
giovedì 30 dicembre 2010
lunedì 27 dicembre 2010
FAN PIU' DANNI I BLACK BLOC O ASSANGE ?

sabato 25 dicembre 2010
lunedì 20 dicembre 2010
LA CINA E' VICINA
Da Calcinato a Shangai per conoscere da vicino la Cina. E’ la scelta fatta da Greta Valentini, 20enne calcinatese che - terminato il liceo linguistico - da cinque mesi si trova nella capitale economica della Cina per un periodo di studio alla Soochow University.
In questo servizio Greta ci racconta come sta andando la sua esperienza.
di Greta Valentini
La domanda che mi pone la gente è sempre la stessa: perchè la Cina?
I motivi sono molti: per prima cosa è un'opportunità di scambio culturale molto importante. osservare la mentalità cinese e come questa si manifesta nella vita di tutti i giorni, osservare come la modernità di queste città si mescola con la storia e la tradizione cinese, da uno spunto di riflessione importante: si percepisce in maniera profonda la differenza tra le nostre culture. Il partito comunista sta cercando in tutti i modi di modernizzare le città e cancellare qualsiasi segno di antichità e di storia (processo che comincio con Mao Zedong poiché egli voleva cominciare un nuovo capitolo della storia cinese cercando di cancellare le tracce di un passato che cozzava con gli ideali del partito comunista) restano comunque numerosi indizi di un passato culturale importante. Per permettere che ciò avvenga si "espropriano" (non è corretto usare il termine esproprio, ma rende l'idea, poiché in Cina ogni terra è di proprietà del governo nonostante sia per esempio stata comprata da un cittadino) le terre per radere al suolo le vecchie case e gli hutong, i tipici quartieri vecchi cinesi, e fare posto a vertiginosi grattacieli di 30/50 piani. Ogni volta che capita di camminare in questi quartieri c'è da perdersi poiché i palazzi sono tutti uguali: sembrano fatti con lo stampo e tale motivo sono numerati cosicché le persone possano riconoscere la propria abitazione.
C'è inoltre la volontà di rendere le città simili alle nostre città Europee/Americane: se si passeggia per Shanghai sul lungo fiume, da un lato di trovano palazzi stile gotico-romano che ricordano le maggiori capitali Europee, dall'altro si trovano modernissimi e illuminatissimi grattacieli che ricordano quelli di Hong Kong su cui vengono installate costosissimi giochi di luci ed enormi megaschermi dove vengono proiettate le pubblicità delle grandi multinazionali americane presenti nella periferia di Shanghai, e che inevitabilmente stanno occidentalizzando la cultura. C'è quindi la percezione di trovarsi in occidente; in alcune strade sembra di passeggiare per Dublino o Vienna ma si percepisce che c'è "qualcosa di strano", che non ci si trova davvero li.
Ciononostante vivere qui per uno straniero non è facile come può sembrare, poche persone parlano inglese e le difficoltà nella comunicazione sono parecchie. Tuttavia non è uno scoglio insormontabile; la gente è molto disponibile e cortese, sempre pronta a dare una mano, soprattutto ai "laowai”, gli stranieri che in alcune zone sono ancora guardati con ammirazione e curiosità nonostante la globalizzazione stia ormai cosmopolizzando questo paese e l'expo abbia portato nella zona una notevole quantità di turisti.
Oltre che alle costruzioni, anche le infrastrutture e i servizi sono impressionanti. E il governo investe molto in tutto ciò. Ogni giorno, ad esempio, ci sono treni veloci che collegano le maggiori città cinesi; sono treni ad alta velocità che sfiorano i 320 km/orari e sono puntuali come orologi svizzeri. Se ne trovano a tutte le ore. Inoltre le maggiori città cinesi sono dinamiche e piene di vita, la giornata lavorativa è di sette giorni su sette e comincia alle 5 della mattina per finire tardi la sera, nel giro di pochi anni le città si trasformano in maniera sensibile, dove non c'era nulla qualche anno fa si possono trovare interi nuovi quartieri, e ogni giorno si sentono fuochi d'artificio a tutte le ore: in Cina sono utilizzati quando viene inaugurato qualcosa, dal piccolo negozio al grande centro commerciale ad una stazione della metro prima chiusa.
L'inquinamento è impressionante e percepibile tuttavia a differenza delle nostre città Shanghai è le altre grandi città sono piene di parchi e zone verdi dove si vedono passeggiare i nonni con i nipoti ad ogni ora del giorno. Le città sono generalmente pulite e sicure, le pattuglie della polizia sono poche poiché sono necessarie solo per gestire il traffico. La legge cinese è molto dura, per tale motivo la criminalità, soprattutto contro gli stranieri, è ridottissima.
La vita nelle città non è costosa come da noi, ciò apre le porte a numerose attività e a qualche lusso in più, in primis viaggiare. I biglietti aerei e gli alberghi sono economici, un weekend ad Hangzhou per esempio, città a sud della Cina rinomata per i propri giardini e canali, può costare 100 euro tutto compreso, senza rinunce.
Se ci spostiamo fuori dalle città tuttavia lo scenario cambia. La povertà c'è, ma sta migliorando con gli anni. I quartieri della vecchia Cina si trovano sui fiumi dove le donne lavano, i bambini scherzano tra loro, e i nonni giocano tutti insieme agli scacchi cinesi. Sono tutti sorridenti nonostante la vita sia molto frugale e appena vedono uno straniero capita che ci si ritrovi attorniati dai locali, desiderosi di invitarti a bere un the in casa propria. Questa è ancora la vera Cina, lontana dalle grandi città, ma che comunque inevitabilmente sta subendo l'influenza di queste e che è destinata a modificarsi.
Studiare in Cina, è una delle opportunità che più consiglio, non solo per sperimentare l'enorme differenza culturale, percepibile in ogni conversazione, in ogni forma di contatto, ma anche per vivere in un sistema completamente diverso dal nostro, che da uno slancio in più alle nuove generazioni, che offre numerose opportunità di paragone e riflessione e che apre la mente a nuovi e diversi spunti culturali, non solo perchè la mentalità e la cultura sono diverse da quelle che conosciamo ma soprattutto perchè rispetto all'Europa e all'America è un orizzonte nuovo, in continuo sviluppo che permette ai giovani di avere infinite opportunità di crescita sia personale sia in campo lavorativo.
Il mio progetto è di restare in Cina fino a gennaio 2001. Non ho ancora progetti precisi per il futuro, sicuramente vivere qui mi ha fatto percepire le grandi possibilità lavorative e di crescita personale che si possono avere in un paese in via di sviluppo come questo, per tali motivi la mia scelta per il futuro è sicuramente, se possibile, indirizzata verso questo nuovo orizzonte.
DEPOSITATE LE OSSERVAZIONI ALLA PARZIALE DOCUMENTAZIONE SUL PGT

giovedì 16 dicembre 2010
I NOSTRI FILE

La forza di Wikileaks, modificando il rapporto tra cittadino e potere, sposta la frontiera dell'informazione rendendo ancora più evidente la sua sostanza politica. Che in Italia se ne discuta marginalmente, tra una compravendita e l'altra di parlamentari, racconta dove è sprofondata la politica. I grandi giornali, al contrario, riservano al ciclone Assange lo spazio che merita, e la questione interessa molto il manifesto. La vicenda di Wikileaks interroga il rapporto tra il flusso indistinto della rete e il ruolo di filtro interpretativo proprio dei giornali, che scelgono cosa pubblicare, a chi raccontare e con quale gerarchia delle notizie.
Il manifesto, forma giornalistica della politica, con le sue sedici pagine, ogni giorno deve selezionare, decidere su cosa scommettere. E deve farlo nella condizione di assoluta precarietà aziendale, come lettori e sostenitori sanno molto bene. Anche se negli ultimi mesi molte energie sono state assorbite dalla nostra crisi economica, stiamo cercando di approssimare un percorso politico-editoriale puntando su alcune questioni (Fiat-Fiom, beni comuni, neoambientalismo, università, mondo in guerra, deriva del berlusconismo), mettendo in campo firme e idee a sostegno di campagne giornalistiche, per fare del manifesto uno strumento utile, un punto di riferimento per movimenti e culture di una sinistra nuova. Convinti che la soggettività non si costruisce cercando di incollare i cocci di quel che c'era, ma rinnovando i contenuti di una discussione libera, indispensabile per interpretare, e non solo descrivere, quel che la crisi del secondo capitalismo produce e mette all'ordine del giorno dell'Italia e del mondo.
Come raccontiamo nella pagina dedicata alle iniziative che si stanno svolgendo in tutto il paese a nostro sostegno, il marchio-manifesto raccoglie l'adesione di singoli lettori e molte associazioni, gruppi nati un po' ovunque nel corso della mobilitazione per mantenerci in vita e in edicola. Con un positivo effetto-domino (soprattutto abbonamenti: contiamo su un buon uso delle tredicesime) che ci fa sperare, se non di poterci affrancare dai contributi per l'editoria, sicuramente di poter costruire fondamenta meno fragili della nostra impresa.
Sentiamo l'impegno di corrispondere all'attenzione dei lettori, migliorando la qualità dell'offerta quotidiana (anche valorizzando la potenzialità del sito: in Italia siamo stati i primi a farne uno, poi lo abbiamo curato sempre meno), come viene chiesto nelle assemblee. Fate più inchieste, preoccupatevi meno dell'agenda generalista, scrivete articoli che si possano leggere sull'autobus, date visibilità alle pratiche locali (il paese reale). Seguono esempi, nomi, preferenze e idiosincrasie in un clima affettuoso e vivace. Un piccolo tesoro, anzi un grande capitale da investire. Per uscire rinnovati e fortificati dalla crisi (economica, della sinistra, della carta stampata). Dal tunnel non siamo ancora fuori (non abbiamo il diritto soggettivo e i finanziamenti per quest'anno impediscono solo la chiusura immediata), ma un così largo, diffuso e durevole (festeggiamo i quarant'anni) sostegno ci fa intravedere una luce.
(Norma Rangeri)
mercoledì 15 dicembre 2010
DALLA COMMISSIONE PACE E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

martedì 14 dicembre 2010
L'ENNESIMA LEZIONE SUL CONCETTO DI LEADERSHIP
domenica 12 dicembre 2010
VENTIMILA ! ! !
sabato 11 dicembre 2010
UFFICIO TECNICO SENZA BOSS (I)
giovedì 9 dicembre 2010
SCIVOLONE SUI SENSI UNICI

lunedì 6 dicembre 2010
E' TUTTA UN'ALTRA STORIA

Si intitola "E' tutta un'altra storia" il ciclo di incontri che la Confederazione Cobas organizza con cadenzabisettimanale e inizio alle ore 20.30 nella sede di via Carolina Bevilacqua 9/11 in città.Si comincia lunedì 6 dicembre con il prof. Flavio Guidi che ripercorrerà l'itinerario del rivoluzionarioanarchico Camillo Berneri con particolare attenzione alla sua partecipazione alla guerra di Spagna.Giovedì 16 Roberto Cucchini illustrerà la singolare esperienza dei "volontari bresciani delle brigare internazionalinella guerra di Spagna", argomento al quale lo studioso ha recentemente dedicato una cospicua monografia.Dopo la pausa natalizia si riprende il 13 gennaio con lo storico Giacomo Scotti che presenterà il volumedi Sasa Bozovic "A te, mia Dolores. Nella tempesta della guerra con il fucile e lo stetoscopio",soffermandosi sul ruolo degli italiani in Jugoslavia".Il 20 si parlerà di "esuli e pulizia etnica a Trieste e dintorni dalla dominazione nazifascista al dopoguerra"con Sandi Volk.il 27 l'attrice rom Dijana Pavlovic e il volontario Luigino Beltrami ripercorreranno"la tragedia della cancellazione dei popoli rom e sinti dal genocidio hitleriano alle deportazioni dell'Europa di Sarkozy e Berlusconi".Il 3 febbraio l'esule cileno Luis Vittorio Gatti parlerà del popolo dei Mapuche,il 10 Gianluca Gabrielli della scuola fascista,il 17 Franco Coppoli della "scuola oggi tra clericalismo e neoliberismo",il 24 Annamaria Rivera dei rapporti fra immigrazione, razzismo e sessismo.La rassegna terminerà a marzo con gli ultimi tre incontri:il 3 l'attore Fouad Lakehal presenterà lo spettacolo teatrale "la casa di mia madre";il 10 Dijana Pavlovic proporrà lo show "Cabaret Rom" e infineil 17 Umberto Gobbi dell'Associazione Diritti per Tutti racconterà la storia dei migranti che in novembrehanno occupato per oltre due settimane la gru del cantiere della metropolitana in via Cesare Battisti.La partecipazione è libera per tutti gli interessati.
venerdì 3 dicembre 2010
UNA LETTERA AL PREFETTO ED AL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE...

Alla cortese attenzione:
SINDACO DI CALCINATO
ASSESSORI DELLA GIUNTA COMUNALE
E P.C.
PREFETTO DI BRESCIA
Dott.ssa Narcisa Livia Brassesco
DIREZIONE GENERALE PER LA SICUREZZA STRADALE DEL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI DIVISIONE 4
Dott.Ing. Luciano Marasco
Gent.le Sig.ra Legati Marika e Gent.li Membri della Giunta Comunale di Calcinato,
Non rigettando a priori un cambiamento e sopportando con pazienza disagi non indifferenti per concedere un lasso di tempo sufficiente a valutare i risultati, dopo alcuni mesi di “sperimentazione” del nuovo assetto viario nel nostro Comune rileviamo quanto segue:
- La “svolta” ecologica sottesa al cambiamento viario si è rivelata inesistente; anzi si sottolinea un peggioramento della situazione precedentemente esistente dovuto al fatto che i tracciati ciclopedonali sono assolutamente inadeguati e pericolosi; inoltre i nuovi sensi unici costringono gli autoveicoli ad affrontare tratti notevolmente più lunghi di strada per raggiungere abitazioni e servizi con il risultato di un maggiore inquinamento. I tracciati ciclopedonali che interessano la carreggiata in entrambe i sensi sono stretti, insufficienti al passaggio delle biciclette e in alcuni casi anche dei pedoni (si vedano ad esempio tratti di via Arnaldo). Spesso mamme con i passeggini o anziani semplicemente con ombrello aperto hanno rischiato di essere travolti dal passaggio di autoveicoli, perché questi ultimi non hanno spazio sufficiente sulla carreggiata nel caso in cui ci siano pedoni da entrambe i lati; per non parlare dei tratti viari in cui le piste ciclabili coincidono con la sede stradale riservata agli autoveicoli. I tracciati ciclopedonali segnalati semplicemente con una riga tracciata per terra, senza essere separati dalla sede stradale almeno con un cordolo sono per la loro ristrettezza estremamente pericolosi e come cittadini ci siamo trovati nelle necessità di cambiare le nostre abitudini, evitando paradossalmente di percorrere a piedi o in biciclettate tratti che prima invece affrontavamo con tranquillità.
- Lamentiamo lo spreco di soldi pubblici, rilevando come i tracciati in via Matteotti siano stati definiti una prima volta, per essere cancellati dopo pochi giorni a causa di lavori di asfaltatura, rendendo necessario un nuovo intervento.
- A numerosi esercizi pubblici, servizi e abitazioni private sono stati preclusi i parcheggi senza prevedere in tutte le situazioni soluzioni alternative efficaci.
- Segnaliamo la situazione insostenibile venutasi a creare nel centro storico che, anziché essere tutelato, è stato trasformato nella principale arteria del Paese. Infatti l’intero traffico proveniente da Calcinatello, da Ponte San Marco per chi viene da via Galileo Galilei , l’intero traffico da via Broli, da Piazza Repubblica e da Piazza San Vincenzo (sedi della Parrocchiale, della Scuola Primaria di Primo grado, della Scuola dell’infanzia e della Casa di Riposo) e diretto verso il centro del Paese è stato riversato su un tratto viario stretto, tortuoso e per di più interessato da un considerevole numero di abitazioni che hanno accesso e si affacciano direttamente sulla strada medesima e che spesso si trovano interrate rispetto al livello del manto stradale (con finestre aperte a pochi centimetri dal piano strada). Negli orari di entrata e di uscita delle scuole il traffico è intenso e congestionato; si formano code di autoveicoli con relativi ingorghi in incroci stretti e pericolosi. Si segnala inoltre che la sede della Scuola Secondaria di Primo grado si trova sul tratto di strada in oggetto.
- I residenti delle vie interessate lamentano un aumento esponenziale dell’inquinamento acustico e atmosferico, con disagi notevoli nell’arieggiare le case e nel sostare negli spazi aperti, a causa dell’elevatissimo tasso di smog e di un rumore continuo e insopportabile che crea disagi al sonno, soprattutto di anziani e bambini.
Se entro breve tempo la situazione non verrà radicalmente cambiata chiediamo al Prefetto di Brescia e ai preposti della Direzione generale per la sicurezza stradale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di intervenire tempestivamente per sanare una situazione di pesante disagio.
Distinti saluti
Seguono 101 firme di cittadini calcinatesi depositate agli atti del Comune di Calcinato (BS).
giovedì 2 dicembre 2010
FESTA DELL'ACQUA A BRESCIA

mercoledì 1 dicembre 2010
DELLA MORALITA' CORROTTA; SULLE DIMISSIONI DEL SINDACO DI BEDIZZOLE

da bsnews.it
Alla fine non si è presentato. Il sindaco dimissionario di Bedizzole, Roberto Caccaro, non ha preso parte alla seduta del Consiglio Comunale, convocata per ieri sera, senza giustificare la propria assenza. Il presidente del Consiglio, Barba, ha letto la lettera di dimissioni (da giorni, ormai, di dominio pubblico) ai consiglieri e al folto gruppo di cittadini presenti in sala, più che mai ansiosi di conoscere motivazioni e valutazioni del primo cittadino.
Nulla: nemmeno l’insistenza dei tre gruppi di minoranza ha permesso lo svolgersi di un dibattito annunciato sulle ragioni del gesto: una rapida sospensione dei lavori seguita dalla riunione dei capigruppo ha concesso un intervento per gruppo sulle comunicazioni del Presidente.
Cottini (Democrazia e Solidarietà) si è dichiarato sconcertato per l’assenza di Caccaro, dichiarando che le dimissioni sono la prova del fallimento dell’azione amministrativa della maggioranza di centrodestra, divisa e litigiosa. Dello stesso tenore le dichiarazioni di Capra (Lega Nord), che ha puntato l’attenzione sulla fine dell’esperienza della Giunta Caccaro, e di Rigon (Gruppo Misto), che ha ribadito la propria convinzione sulla scarsa coesione e collaboratività del gruppo di maggioranza, a causa dei quali ha abbandonato ormai da qualche mese il gruppo consiliare.
Il capogruppo di maggioranza, Stretti, ha minimizzato, derubricando le dimissioni di Caccaro ad un atto dettato da motivi personali e quindi da non commentare, e polemizzando con le minoranze. All’apparenza, la maggioranza sembra sicura di un ripensamento ed è incline a credere in un celere ritiro delle dimissioni.
Tanta, in sala, la delusione per la mancata presenza del primo cittadino e soprattutto per le mancate – e molto attese – spiegazioni in merito al gesto. Tutta la seduta è proseguita in un tono teso e nervoso, specialmente negli scranni della maggioranza, chiamata ad approvare un assestamento generale di bilancio che cancella 1.300.000 euro di entrate non riscosse per il ritardo nella approvazione e pubblicazione del PGT (che hanno di fatto azzerato il piano delle opere pubbliche) e che mostra una sofferenza dei parametri per il rispetto del Patto di stabilità 2010, distante ben 400.000 euro dal saldo obiettivo. Nonostante gli impegni e i correttivi annunciati dall’assessore al Bilancio, sarà difficile che il Comune riesca a rientrare nei rigidissimi parametri previsti dalla legge (e non sarà il solo, in provincia).
La tensione, palpabile, è esplosa al termine del Consiglio, quando la dichiarazione di voto sul punto in discussione argomentata dal capogruppo Cottini ha innescato un battibecco tra alcuni esponenti di maggioranza e lo stesso consigliere: segno evidente di una serata all’insegna del nervosismo. Chiuso il consiglio, comunque, rimangono aperti tutti gli interrogativi. Che accadrà? Stiamo a vedere.
martedì 30 novembre 2010
AGLI AMICI ELETTORI LEGHISTI. PIU' O MENO CONSAPEVOLI

riportiamo un elenco che sta rimbalzando sul web, costruito dai bravi blogger di Metilparaben
Maroni legga, davanti a dieci milioni di telespettatori, questo elenco di insulti di vario tipo dei leghisti nei confronti del genere umano, se ne ha il coraggio. Ecco L'elenco:
- Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
- Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
- Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
- La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
- Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
- Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
- Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
- A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
- Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
- Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
- Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
- Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
- E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
- Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
- Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
- Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
- Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
- Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
- Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
- Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
- Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
- Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
- L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
- Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
- Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
- E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
- I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
GIU' DALLA GRU
MERCOLEDì 7 DICEMBRE
ore 20.30
Auditorium scuola media Bettinzoli
via Caleppe 13, Brescia
PARLIAMO CON LORO
INCONTRO PUBBLICO
con Arun, Jimmy, Sajad, Rachid
interverranno:
prof. Antonio D'Andrea - docente di diritto costituzionale
Edda Pando - comitato immigrati Milano
Manlio Vicini - avvocato di Arun e Jimmy
padre Marcello Storgato - missionario saveriano
con la straordinaria partecipazione di DARIO FO
modera Irene Panighetti partecipano:
Isaia e L'Orchestra di Radio Clochard Barbara Pizzetti (voce narrante)
sabato 27 novembre 2010
VERSO LA COP 16 DI CANCUN: QUALE RUOLO PER L'EUROPA?

di Elena Fanetti*
La ‘Sedicesima Conferenza delle parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico’ (COP 16) che si apre lunedì 29 novembre a Cancún è vista da molti come una nuova (e forse l’ultima) chance per il successo dei negoziati internazionali sul cambiamento climatico, dopo il “fallimento” dello stesso incontro tenutosi a Copenaghen l’anno scorso. Visto che quest’anno non potrò essere in Messico per seguire da vicino, come avevo fatto l’anno scorso in Danimarca, le vicende dentro e fuori la Conferenza, mi limito a monitorare il dibattito in corso a livello soprattutto europeo (al momento mi trovo a Maastricht per un incarico di lavoro).
L’Unione Europea vorrebbe infatti mantenere un ruolo chiave nelle negoziazioni, come era stato a Kyoto nel 1997, ed in parte anche a Copenaghen. È stato il Consiglio UE, nelle sue Conclusioni del 28 e 29 ottobre scorso, a riaffermare l’importanza di una posizione compatta e ferma di tutti gli Stati Membri a Cancún. Nel 2009, grazie soprattutto allo svolgimento della Conferenza in territorio europeo, ed alla conseguente leadership della danese Connie Hedegaard, oggi Commissaria UE per il Clima, l’Unione era riuscita a mantenere il ruolo di guida, almeno nelle prime giornate della Conferenza.
L’emergere al tavolo dei negoziati delle nuove potenze come la Cina, ma anche India, Sud Africa e Brasile, ed il ruolo sempre prominente degli USA, da sempre uno dei Paesi più clima-scettici, avevano fatto scivolare, durante gli ultimi giorni nella fredda capitale danese, l’Unione e gli Stati Membri in una posizione marginale. Si ricorda infatti che l’asse USA-Cina fece cadere nelle ultimissime ore della COP 15 l’accordo vincolante voluto da molti, in particolare gli Stati europei e quelli in via di svilluppo. Insomma, una cosa pare certa: se non vogliamo rimanere delusi anche da Cancún, così come avvenne a Copenaghen, non ci resta che abbassare le nostre aspettative.
Anche il dibattito interno all’Unione, infatti, non è del tutto promettente. In seguito alla volontà espressa dal Consiglio nelle sue Conclusioni citate sopra, la Commissione Europea avrebbe dovuto pubblicare settimana scorsa l’annunciata ‘Comunicazione sul Cambiamento Climatico e lo Sviluppo’. Una dozzina di bozze sono state preparate, e quella finale sottoposta al Gabinetto della Commissione in ottobre, ma non è stato possibile raggiungere alcun accordo sul documento finale, in particolare per il tema dei finanziamenti. Per questa ragione, e per la quasi concomitante pubblicazione del Libro verde ‘La politica di sviluppo dell'Unione a sostegno della crescita inclusiva e dello sviluppo sostenibile; potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'UE’, che si occupa anche di temi legati al cambiamento climatico, il Segretario Generale della Commissione ha deciso di cancellarne la pubblicazione. A detta di molti esperti di Think-Tank e centri di ricerca europei, però, la limitata sezione dedicata al cambiamento climatico in questo Libro non è certo sufficiente e non può sostituire una Comunicazione della Commissione interamente dedicata al tema.
Nonostante ciò, secondo i più ottimisti, c’è ancora speranza per un risultato soddisfacente a Cancún, ed un ruolo vitale e credibile dell’Unione Europea nelle negoziazioni. Un risultato positivo di Copenaghen era stato il raggiungimento di un'intesa relativa alla necessità di non aumentare il riscaldamento globale di più di 2 gradi rispetto alla media dell'epoca preindustriale. Il principale obiettivo della nuova Conferenza sarà il raggiungimento di un accordo vincolante, così come non si era riusciti l’anno scorso in Danimarca. Questo accordo dovrà contenere tutte le questioni più scottanti legate al cambiamento climatico. Ad esempio, dovrà garantire che l’impegno a mantenere il regime di mitigazione instaurato dal Protocollo di Kyoto si protragga anche dopo la sua scadenza nel 2012. Un altro importante obiettivo sarà la messa a disposizione dei paesi in via di sviluppo di finanziamenti aggiuntivi per far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico, che si aggiungerebbero, cioè, agli aiuti ufficiali allo sviluppo già stanziati dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. Infine, le parti dovranno impegnarsi a ridurre le emissioni causate dalla deforestazione (REDD+), e a trasferire tecnologie “pulite” dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo.
L’opinione pubblica si aspetta che l’Unione Europea prenda l’iniziativa nel riavviare i negoziati al momento attuale già stagnanti. Per dare un segnale di fiducia, l’Europa dovrebbe aumentare le proprie ambizioni in modo da creare un ‘effetto di trascinamento’ che trascini, appunto, verso un accordo anche i Paesi più eco-scettici. Per fare ciò, i governi dell’Unione dovrebbero, ad esempio, prendere maggiori misure a livello nazionale per accrescere il risparmio energetico e ridurre le emissioni.
Come si colloca l’Italia in questo contesto? L’allarme lanciato qualche giorno fa dalla stampa europea indicava che se l’UE fallirà nel mantenere le proprie promesse di dare €2,4 miliardi in aiuti ai paesi poveri per il cambiamento climatico, questo sarà dovuto al fatto che l’Italia non manterrà l’impegno finanziario promesso, a causa dei tagli previsti dal nostro governo nella spesa pubblica (che fra tanti settori colpiranno anche questo). Questo primo passo falso non è certo un segnale positivo, non ci permetterà di mantenere un ruolo credibile all’interno del dibattito europeo, nè al tavolo dei negoziati la settimana prossima in Messico.
*Bresciana di 28 anni, è da alcuni mesi assistente di ricerca presso il Centro Europeo di Gestione delle Politiche per lo Sviluppo (www.ecdpm.org) a Maastricht.