre, prende atto che in data 25 novembre sono state presentate le osservazioni riferite alla valutazione di ottemperanza sulla linea, si impegna ad attivare tutte le possibili iniziative affinché il progetto possa essere rivalutato dal punto di vista della sostenibilità territoriale, ambientale ed economica dell’investimento, riallacciando con maggiore determinazione le reti tra i Comuni per una più efficace azione di contrasto al progetto così come depositato,  sostiene l’amministrazione a porre in essere ogni ulteriore atto conseguente necessario a tal fine anche attraverso la Conferenza dei Capigruppo e invita il Sindaco e la Giunta comunale, per quanto di propria  competenza, a sostenere la presente risoluzione e trasmettere la stessa agli organi competenti e agli enti preposti”.

 Nulla di fatto invece per la risoluzione che chiedeva sic et simpliciter “al Governo di porre in essere ogni atto di competenza teso ad abbandonare definitivamente il progetto“: a votarla sono stati soli i gruppi consiliari M5S e Bene Comune.

 Il consiglio comunale ha varato anche la proroga della convenzione con il Comune di Villanuova sul Clisi per l’esercizio in forma associata del servizio di segretario comunale (Bene Comune si è astenuto), la convenzione con la cooperativa Selene per il servizio di pulizia e sanificazione ambientale dei locali comunali, quella tra i comuni del distretto di Montichiari e Bassa bresciana orientale per la gestione del servizio di tutela a favore dei minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, quella con la cooperativa Il Quadrifoglio per la manutenzione del verde pubblico e la manutenzione degli impianti di irrigazione, l’assestamento definitivo al bilancio di previsione col voto contrario di tutte le minoranze e l’adozione di un Piano di recupero in via Solferino.

mercoledì 26 novembre 2014

Tav: è stasera il consiglio comunale!

Il consiglio comunale richiesto lo scorso 3 novembre dai gruppi consiliari “Con te per Calcinato”, “Sangiorgi sindaco” e “Bene Comune” per discutere dell’impatto del Tav sul territorio si terrà nella serata di mercoledì 26 novembre. Compresi quelli concernenti questa nuova grande opera pubblica, a partire dalle ore 20.45 sono ben 25 gli argomenti posti all’ordine del giorno dal voicesindaco Alberto Bertagna. Dodici le interrogazioni a risposta scritta presentati dal consigliere M5S Libero Lorenzoni, che chiede delucidazioni sulle attività di trattamento dei rifiuti di una ditta in località Barconi, sull’accesso comunale ai fondi dell’otto per mille da destinare a interventi di edilizia scolastica, sui provvedimenti adottati in conseguenza della classificazione del Comune come zona sismica, sulle aziende “ritenute pericolose” operanti sul territorio, sulla possibilità che venga realizzato un termovalorizzatore di rifiuti in località Fusina a Bedizzole, sulla comparsa di scritte razziste e xenofobe apparse in paese, su un deposito abusivo di eternit in campagna di Calcinatello e sulle presunte problematiche connesse alla discarica per rifiuti solidi urbani in località Antica Idrovora (da anni peraltro esaurita). Sempre Lorenzoni propone una deliberazione per modificare alcune parti dello statuto comunale concernenti la trasparenza e partecipazione democratica dei cittadini e due mozioni, una per il “censimento dei materiali contenenti amianto” sul territorio comunale e un’altra “contro la realizzazione del progetto Tav”. Contrarietà alla nuova grande opera pubblica esprime anche una mozione presentata dal capogruppo Claudio Raza per conto della lista di maggioranza “Insieme per Calcinato”.
 Fra gli altri punti in esame si segnalano “la proroga della convenzione con il Comune di Villanuova sul Clisi per l’esercizio in forma associata del servizio di segretario comunale, la convenzione con la cooperativa Selene per il servizio di pulizia e sanificazione ambientale dei locali comunali, quella tra i comuni del distretto di Montichiari e Bassa bresciana orientale per la gestione del servizio di tutela a favore dei minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, quella con la cooperativa Il Quadrifoglio per la manutenzione del verde pubblico e la manutenzione degli impianti di irrigazione, l’assestamento definitivo al bilancio di previsione per l’anno in corso e l’adozione di un Piano di recupero in via Solferino.

martedì 25 novembre 2014

Tav: partono i carotaggi dei terreni...

Diversi cittadini e aziende calcinatesi in queste ore stanno ricevendo lettere di questo tenore (nel testo pubblicato qui sotto abbiamo barrato i dati sensibili per rispetto della legge sulla privacy). 
L'invito a tutti e tutte è a informarcene tempestivamente, onde consentirci di coordinare un linea di condotta comune con tutti i proprietari interessati. 
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Buongiorno,
dando seguito al sopralluogo del X XXX 2014, Sig. XXXXXX e Sig. XXXXXX e alla telefonata di stamane con il sig. XXXXX, con la presente comunichiamo la necessita di accedere nei prossimi giorni  presso la Vostra Azienda al fine di poter eseguire prelievi di terreno tramite due scavi superficiali di dimensioni m 2x1x3 e 4 sondaggi a carotaggio continuo di profondità 3 metri. Complessivamente la permanenza sui Vs terreni è stimabile in due giorni.
Queste attività si collocano nell’ambito della progettazione linea AV/AC Bs Vr di cui RFI S.p.A. ha pubblicato il progetto definitivo per Pubblica Utilità in data 26 set 2014.
Per quanto detto chiediamo l’autorizzazione all’accesso bonario alla Vs proprietà rendendoci disponibili sin da subito per ogni chiarimento del caso ai seguenti n telefonici XXXXX / XXXXXX,
in attesa di un Vs riscontro si inviano

Distinti Saluti

XXXXX XXXXX

lunedì 24 novembre 2014

Doppio appuntamento sulla Tav




Domani sera alle ore 20.30 all’oratorio di via Don Rovetta a Ponte San Marco si terrà il terzo e ultimo appuntamento del tour informativo promosso dall’amministrazione comunale di Calcinato per sensibilizzare i cittadini su progetto definitivo della nuova linea ferroviaria ad alta velocità sul territorio. 
E mercoledì sera alle ore 20.45 in municipio si terrà il consiglio comunale che su questo argomento chiediamo dal 3 novembre. 
Due appuntamenti da non mancare!