Lo sciopero generale gode di uno statuto del tutto particolare.
Su di esso convergono aspettative e valori simbolici, perfino
mitologie, che eccedono palesemente i consueti confini di una
vertenza sindacale. È nella sua stessa natura il compito di
proporsi obiettivi che riguardino tutti, o almeno tutti
i lavoratori. Per questo esso rappresenta il punto in cui la
dimensione sindacale e quella politica rivelano la massima
contiguità. A maggior ragione in un tempo in cui la distinzione tra
politica ed economia appare sempre più priva di fondamento.
Ma proprio per queste sue caratteristiche lo sciopero
generale deve fare i conti con le trasformazioni subite, nel tempo,
dalla società e dalle forme del lavoro. Quei tutti si presentano oggi
assai più disomogenei e articolati di quanto non fossero una
trentina di anni fa. In larga parte il loro contributo alla
«produzione di società» non è neanche riconosciuto come attività
lavorativa.
Molti, disoccupati, precari, autonomi non dispongono nemmeno di
un lavoro che possa essere sospeso, eppure rappresentano un
elemento decisivo di quella dimensione «generale» alla quale lo
sciopero dovrebbe rivolgersi.
Agire su questo piano significa uscire (senza beninteso
trascurarla) dalla sola condizione del lavoro dipendente nonché
dall’illusione che un giorno tutti possano rientrarvi secondo la
mitologia della «piena occupazione». Queste caratteristiche
spiegano perché sia tanto difficoltoso proclamare uno sciopero
generale e, ancor più, garantirne il successo e conseguirne gli
obiettivi. Includere gli esclusi da tutele e diritti nella sua sfera
di azione.
L’ Italia è un paese spiccatamente corporativo con una tenace
tradizione plurisecolare. In fondo il fascismo aveva visto
giusto nello scommettere su questa eredità storica. Non sono poi
molti i passaggi della storia italiana in cui la gabbia
corporativa è stata decisamente scardinata: le camere del lavoro
nell’ultimo decennio dell’Ottocento, la resistenza antifascista,
appunto, la stagione conflittuale a cavallo tra gli anni Sessanta
e Settanta del secolo scorso. Tutte fonti di ispirazione fortemente
appannate o del tutto travisate nel loro significato e nel loro
insegnamento.
La «casta», con la sua tonalità sacrale ed eugenetica, è una
definizione decisamente fuorviante seppure insistentemente
applicata al nostro ceto politico, il quale non è in realtà altro che
una corporazione non diversa (con buona pace di Max Weber) da quella
dei notai, dei farmacisti, dei tassisti o dei giornalisti. Una
corporazione impegnata nella conservazione di se stessa, della
propria organizzazione del lavoro e delle regole di accesso al
«mestiere». Soltanto un po’ più potente delle altre corporazioni, ma
ispirata da una logica analoga.
A questo si ritorna, dopo l’esecrato tentativo berlusconiano di
sostituire alla forma corporativa quella della compagnia di
ventura e dell’esercito mercenario.
L’antica tradizione dei mestieri e della loro autodifesa
sopravvive anche nell’organizzazione sindacale «per categorie». Se
è vero che esiste una «confederazione generale» che le riunisce
tutte per rappresentare l’interesse dell’insieme dei lavoratori,
è anche vero che nella definizione dei confini di questo interesse,
dei suoi organi di governo e delle sue forme di azione pesano
i rapporti di forze, numerici e politici, tra le diverse
«categorie». Senza contare le prerogative proprie del «mestiere
di sindacalista». Il sistema fu destabilizzato alla fine degli
anni Sessanta e nei primi Settanta dall’irruzione dell’«operaio
massa», e dalla conseguente «socializzazione» della condizione
operaia, ma si è poi riorganizzato nel corso di una lunga stagione
di concertazione e di arretramento. La vicenda è nota. Nel
frattempo si consumava un gigantesco esodo verso il precariato
e verso condizioni di vita e di attività non più certificabili
come «lavoro», verso l’immiserimento e la frammentazione delle fonti
di reddito cui si aggiungeva il progressivo smantellamento del
welfare.
È proprio questo processo a creare per la prima volta le
condizioni per una soluzione di continuità con la tradizione
corporativa che ci trasciniamo dietro da secoli. Attività
fondate sull’intermittenza, sull’incertezza, sull’occasione, sulla
continua riconversione del proprio agire, spesso considerate una
semplice fase di transito tra una condizione e un’altra, si
collocano agli antipodi di ogni prospettiva corporativa. Lo
stesso mondo relazionale del lavoratore precario, autonomo
o sotto contratto a termine, non si lascia racchiudere entro uno
specifico ambiente professionale. A costituirlo non sono le
relazioni con il simile, ma con il diverso. Il precario non ha
«colleghi» più solidi di un occasionale compagno di strada, ma una
infinità di soggetti ne condividono la condizione di
sfruttamento e di ricatto. I termini «generici» della sua vita
attiva gli conferiscono, appunto, un carattere «generale» che non
si lascia organizzare in nessun sistema di «categorie». Seppure
dei «precari» stessi si sia soliti ragionare come di una specifica
«categoria» da affiancare a quelle del lavoro dipendente nelle quali
finirà coll’essere riassorbita e addomesticata. Ma proprio
perché la condizione precaria resta indefinita, irriducibile
al «particolare», i suoi interessi si sviluppano piuttosto in
una direzione necessariamente universalistica. Anche se,
converrà sottolinearlo, nell’ambito del lavoro precario non
mancano soggetti desiderosi di essere riconosciuti (e premiati)
per la propria specificità professionale. Nella qual cosa non vi
sarebbe nulla di male, se non nel prendere corporativamente le
distanze da quell’interesse di tutti, che costituirebbe il
principale elemento di forza del lavoro autonomo e intermittente.
Questo fenomeno mette però pienamente in luce un problema.
Sfuggire a una forma di organizzazione corporativa non significa
ancora averne individuata una diversa. Se le corporazioni hanno
sviluppato al loro interno solidarietà e coesione, nel mondo del
lavoro «generico e generale» regna la «competitività», la
concorrenza. Sfruttare la competizione tra i singoli contro
l’arroccamento corporativo, ma anche contro la legittima
autodifesa del lavoro dipendente, è precisamente la strategia
perseguita dalla cosiddetta riforma del mercato del lavoro.
Contrapporre, cioè, un particolarismo coeso a un
universalismo disgregato, il solidarismo del lavoro dipendente
alla competitività di quello autonomo.
Accedere al piano di una lotta generale implicherebbe, invece,
che gli uni e gli altri riconsiderino la propria condizione
rispetto all’elemento che gli difetta. Il rapporto tra «sciopero
generale» e «sciopero sociale» si gioca tutto intorno a questo nodo.
Altrimenti l’interesse di tutti, rischia di assumere tratti
inquietanti. Come quel nazionalismo aggressivo in cui il fascismo
faceva confluire il destino unitario dello stato corporativo. Il
cosiddetto «interesse del paese», la pantomima del braccio di ferro
con l’Europa dei «falchi», la retorica patriottica e l’orgoglio di
facciata del «noi» nazionale, magari accompagnato da pulsioni
xenofobe, finiranno col sostituire il reciproco riconoscimento
tra i soggetti falcidiati dalla crisi e dal suo governo. È la favola
del «sistema paese», dove gli 80 euro in busta paga convivono con la
tassazione furibonda del lavoro autonomo, con i licenziamenti, con
l’esclusione sociale, con il dilagare del lavoro gratuito
e sottopagato, con i privilegi corporativi che uno sciopero che
si voglia davvero «generale» dovrebbe iniziare a smontare nei
fatti. Sarebbe bello poterci credere.
Marco Bascetta, il manifesto, 10.12.2014
giovedì 11 dicembre 2014
mercoledì 10 dicembre 2014
Perché uscire dalla Nato
L'Italia,
facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media
52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato,
cifra in realta' superiore che il Sipri quantifica in 72 milioni di
euro al giorno.
Secondo
gli impegni assunti dal governo nel quadro dell'Alleanza, la spesa
militare italiana dovra' essere portata a oltre 100 milioni di euro al
giorno.
E'
un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali,
che potrebbe essere fortemente ridotto se l'Italia uscisse dalla Nato.
L'Alleanza Atlantica persegue una strategia espansionistica e aggressiva.
Dopo
la fine della guerra fredda, ha demolito con la guerra la Federazione
Jugoslava; ha inglobato tutti i paesi dell'ex Patto di Varsavia, tre
dell'ex Urss e due della ex Jugoslavia; ha occupato militarmente
l'Afghanistan; ha demolito con la guerra la Libia e tentato di fare lo
stesso con la Siria.
Ha
concorso a provocare lì'avvio di un nuovo pericoloso
confronto con la Russia.
Ha
iniziato a proiettare le sue forze militari nell'Oceano Indiano nel
quadro di una strategia che mira alla regione Asia-Pacifico, provocando
un confronto militare con la Cina.
In
tale quadro, le forze armate italiane vengono proiettate in paesi
esterni all'area dell'Alleanza, per missioni internazionali che, anche
quando vengono definite di "peacekeeping", sono guerre finalizzate alla
demolizione di interi Stati (come gia' avvenuto con la Federazione
Jugoslava e la Libia).
Uscendo
dalla Nato, l'Italia si sgancerebbe da questa strategia di guerra
permanente, che viola la nostra Costituzione, in particolare l'articolo 11, e
danneggia i nostri reali interessi nazionali.
L'appartenenza
alla Nato priva la Repubblica italiana della capacita' di effettuare
scelte autonome di politica estera e militare, decise democraticamente
dal Parlamento sulla base dei principi costituzionali.
La
piu' alta carica militare della Nato, quella di Comandante supremo
alleato in Europa, spetta sempre a un generale statunitense nominato dal
presidente degli Stati Uniti e anche gli altri comandi chiave della
Nato sono affidati ad alti ufficiali statunitensi: la Nato e' percio',
di fatto, sotto il comando degli Stati Uniti che la usano per i loro
fini militari, politici ed economici.
L'appartenenza
alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell'Italia agli Stati Uniti,
esemplificata dalla rete di basi militari (come quella di Ghedi)che ha trasformato il nostro paese in una sorta di portaerei
statunitense nel Mediterraneo.
Particolarmente
grave e' il fatto che, in alcune di queste basi, vi sono bombe nucleari
statunitensi e che anche piloti italiani vengono addestrati al loro
uso. L'Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione
nucleare, che ha sottoscritto e ratificato.
L'Italia,
uscendo dalla Nato, riacquisterebbe la piena sovranita': sarebbe cosi'
in grado di svolgere la funzione di ponte di pace sia verso Sud che
verso Est.
Sostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla Nato.
La pace ha bisogno anche di te.
Manda
la tua adesione a comitatononato@gmail.com, inviando nel contempo il tuo
recapito se vuoi essere contattato per aggiornamenti e iniziative.
martedì 9 dicembre 2014
domenica 7 dicembre 2014
Chiara e Marta lasciano la Commissione Biblioteca presieduta da un "nominato"
Chiara Botticini e
Marta Poli hanno deciso di abbandonare la Commissione
Biblioteca, dopo la nomina del presidente Albino Orsato operata preventivamente dal sindaco Marika Legati interrompendo una prassi invalsa in paese dal lontano 1971, anno di fondazione dell’ente culturale.
Biblioteca, dopo la nomina del presidente Albino Orsato operata preventivamente dal sindaco Marika Legati interrompendo una prassi invalsa in paese dal lontano 1971, anno di fondazione dell’ente culturale.
Nei giorni scorsi le due dissidenti hanno
scritto all’assessore alla cultura Nicoletta Maestri una missiva infuocata
nella quale “in qualità di rappresentanti consiliari di minoranza e degli
utenti” comunicano “di non voler più far parte della Commissione Biblioteca”.
“Ribadiamo la nostra assoluta impossibilità
nel tentativo di comprendere le logiche operative, nonché la legittimità di
quanto avvenuto” sostengono. E chiedono: “Perché non procedere con una
legittima votazione tra i membri come sempre avvenuto nonostante il ‘silenzio
delle norme’? Quale effettivo ostacolo avrebbe comportato questo? Appellarsi a
norme tirate per i capelli o chiamate in causa ex novo nel tentativo di (mal)celare una palese strumentalizzazione
politica è inaccettabile”.
“In ultima analisi - concludono - non vogliamo
offrire il nostro tempo ed impegno all’interno di una realtà inaugurata da un
fatto così troppo distante dalla nostra coscienza civile”.
Albino Orsato, noto
in paese come presentatore di molte manifestazioni promosse
dall’amministrazione comunale, candidatosi nello scorso maggio con la lista
vincitrice,“Insieme per la libertà”, non risultò eletto a maggio in consiglio
comunale. Il primo cittadino aveva comunicato per lettera la propria decisione
all’assessore e ai componenti della commissione, affermando poi di “aver
applicato il criterio adottato nel regolamento delle commissioni
assessorili". Ma quella della biblioteca non è fra le commissioni
assessorili e quindi la nomina preventiva di un presidente, imposta senza
sottoporla al voto come è sempre accaduto, ha innescato una controversia che
registra ora questo inatteso colpo di scena.
venerdì 5 dicembre 2014
Tav: una lettera ai presidenti di Provincia e Regione
Al
Presidente della Regione Lombardia
On. Maroni Roberto
On. Maroni Roberto
Al
Presidente della Provincia di Brescia
Mottinelli Pier Luigi
Mottinelli Pier Luigi
Pregiatissimi
Presidenti,
a
nome del Comitato NO TAV e del Comitato Cittadini di Calcinato siamo
a sottoporre alla Vs. cortese attenzione la presente lettera in
riferimento al progetto TAV che colpirà in maniera devastante il
territorio bresciano. Calcinato sarà tra i comuni più danneggiati
dal passaggio di questa opera (Tav e Bretella di collegamento con
stazione di Brescia) e i disagi andranno ad aggravare un territorio
già fortemente colpito da una serie di infrastrutture tra cui
l’autostrada, la ferrovia attuale, le tangenziali, le strade
statali e per finire una serie innumerevoli di discariche. Un
territorio che per molti giorni all’anno
rileva
già
oggi
un inquinamento dell’aria non conforme agli standard. Un territorio
dove da anni la cittadinanza chiede alle Amministrazioni Comunali e
agli enti preposti un monitoraggio sanitario relativamente alle
malattie legate all’inquinamento.
Per
anni, il TAV, è stato un argomento molto discusso dalla cittadinanza
di Calcinato, ma negli ultimi mesi è diventata un’ossessione a
seguito dell’improvvisa accelerazione che il Governo Italiano ha
innescato procedendo all’iter per l’avvio dell’opera. Non vi è
giorno che giornali e tv locali non parlino di TAV, opera che, come
ben sapete,
è
un’assurdità dal
punto di vista economico, ambientale e sociale.
Esperti
in materia da anni ci dicono delle innumerevoli criticità che
quest’opera comporta e che non serve ai cittadini;
- non porterà nessun vantaggio economico e diventerà una “cattedrale nel deserto” per coprire una mostruosità come l’aeroporto di Montichiari che da anni procede al suo tentativo “di voler decollare” ma non parte mai;
- devasterà un territorio fiorente di agricoltura, vitigni arte e turismo facendo perdere posti di lavoro certi con promesse occupazionali alquanto insicure;
- le merci non sono mai passate in nessuna linea TAV e non passeranno se, non verranno modificate normative e tecniche strutturali importanti. Nonostante questo, i politici italiani, continuano a comunicare questo falso messaggio illudendo i cittadini che diminuirà il trasporto su strada quando invece, sappiamo benissimo che tutto resterà come è ora;
- il TAV che passerà da Brescia non sarà alta velocità; un opera progettata per andare a 300 km/h, ma alla quale si chiede una fermata ogni 60 chilometri, non corrisponde agli standard del progetto. Quest’ultimo sarà l’ennesimo investimento “all’italiana”, tenuto sotto osservazione dalle autorità europee come nuovo, assurdo spreco di denaro pubblico.
Tutto
questo quando soluzioni alternative, più praticabili e sostenibili
sono già state individuate. Il potenziamento della linea
storica,
oggi largamente sottoutilizzata, garantirebbe un risparmio
consistente di risorse e sarebbe comunque una risposta positiva alle
richieste dell’Europa, per l’ammodernamento dell’attuale rete
ferroviaria. Nazioni come Germania e Regno Unito hanno abbassato alla
velocità
di 250
km/h il
limite sulle loro linee interne; velocità
utilizzata dai convogli ferroviari sulla tratta Brescia - Verona. In
Francia il TGV è economicamente in attivo solo per la linea
Parigi – Lione, dati della Corte dei Conti francese. Gli USA, che
spesso vengono considerati come esempio, sono contrari al progetto
dell'Alta Velocità.
Ma
allora perché i politici ripropongono continuamente il TAV? Perché
non capiscono che questi soldi pubblici stanziati per quest’opera
devono essere utilizzati per le vere emergenze degli italiani?
Perché
le amministrazioni locali vanno alle Conferenze dei Servizi facendo
osservazioni al fine di portare a casa mitigazioni, opere e
compensazioni senza avere mai avuto il coraggio di dire NO, perdendo
così sempre più consensi e fiducia da parte della loro
cittadinanza?
Perché
la Provincia di Brescia dice di valutare soluzioni alternative alla
TAV e poi chiede a gran voce che la
stessa passi da Brescia quando ai cittadini bresciani questa opera
non servirà mai?
Perché
la Regione
Lombardia
che
programma lo stop nei prossimi anni alla cementificazione sul
territorio regionale, che a loro dire “ha già dato”, non dica a
gran voce NO alla TAV tutelando già da subito nuovo territorio?
Vi
sembrano queste politiche coerenti?
Carissimi
Presidenti,
A
noi cittadini il TAV non serve.
Siamo
stanchi di politici rassegnati che pensano che tutto debba andare
così. Quest’opera deve essere fermata; è costosa, inutile e
aggraverà l’economia di una società che è già agli stenti. Vi
chiediamo una seria e responsabile presa di posizione per dire NO al
TAV.
Voi insieme al Governo Italiano siete ancora in tempo per farlo ed
essere al nostro fianco nella tutela del territorio bresciano che
abbiamo il dovere di salvaguardare per le generazioni future.
Ognuno
di noi sarà responsabile per quello che avrà fatto; ognuno di noi
sarà ugualmente
responsabile anche per quello che non avrà fatto e che poteva fare.
Noi oggi scrivendovi, ricordiamo la responsabilità che avete nel
cambiare scelte di politica vecchie e rispondere alle vere necessità
attuali dell’Italia e dei suoi cittadini.
Grazie
per l’attenzione.
COMITATO
NO TAV CALCINATO
COMITATO
CITTADINI DI CALCINATO
Calcinato,
28 Novembre 2014
giovedì 4 dicembre 2014
Per chi non s'è scordato di Duccio Galimberti
Il 4 dicembre 1944 a Centallo moriva assassinato dai fascisti Duccio Galimberti. Nato a Cuneo il 30 aprile 1906, fu avvocato ed è medaglia d'oro della
Resistenza. Suo padre, Tancredi, era stato ministro delle Poste
con Giovanni Giolitti e poi senatore fascista; la madre, l'inglese Alice
Schanzer, era una poetessa. A Duccio erano stati imposti i nomi di
Tancredi, Achille, Giuseppe, Olimpio, ma per tutta la vita sarebbe
stato, appunto, Duccio, il vezzeggiativo familiare che gli e' rimasto
pure e, soprattutto, dopo la morte, anche se per un certo periodo nella
Resistenza fu conosciuto come professor Garnera. Duccio, considerato un
valente penalista gia' in giovane eta', non venne mai, nonostante la
posizione del padre, a compromessi con il fascismo. Quando giunse il
momento della leva, non pote' fare il corso di allievo ufficiale perche'
per frequentarlo avrebbe dovuto iscriversi al fascio; fece cosi' il
servizio da soldato semplice. Negli anni tra il 1940 e il 1942 tento' di
organizzare a Cuneo, lui mazziniano fervente, gli antifascisti del
luogo. E' con la caduta di Mussolini che Duccio viene clamorosamente
allo scoperto: il 26 luglio del 1943 arringa la folla dalla finestra del
suo studio che dava sulla Piazza Vittorio a Cuneo; nello stesso giorno
parla in un comizio a Torino. Riferendosi al proclama del generale
Badoglio grida: "Si', la guerra continua fino alla cacciata dell'ultimo
tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista".
Queste parole gli valgono subito un mandato di cattura delle autorita'
badogliane, che sara' revocato soltanto tre settimane dopo. L'8
settembre lo Studio Galimberti a Cuneo si trasforma in centro operativo
per l'organizzazione della lotta armata popolare, dopo che Duccio non
riesce a convincere il Comando militare di Cuneo ad opporsi in armi ai
tedeschi. Tre giorni dopo Galimberti, con Dante Livio Bianco ed altri
dieci amici e' gia' in Val di Gesso, dove costituisce il primo nucleo
della banda "Italia Libera" (analoga banda viene formata in Valle Grana
da Giorgio Bocca, Benedetto Dalmastro ed altri amici di Duccio), dalla
quale nasceranno le brigate di Giustizia e Liberta'. Nel gennaio del
1944 Duccio, durante un rastrellamento, viene ferito; e' curato
sommariamente da una dottoressa, ebrea polacca, sfuggita ai nazisti e
riparata tra i partigiani. Ma le ferite sono troppo gravi e Galimberti
viene trasportato, su una slitta, sino all'ospedale di Canale. Quando si
ristabilisce, viene nominato comandante di tutte le formazioni GL del
Piemonte e loro rappresentante nel Comitato militare regionale. In tale
veste, il 22 maggio del 1944, conclude a Barcelonette un patto di
collaborazione e di amicizia con i "maquisards" francesi. In veste di
"diplomatico" tratta pure l'unificazione e il coordinamento delle bande
operanti in Val d'Aosta. Si sposta poi a Torino ed e' qui che viene
localizzato e bloccato dai repubblichini. E' il 28 novembre del 1944.
Inutili i frenetici tentativi delle forze della Resistenza di operare
uno scambio con i tedeschi. I repubblichini considerano Duccio una loro
preda, tanto che quattro giorni dopo, nel pomeriggio del 2 dicembre, un
gruppo di fascisti dell'Ufficio politico di Cuneo arriva a Torino e lo
preleva dal carcere. Lo trasportano nella caserma delle brigate nere di
Cuneo: qui Galimberti viene interrogato e ridotto in fin di vita dalle
sevizie, ma non parla. Il mattino del 4 dicembre, l'eroico comandante di
Giustizia e Liberta' viene caricato su un camioncino, trasportato nei
pressi di Centallo e abbattuto dai suoi aguzzini con una raffica alla
schiena.martedì 2 dicembre 2014
"Calcinato oggi è il cuore della resistenza al Tav"
Da Lonato, dove ieri sera ha tenuto un’affollata assemblea zonale, il coordinamento dei comitati
No Tav Brescia-Verona rivendica il salto di qualità compiuto in questi mesi dal
dibattito sulla nuova linea ad alta velocità ferroviaria.
“Da quando siamo in
campo con azioni dirette, incontri e manifestazioni di massa sul territorio -
ha dichiarato il portavoce Eraldo Cavagnini - non c’è più nessuna subalternità
da parte degli enti locali rispetto alle istituzioni sovraordinate su questo
tema”.
“In pochi mesi - ha
osservato - abbiamo spostato i termini del confronto, dando a tutti la
possibilità di avviare una discussione collettiva su un problema che non è più
considerato nei riduttivi termini di compensazione e mitigazione, come ancora diversi
amministratori comunali si attardano a fare: è ormai senso comune un no senza se e senza ma alla
realizzazione di questa grande opera”.
Per Cavagnini “tutti hanno capito che una dilazione dei termini per presentare le osservazioni o
un rinvio dell’esame del progetto definivo attualmente in discussione non cambiano
né lo scenario né tanto meno la prospettiva di opposizione integrale con tutti
i mezzi pacifici a disposizione, essendo questa un’infrastruttura che
giudichiamo inutile per i trasporti, dannosa al territorio e costosa per le
tasche dei cittadini”.
E ieri è stata lanciata
per “martedì 16 dicembre alle ore 21 un’assemblea popolare a Ponte San Marco,
frazione di un comune, quello di Calcinato, che oggi è il cuore della
resistenza al Tav: qui si susseguono i tentativi di effettuare i carotaggi dei terreni
da parte di tecnici sovente respinti dai
proprietari e monitorati dai nostri militanti, con il conseguente innalzamento
del livello di consapevolezza della cittadinanza”.
“Nel corso di questo
appuntamento – assicurano i No Tav – da un lato fisseremo un fitto calendario
di iniziative pubbliche per l’inverno, dall’altro definiremo le forme e gli
strumenti di consulenza alla popolazione per sostenerla, allargando il fronte dell’opposizione al Tav
anche a tutti quei paesi in cui non sono ancora attive strutture organizzate”.
“L’unica
opzione - conclude Cavagnini - è bloccare quest’opera, destinandone i
fondi per il miglioramento e la riqualificazione del servizio della ferrovia
esistente con possibilità di incremento sia del trasporto delle merci che di
quello dei passeggeri”.
lunedì 1 dicembre 2014
«Dona, cerca, trova» al Nido di Ponte San Marco
L´assessorato ai servizi sociali del comune di Calcinato ha aperto uno spazio di libero scambio di indumenti, scarpe e accessori usati, concepito anche come luogo di condivisione di saperi, competenze e conoscenze. Il materiale può essere consegnato all´Asilo Nido Magica Bula in via Stazione a Ponte San Marco. Qui «Dona, cerca, trova» è aperto ogni martedì dalle 13.30 alle 14.30. Per informazioni è possibile telefonare allo 030.9989221 oppure inviare una mail a servizi.sociali@comune.calcinato.bs.it.
Lo scopo è promuovere nella comunità la cultura della sobrietà e dell´altruismo. Indumenti e calzature che giacciono inutilizzate negli armadi di tante famiglie possono diventare un aiuto prezioso per persone in difficoltà economica.
Lo scopo è promuovere nella comunità la cultura della sobrietà e dell´altruismo. Indumenti e calzature che giacciono inutilizzate negli armadi di tante famiglie possono diventare un aiuto prezioso per persone in difficoltà economica.
venerdì 28 novembre 2014
Tav: in consiglio passa la risoluzione dei partiti
L'altra notte anche il consiglio comunale di Calcinato ha votato una risoluzione contraria
al progetto definitivo della nuova linea ferroviaria ad alta velocità.
Non sono
però bastati né un confronto in cui sono intervenuti a più riprese tutti i gruppi
consiliari né una conferenza dei capigruppo convocata dal vicesindaco Alberto
Bertagna a ridosso del voto per addivenire a una espressione unanime
dell’assise. Alla fine ha prevalso la risoluzione comune dei gruppi di
maggioranza “Insieme per Calcinato” e di minoranza “Con te per Calcinato” ed
“E’ tempo di Sangiorgi sindaco” che prende atto delle numerose osservazioni
presentate in due tranche dall’amministrazione comunale.
“Il consiglio comunale - vi si
legge - manifesta la propria contrarietà al progetto definitivo depositato il
15 settembre, prende atto e raccoglie la richiesta di interruzione dei termini
inviate il 21 novembre dalla Provincia di Brescia e preventivamente condivisa
dal comune di Calcinato con nota del 20 novembre, prende atto che in data
25 novembre sono state presentate le osservazioni riferite alla valutazione di
ottemperanza sulla linea, si impegna ad attivare tutte le possibili iniziative affinché il
progetto possa essere rivalutato dal punto di vista della sostenibilità
territoriale, ambientale ed economica dell’investimento, riallacciando con
maggiore determinazione le reti tra i Comuni per una più efficace azione di
contrasto al progetto così come depositato, sostiene l’amministrazione a
porre in essere ogni ulteriore atto conseguente necessario a tal fine anche
attraverso la Conferenza dei Capigruppo e invita il Sindaco e la Giunta comunale, per quanto di propria competenza, a
sostenere la presente risoluzione e trasmettere la stessa agli organi competenti e agli enti
preposti”.
Nulla di
fatto invece per la risoluzione che chiedeva
sic et simpliciter “al Governo di porre in essere ogni atto di competenza teso
ad abbandonare definitivamente il progetto“: a votarla sono stati soli i gruppi
consiliari M5S e Bene Comune.
Il consiglio
comunale ha varato anche la proroga della convenzione con il Comune di
Villanuova sul Clisi per l’esercizio in forma associata del servizio di
segretario comunale (Bene Comune si è astenuto), la convenzione con la cooperativa Selene per il servizio
di pulizia e sanificazione ambientale dei locali comunali, quella tra i comuni
del distretto di Montichiari e Bassa bresciana orientale per la gestione del
servizio di tutela a favore dei minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità
giudiziaria, quella con la cooperativa Il Quadrifoglio per la manutenzione del
verde pubblico e la manutenzione degli impianti di irrigazione, l’assestamento
definitivo al bilancio di previsione col voto contrario di tutte le minoranze e l’adozione di un
Piano di recupero in via Solferino.
mercoledì 26 novembre 2014
Tav: è stasera il consiglio comunale!
Il
consiglio comunale richiesto lo scorso 3 novembre dai gruppi
consiliari “Con te per Calcinato”, “Sangiorgi sindaco” e “Bene Comune” per
discutere dell’impatto del Tav sul territorio si terrà nella serata di
mercoledì 26 novembre. Compresi quelli concernenti questa nuova grande opera
pubblica, a partire dalle ore 20.45 sono ben 25 gli argomenti posti all’ordine
del giorno dal voicesindaco Alberto Bertagna. Dodici le interrogazioni a
risposta scritta presentati dal consigliere M5S Libero Lorenzoni, che chiede delucidazioni
sulle attività di trattamento dei rifiuti di una ditta in località
Barconi, sull’accesso comunale ai fondi dell’otto per mille da destinare a
interventi di edilizia scolastica, sui provvedimenti adottati in conseguenza
della classificazione del Comune come zona sismica, sulle aziende “ritenute
pericolose” operanti sul territorio, sulla possibilità che venga realizzato un
termovalorizzatore di rifiuti in località Fusina a Bedizzole, sulla comparsa di
scritte razziste e xenofobe apparse in paese, su un deposito abusivo di eternit
in campagna di Calcinatello e sulle presunte problematiche connesse alla
discarica per rifiuti solidi urbani in località Antica Idrovora (da anni
peraltro esaurita). Sempre Lorenzoni propone una deliberazione per modificare
alcune parti dello statuto comunale concernenti la trasparenza e partecipazione
democratica dei cittadini e due mozioni, una per il “censimento dei materiali
contenenti amianto” sul territorio comunale e un’altra “contro la realizzazione
del progetto Tav”. Contrarietà alla nuova grande opera pubblica esprime anche
una mozione presentata dal capogruppo Claudio Raza per conto della lista di
maggioranza “Insieme per Calcinato”.
Fra gli altri punti in esame si segnalano “la
proroga della convenzione con il Comune di Villanuova sul Clisi per l’esercizio
in forma associata del servizio di segretario comunale, la convenzione con la
cooperativa Selene per il servizio di pulizia e sanificazione ambientale dei
locali comunali, quella tra i comuni del distretto di Montichiari e Bassa
bresciana orientale per la gestione del servizio di tutela a favore dei minori
sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, quella con la cooperativa
Il Quadrifoglio per la manutenzione del verde pubblico e la manutenzione degli
impianti di irrigazione, l’assestamento definitivo al bilancio di previsione
per l’anno in corso e l’adozione di un Piano di recupero in via Solferino.
martedì 25 novembre 2014
Tav: partono i carotaggi dei terreni...
Diversi cittadini e aziende calcinatesi in queste ore stanno ricevendo lettere di questo tenore (nel testo pubblicato qui sotto abbiamo barrato i dati sensibili per rispetto della legge sulla privacy).
L'invito a tutti e tutte è a informarcene tempestivamente, onde consentirci di coordinare un linea di condotta comune con tutti i proprietari interessati.
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Buongiorno,
dando
seguito al sopralluogo del X XXX 2014, Sig. XXXXXX e Sig. XXXXXX e alla
telefonata di stamane con il sig. XXXXX, con la presente comunichiamo
la necessita di accedere nei prossimi giorni presso la Vostra Azienda
al fine di poter eseguire prelievi
di terreno tramite due scavi superficiali di dimensioni m 2x1x3 e 4
sondaggi a carotaggio continuo di profondità 3 metri. Complessivamente
la permanenza sui Vs terreni è stimabile in due giorni.
Queste
attività si collocano nell’ambito della progettazione linea AV/AC Bs Vr
di cui RFI S.p.A. ha pubblicato il progetto definitivo per Pubblica
Utilità in data 26 set 2014.
Per
quanto detto chiediamo l’autorizzazione all’accesso bonario alla Vs
proprietà rendendoci disponibili sin da subito per ogni chiarimento del
caso ai seguenti n telefonici XXXXX / XXXXXX,
in attesa di un Vs riscontro si inviano
Distinti Saluti
XXXXX XXXXX
lunedì 24 novembre 2014
Doppio appuntamento sulla Tav
Domani sera alle ore 20.30
all’oratorio di via Don Rovetta a Ponte San Marco si terrà il terzo e ultimo
appuntamento del tour informativo promosso dall’amministrazione comunale di
Calcinato per sensibilizzare i cittadini su progetto definitivo della nuova
linea ferroviaria ad alta velocità sul territorio.
E mercoledì sera alle ore 20.45 in municipio si
terrà il consiglio comunale che su questo
argomento chiediamo dal 3 novembre.
Due appuntamenti da
non mancare!
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