sabato 22 maggio 2021

Depuratore del Garda a Esenta: le ragioni del no

C'eravamo anche noi questo pomeriggio a manifestare contro la proposta di realizzare il nuovo depuratore del Garda a Esenta.
Nella piazza antistante la chiesa parrocchiale della frazione di Lonato l'iniziativa era organizzata dal neonato Comitato Tutela Ambiente, A presentare il sodalizio è stato il portavoce Danilo Zeni. Il quale ha sottolineato come “come questa presenza porta anche nel nostro Comune le ragioni dell'ambientalismo. Solo se coordinate le diverse realtà possono rafforzare le proprie ragioni nel dialogo con gli enti locali. Non è un caso che esordiamo contro l'ipotesi di localizzare qui il depuratore del Garda, se ne parla dal 2008 ed è uscita fuori nuovo adesso dopo che erano state proposte diverse altre sedi”.
A spiegare analiticamente le ragioni del no è stato Giovanni Contiero, storico esponente di Ritrovo Lonato, che ha parlato di “scelta devastante sotto il profilo ambientale e del consumo di suolo agricolo, per l'impatto che avrà su viabilità e vivibilità dei territori, a causa dei necessari km di condotte che da Salò percorreranno il territorio fino al lido di Lonato e poi da lì verso Maguzzano, la Rassica, per raggiungere Esenta”.
“In uscita dal depuratore - ha aggiunto - i reflui confluirebbero verso la Roggia Lonata che qui alimenta una centrale idroelettrica per poi dirigersi, attraverso Castiglione delle Stiviere, sui suoli irrigui dell'alto mantovano e raggiungere attraverso altri canali il fiume Mincio. L'unica soluzione veramente sostenibile è il potenziamento del depuratore di Peschiera e la riqualificazione della condotta sublacuale, che costituirebbe una soluzione di gran lunga più economica rispetto alla realizzazione di un nuovo depuratore e di nuove condotte”.
Il notevole risparmio è ben evidenziato da uno studio dell'ingegnere goriziano Pieraimondo Cappella, illustrato dal Gianluca Bordiga, Presidente della Federazione delle associazioni del fiume Chiese e del lago d'Idro Lo studio evidenzia diverse cose molto importanti: i minori costi economici (oltre il 40% in meno), i minori costi sociali durante i lavori (niente cantieri a bloccare la circolazione stradale) e le migliori garanzie sotto il profilo ecologico e ambientale, legate al mantenimento e controllo di gestione di un unico depuratore.
Le ragioni del no del fronte mantovano sono state poi rappresentate da Gian Battista Ruzzenenti, sindaco di Medole per sei legislature fino al 2019, mentre Laura Corsini del Comitato Cittadini di Calcinato con il suo icastico intervento ha chiamato alla mobilitazione: “Cittadini, uscite di casa: fra un mese sarà troppo tardi”.
E gli abitanti della frazione saranno i protagonisti martedì 25 del consiglio comunale convocato in adunanza aperta proprio davanti alla Chiesa di Esenta per le ore 19 dal sindaco Roberto Tardani. All'ordine del giorno la “riqualificazione del sistema di depurazione e collettamento delle acque del Garda”. In quella sede sarà presentato un documento in cui decine di gruppi ambientalisti della zona chiedono di “arrestare la procedura in corso e ristrutturare la configurazione esistente, con costi enormemente inferiori ad ogni ipotesi di trasferire la depurazione di una parte dei reflui in altri territori al di fuori del bacino gardesano, perché trasferire la depurazione occidentale significa costruire un nuovo megaimpianto con il relativo nuovo collettamento, per una lunghezza di molte decine di km sia per raggiungere il nuovo impianto che per scaricare la depurazione”.

mercoledì 19 maggio 2021

Bedizzole: si riparla dell'impianto forsu

C'erano anche gli ambientalisti ieri alla prima Conferenza di Servizi convocata a Brescia per discutere il nuovo progetto presentato da A2A per un impianto di trattamento dei rifiuti che, in località Fusina a Bedizzole, ai confini con Calcinato e Lonato, dovrebbe trattare tutta la frazione umida dei rifiuti domestici (la cosiddetta forsu) della nostra provincia, producendo biometano e compost.
Vi hanno partecipato, fra gli altri, Laura Corsini del Comitato Cittadini, i consulenti del Laboratorio Ambiente Attilio Bonetta e Donatella Decise e Imma Lascialfari di Ambiente Futuro Lombardia.
“A2A avrebbe dovuto presentare il nuovo progetto di impianto – raccontano gli ecologisti presenti all'incontro - mentre i tecnici hanno illustrato solo alcune slide, peraltro non significative e carenti dei chiarimenti richiesti dalla Provincia all'atto del diniego al precedente progetto”.
Secondo loro “il progetto è un maldestro e rustico 'copia e incolla' del precedente, bocciato dalla Provincia lo scorso ottobre, riportando tra l’altro alcuni elementi peggiorativi. Nulla cambia: identico il luogo dove A2A chiede di realizzare l’impianto a Bedizzole, in una situazione di pressione ambientale e di presenza di realtà insalubri già oltre i limiti definiti da tutte le norme europee e nazionali”.
“Rispetto allo scorso anno oltre agli aspetti tecnici, anche la situazione ambientale, della qualità dell’aria e dei rischi per la salute pubblica, è peggiorata” osservano.
Entro la scadenza dei termini per le osservazioni al progetto - fissata per sabato 5 giugno - i comitati ambientalisti annunciano che presenteranno “una dettagliata e corposa documentazione tecnico-scientifica, impiantistica in grado di demolire qualsiasi velleità del colosso bresciano-milanese attraverso più di 87 solidi motivi ostativi”.
“Poiché i tecnici di A2A hanno esercitato uno sforzo minimo per copiare e incollare il progetto già bocciato e apportare alcuni peggioramenti, restano evidenti alcuni dati che dovrebbero allarmare i cittadini e gli amministratori locali”, afferma dal canto suo Stefano Apuzzo, direttore di Laboratorio Ambiente ed ex deputato.
Fra le criticità rilevate, “l'aumento del traffico pesante, il fatto che l’impianto non è collegato alla rete fognaria e deve smaltire enormi quantità di reflui, un flusso emissivo previsto di ben 270.000 m3/h pesantemente gravato di contaminanti, soprattutto ammoniaca”.
Il tutto in un'area già interessata da problemi odorigeni, alta velocità ferroviaria, impianti, discariche e realtà di trattamento rifiuti ad elevato impatto ambientale.

martedì 18 maggio 2021

Casa di Riposo: segretario-direttore cercasi

La Fondazione Casa di Riposo di Calcinato sta raccogliendo le candidature per l’assunzione di un nuovo segretario-direttore. Il testo completo dell’avviso è consultabile sul sito internet www.casariposocalcinato.itGli interessati possono inoltrare la propria domanda entro le ore 12 di venerdì 28 maggio. Informazioni e ragguagli allo 030.963221.

lunedì 17 maggio 2021

No al depuratore del Garda a Esenta

Alla fine, e dopo tanto tempo perso, sembra che sulla depurazione reflui fognari bresciani la scelta sia tornata alla proposta originaria: un depuratore a Lonato. Acque Bresciane ha confermato quello che la politica aveva già deciso da tempo: la scelta di localizzare il depuratore per i reflui bresciani del Garda con un nuovo impianto di 80 mila mq in località Esenta, frazione lonatese. Certo si è cercata la partecipazione di tutti gli interessati, si sono fatti i tavoli di discussione tra tecnici, amministratori e rappresentanti delle associazioni. 
Tutto molto interessante, ma la decisione ripetiamo, era già stata presa dalla politica a livello provinciale: il Depuratore doveva sorgere a Lonato, dove era già stato pensato tanto tempo fa dall'allora presidente del Consorzio Garda Uno. Una scelta scellerata, malgrado sia stata valutata dai vertici di Acque Bresciane come una scelta assolutamente sostenibile: è devastante sotto il profilo ambientale e del consumo di suolo agricolo, per l'impatto che avrà su viabilità e vivibilità dei territori, a causa dei necessari km di condotte che da Salò percorreranno il territorio fino al lido di Lonato e poi da lì verso Maguzzano, la Rassica, per raggiungere Esenta dove il Depuratore è localizzato. 
Appare evidente che si è voluto dare ascolto alla politica localizzando a Lonato il nuovo depuratore anche se ancora non si è individuato con esattezza il corpo recettore per le acque che da questo usciranno. È straordinario: quella che è sempre stata la principale querelle in materia di depurazione, cioè la inadeguatezza del fiume Chiese quale corpo recettore, non è ancora risolta. Anzi, nella prima bozza del progetto Esenta, il fiume Chiese continua ad essere il corpo recettore per i prodotti in fuoriuscita dal depuratore e forse continuerà ad esserlo, nonostante, durante i tavoli di discussione, siano state avanzate fantasiose soluzioni per la salvaguardia del Chiese (che ha naturalmente tutto il diritto di essere salvaguardato). Si è proposto di utilizzare la Roggia Lonata, un canale artificiale che deriva dalla stesso Chiese, e poi il Canale Virgilio: una fantasiosa «cordamolla» idraulica per conferire i reflui del depuratore al fiume Mincio o in alternativa al fiume Oglio. Questa la straordinaria forza della Mozione approvata in Consiglio Provinciale, la Sarnico per intenderci, colta a pieno da Acque Bresciane: trasferire i reflui del depuratore il più lontano possibile dai comuni bresciani che si affacciano sul Lago di Garda. In uscita dal depuratore i reflui confluiscono verso la Roggia Lonata. 
A Esenta la Roggia alimenta una centrale idroelettrica per poi dirigersi, attraversandolo, il centro di Castiglione delle Stiviere, prima di arrivare sui suoli irrigui dell'alto mantovano e raggiungere attraverso altri canali il fiume Mincio. Ammesso che sia quella la destinazione finale, è facile immaginare che i cittadini mantovani non siano certo entusiasti di tale soluzione. Torniamo alla gestione politica del problema depurazione reflui fognari dei Comuni Bresciani del Lago di Garda e alla scelta sempre perseguita di arrivare ad un'unica Grande Opera consortile che servisse tutti i Comuni, alla decisione che questa opera dovesse sorgere ex novo, senza privilegiare il potenziamento di impianti esistenti. Una scelta che, a partire dalla Mozione Sarnico in Consiglio Provinciale, è trasversale a tutti i principali partiti di destra e sinistra rappresentati nello stesso Consiglio. Sarà interessante ora capire come faranno Lega, Forza Italia ma anche PD a far digerire la scelta ai cittadini lonatesi e mantovani. 
Si è invece sempre voluto rifiutare l'unica soluzione veramente sostenibile, che è il potenziamento del depuratore di Peschiera. Una soluzione che avrebbe risparmiato 80 mila mq di terreno agricolo fertile e la devastazione di territori per le condotte. Costi mai adeguatamente considerati nella progettazione dell'opera. Non solo: la soluzione del potenziamento di Peschiera e il mantenimento (ma anche rifacimento) della condotta sublacuale, che ha sinora egregiamente garantito il trasporto dei reflui verso Peschiera, costituirebbe una soluzione di gran lunga più economica rispetto alla realizzazione di un nuovo depuratore e di nuove condotte. Un risparmio ben evidenziato nello studio redatto dall'ing. Cappella di Gorizia, presentato pochi giorni fa ad Acque Bresciane, in cui si evidenzia come il perseguimento della soluzione definita potenziamento del depuratore esistente di Peschiera, il trasferimento dei liquami da Toscolano a Torri, per la parte nord del lago, sia da preferire a quella di Lonato-Esenta. Lo studio evidenzia diverse cose molto importanti: i minori costi economici (oltre il 40% in meno), i minori costi sociali durante i lavori (niente cantieri a bloccare la circolazione stradale) e le migliori garanzie sotto il profilo ecologico e ambientale, legate al mantenimento e controllo di gestione di un unico depuratore. Siamo con chi afferma che questa soluzione non possa essere ignorata. Siamo con chi indica anche il possibile ricorso alla Corte dei Conti perché sia preferita.

Giovanni Contiero, Ritrovo Lonato 

Chile: banderas de unidad?

In Cile vincono i partiti di sinistra e i movimenti indigeni sia nelle votazioni locali sia nelle elezioni per l’Assemblea costituente, chiamata a redigere una nuova Costituzione che cancellerà quella promulgata durante la dittatura di Pinochet nel 1980 e ancora in vigore. 
Insieme superano ampiamente la maggioranza dei 155 seggi a disposizione. Debacle per la destra che nell’Assemblea avrà i soli 38 seggi di Chile Vamos.  28 li conquista Apruebo Dignidad (formato dal Frente Amplio e dal Partito comunista cileno) e 25 Apruebo (che comprende socialisti, Ppd e Democrazia cristiana) e 1 il Partito Umanista. 17 sono i membri eletti delle comunità indigene e ben 48 gli indipendenti portavoce del movimento che dal 19 ottobre 2019 scese in piazza chiedendo trasformazioni sociali radicali e una nuova Costituzione. 
Di particolare rilievo è il fatto che la destra non ha nemmeno raggiunto l’obiettivo minimo di un terzo dei seggi della Costituente, elemento che le avrebbe permesso un’azione di blocco delle decisioni a lei meno gradite. 

domenica 16 maggio 2021

Tutti i giusti li ha divorati l’orco

Tutti i giusti li ha divorati l'orco
sopravvivono solo gli assassini e quelli che assassini diverranno.
Dal cielo piovono pentole di olio bollente
le case basta un soffio e sono polvere.

Fino all'orizzonte tutto e' morte e deserto
carovane di superstiti escono dalle macerie
come fantasmi affamati e sbigottiti
di essere ancora vivi.

Non piove manna ma chiodi e scorpioni
non angeli parlano ma draghi di ferro
tutta l'aria ha consumato il fuoco
tutto il giorno e' diventato notte.

Io vedo tutto questo e sono trasformato
in sacco di spine
in statua di sale.

Peppe Sini

sabato 15 maggio 2021

Martedì 18 c'è il consiglio comunale

È quasi interamente dedicato alle iniziative della minoranza a Calcinato il consiglio comunale convocato per martedì 18 maggio alle ore 21.30 dal sindaco Nicoletta Maestri in municipio.
Tre le interrogazioni a risposta scritta presentate dal gruppo consiliare di opposizione "Calcinato In-Patto 2.0": sul degrado all'area dell'ex macello in via Cimitero, sul depuratore di Ponte San Marco e ampliamento di quello di Calcinatello e sulle bonifiche lungo il tracciato della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Brescia-Verona. Ci sarà poi l'esame di una mozione, sempre della minoranza, sulle “"attività di informazione e consulenza alla popolazione prioritariamente interessata dai lavori del Tav" e infine si discuterà della proposta - illustrata dal vicesindaco e assessore all’Urbanistica e Servizi Sociali Mirco Cinquetti – di “rinuncia del diritto ad uso pubblico di parcheggi pertinenziali in via XX Settembre”.

venerdì 14 maggio 2021

Alla Malora un corso di agroforestazione

Mercoledì 19 e giovedì 20 maggio alla Cascina La Malora di Calcinato il permacultore Giuseppe Sannicandro terrà un corso esperienziale sulla agroforestazione.
Noto a livello internazionale per i suoi progetti ecologici, il docente è stato il cofondatore dell’associazione Regen ed è consulenze di aziende agricole multifunzionali ed ecovillaggi interessati alla agricoltura rigenerativa, alle food forest e alla orticoltura sostenibile.
Dalle ore 9 alle 19 l'esperto condurrà i partecipanti in due giornate di full immersion nella formazione teorico-pratica. La prima sarà dedicata agli alberi, al ruolo della vegetazione nell'ecosistema, alla preparazione di aiuole agroforestali e alla gestione di un'agroforesta. Nella seconda ci si concentrerà sull'orto all’interno di un sistema rigenerativo, dalla progettazione all'allestimento, ai metodi di miglioramento della fertilità del suolo, preparazione dei trapianti e semine, alla propagazione delle piante, semi, talee e piantine.
“Le agroforeste sono sistemi di coltivazione basati su policolture, quindi con più piante nello stesso impianto, di cui molte perenni o autoseminanti” ci racconta la signora Erica Cherubini, che ha organizzato il corso nell'ambito del suo progetto di rivitalizzazione degli oltre 7 mila metri quadrati di fronte alla cascina, per realizzarne un piccolo esempio qui, con orti, frutteti, fiori e cespugli, su progetto proprio di Sannicandro.
“Un’agroforesta - sottolinea - tende all’autofertilità e autoregolazione, attraverso la gestione di piante da supporto accanto a quelle di diretto uso umano (alberi da frutto, piante officinali, da tisana ecc.), imitando il bosco per ottenere la massima produzione da una piccola o grande area, riducendo col tempo al minimo input esterni”.
Informazioni e prenotazioni al 335/6857399. C'è anche la possibilità di partecipare a una sola giornata.

giovedì 13 maggio 2021

Contro le discriminazioni un presidio a Brescia

Sabato 15 maggio è in programma un presidio per chiedere l’approvazione del disegno di legge Zan anche a Brescia. L’appuntamento è alle ore 17.30 in Piazza Vittoria.
Il disegno di legge Zan prevede aggravanti specifiche per i crimini d’odio e discriminazioni contro omosessuali, transessuali, donne e disabili e sta facendo nascere diverse e accese discussioni nel mondo politico, ma anche nel dibattito pubblico. Il ddl è stato approvato nel novembre 2020 alla Camera. Ma dopo il primo via libera, la legge è rimasta per lunghi mesi in stallo nella stessa commissione.
Nonostante il caos che ha generato, i punti del disegno di legge sono ben definiti: il principio che guida tutti gli articoli è quello della «prevenzione e del contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità».

mercoledì 12 maggio 2021

Bedizzole: chiuse le indagini preliminari sulla discarica, interviene il Comitato Cittadini

Fa discutere la conclusione delle indagini preliminari sulla discarica Green Up di Bedizzole: l'accusa della Procura di Brescia, per quanto avvenne nell'estate 2019, è di “concorso di persone in incendio di cosa propria pluriaggravato mediante omissione”.
Sul tema interviene la presidente del Comitato Cittadini Laura Corsini, la quale segnala come "già nel 2018 la commissione di inchiesta parlava in più passaggi di criticità, inottemperanze e osservava che gli incaricati presenti in discarica al momento degli incendi, si erano pure immedesimanti sia nelle vesti di 'vigili del fuoco' iniziando le procedure di spegnimento; addirittura nell'ultimo incendio avevano preso pure la decisione di non contattare Arpa, la quale dichiarava di venire a conoscenza dell’incendio soltanto nel sopralluogo del 4 dicembre 2017 in quanto non allertata".
Secondo la leader ambientalista "tre incendi non erano bastati a mettere in campo le sicurezze imposte dagli enti. Nel 2019 si verifica anche un quarto incendio in un territorio dove la politica locale si inalbera quando i 'comitatini' evidenziano che Brescia è anche la terra dei fuochi, oltre a quella dei buchi".
"Il Comitato Cittadini - informa Corsini - aveva effettuato segnalazioni e inoltrato esposti, che speriamo siano serviti. Ora speriamo che le indagini portino all’individuazione dei responsabili, che a nostro avviso dovrebbero essere allontanati da ogni attività legate alla gestione di aziende che trattano rifiuti, visto che hanno dimostrato una incapacità professionale che poteva anche causare conseguenze gravissime".
"In questi anni - commenta - abbiamo letto molto di questa azienda che, passando dalla tangenziale alla statale, cambia ogni giorno la sua morfologia. Accumuli di terra e rifiuti a occhio nudo si alzano e si abbassano, ponendo a molti cittadini la domanda del motivo di questo continuo spostamento di materiale, che ricordiamo è fatto di rifiuti speciali, seppur non pericoloso. E mai che la ditta abbia porto le proprie scuse alla cittadinanza per la mancanze derivate dalla non attivazione dei sistemi di sicurezza dell’impianto che, oltre al trattamento dei rifiuti, gestisce anche il ciclo di combustione a biogas".
"Ci siamo invece trovati a leggere dichiarazioni su nuovi posti di lavori (come se il lavoro potesse giustificare tutto), su compensazioni per le criticità che l’azienda reca al territorio, che non sono mai legate a mitigazioni in loco per attenuare e diminuire impatti visivi e odorigeni" commenta, ricordando che "ascoltare le necessità di un territorio non è fare da sponsor alle squadre di calcio bedizzolesi o donare euro al Comune. Ascoltare il territorio, dando in modo concreto un contributo, significa investire al meglio nelle tecnologie e nella messa in sicurezza della propria azienda per la tutela di tutti i cittadini".

domenica 9 maggio 2021

Una nuova primavera per La Malora

I campi della Cascina Malora a ridosso della strada provinciale 28 torneranno a vivere all'insegna dell'agricoltura sostenibile. Una buona notizia soprattutto per chi ha seguito con tristezza il progressivo degrado dell'antico rustico che per la tenacia dei proprietari, soprattutto dell'indimenticabile sindachessa Maria Bianchi, è riuscito a superare indenne insieme alle sue pertinenze la cementificazione selvaggia degli ultimi decenni del secolo scorso.
La Malora è un nome che suscita tante fantasie ma che, non avendo alcun riscontro documentario fino alla fine dell'Ottocento, può essere solo attribuito a qualche disgrazia economica dei suoi abitanti in un'epoca in cui bastava una grandinata o un'epidemia del bestiame per far andare in malora, cioè in rovina, tante famiglie del proletariato rurale.
Spirito libero, salde radici su territorio, anima di questa rigenerazione è Erica Cherubini, che fra una piantumazione e l'altra racconta il suo singolare progetto. “La mia esperienza a 360 gradi nel mondo del verde mi ha spinto a mettermi in gioco”.
Negoziante di fiori in centro a Brescia già negli anni '90, Erica ha poi operato a lungo nella gestione del verde indoor per hotel, ristoranti, aziende, allestimenti floreali per eventi e matrimoni, organizzazione di fiere e showroom.
“Nel '99 - racconta - aprii a Desenzano del Garda un mio laboratorio, 'Blooms unconventional floral decorations', con importanti collaborazioni nel panorama verde internazionale. “Attraverso diverse altre esperienze in questi vent'anni ho poi abbandonato ogni lavoro stabile e mi sono messa alla ricerca in movimento, tra fiori, piante e natura, guidata dalla mia creatività”.
Un marito e quattro figli non le hanno impedito di continuare a sognare e nel drammatico tempo della clausura da Covid-19 sboccia l'idea. “Da tempo la osservavo” sottolinea. “Nessuno ci vive da decenni; depredata e vandalizzata, in alcuni scorci si vede la natura prenderne possesso, benché i terreni attorno siano coltivati dalla Fattoria Serenissima e il giardino, mantenuto curato, conservi il disegno e le piantumazioni dell’ultimo tentativo di metterla a nuovo, senza farle perdere il sapore della tradizione contadina che si respira in ogni mattone”.
“Dal mio balcone in via della Filanda, al terzo piano di una palazzina, la vedevo ogni giorno e intanto gli anni passavano fra lavoro, figli, crescita personale” racconta. “Sognavo di viverci coltivando un pezzo di terra. Col Covid mi son ritrovata con un discreto vuoto professionale e molto tempo per riflettere su come provare a realizzare il sogno”.
“Da consulente e progettista per attività commerciali che si occupano di vendita di piante e fiori, mi definisco una green visual merchandiser: mi appassiona creare allestimenti, progettare spazi di vendita, studiare e sperimentare tecniche di coltivazione. Al di là di agricoltura biodinamica, sinergica, permacultura, non ci si può fossilizzare su un’unica tecnica: bisogna lasciarsi guidare dalla terra, ascoltarne i bisogni, le ferite, cooperare con lei per ottenere risultati, che si tratti di un pomodoro, fiori, frutta o benessere personale. Con questa avventura alla Malora andrò alla ricerca della mia tecnica, che scoprirò sul campo di giorno in giorno”.
“Grazie a un accordo con la proprietà - annuncia - ora mi ritrovo custode di oltre 7 mila mq proprio di fronte alla cascina dei miei sogni. Vi sorgerà una piccola agroforesta, progettata con Giuseppe Sannicandro, esperto di sistemi agroforestali. Parto da questa tecnica perché trovo affascinante l’idea di imitare il bosco, che ha un sistema di autoregolazione impeccabile: tutto crescerà lentamente, con un’attività legata a una passione e al desiderio di vivere a ritmi rallentati. Ci saranno un orto, un frutteto misto, fiori, cespugli, il tutto governato da consociazioni, rotazioni culturali e concimazioni naturali, per ottenere prodotti sani e nutrienti”.
“Ci vorranno alcuni anni per vedere i risultati - ammette - ma nel frattempo vorrei che questo spazio diventasse occasione per promuovere queste conoscenze”.
Da febbraio sono iniziati i lavori di impostazione del frutteto e dell’orto-giardino: “È bellissimo non solo lavorare conversando con le persone che hanno ricordi legati a questo sito, ma anche riportarvi qualcosa di bello da vedere, esperienze da condividere, un'area che diventi una sorta di aula a cielo aperto. Per le prime semine mi hanno aiutata le mie figlie e i e i figli di mia sorella, un’esperienza che spero di poter offrire ad altri bambini e ragazzi, per stimolare la loro curiosità e riavvicinarli all’agricoltura”.
“Vorrei infine che chi da queste parti abbia varietà tradizionali delle nostre zone da salvaguardare (fiori, frutti o ortaggi) si senta libero di rivolgersi a me” conclude. “Troveremo uno spazio e me ne prenderò cura, inserendoli nella foresta, come una biblioteca botanica all’aria aperta”.

mercoledì 5 maggio 2021

E’ morto, non facciamone un eroe


Dopo due mesi è morto
per protestare è morto
per le sue idee è morto.

E’ morto, non facciamone un eroe.

Aveva delle idee, ci credeva.
Voleva più giustizia, ci credeva.
Cercava la sua gente, ci credeva.

Ci credeva ed è morto.

Ai funerali tante persone, è un eroe.
Il suo nome sui giornali, è un eroe.
Finirà appeso ai libri, è un eroe.

E’ un eroe, peccato!

Flavio Marcolini, 9 maggio 1981
per Bobby Sands morto il 5 maggio 1981 digiunando in carcere nell’Ulster.

martedì 4 maggio 2021

In digiuno per far cessare l'orrore della strage degli innocenti nel Mediterraneo

Come tutti i primi mercoledi' del mese anche questo mercoledi' 5 maggio le persone che partecipano al "Digiuno di giustizia in solidarieta' con i migranti" digiuneranno, digiuneremo, per denunciare l'orrore della strage degli innocenti nel Mediterraneo, l'orrore dei lager libici dei quali il governo italiano e' complice, l'orrore della schiavitu' e dell'apartheid nel nostro paese.
Digiuneranno, digiuneremo, per chiedere che l'Italia torni alla legalita', alla civilta', all'umanita', al rispetto del primo di tutti i doveri: il dovere di non uccidere, il dovere di salvare le vite.
Ed anche chi scrive queste righe ancora una volta prendera' parte a questo giorno di digiuno mensile. Che e' ben misera cosa, ma almeno vuol essere un grido di dolore e di denuncia, di scandalo e di appello a quanti chiudono gli occhi dinanzi alla strage in corso, una strage che possiamo e dobbiamo far cessare con un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze che costringa chi ci governa a rispettare finalmente il dovere sancito dalla Costituzione della repubblica italiana - cosi' come dalla Dichiarazione universale dei diritti umani - di rispettare e difendere i diritti di tutti gli esseri umani e primo fra tutti il diritto alla vita.
Dobbiamo soccorrere, accogliere, assistere tutte le persone bisognose di aiuto, tutte le persone in fuga dall'orrore, tutte le persone in pericolo di morte.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Benito D'Ippolito

lunedì 3 maggio 2021

Una colonia felina a Ponte San Marco

Da qualche settimana nella zona industriale di Ponte San Marco, a ridosso della ex strada statale 11 fuori dall'abitato in direzione Brescia, è sorta una colonia felina gestita da un gruppo di volontari che hanno censito gli animali nei pressi di un ristorante che si è rivelato per essi prezioso.
Si tratta di una quindicina di gatti di varia provenienza e razza, fra i quali ci sono quattro cuccioli. "Stiamo operando affinché a tutti loro siano garantite le necessarie cure e assistenza e siano sterilizzati" racconta Mauro Bonforti, uno dei volontari. "Purtroppo abbiamo trovato diversi mici in cattive condizioni: una gatta ha un probabile tumore all’orecchio ed è in osservazione, mentre un'altra aveva una emorragia uterina ed è stato necessario asportare tutto".
"I gatti di cui ci occupiamo ora stanno decisamente meglio e quando saranno ritenuti più docili saranno dati in adozione" sottolinea Cinzia Ce, che informa di "una importante collaborazione in corso con Ats e alcuni veterinari privati. Ma ci serve un aiuto concreto e per questo abbiamo aperto una raccolta ad hoc sulla piattaforma gofund.com, intitolata 'La colonia Ponte San Marco'”.
I volontari hanno realizzato un fotoreportage per sensibilizzare la cittadinanza, corredato da una serie di informazioni a disposizione di tutti gli interessati.
"La sterilizzazione - informa Bonforti - è una procedura necessaria per evitare una vita sulla strada ai mici. La creazione di una colonia serve ad ottenere l’ufficialità e a portare a conoscenza del sindaco questa problematica situazione, sotto la cui responsabilità, è bene ricordarlo, sono tutti gli animali da strada e quindi anche questi felini".
L'accorato invito dei volontari "a tutti i cittadini è a collaborare, operativamente; siamo a buon punto, ma necessitiamo di risorse, non ingenti, ma certe. Pertanto invitiamo a non portare pappe, ma coordinarsi con il gruppo: nella fase delle catture i gatti devono essere un po' affamati altrimenti non entrano nelle gabbie".
Gli interessati a seguire questa esperienza di accudimento dal basso possono farlo sulla pagina Facebook "Amici a 4 zampe Calcinato". Ulteriori informazioni e ragguagli si possono acquisire telefonando al 339.8052045 .