Se l'intento del fondo è quello di incentivare l'uso del dialetto, i soldi sono sprecati. Possono risultare utili per lo studio della lingua che ancora non è morta.
È vero che il dialetto lombardo è vario e varia da zona a zona, ma è anche vero che due lombardi di zone diverse possono intendersi, con più o meno difficoltà.
A noi da giovani non si chiedeva "parla come mangi"; mangiavamo bresciano e avremmo parlato bresciano. Prendevo in giro un amico di Bedizzole e a mia volta venivo scherzato da un cugino che abitava a Carpenedolo. Ci capivamo comunque, e capivamo quei giovani che dalle valli venivano a scuola o a lavorare in città portando i loro suoni duri e aspirati.
L'idea di insegnare l'amor patrio imponendo una lingua aveva l'errore in sé. Forse la vera patria è la lingua, più che la terra. Te la porti ovunque vai. A San Martino i fittavoli che dovevano cercarsi una nuova sistemazione portavano con sé la parlata oltre alle masserizie. Chi non ha avuto un "veneto" in paese? Era quello sfollato che nel nuovo paese portava il suo idioma, imparava quello del posto e forse lo arricchiva.
Carlo Filippini

Nessun commento:
Posta un commento