lunedì 13 luglio 2009

Offronsi 2 posti di lavoro al servizio della pace e della nonviolenza



Il Movimento nonviolento bresciano ha emesso un bando per il reclutamento di due giovani volontari per il servizio civile nazionale, disponibili a prestare la propria opera per 30 ore settimanali nell’arco di un anno, retribuiti 433,80 euro mensilmente. La proposta è rivolta ai cittadini di età compresa fra i 18 e i 28 anni in possesso del diploma di scuola media superiore.
Presente in città da oltre 30 anni, il Movimento nonviolento crea e organizza quotidianamente attività e iniziative per la pace, il disarmo, le obiezioni di coscienza, la opposizione contro gli insediamenti militari e le industrie belliche, l’educazione alla mondialità, la difesa della salute dell’ambiente e dei cittadini. Pubblica il periodico “Informati & partecipa” e dispone di una biblioteca con 3.500 volumi in consultazione e in prestito, 38 riviste in abbonamento e circa 75.000 documenti (volantini, opuscoli, dossier, articoli di giornale, lettere, studi critici e saggi brevi), ponendosi come punto di aggregazione ed animazione culturale sul territorio provinciale.

Il bando scade sabato 25 luglio. Gli interessati possono rivolgersi alla sede in via Milano 65 oppure cliccare in rete http://nonviolenti.org/content/view/696/2/ o telefonare a Flavio al 328.9683409 o ancora inviare una e-mail all’indirizzo mir.brescia@libero.it.

domenica 12 luglio 2009

CONGRATULAZIONI




Mercoledì presso l'Università Statale di Brescia si è laureato a pieni voti, con 101/110, in Giurisprudenza il nostro amico Igor Metelli, uno dei nostri tre candidati alle ultime elezioni amministrative.


Il titolo della tesi è "La rilevanza penale della detenzione di sostanze stupefacenti: evoluzione normativa e problematiche attuali". Parla dell'evoluzione normativa e giurisprudenziale in materia di stupefacenti partendo dalle prime leggi di inizio '900, passando per le riforme del 1954, 1975, 1990 (e referendum abrogativo del 1993) e l'ultima del 2006. Segue una parte più tecnica riferita alla problematica della duplice lettura subita dal limite quantitativo di punibilità come elemento di prova privilegiato inserito nella fattispecie penale ovvero quale elemento caratterizzante l'offensività della condotta.


a lui le congratulazioni dei compagni, del gruppo di linea indipendente e de sostenitori del blog.
P.S.
appena ci invii una foto la postiamo!!

venerdì 10 luglio 2009

SENTIERO 122° BRIGATA GARIBALDI




LineaIndipendente organizza per domenica 26 luglio una passeggiata su uno dei percorsi simbolo della resistenza bresciana: il sentiero 122a Brigata Garibaldi, sui luoghi della battaglia del Sonclino del 19 aprile 1945.


il percorso parte dai 372 metri di altitudine di Marcheno, precisamente dal monumento che ricorda il sacrificio dei 18 caduti della 122a Garibaldi e conduce in vetta alla corna del Sonclino a quota 1352 metri, la più alta del percorso.


Sotto i suoi spuntoni è avvenuta la sopracitata battaglia sostenuta da meno di cento partigiani, per lo più giovanissimi e scarsamente armati, contro le preponderanti forze nazifasciste che salite da cinque versanti accerchiando l'intera zona, erano decise ad annientare uno dei fulcri più importanti della Resistenza Bresciana.

Il sentiero percorre tutte le località dove si sono svolti gli episodi salienti della cruenta battaglia, in un anfiteatro quasi selvaggio. L'occhio spaziando tra i dirupi può solo immaginare con quali e quante difficoltà i garibaldini abbiano sostenuto lo scontro prima di potersi aprire un varco, tra le fiamme dell'immenso incendio appiccato dai fascisti, verso Lodrino. Altri combattenti isolati dallo sganciamento e rimasti senza munizioni o con armi guaste non riuscirono a mettersi in salvo; divallarono e risalirono impervi canaloni e costoni dove, esausti ed alcuni già feriti, vennero catturati dalle retrovie nemiche e fucilati.

GIOVANNI ROSSI E LA COLONIA CECILIA




UN'ESPERIENZA DI COMUNITA' ANARCHICA TRA IL BRESCIANO ED IL BRASILE


il gruppo ANTIAUTORITARIO bresciano

organizza



proiezione del film LA CECILIA di Jean Louis Comolli [1975]


domenica 12 luglio alle ore 18.00 presso il


CIRCOLO ANARCHICO ETTORE BONOMETTI

vicolo borgondio 6 - brescia (traversa di contrada del carmine)


a seguire aperitivo e cena



interverrà Marcello Zane [storico locale e giornalista]

I COSTI DELLA POLITICA



sempre nello spirito della massima trasparenza, lineaindipendente pubblica il prospetto spese della campagna elettorale della lista Calcinato Migliore, per esplicitare la voce nella colonna a margine del bilancio del gruppo contributo per spese elettorali.


questo per rendersi conto di quali sono i REALI costi della politica.


copiamo così come ci è stato girato.



Aperitivo presentazione lista 90 €

Aperitivo festa giovani 150 €

Tassa per Parco Rovadino 95 €

Gelateria biciclettata 100 €

Altoparlanti 50 €

Duo Orchestra 500 €

Serata Chiusura Parco Rovadino 600 €

Conto Tipografia 6565 €

8200 pieghevoli

150 manifesti 70x50cm

45 locadine

6 poster

5000 santini

30 manifesti 70x50

60 strisce

adesivi

400 programmi elettorali

450 volantini 150x3

5000 libretti basta così

200 circolari + bolli

fotografo



TOTALE CAMAPAGNA 8150 €


RACCOLTA FONDI 5050 €


RIMANENZE 3100 €


quota/candidato 155 €


LINEAINDIPENDENTE HA VERSATO 600 €

giovedì 9 luglio 2009

14 LUGLIO - IL SILENZIO E' RIVOLUZIONARIO




Le iniziative promosse dal Movimento Nonviolento

"SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA"


per opporsi al "Pacchetto Sicurezza" iniziate il 14 maggio con un digiuno a staffetta, tuttora in corso, continuano


MARTEDI 14 LUGLIO A BRESCIA in PIAZZA ROVETTA

dalle 18 alle 19 con un'ora di silenzio

PER DIRE SI'
all' uguaglianza di diritti per tutte le persone "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art.3 della Costituzione della Repubblica Italiana);alla libertà di accoglienza per bambini, donne e uomini;alla fratellanza fra popoli e culture.


PER DIRE NO
ai respingimenti in mare;alla criminalizzazione di chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla miseria;al pregiudizio di chi vede nello straniero solo un pericolo, un nemico.


SIAMO IN SILENZIO

per un momento di riflessione; per disporci all'ascolto; per ridare significato alle parole.
Puoi partecipare anche tu: entra con noi nel silenzio del cerchio, condividi con noi questa esperienza.
L'ora del silenzio sarà, per i prosssimi mesi, insieme al digiuno, l'iniziativa che porteremo avanti.

Abbiamo perciò pensato di scegliere per ogni ora un tema, una parola. Per il 14 luglio abbiamo scelto il binomio diritti-doveri (vista la data...) pertanto i partecipanti all'ora di silenzio, che saranno disposti in cerchio, avranno dei cartelli con le storie di singoli migranti, per dare loro un volto, un nome, facendoli così uscire dall'anonimato Si darà voce all'iniziativa, distribuendo volantini in varie lingue.



mercoledì 8 luglio 2009

FESTA DI RADIO ONDA D'URTO 2009




DICIOTTESIMA FESTA DI RADIO ONDA D'URTO A BRESCIA
dal 13 al 29 agosto


com'è tradizione dal 1991, nella seconda metà di agosto Brescia sarà il centro della musica indipendente, grazie alla grande festa antagonista della radio che si terrà nell'area feste in Via Serenissima, tra santeufemia e buffalora;ampio parcheggio in via agostino chiappa.


programma degli spettacoli sul palco principale:

giovedì 13 junior kelly [reggae]

venerdì 14 AGNOSTIC FRONT [hardcore punk]

sabato 15 sangue dal naso [teatro delle condizioni avverse]

domenica 16 anti flag [punk]

lunedì 17 KAOS & dj trix [hip hop]

martedì 18 alberto patrucco [monologhista] + ettore giuradei

mercoledì 19 motel connection [electro/dance]

giovedì 20 real mckenzies [rock]

venerdì 21 QUINTORIGO play mingus [jazz]

sabato 22 the hormonauts [rock 'n roll]

domenica 23 iLuf [rock/folk bluegrass]

lunedì 24 MARLENE KUNTZ [rock]

martedì 25 clash to me [teatro musicale]

mercoledì 26 punkreas [punk] + assalti frontali [hip hop]

giovedì 27 JELLO BIAFRA and the guantanamo school ol medicine [punk]

venerdì 28 tosh meets marley [reggae]

sabato 29 AFTERHOURS [rock]


il sito con il programma completo e gli eventi collaterali alla tenda blu, alla tenda migranti, alla libreria, al ristorante vegetariano ed al patchanka all'indirizzo:
http://www.radiondadurto.org/festa/2009/index.htm

martedì 7 luglio 2009

UN ULTIMO SALUTO




Noi siamo i vinti.

noi che non sappiamo amare

e viviamo di sogni

e il tempo dell’illusione svanisce

lasciandoci tentennanti

nel nostro dolore.

piervittorio tondelli


ieri mattina a santeufemia hanno cremato gionni, che nel tormento si è alzato e senza salutare nessuno, ha deciso di andarsene.

lunedì 6 luglio 2009

SINISTRA, O RIPARTI DALLA NONVIOLENZA O SEI MORTA




intervista a Fausto Bertinotti - l'Altro 5 luglio 2009


"Tu, proprio tu, vuoi rinunciare alla vita militare?" Per Fausto Bertinotti la nonviolenza è prima di tutto una chiamata in causa personale. E' quel «tu» pronunciato dai cristiani dell'inizio del primo millennio e poi diventato per lui sale della lotta politica a sinistra. Quel sale oggi non c'è più. E' difficile trovarlo, rintracciarne qualche scheggia in una situazione di frammentazione e di confusione. Ma per noi dell'Altro resta una delle questioni principali per continuare lo sforzo di creare una sinistra moderna.



Una sinistra in grado di capire criticamente il presente: di interpretarlo ma anche di cambiarlo.

E' per questa ragione che abbiamo deciso di intervistare Bertinotti, cioè il leader politico che nella nonviolenza ci ha creduto di più e che ci crede ancora nonostante la sconfitta. Non solo e non tanto elettorale, ma soprattutto la sconfitta di non aver davvero saputo rivedere il proprio paradigma, i propri valori. La propria visione del mondo.


«Penso - sottolinea senza dubbi Bertinotti - che oggi la nonviolenza sia indispensabile per ricreare, a sinistra, una soggettività critica e una unitarietà tra le varie componenti, ora così litigiose».

Ma per rilanciarla non si può non fare i conti con le critiche che le sono state mosse, da quelle più significative e impegnative a quelle più diffuse come quella che giudica la svolta nonviolenta della Rifondazione comunista guidata da Bertinotti come una scelta per accreditarsi nelle stanze dei bottoni. E' la posizione che identifica nonviolenza e «governismo».


Bertinotti, partiamo subito da qui, da una delle critiche che in questi anni si sono sentite di più. La sua Rifondazione ha scelto la nonviolenza per poter andare al governo con Prodi?

Non mi sembra questo il punto principale del suo afflosciarsi. In questi anni abbiamo sentito una serie di repliche politiche che hanno messo in discussione la nonviolenza, alcune di queste molto nobili. Sinceramente l'accusa di governismo mi sembra quella più risibile di tutte. Gli esclusi che sono entrati a far parte del governo, vale questo per comunisti e socialisti nella storia d'Italia, non hanno mai posto il problema della nonviolenza. Noi siamo stati i primi a farlo. Inoltre c'è una contraddizione tra questa visione e l'entrare nel governo, che porta con sé sempre una buona dose di violenza. Rifondazione comunista aveva già fatto un grande sforzo ponendo la questione della critica allo stalinismo, poteva finire lì. E invece abbiamo deciso di andare avanti.



Ma quale è stata allora la critica più forte e decisa che è stata opposta a questo passaggio?

Il discorso che viene opposto è che la violenza, agli effetti della storia rivoluzionaria, è elemento difensivo fondamentale. Questo vale per la lotta di liberazione dal nazifascismo, vale per tutte le lotte di liberazione anti colonialiste, vale per la guerriglia. Ponendo la questione della nonviolenza entri, cioè, in contrasto con la nostra storia. Mentre l'accusa di governismo è banale, con questa obiezione ci si deve fare i conti.



Come si esce da questa contraddizione?

Noi avevamo cercato di dare una risposta fin da subito, ma ce l'abbiamo fatta solo parzialmente. Non siamo riusciti a mettere in discussione il mito della vittoria e dell'eroismo. E' stato un limite nostro, perché abbiamo pensato la nonviolenza dentro la dimensione unicamente politica.



Facciamo un passo indietro. In quale humus nasce la proposta?

Fu subito dopo Genova nel 2001. La reazione pacifica dei manifestanti davanti alle cariche della polizia - quell'onda che arretrava senza rispondere - ci fece supporre che stava nascendo una propensione nonviolenta in una generazione che allora si affacciava alla politica. Se la stessa cosa fosse accaduta negli anni 60 sarebbe stata una strage. Venivamo da Porto Alegre, cioè dal primo Social forum mondiale, e lì avevamo visto altre forme di organizzazione politica diverse da quelle militari o gerarchiche. L'altro elemento di riflessione fu la guerra che allora definimmo infinita e permanente. Come opporsi? Pensammo che la risposta più radicale per i popoli fosse quella pacifica. E' in questo contesto che nasce la risposta alla domanda di prima: come conciliare la nonviolenza e la nostra storia, dalla Resistenza a Che Guevara? Collocandola nel qui e ora. La risposta nonviolenta vale per l'oggi, per il presente. Vale qui. Lo stesso Gandhi pensava che la nonviolenza non fosse valida per tutti allo stesso modo. Diceva meglio la violenza contro l'ingiustizia che l'accettazione dell'ingiustizia.



Ma allora che cosa non ha funzionato? Quale è stato l'errore?

Abbiamo sorvolato l'approfondimento. I cattolici che si interessano della nonviolenza hanno scritto migliaia di libri, ne hanno fatto un rovello. Noi ci siamo fermati alla politica, senza indagare che cosa comporti l'assunzione, anche personale, della nonviolenza. Abbiamo operato una giustapposizione. Lo stesso errore che abbiamo fatto per il femminismo e per l'ambientalismo. Non abbiamo rimesso in discussione il nostro paradigma, abbiamo pensato che la nonviolenza, così come il femminismo e l'ambientalismo, potessero essere aggiunti senza altro sforzo. L'innovazione si è fermata a metà.



Quali altre dimensioni andavano indagate?

Prima di tutto quella personale. La nonviolenza doveva diventare bussola delle relazioni individuali. Così non è stato. Non è stata, come doveva essere, l'occasione per scardinare e rivedere i rapporti sociali, per entrare nella sfera della vita e della sfera personale. La nonviolenza ha molte dimensioni, quella collettiva, quella individuale e poi, centrale, quella duale, cioè quella del rapporto con l'altro, a partire dal rapporto uomo-donna. Ma non siamo riusciti a fare esperienza, una volta enunciata la teoria, la pratica è rimasta la stessa. Qui abbiamo perso.



A parte le critiche, a volte vere e proprie ostilità, qualcosa di positivo e innovativo lo ha però prodotto?

C'è stato un momento d'urto, importante. Un partito di sinistra che diventa nonviolento produce scandalo. Ma sono stati tutti effetti difensivi. Siamo riusciti, per esempio, a smontare la spirale guerra/terrorismo, battendo posizioni filo terroriste che pure ci sono nella nostra storia. Abbiamo cioè potuto dire no alla connessione tra l'adozione della violenza dei "giusti" e la violenza dei potenti. La nonviolenza ci ha sì permesso di stare nel movimento pacifista, ma la nostra pratica è rimasta la stessa. Se pensiamo alle cose che abbiamo fatto in quegli anni, anche senza la nonviolenza sarebbero rimaste le stesse.



Quale è l'effetto più alto che può provocare?

E' la chiamata in causa personale. Il cristianesimo delle origini, quello che poi è stato spazzato via dalla svolta violenta di Costantino, parlava chiaro. «Tu, proprio tu, rinunci alla vita militare?». La nonviolenza richiama una visione del mondo in cui ci sei «proprio tu». Il problema dell'altro, diventa il problema principale della tua esistenza. Per noi è invece rimasto come un caciocavallo appeso: né agire collettivo, né agire personale. Questa chiamata in causa personale è del resto la migliore eredità che ci viene dalla nostra storia. Il socialismo d'inizio secolo era questo. Uno per diventare socialista doveva rinunciare a qualcosa. Essere socialista significava prima di tutto una modalità di comportamento. Così la nonviolenza pretende la testimonianza.



Che cosa significa quel «proprio tu» nella contesa politica? Essere sempre d'accordo su tutto?

No, chiaro. Significa non trasformare l'avversario in nemico. La non criminalizzazione di chi la pensa in maniera diversa da te come misura elementare da assumere. La nonviolenza richiede di scoprire la verità interna dell'altro. In che cosa lui ha qualche ragione in quello che sostiene? Non si tratta quindi di dismettere la contesa, ma di porti il problema di come dare una risposta diversa a quella verità interna.Torniamo al contesto in cui è nata la nonviolenza e ai suoi effetti. Tra quelli negativi c'è stata la rottura tra il Prc e una parte del movimento che ha visto quella svolta come un attacco alle sue pratiche e alla sua gestione del conflitto. E' una ferita, in parte, ancora aperta.



Qual è la posizione di Bertinotti?

Fino a Genova abbiamo lavorato in una totale internità al movimento. Ma proprio sulla questione della nonviolenza si è scatenata un'offensiva che era già latente e che aveva a che fare con propensioni egemoniche. Penso che all'inizio, anche in nome di una giusta unità del movimento, non avessimo esplorato a sufficienza le diversità nell'analisi della società e nelle risposte da dare. C'è stata cioè un'opacizzazione delle differenze, la nonviolenza è diventata un'occasione per fare chiarezza. Una parte del movimento si è riappropriata di una sua radice: la propensione a considerare la nonviolenza come estranea alla rivoluzione.



"L'Altro" è stato messo sotto accusa per aver dato spazio a posizioni e a firme dell'area di destra. Noi, dalla nostra, rivendichiamo l'apertura e pensiamo di stare in linea con quello che dici tu: necessità di conoscere la verità interna dell'altro e rompere alcuni schemi consolidati.

Penso che l'atteggiamento dell'Altro sia apprezzabile. Fatico perfino a capire l'obiezione che è stata sollevata. Se vuoi capire, devi conoscere "lui", non il tuo pensiero su di "lui". Devi sempre distinguere quando un'ideologia diventa regime, dalle persone in carne e ossa. Di ogni forma di contestazione, anche quando presenta elementi spuri, contestabili, devi capire quale è la molla. Nella cultura di destra c'è una forma di ribellione resistente che va raccontata: senza rinunciare al vaglio critico, ma senza ridurla all'elemento per te repellente. Céline, non era solo antisemita, ma nella sua opera esprimeva anche una forte opposizione al Male.L'obiezione principale è che non siamo abbastanza antifascisti.



Ma la nonviolenza non richiede anche una revisione delle categorie e della propria storia?

Il momento più alto della lotta antifascista è stato l'avvio del processo costituente. Quando dicono che la Costituzione fu una mediazione tra le varie componenti, sbagliano. Tutti erano d'accordo: la democrazia era uguaglianza. Era progressiva e partecipativa. L'antifascismo, fino a quel momento fenomeno compiuto, viene assunto, dopo la divisione del mondo in due blocchi, come scudo di legittimazione democratica da una parte sola. Negli anni Sessanta la mia generazione riattualizza l'antifascismo nella forma del no all'autoritarismo, come riscoperta della cultura orale, popolare, come idea di nuovo mondo. L'errore è stato la riproposizione dell'antifascismo militante, delle origini, in assenza però del regime. Quando nel '60, a Genova, ci furono gli scontri per impedire il congresso del Msi, c'era dietro una grande nobiltà. Io senza quella spinta oggi non sarei in politica. Detto questo, però, non si può non vedere come, a un certo punto, lo scontro non diventa contro il fascismo, ma contro i fascisti. Il salto e la violenza nascono quando qualcuno - come chi praticò la lotta armata - pensò, sbagliando, che il fascismo potesse tornare come regime.Nell'elaborazione della nonviolenza c'è stato un forte richiamo al femminismo. Ma le femministe lo hanno visto come un richiamo che è rimasto lì.



Giustapposto come si diceva prima. Come mai?

Per me questa questione resta aperta. Resta un rovello. Sento mia la sollecitazione del femminismo al mutamento di paradigma, alla necessità di andare oltre la giustapposizione. Ma è vero: non siamo riusciti. Io posso parlare per me. Quando leggo Lea Melandri sono d'accordo su tutto, ma se mi chiedi di ridirlo non sono in grado. Come mai? Intanto il mio essere maschio. Poi ci sono altre due condizioni che incidono: la mia cultura da un lato, dall'altra che il femminismo, nel suo giusto diritto di affermazione, non poteva che elaborare una lingua propria. Il mio organicismo mi disturba, ma resto tale e ho difficoltà a capire la lingua dell'altra. Sono però convinto che non si possa pensare la liberazione della persona, a partire dal rapporto tra donna e uomo, senza una revisione del paradigma. Come? Forse la nonviolenza, in quanto dotata di uno statuto proprio, potrebbe favorire questo lavoro comune.Abbiamo detto che la nonviolenza non è una priorità della sinistra, ma che anche la sinistra non sta tanto bene.



Vale allora la pena oggi rilanciare questa proposta?

E' una necessità assoluta. Penso sia una chiave di volta per ricomporre la frammentazione. Per far comunicare enne diversità non basta mettere insieme i pezzi. C'è bisogno di una reinvenzione della sinistra che passi per la dimensione europea e che ricostruisca un'idea di civiltà. Non basta cioè dire che bisogna mettere insieme conflitto di classe, contraddizione uomo-donna, pacifismo e critica allo sfruttamento delle risorse naturali, ci vuole una ricostruzione della soggettività critica. La nonviolenza può essere l'elemento propulsore, anche perché ti permette di riconoscere la verità interna comune di chi si batte contro l'oppressore.Intanto si litiga, anche tra fratelli, tra sorelle. Altro che nonviolenza…Proviamo a fare un esperimento. Mettiamo insieme per una settimana tutti i protagonisti italiani della sinistra. Partiti, associazioni, giornali. E mandiamo un testimone che poi dovrà riferire ad un convegno, supponiamo in Giappone. Alla fine, questo signore, andrà via convinto che la sinistra in Italia esista e che, nonostante alcune, anche importanti, differenze, ha molte idee in comune. Se lo stesso signore, sente le persone, una a una, in un confessionale capirà che sono tutti contro tutti. La nonviolenza servirebbe a migliorare anche i rapporti tra di noi

domenica 5 luglio 2009

ANGELUS NOVUS - ASSEMBLEA DEL GRUPPO

C'è un quadro di Klee che s'intitola 'Angelus Novus'. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, al bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.

walter benjamin, tesi di filosofia della storia
ASSEMBLEA DI LINEAINDIPENDENTE

MARTEDI' SERA, ORE 20.30

SALA CIVICA MORELLI

PIAZZA DELLA REPUBBLICA/VIA DON MINZONI - CALCINATO

all'o.d.g

- aggiornamento in seguito alle riunioni con il coordinamento della lista Calcinato Migliore

- verifica delle disponibilità per il lavoro nelle commissioni assessorili e consultive

- organizzazione per la redazione dei notiziari periodici del gruppo

- proposte operative per il futuro di lineaindipendente e per la sinistra a calcinato

- proposta per l'organizzazione di un evento (da tenersi in autunno) per festeggiare i 25 anni di attività del gruppo.


venerdì 3 luglio 2009

LA CENTRALE DI OFFLAGA


è arrivato il secondo no della regione Lombardia alla centrale di Offlaga. una commissione bipartisan, presieduta da Margherita Peroni (PdL) e che annoverava tra gli altri membri il consigliere bresciano di Rifondazione Comunista Osvaldo Squassina ha prodotto le documentazioni che argomentano la posizione di diniego all'impianto della nuova struttura.
il governo (dello stesso colore politico dell'amministrazione regionale) ha invece dato il via libera, d'accordo con la comunità europea, su spinta di confindustria.

per noi è difficile ponderare la reale importanza politica della posizione della regione in merito; il timore è che l'atteggiamento sia il medesimo rispetto all'iter della legge regionale sul piano casa, come sottolineato dal consigliere dei verdi Monguzzi in un intervista ieri su Repubblica. Formigoni da ottimo comunicatore afferma di lavorare per la tutela dell'ambiente e per la trasformazione consapevole del territorio, osteggiando pubblicamente la legge, ma consentendo ai partiti (PdL su tutti) di lavorare in direzione opposta.

I comuni della bassa bresciana, riuniti in un consorzio, sotto la guida di Borgo San Giacomo, si stanno muovendo in difesa del territorio bresciano.
Calcinato ha aderito (formalmente) a tale iniziativa. Salvo non prendere parte alle riunioni ed ai dibattiti in corso.
Settimana scorsa nessun rappresentante dell'amministrazione era presente all'incontro; speriamo che al prossimo il sindaco o l'assessore si scomodino, cominciando a prendere parte attivamente al lavoro.

giovedì 2 luglio 2009

SI AL SENATO AL PACCHETTO SICUREZZA


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APPELLI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
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1. APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CONTRO IL COLPO DI STATO RAZZISTA
Il pachetto sicurezza voluto dal governo Berlusconi con la complicita' di una asservita maggioranza parlamentare puo' e deve essere respinto. E' nei poteri del Presidente della Repubblica rifiutare di avallarel'introduzione nel corpus legislativo di misure palesemente in contrasto conla Costituzione della Repubblica Italiana, palesemente criminali e criminogene, palesemente razziste ed incompatibili con l'ordinamento giuridico della Repubblica. Al Presidente della Repubblica in prima istanza facciamo ora appello affinche' non ratifichi un deliberato illegale ed eversivo che viola i fondamenti stessi dello stato di diritto e della civilta' giuridica, cheviola i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana.

linea indipendente, Calcinato, 2 luglio 2009
2. APPELLO DEGLI INTELLETTUALI CONTRO IL RITORNO DELLE LEGGI RAZZIALI IN ITALIA
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, unastraordinaria influenza sulla intera societa' europea, dal Rinascimentoitaliano al fascismo. Non sempre sono state pero' conosciute in tempo. In questo momento c'e' una grande attenzione sui giornali europei per alcuniaspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, pero', un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non siriuscira' ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell'Europa e di fararretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero. Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto alParlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non sivedevano dai tempi delle leggi razziali.
E' stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non piu' gliebrei bensi' la popolazione degli immigrati "irregolari", che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti. Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalita', l'esercizio di un diritto fondamentale quale e' quello di contrarre matrimonio senzavincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.Con una norma ancora piu' lesiva della dignita' e della stessa qualita'umana, e' stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, incondizioni di irregolarita' amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere "irregolari" diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madrie messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, ne' le costringevano all'aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato. Non ci rivolgeremmo all'opinione pubblica europea se la gravita' di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesseuna reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comuneumanita'. L'Europa non puo' ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civilta' giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.E' interesse e onore di tutti noi europei che cio' non accada. La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia cheviene dall'Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa. A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.

Roma, 29 giugno 2009
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame,Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

3. APPELLO DEI GIURISTI CONTRO L'INTRODUZIONE DEI REATI DI INGRESSO ESOGGIORNO ILLEGALE DEI MIGRANTI
Il disegno di legge n. 733-B attualmente all'esame del Senato prevede varieinnovazioni che suscitano rilievi critici.In particolare, riteniamo necessario richiamare l'attenzione delladiscussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l'ingresso eil soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una normache, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all'usosimbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali epresenta molteplici profili di illegittimita' costituzionale.La norma e', anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiche' la suasfera applicativa e' destinata a sovrapporsi integralmente a quelladell'espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l'assolutairragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extremaratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata,nel rispetto del principio di proporzionalita', solo in mancanza di altristrumenti idonei al raggiungimento dello scopo.Ne' un fondamento giustificativo del nuovo reato puo' essere individuatosulla base di una presunta pericolosita' sociale della condizione delmigrante irregolare: la Corte Costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infattigia' escluso che la condizione di mera irregolarita' dello straniero sia sintomatica di una pericolosita' sociale dello stesso, sicche' lacriminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge sirivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo. L'ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque nonrappresentano, di per se', fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale,ma sono l'espressione di una condizione individuale, la condizione dimigrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio dieguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si puo' essere puniti solo per fatti materiali. L'introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnormedi ineffettivita' del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia diulteriori processi privi di reale utilita' sociale e condannato per cio'alla paralisi. Ne' questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione della relativa cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali criteri di ripartizione della competenza tra magistratura professionale emagistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest'ultima): da un lato perche' la paralisi non e' meno grave se investe il settore digiurisdizione del giudice di pace, dall'altro per le ricadute sul sistema complessivo delle impugnazioni, gia' in grave sofferenza. Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche "regolare la materia dell'immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati" (Corte Cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell'adempimento di tali compiti illegislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei principi fondamentali del sistema penale e, ferma restando la sfera didiscrezionalita' che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni dirazionalita' finalistica."Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le societa' piu'avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, si' che (...) non sipuo' non cogliere con preoccupata inquietudine l'affiorare di tendenze, oanche soltanto tentazioni, volte a 'nascondere' la miseria e a considerarele persone in condizioni di poverta' come pericolose e colpevoli". Le parole con le quali la Corte Costituzionale dichiaro' l'illegittimita' del reato di"mendicita'" di cui all'art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995)offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella dell'immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria complessita' e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla Costituzione a tutte le persone.
25 giugno 2009
Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia,Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, ValerioOnida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi,Stefano Rodota', Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo Zagrebelsky
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ASSEMBLEA SULLE COMMISSIONI COMUNALI



stasera presso la sede della lista in via XX settembre.

verifica delle disponibilità e discussione sulla nomina dei commissari di minoranza.
P.S.
da oggi è possibile commentare i post direttamente sul blog. è sufficiente essere utenti iscritti.

mercoledì 1 luglio 2009

LA NONVIOLENZA ATTIVA E' LA CHIAVE PER RISOLVERE IL CONFLITTO SUL RISULTATO DELLE ELEZIONI IN IRAN




Suonala ancora Joanie!

Joan Baez ha dedicato la versione in lingua farsi dell’inossidabile gospel We Shall Overcome alla lotta nonviolenta del popolo iraniano, con questa breve dichiarazione.

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To the People of Iran:
In you the world sees the power of nonviolence. We hear it in the roar of your silence and see it in your eyesas you sit down peacefully in the face of terror. We are moved by your courage and inspired by your sacrifices.
I am fortunate to be alive to witness this movement. I send you my prayers, love, and support.
--Joan Baez


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Se vuoi ascoltare Joan Baez che la canta da casa sua clicca
http://www.joanbaez.com/latestnews.html



Negli ultimi giorni, il mondo ha assistito alle massicce manifestazioni in Iran, in risposta ai brogli avvenuti nelle elezioni del 12 giugno. Centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Teheran e di altre grandi città per esprimere i loro sentimenti circa i risultati delle elezioni. Mentre, per la maggior parte, queste manifestazioni sono state pacifiche, vi sono notizie di sparatorie e pestaggi che hanno causato decine di morti e feriti. Secondo fonti ufficiali, almeno 10 morti e più di 100 sono stati feriti.
Sosteniamo tutti i mezzi nonviolenti per risolvere la situazione di tensione in Iran. Invitiamo coloro che stanno giustamente contestando i risultati delle elezioni a continuare a mantenere la calma e ad astenersi da danneggiare beni pubblici. Allo stesso tempo, condanniamo fermamente il governo e l'uso della forza contro civili disarmati. La violenza non è una soluzione, e genera sempre più violenza. Martin Luther King, nella sua guida ai "Sei Principi di nonviolenza", ci ricorda non solo che la nonviolenza è attiva, e un modo di vita, ma che la nonviolenza sceglie l’amore invece dell’odio, che cerca di sconfiggere l'ingiustizia, non le persone, e che possiamo essere educati e trasformati dal sacrificio nonviolento. Chiediamo a tutte le parti - in Iran e al di fuori dei suoi confini - di impegnarsi a un dialogo aperto e trasparente, non demonizzare gli avversari politici e ricercare la risoluzione nonviolenta in tutti gli aspetti di questo conflitto.Invitiamo a partecipare alle fiaccolate promosse in tutte le città italiane venerdì 3 luglio 2009 in occasione del 21° anniversario della tragedia dell’Airbus della Iran Air (il 3 luglio 1988 la nave americana "Vincennes" abbattè un Airbus della Iran Air, le vittime furono 289, tutte civili. Gli USA in un primo tempo dissero che l’aereo civile volava fuori dalla rotta commerciale e che era in fase di discesa verso la loro nave, poi riconobbero che tutto ciò non era vera e diedero la colpa all’"inesperienza e lo stress" di chi aveva sparato).

L'OTTO PER MILLE





Solo un quinto dei soldi va davvero ai poveri

Il contributo usato dalla Chiesa per pagare la pubblicità



Luca Kocci
[da il manifesto del 30 giugno 2009]


«Con l'otto per mille alla Chiesa cattolica avete fatto molto, per tanti». È la frase che accompagna gli spot radiotelevisivi e le inserzioni su quotidiani, riviste e siti web per invitare i contribuenti a destinare alla Chiesa cattolica l'otto per mille dell'Irpef. Una campagna pubblicitaria redditizia, che frutta circa un miliardo di euro di incasso annuo, e costosa: lo scorso anno, la Conferenza episcopale italiana ha speso quasi 22 milioni di euro. Nel bilancio consuntivo del 2008, documento riservato dei vescovi reso noto dall'agenzia di informazioni Adista, la Cei ha iscritto nella sezione «proventi» 11 milioni di euro ricevuti dall'Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc) per promuovere il «sostegno economico» e altri 11 milioni come «quota dell'otto per mille per attività promozionali». Denaro poi quasi interamente investito in pubblicità, visto che nel capitolo «oneri» è scritto che il «Servizio promozione sostegno economico» è costato 21.628.882 euro. Le spese pubblicitarie sono cresciute di oltre un milione di euro rispetto al 2007 anche perché, dopo un decennio di costante incremento, quest'anno le entrate dell'otto per mille caleranno: è diminuita del 4% la percentuale di coloro che hanno scelto di dare l'otto per mille alla Chiesa cattolica - mentre aumentano le firme per lo Stato (+3,5%) e i valdesi - e soprattutto è diminuito l'incasso di 35 milioni di euro, passato dai 1.002 milioni del 2008 ai 967 del 2009. Tanto che, per fare fronte alle spese, i vescovi dovranno attingere al fondo di riserva, prelevando 42 milioni di euro. «In Italia e nel Terzo Mondo, il tuo aiuto arriverà dove c'è bisogno di aiuto» ricordano gli spot pubblicitari. In realtà però solo un quinto dei soldi incamerati verrà destinato ad «interventi caritativi»: 205 milioni, di cui 85 per interventi nei Paesi del Terzo mondo. Quasi la metà dei soldi raccolti, 423 milioni, verrà invece utilizzata per «esigenze di culto e pastorale»: in particolare 187 milioni serviranno per l'edilizia (costruzione nuove chiese e ristrutturazioni), 156 milioni andranno alle diocesi «per culto e pastorale», 32 al Fondo per la catechesi e l'educazione cristiana, 10 milioni e mezzo ai Tribunali ecclesiastici regionali e 37 milioni e mezzo per «esigenze di rilievo nazionale», cioè campagne pubblicitarie, grandi raduni e la vasta rete di associazioni che intervengono nei diversi ambiti della vita sociale. Circa un terzo dell'intero introito, 381 milioni di euro, verrà infine riversato nelle casse dell'Icsc, che paga gli stipendi ai 38mila sacerdoti in servizio in Italia e ai 600 preti delle missioni: poco più di 860 euro al mese ad «inizio carriera», 1.350 euro mensili per un vescovo alle soglie della pensione. Salari che poi vengono arrotondati poiché ogni sacerdote attinge anche alla cassa parrocchiale e gode dei cosiddetti «diritti di stola», ovvero le offerte date dai fedeli, secondo un preciso tariffario, per battesimi, matrimoni, funerali, ecc..In calo anche le «offerte deducibili» volontarie dei fedeli per il sostentamento del clero: è diminuito sia il numero di offerte (160.878, -6,2% rispetto all'anno precedente), sia l'incasso (16,5 milioni di euro, -1,4%). In confronto a dieci anni fa, quando le offerte superarono i 21 milioni di euro, la perdita è del 25%. L'introito resta alto, ma inferiore a quanto riescono a raccogliere altre organizzazioni con le sole donazioni volontarie (Unicef Italia e Airc 60 milioni, Medici senza frontiere 35 milioni, Telethon 30 milioni, Save the children e Emergency 20 milioni), segno che si fa strada una certa resistenza da parte dei cattolici a mettere mano al portafogli per sostenere la Chiesa e i sacerdoti. I vescovi se ne sono accorti: le offerte dei fedeli «non sono in grado di incidere in misura significativa sul fabbisogno complessivo del sistema di sostentamento del clero», ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, presentando il bilancio all'ultima assemblea generale. E allora sono scattate le contromisure per tentare di arrestare l'emorragia di denaro, a partire dall'intensificazione della pubblicità sull'otto per mille: è necessario «continuare a puntare sulle campagne di promozione al sostegno economico per la Chiesa cattolica, per tenere alta la percentuale delle firme in nostro favore», dicono i vescovi. Poi, per incrementare le offerte deducibili, un rigido sistema di controllo delle parrocchie, ritenute le principali responsabili del pessimo risultato: tutte le 26mila parrocchie italiane d'ora in poi verranno schedate in modo che l'Icsc possa controllare le offerte provenienti da ogni singola parrocchia e, successivamente, come in una sorta di cottimo, premiare le più efficienti con incentivi economici proporzionali agli incassi. Infine la finanza: «i nostri uffici - si legge in un altro documento dei vescovi - hanno predisposto un nuovo piano di allocazione e diversificazione degli strumenti finanziari» per il prossimo triennio. Anche per evitare il tracollo del 2008 quando, riporta ancora il bilancio della Cei, i «proventi finanziari» sono scesi dai 33 milioni del 2007 a meno di 2, con una perdita secca di 31 milioni di euro. Forse qualche operazione spericolata finita male. Oppure, come spiega mons. Crociata, la colpa è della «crisi dei mercati finanziari».