domenica 6 giugno 2021

Fanghi contaminati: una mozione da approvare

I sottoscritti Consiglieri Comunali Vincenza Corsini, Vania Gobbetto, Laura Maffazioli, Alessandro Moratti Freschi e Annamaria Pennati, ai sensi dell’art.17 del vigente regolamento del Consiglio Comunale, presentano la seguente mozione:
Considerata la gravità degli eventi riportati dalla stampa relativi al traffico e smaltimento illecito di rifiuti che vede coinvolta la ditta WTE srl;
Preso atto delle azioni dell'autorità giudiziaria nei confronti della sopracitata azienda, finalizzate al sequestro di tutte le sedi operative in Calcinato, Calvisano e Quinzano d'Oglio;
Preso atto della gravità di quanto contenuto nelle intercettazioni pubblicate sulla stampa nazionale e rese note da tutti i mezzi di comunicazione
IMPEGNANO
• il Sindaco e la Giunta, in caso di rinvio a giudizio dei responsabili, a costituirsi parte civile a tutela dei cittadini, della salute pubblica e del territorio comunale;
• a vincolare altresì, fin da ora, gli eventuali risarcimenti ottenuti a seguito di condanna dei responsabili, al finanziamento di interventi finalizzati al recupero ambientale e alla riqualificazione paesaggistica.
Vincenza Corsini, Vania Gobbetto, Laura Maffazioli, Alessandro Moratti Freschi e Annamaria Pennati

sabato 5 giugno 2021

Fanghi contaminati: a Lonato qualcosa si muove

Egr. sig. Sindaco, spett.li consiglieri comunali,
dalla stampa abbiamo appreso l’ennesimo crimine ai danni dell’ambiente e della salute pubblica: 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti, spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Rifiuti che, spacciati per “gessi di defecazione” venivano smaltiti su terreni destinati a coltivazioni agricole situati nelle provincie di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza.
E’ stato contestato inoltre il reato di discarica abusiva, in riferimento a tre lotti di terreno ubicati nel comune di Lonato del Garda, appositamente affittati dalla società e sistematicamente destinati all’accumulo dei finti “gessi di defecazione” quando non erano disponibili terreni su cui effettuare il loro spandimento come “ammendanti agricoli”.
Il traffico di rifiuti non è però l’unico illecito emerso dalle indagini: vi è anche il reato di molestie olfattive, denunciato dalle centinaia di esposti e segnalazioni presentati nel tempo da Comitati e da cittadini costretti ormai da anni a vivere barricati in casa con porte e finestre chiuse a causa dei miasmi ammorbanti prodotti durante il trasporto e lo spandimento dei fanghi, con pesanti ripercussioni sia sulla salute che sulla qualità della vita della popolazione.
Visto quanto esposto, preso atto che i succitati reati gravano sulla salute pubblica e, considerato il fatto che negli anni anche a Lonato moltissime sono state le segnalazioni per molestie olfattive, il gruppo civico “Ritrovo Lonato” chiede la Vostra disponibilità a convocare un Consiglio Comunale straordinario per:
informare i cittadini sui gravi fatti relativi alla ditta W.T.E. che vedono coinvolti anche terreni del Comune di Lonato del Garda (mq. 197.045);
rendere nota la relazione Osmotech in merito a “Studio dell’impatto olfattivo nel territorio del Comune di Lonato del Garda mediante sopralluoghi in campo degli odori da parte di valutatori”.
Distinti saluti
Per “Ritrovo Lonato”
Daniela Carassai

giovedì 3 giugno 2021

Nuovo impianto di trattamento dei rifiuti a Bedizzole? Un NO da inviare subito!

Di seguito vi proponiamo il testo di una mail da adattare a piacere e spedire entro il 4 giugno, giorno in cui scadono i termini per inoltrare in Provincia le osservazioni al progetto presentato da A2A per la realizzazione di un impianto di trattamento dei rifiuti umidi con produzione di biometano in località Fusina a Bedizzole, ai confini con Calcinato e Lonato.

Luogo, data

Alla Provincia di Brescia
Settore Ambiente
Pec: ambiente@pec.provincia.bs.it; ‎
mail: segreteria.ambiente@provincia.brescia.it


Oggetto: Fascicolo 72/2021

Procedimento per il rilascio del Provvedimento autorizzatorio unico (PAUR), ai sensi dell’art. 27-bis del d.lgs. 152/06, relativo al progetto di nuovo impianto di recupero rifiuti da FORSU in comune di Bedizzole via Fusina snc, per la produzione di compost e biometano, finalizzato alla pronuncia di compatibilità ambientale, all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), ai sensi dell’art. 29-nonies del d.lgs. 152/06, per una nuova installazione IPPC per le seguenti categorie: 5.3 lettera b. 1) e autorizzazione unica per la produzione di energia da fonti rinnovabili, ai sensi del d.lgs 387/2003
Proponente: A2A AMBIENTE SPA


Il sottoscritto ......................... nato il ...................... a ..................................... residente a
............................ in via.........................................

preso atto che

la Provincia di Brescia ha emesso in data 30/10/2020 l’Atto Dirigenziale 2484/2020 che esprime giudizio negativo circa la Compatibilità Ambientale dell’impianto (FORSU-biometano da 75.000.000 kg/anno) per il quale è stata ripresentata la richiesta il giorno 25/1/2021;

contro tale giudizio il proponente non si è appellato;

molte delle obiezioni espresse nel diniego richiedevano un RISANAMENTO ambientale e una messa in opera di opere di bonifica, la prima impressione che ne ricaviamo è una generale impossibilità di aderire a quanto richiesto, cosa che si traduce in una mancanza di azioni correttive;

ritiene di ESPRIMERE PARERE CONTRARIO in quanto:

l’impianto dovrà smaltire quantità enormi di reflui e non è collegato alla rete fognaria;

aumenterà di molto il traffico pesante;

le emissioni cariche di inquinanti saranno di ben 270.000 m3/h che sovraccaricheranno l'aria della zona di 32 chilogrammi al giorno (oltre 11 tonnellate/anno) di ammoniaca;

l’area è già gravata da problemi di impatto odorigeno (l’impianto di A2A aggraverà significativamente il quadro);

la zona, oltre ad essere interessata dalla imminente devastazione per la tratta dell’alta velocità, è già satura di impianti, discariche e realtà di trattamento rifiuti ad elevato impatto ambientale (parametro dell’indice di pressione già abbondantemente superato);

il nuovo impianto per trattare, inizialmente, 75 mila tonnellate anno di rifiuti umidi urbani, FORSU e per produrre biogas e poi biometano, verosimilmente in futuro intenderà ampliarsi, accogliendo rifiuti da tutta Italia;

infine, come ribadito di recente dall’Agenzia per la Concorrenza del Mercato, in base ai dettami dell'economia circolare e relative direttive europee, la frazione umida dei rifiuti urbani, come tutte le frazioni raccolte separatamente, ha un valore economico e va assegnata tramite gara di evidenza pubblica, al miglior offerente, secondo criteri di trasparenza, economicità ed efficienza. A2A invece conta di conferire al proprio impianto la Forsu raccolta dalle proprie aziende controllate.

Per questo, appoggia le osservazioni depositate dai comitati ambientalisti che hanno evidenziato che esistono all’interno del progetto rilevanti e determinanti omissioni, mancanze, incongruenze e contraddizioni, di cui ALCUNE GRAVI, EVIDENTI e PESANTI riguardanti:
le fasi del processo e gli aspetti tecnici ad esse legati;
l’impatto ambientale e sanitario dell’impianto sotto TUTTI gli aspetti;
la completezza e correttezza delle analisi svolte (localizzazione, impatti, traffico, odore, emissioni) sulla base dei più recenti dati a disposizione;
la rispondenza di parti diverse del progetto tra loro;
il peggioramento di alcuni importanti aspetti rispetto alla versione precedente.

Confidando nel lavoro attento e preciso dell’ufficio e dei tecnici della Provincia di Brescia, certo di non poter subire sul nostro territorio ulteriori impatti, esprime il proprio personale diniego all’impianto di A2A AMBIENTE.

In fede

(nome e cognome in stamptello - firma)


mercoledì 2 giugno 2021

Festa della Repubblica che ripudia la guerra

Vogliamo celebrare la Festa della Repubblica perché ci riconosciamo nei valori costituzionali.
Noi cittadini, civili e disarmati per definizione, abbiamo il compito di difenderla, lo dice la Costituzione stessa, che ci affida questo "sacro dovere" (articolo 52).
La Repubblica ripudia la guerra
La Repubblica è fondata sul lavoro
La Repubblica riconosce i diritti umani
La Repubblica promuove l'uguaglianza e la dignità sociale
La Repubblica tutela il paesaggio, la cultura, la ricerca
Il 2 giugno festeggiamo la Repubblica democratica. Noi vogliamo portare la nostra aggiunta nonviolenta affinché sia anche disarmata, strumento di pace che ripudia la guerra (articolo 11).
Riteniamo che i 25 miliardi di euro che saranno impiegati anche quest'anno per le spese militari vadano contro la Costituzione e sperperino denaro sottratto alle tante necessità attuali (lavoro, sanità, istruzione, cultura, ricerca, protezione civile, pensioni, ecc.). Per questo chiediamo alle istituzioni e alla politica di finanziare la Difesa civile non armata e nonviolenta e diminuire le spese belliche: è l'unico modo per essere coerenti con i principi, i diritti, i doveri e l'ordinamento della Repubblica italiana, democratica e antifascista.
Festeggiamo il 2 giugno con lo spirito civile di una festa di popolo. La pandemia ha di fatto abolito l’anacronistica parata militare. Anche il passaggio delle Frecce tricolori ci appare inadeguato e fuori luogo: altri sono i simboli unificanti della Repubblica. In questa giornata invitiamo tutti ad esporre insieme la bandiera tricolore e la bandiera arcobaleno della pace e della nonviolenza.
Per tutto questo noi celebreremo in modo civile e disarmato il 2 giugno. Saremo in alcune piazze italiane a sostegno della Campagna “Un’altra difesa è possibile” per chiedere meno spese per le armi e più investimenti per la salute, la scuola, il lavoro, l’ambiente, i diritti.

martedì 1 giugno 2021

Una norma interrata con i fanghi?

L'articolo 27 del nuovo Regolamento interrato con i fanghi dopo l'approvazione in Commissione Sicurezza?
A seguito di numerose giornate di tanfo irritante e della relazione dell'Arpa del 1° aprile 2016 sull'attività ispettiva svolta presso la ditta WTE nei mesi precedenti, che aveva rilevato numerose criticità e le frequenti proteste dei residenti, il 29 dicembre 2016 a Calcinato giungeva in Commissione il Nuovo Regolamento di Polizia Urbana con interessanti e aggiornate disposizioni in materia di spandimenti: lo stesso assessore Stefano Vergano presentandolo sottolineava “l'importanza dell'articolo 27 riguardante l'obbligo di preavviso (almeno 48 ore prima) riguardo l'inizio dello spandimento di fanghi e/o gessi di defecazione come definiti dalla normativa vigente”. Naturalmente la Commissione esprimeva parere favorevole e raccomandava l'importanza di una futura pubblicità del nuovo Regolamento.
L'ambiente, le persone, le attività produttive e il nostro territorio non sono però tutelate dal Regolamento in vigore, che era invece stato approvato il 22 dicembre 1993. Il nuovo Regolamento del Comune di Calcinato non è mai approdato in Consiglio Comunale per l'approvazione e la sua esistenza veniva persino negata anche dall'ex sindaco Marika Legati che, alla richiesta di rettifica del 10 ottobre 2018, esclamava: “Non esiste nessun Regolamento di Polizia Urbana approvato che preveda all'articolo 27 la comunicazione degli spandimenti!”.
Già, mai approvato. Bisogna aspettare - diceva chi ci governa - di unificare i Regolamenti di Polizia Urbana di Calcinato, Lonato e Bedizzole. Ad oggi non abbiamo notizie di procedure di unificazione in corso. Mentre il Comune Lonato ha da tempo aggiornato il proprio con delibera n. 70 del 28 dicembre 2017.
I responsabili di questa omissione gravissima sono consapevoli del danno procurato alla comunità?
Ennio Allegri

lunedì 31 maggio 2021

Stasera c'è il consiglio comunale

Stasera alle ore 20.30 è convocato in municipio a Calcinato il consiglio comunale. Solamente due gli argomenti posti all'ordine del giorno dal sindaco Nicoletta Maestri, l'esame del rendiconto generale di gestione per l'anno scorso e la determinazione dei valori di monetizzazione per le aree standard in alternativa alla cessione.
Non c'è invece traccia dell'indagine sull’azienda accusata di smaltimento di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze inquinanti, che ha portato il paese della Bassa su tutti i principali giornali e tivù nazionali.
“Avevamo chiesto di inserire all'ordine del giorno una mozione per impegnare la giunta a costituire il Comune nell' eventuale processo nell' affaire fanghi” dichiara la capogruppo della lista di minoranza In-Patto 2.0, Vincenza Corsini.
“Il consiglio comunale - osserva - ci sembrava la sede più opportuna anche per rispetto delle istituzioni, ma ci è stato risposto che per regolamento non era possibile aggiornare l'ordine del giorno già fissato”.
“In un paese normale, passato alle cronache nazionali e provinciali, vi pare possibile?” chiede Vincenza, per la quale “Calcinato e i suoi cittadini devono poter ascoltare le istituzioni su questo tema: l'intenzione di costituirsi parte civile non va solo dichiarata alla stampa, ma messa nero su bianco con il voto unanime alla nostra mozione”.

domenica 30 maggio 2021

Inquinamento da miasmi: una mamma racconta...

Quanto descritto dagli articoli apparsi in questi giorni sui quotidiani mi ha fatto rabbrividire. Se i presunti reati che vengono contestati saranno provati significa che dal 2018 tutti i cittadini che abitano nella mia zona hanno dormito respirando queste sostanze.
Una domanda sorge spontanea: questo accadeva anche prima del 2018? (naturalmente non avrò mai una risposta). Posso però descrivere cosa capitava durante le notti da fine primavera ad inizio autunno di ogni anno, e ne sono passati più di 20: alla stessa ora, come un orologio svizzero, iniziava a penetrare da qualsiasi apertura un odore acre, irrespirabile, nauseabondo che mi svegliava e non mi permetteva più di dormire. Il miasmo era di tipo stagnante, “pesante”, si insinuava in ogni dove, ad esempio negli armadi! Infatti, al mattino quando li aprivi questo ti avvolgeva a tal punto che ti accompagnava per tutta la giornata. Purtroppo, gli effetti di tutte le lavorazioni che avvenivano in azienda giungevano nella mia zona essendo ubicata a sud della stessa.
All’interno del titolo di un articolo appare la parola “bambino”: già... quante volte in questi anni mio marito ed io, ma credo tutti gli abitanti di questa zona, ci siamo chiesti se fosse corretto che i nostri figli vivessero in simile degrado; già… come tutelarli? L'unica soluzione che avevamo trovato noi era quella di dormire altrove: fare la spola da casa nostra e un B&B oppure affittare un appartamento in un'altra località. In uno stato di diritto è logico che ad una persona sia reso difficoltoso (è un eufemismo) dormire a casa propria? Se altri si fossero trovati nella nostra stessa situazione cosa avrebbero fatto? Tutti noi abbiamo tentato di dialogare con il proprietario dell'azienda per spiegargli quanto fosse drammatico vivere in una situazione di quel tipo, ma non abbiamo avuto comprensione. Quante richieste di aiuto andate a vuoto: la continua ricerca di verità e di chiarezza non ha portato buoni frutti, anzi alcune volte siamo stati fraintesi e bistrattati. Quanta sofferenza e amarezza nel vedere che anche persone a noi care non ci hanno creduto e abbandonato. Quante risposte assurde dagli enti superiori di controllo: l'azienda deve lavorare, l'azienda ha avvisato che avrebbe causato miasmi… l'azienda, l’azienda e il nostro diritto a respirare? Chi avrebbe dovuto tutelarlo? Entrare nella propria casa, costruita con enormi sacrifici, e non riconoscerla perché percepita sporca è una sensazione indescrivibile, solo chi si è trovato a viverla può capire. Che valenza ha la mia voce, la nostra voce come cittadini?
Ringrazio le Forze dell’Ordine per il lavoro svolto e abbraccio gli abitanti di tutte le zone interessate compresa la mia. Mi auguro che il decorso di tutto l’iter giudiziario porti in risalto anche il disagio psicofisico vissuto in tutti questi anni dagli abitanti dei tre Comuni.
Eleonora Tonni

sabato 29 maggio 2021

IsraeIe-Palestina: l'analisi della ricercatrice calcinatese Giulia Macario

Dal cuore del Medio Oriente ci giunge la lettura che del conflitto israelo-palestinese esacerbatosi nei giorni scorsi dà la studiosa calcinatese Giulia Macario. 27 anni, formatasi al Liceo Don Milani di Montichiari, la giovane dopo una nutrita serie di studi internazionali, lavora ora come ricercatrice al Center for Strategic Studies di Amman.
"Molti fatti e fenomeni vengono omessi dai media occidentali nella narrazione di questa vicenda" esordisce, senza negare "le complessità di un conflitto che dura da oltre 70 anni. Le asimmetrie di potere ad oggi sono chiare e dovrebbero guidarci ad una comprensione necessaria per quanto scomoda che non cerca parti immacolate".
“Quello che è accaduto nell’ultimo mese non è che l’ultimo esempio di letture dei fatti che non si intersecano” ."All'inizio dell'ultimo Ramadan - ricorda - l'esercito per una questione di ordine pubblico ha transennato la Porta di Damasco, luogo fortemente simbolico per la comunità palestinese, che invece ha visto in questa decisione l’ennesimo attacco ai propri spazi a cui ha reagito violando il divieto. Le forze di sicurezza hanno risposto con granate, acqua putrescente e cariche della polizia. Le transenne verranno rimosse solo dopo una marcia autorizzata nel centro della Città Vecchia Gerusalemme di gruppi suprematisti ultranazionalisti che a centinaia urlavano 'Morte agli arabi!'.
Successivamente "nel quartiere di Sheikh Jarrah proseguivano le espulsioni forzate dalle case in cui gli abitanti palestinesi avevano vissuto per tutta la vita inserite all’interno di politiche di sostituzione e pulizia etnica documentate. La Corte israeliana ritiene perfettamente legali tali pratiche che inserisce invece in un discorso sulla 'proprietà privata' che diventa mainstream nell'opinione pubblica israeliana che considera legittima l'espropriazione".
"Alle iniziali pacifiche proteste palestinesi che sono montate - prosegue - la polizia ha reagito sparando proiettili rivestiti di gomma colpendo, alle volte irreversibilmente, viso e occhi di decine e decine di manifestanti. Fra il 9 e 10 maggio l’acuirsi degli scontri ha visto molti manifestanti rifugiarsi nella moschea di Al Aqsa, dove l'esercito ha fatto irruzione il mattino seguente in assetto da guerra violando un luogo sacro, azione ascritta all’interno dei crimini di guerra dal diritto internazionale".
"Le cronache di tutto questo in Occidente sono state avvolte da una manipolazione che ne ha appiattito il racconto sulle posizioni del governo israeliano, in coincidenza con un periodo in cui per il premier Netanyahu è urgente distrarre l'opinione pubblica dai suoi guai con la giustizia" sottolinea.
Per Macario "mentre i palestinesi vivono in uno stato di forte vulnerabilità, Israele parla sempre di diritto alla difesa declinando la realtà esclusivamente alle proprie esigenze. Quella fra la supposta democrazia israeliana e il radicalismo della leadership palestinese di Hamas è una antinomia semplicistica. Al di là dei formalismi, la democrazia di Tel Aviv si fonda su un principio di esclusività etnico-religiosa e sulla sostituzione del popolo palestinese a vantaggio della componente ebraica, così facendo nega i diritti fondamentali ai palestinesi, attraverso un regime di apartheid documentato dall'Onu e Human Rights Watch che vede tra vari esempi, processi arbitrari e sommari, la limitazione gli spostamenti e le libertà fondamentali attraverso check point e un’aggressiva militarizzazione. Da anni sta crescendo ad un ritmo assai preoccupante il numero e il peso dei coloni ultraortodossi, usciti rafforzati anche in Parlamento dalle ultime elezioni, si tratta ormai di 667 mila persone e 145 insediamenti illegali e irremovibili".
"D'altro canto - secondo la ricercatrice - è inutile nascondere la problematicità dell'universo di Hamas, movimento che ha una matrice identitaria religiosa, frange militarizzate e scarsa credibilità presso le diplomazie occidentali e internazionali, che preferiscono continuare a interloquire con un'Olp sempre più in crisi, non solo di rappresentanza. A Gaza - dove le condizioni sono disastrose e la vita media si aggira sui 24 anni - servirebbe ben altro. Le forme di clientelismo e i razzi sono armi viete e rudimentali; questi ultimi fra l'altro sono quasi sempre neutralizzati dall'efficientissimo sistema di difesa israeliano Iron Dome e si configurano come reazione sporadica e spesso controproducente alle violenze sistematiche e quotidiane di Israele, che gode in modo esclusivo di impunità e senza essere chiamato alle responsabilità delle proprie azioni criminali davanti alle corti e alla comunità internazionale".
Anche se minoritarie, dall'interno dello Stato ebraico persistono voci di dissenso. "Hanno purtroppo scarso peso politico - osserva Macario - ma dimostrano comunque l'insostenibilità di un modello statuale che nasce e si sviluppa secondo schemi coloniali".
Più in generale, "rispetto alle altre rivolte questa ennesima escalation di violenza è stata maggiormente sotto i riflettori dei social media, che hanno rivelato le censure della stampa internazionale. Stimolata forse anche da ciò, la mobilitazione planetaria è stata impressionante, in termini di dimensioni e partecipazione dopo anni di acritico sostegno a Israele".
"Non so quanto reggerà questa tregua proclamata sotto l'egida dell'Egitto, nazione che sta giocando la sua partita nel tentativo di ritrovare un ruolo di preminenza nell'area" dichiara.
"Era chiaro a tutti che era impossibile continuare così, il problema è capire cosa succederà ora. Con tutta probabilità si tornerà allo status quo e alla violazione dei diritti, fino al prossimo incendio. Se non si affrontano i nodi che impediscono di trovare una coesistenza pacifica si susseguiranno continui eventi di violenza e stallo”.
Ma ci sarà mai una convivenza pacifica? “Ad oggi nessun attore internazionale è interessato a trovare una via d'uscita sostenibile: alcuni parlano di un Israele secolare, non più fondato sull’ebraicità. Col numero di fedi cristiane e musulmane presenti, questo Stato dovrebbe rimettere in discussione se stesso nella sua natura più essenziale e fondante, praticamente fantascienza o romantica utopia. Gli accordi di Oslo sono rimasti lettera morta - due popoli, due stati, si diceva; ad oggi tutto questo è impraticabile, l'edilizia vorace dei coloni e l’espansionismo su più fronti concertato con il silenzio e la viltà della comunità internazionale hanno portato a una domanda molto meno ambiziosa: 'come gestire i diritti dei palestinesi?'. Un processo di riscrittura così importante deve passare dalle soluzioni che le comunità troveranno".

venerdì 28 maggio 2021

28 maggio 1974-2021: noi non dimentichiamo

Nel 47esimo anniversario della strage fascista di Piazza della Loggia, oggi a Brescia le cerimonie istituzionali si apriranno alle ore 10.12, quando in piazza risuoneranno gli otto rintocchi in ricordo dei caduti.
Seguirà l’incontro nel Salone Vanvitelliano con Casa della Memoria e Cgil-Cisl-Uil: interverranno Marta Cartabia (ministra della Giustizia), Monica Falocchi (coordinatrice infermieristica del reparto di rianimazione 1 degli Spedali Civili di Brescia) e Ivan Pedretti (segretario generale Spi-Cgil).
Nel pomeriggio alle ore 18, sempre in piazza, ci sarà il presidio statico “28 maggio 1974-2021: Piazza Loggia, piazza di lotta”, con parole e musiche di “Quelli di AO”, Collettivo UNO, CUB Brescia, USB Brescia, Centro sociale 28 Maggio di Rovato, Donne e Uomini contro la guerra, Osservatorio sulle nuove destre-Azione Antifa Brescia, Prc, SA, PaP, PCL, Centro studi Maitan-Berneri e Comitato Senza Confini.
Sempre alle ore 18, nell’attigua piazza Rovetta, è in programma il presidio statico indetto da Brescia Antifascista con le parole d’ordine “C’era una volta e c’è ancora una piazza. Ci sono otto vittime, alcuni colpevoli, nessun mandante. Siamo qui oggi ai nostri posti dove eravamo ieri e saremo domani”.

giovedì 27 maggio 2021

Inquinamento da miasmi: non solo a Calcinato

Anima del movimento contro le aziende che ammorbano l'aria con i propri miasmi a Quinzano d'Oglio è Barbara Mantovani, portavoce del locale Comitato Cittadini, la quale parla di un vero e proprio sistema di “smaltimento di rifiuti speciali, mascherato da produzione di gessi di defecazione”.
“Quinzano negli anni è diventata una delle terre dei fuochi d'Italia” sottolinea. “Siamo stati a lungo prigionieri nelle nostre case e spesso abbiamo dovuto abbandonarle per diverse ore della giornata perché diventavano vere e proprie camere a gas. Le emissioni odorigene erano fortissime, quasi ogni giorno c'erano folate di tanfo insopportabile che innescavano tosse, malesseri, conati di vomito, prendevano occhi e gola; gli animali da cortile hanno sviluppato svariate patologie".
La donna punta l'attenzione “non solo sui terreni inquinati, problematica peraltro gravissima, ma anche sulle malattie sviluppate nella nostra zona in correlazione con tossicità ambientali, dal cancro alla sensibilità chimica multipla". "Personalmente - racconta - ho dovuto fare a spese mie delle indagine ambientali e delle analisi sulle matrici cellulari di alcune persone, esaminate in laboratori stranieri, dagli Stati Uniti al Regno Unito, per avere una valutazione da parte di enti prestigiosi e impermeabili a ogni potenziale condizionamento esterno".
"Nelle cellule di queste persone - spiega - io ho trovato sostanze tossiche come l'acido epossioleico, la tartrazina, l'ortoxinolo e altri elementi che penetrando le membrane plasmatiche possono creare importanti disordini cellulari. Inoltre ho rinvenuto tassi di piombo e mercurio ben sopra il limite massimo di esposizione, anche in bambini molto piccoli. Ciò può comportare seri rischi di insorgenza di anemie ed infarti, che spesso si manifestano con sintomi di affaticamento, miastenia, effetti negativi sulla memoria e sulla funzione cognitiva, ai quali si dà poca importanza perché sono tipici dell’età".
Mantovani chiede ora "che venga fatta chiarezza anche sul fatto che la nota documentale delle mie analisi, inoltrata nel lontano 2013 in Procura attraverso un avvocato civilista del Foro di Roma, possa finalmente ricevere una valutazione".
"Senza la fermezza e la costanza di Imma Lascialfari, presidente del Comitato Ambiente Futuro Lombardia - osserva - non saremmo arrivati all'importante risultato di questi giorni. Parafrasando Feuerbach, noi siamo quello che mangiamo. Quindi il fatto che siano per anni state sversate queste sostanze inquinanti nei terreni costituisce una bomba ecologica per la catena e la filiera agroalimentare, dai foraggi ai mangimi, dal latte alla carne al formaggio".
"Mai più lungaggini burocratiche, mai più abbassare l'attenzione su questa emergenza" conclude la combattiva signora della Bassa.

mercoledì 26 maggio 2021

l dialoghi shock alla Wte: «CHISSA' IL BIMBO CHE MANGIA IL MAIS CRESCIUTO SUI FANGHI»

Il dorso bresciano del “Corriere della Sera” oggi pubblica questo inquietante servizio dei giornalisti Gorlani e Rodella, che ringraziamo per il loro lavoro.

l dialoghi shock alla Wte: «CHISSA' IL BIMBO CHE MANGIA IL MAIS CRESCIUTO SUI FANGHI»

Le intercettazioni nella ditta finita sotto sequestro per traffico di rifiuti.

«Io ogni tanto ci penso eh… Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi… Io sono stato consapevolmente un delinquente». Così parla Antonio Maria Carucci, laureato in Scienze geologiche e a libro paga della Wte, al telefono con Simone Bianchini, un contoterzista che quei fanghi li spandeva nei campi della bassa bresciana. Lasciano di sasso le intercettazioni telefoniche e ambientali condotte dai Carabinieri Forestali su delega della procura, contenute nelle 204 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Elena Stefana nell’ambito dell’inchiesta che conta 15 indagati e ha portato al sequestro della ditta bresciana produttrice di fanghi e gessi di defecazione.
Ben 150 mila le tonnellate finite nei campi degli agricoltori dal gennaio 2018 al 6 agosto 2019. Agricoltori spesso ignari del potere inquinante di quelle sostanze, che — a detta di Arpa e del consulente della procura, l’ingegner Santo Cozzupoli — erano veri e propri rifiuti. Agli agricoltori gli addetti della Wte raccontavano si trattasse di scarti della produzione agroalimentare. «Sono un mentitore!... Io…finisco all’inferno» dice ridendo in modo spregiudicato ancora Carucci (ex dipendente della Cre srl di Sesto San Giovanni, che si occupa di trattamento di fanghi della depurazione in agricoltura, con alle spalle una condanna per traffico illecito di rifiuti) al telefono con Ottavia Ferri, dipendente della Wte, che replica, sempre ridendo: «Lo facciamo per il bene dell’azienda!».
L’azienda è quella dell’ingegner Giuseppe Giustacchini, amministratore delegato della Wte, finita al centro di esposti e denunce presentati dai cittadini già dal 2011 per le molestie olfattive prodotte dai fanghi. La Provincia negli anni le ha più volte contestato l’irregolarità delle lavorazioni, imponendo migliorie agli impianti e Arpa ha dimostrato il carico inquinante di quei fanghi, con il superamento dei limiti soglia per zinco, stagno, idrocarburi, toluene, fenolo, cianuri, cloruri, nichel-rame, solfati, arsenico, selenio. Ma è solo con l’inchiesta scattata a gennaio 2018, condotta dal pm Mauro Tenaglia (trasferito a Verona) e passata al collega Teodoro Catananti, che i Carabinieri Forestali dimostrano le condotte illecite e spregiudicate del «re» bresciano dei fanghi, dei suoi collaboratori e dei contoterzisti pagati (fino a 100 mila euro al mese) per spargerli sui terreni agricoli. Fanghi che stando all’accusa non venivano lavorati a norma di legge, risparmiando così una montagna di soldi, tanto che Giustacchini poteva recuperare la materia prima da società pubbliche e private ad un prezzo imbattibile. Dalle analisi prodotte con le autocertificazioni tutto però era regolare.
Giustacchini ha potuto contare anche sul supporto di Luigi Mille, direttore dell’Agenzia Interregionale per il fiume Po, che aveva un rapporto di consulenza con Giustacchini ed è finito indagato per traffico di influenze illecite. «Sfruttando relazioni esistenti (o comunque asserite) con altri pubblici ufficiali — scrive il gip nell’ordinanza — in particolare con Ettore Prandini (presidente Coldiretti), Fabio Rolfi (assessore all’agricoltura di Regione Lombardia), l’onorevole Guido Guidesi (ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), Fabio Carella (direttore generale Arpa Lombardia), Loredana Massi (funzionaria ufficio rifiuti della Provincia), indebitamente si faceva dare e promettere da Giustacchini denaro, vantaggi patrimoniali e altre utilità (regalie, incarichi di consulenze) quale prezzo della propria mediazione illecita verso i suddetti pubblici ufficiali». Autorità pubbliche, deve essere molto chiaro, che non sono in alcun modo coinvolte nell’indagine. L’ingegner Mille invece l’ 8 agosto 2018 viene intercettato negli uffici del settore Ambiente della Provincia, dove sollecita la funzionaria Massi in merito all’autorizzazione per il nuovo impianto Wte a Calcinato («sono venuto qui per la solita cosa, che aspetta una delibera…»), sentendosi rispondere che l’istanza era inammissibile: «L’è impossibile quel che domanda quel gnaro lì…sono arrivati i corpi di polizia e gli hanno fatto un casino».
La procura aveva chiesto alcune misure personali: gli arresti domiciliari nei confronti di Mille e di Cristian Franzoni (un contoterzista) e la custodia cautelare in carcere invece per Giustacchini e altri suoi dipendenti o terzisti che spargevano fanghi (oltre a Carucci anche Ottavia Ferri, Simone Bianchini, Vittorio Balestrieri, Gabriele Fogale). Per il gip, però, gli illeciti più gravi sono cessati dall’agosto 2019, con un primo blitz delle forze dell’ordine in azienda. Quindi non si ravvisa il rischio di reiterazione del reato o dell’inquinamento probatorio, viste le prove già raccolte in abbondanza. Il giudice ha però disposto il sequestro di 12,36 milioni di euro (per gli illeciti profitti ottenuti dal 1 gennaio 2018 al 6 agosto 2018): oltre 11 milioni a carico della Wte, altri 683 mila euro alla società lavorazioni agricole Gruppo Bianchini di Mazzano, 173 mila euro alla la società Agri E.N.T. srl di Calvisano, 81 mila euro alla società Franzoni Luca e Oscar (riconducibile a Cristian Franzoni) di Calvisano e 127 mila euro alla società di Balestrieri Vittorio &C-sas di Castelvisconti (Cr).
Nelle tante intercettazioni finite agli atti è però Giuseppe Giustacchini che (parlando con Simone Bianchini e Carucci) palesa come i fanghi non venissero trattati secondo le norme di legge, impartisce ordini su come camuffarli ed esprime la volontà di trovare a tutti i costi terreni dove spargerli ( « non mi faccio inc… dalla Forestale perché voi non mi avete trovato i terreni, perché la prossima volta mi chiudono eh!»). A lui e ai suoi sodali vengono contestati anche i reati di molestie olfattive e la creazione di discariche abusive, per la quantità abnorme di fanghi sparsi sui terreni decine di volte oltre i limiti consentiti.

martedì 25 maggio 2021

Indagini sull'inquinamento: conferenza-stampa a Calcinatello

Affollata conferenza-stampa dei movimenti ecologisti martedì in via Cavour a Calcinatello, nei pressi della sede dell’azienda accusata da ieri mattina dalla Procura di smaltimento di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze inquinanti.
“Lunedì - ha esordito Imma Lascialfari, portavoce del Comitato Ambiente Futuro Lombardia - è stata una giornata epocale per noi cittadini, che abbiamo vinto contro l'arroganza di chi della legalità s'è sempre beffato”.
“Dopo anni di denunce, finalmente si è arrivati ad una prima vittoria” ha detto. “Nessuno di noi esulta perché si chiudono le ditte, ma l'errore è a monte: per il profitto di pochi, contro il disagio di molti, perché, se tutto si fosse svolto nella legalità, oggi non saremmo qui. Avere conferma di ciò che sospettavamo ci fa piacere ma al contempo ci rattrista, perché vuol dire che per anni sono stati sversati sui nostri territori veleni camuffati da fertilizzanti”.
In sostanza, “ti cercavano, ti aravano il terreno, ti regalavano il fertilizzante e, dulcis in fundo venivi pagato; alla faccia di noi, ignari cittadini, che ne avremo subito le conseguenze nella catena alimentare”.
Ha poi chiesto “agli inquirenti che venga fatta chiarezza sulle responsabilità dei funzionari pubblici coinvolti, compresi i politici, affinché siano rimossi da incarichi eventualmente ricoperti”.
“Il Sistema Procura-Carabinieri-Arpa - ha concluso – si dimostra ancora una volta strumento molto efficace a Brescia nel contrasto dei reati ambientali”.
È poi intervenuta la portavoce del Comitato Cittadini Laura Corsini, che ha esordito ricordando che “solo la tenacia porta a far sì che le cariche preposte ai controlli pongano attenzione alle situazioni ambientali. Le normative non sono semplici e ciò consente spesso rimpalli di responsabilità fra gli enti”.
“Dal 2009 a Calcinato i cittadini avevano segnalato al Comune l’inadeguatezza logistica e le problematiche collegate a impianti del genere, soprattutto gli impatti olfattivi. Da allora per i cittadini inizia un lungo iter procedurale con telefonate alla Polizia Locale per segnalare odori, problemi di viabilità, perdita di gessi di defecazione e fanghi. Si chiedono continuamente incontri, accessi agli atti e si presentano relazioni”.
Corsini ha poi ripercorso analiticamente tutte le tappe degli interventi, “una storia lunga, ma necessaria. La situazione è peggiore di quanto potevamo pensare. Le responsabilità sono multiple: dell’azienda e dei consulenti, dei collaboratori che vedevano e non denunciavano, degli agricoltori (ma questi non sono agricoltori) che si sono fatti comprare per arature gratis, della politica che si stupisce di tutto sempre dopo”.
“Siamo rattristati perché non sappiamo gli effetti di quanto accadrà” ha concluso, preannunciando che il Comitato sta “valutando con i propri legali di costituirsi parte civile nell’eventuale processo. Ci auguriamo che il Comune faccia altrettanto”.
E per il Comune, oltre ad alcuni consiglieri, fra il pubblico c'era anche il sindaco Nicoletta Maestri. “Nella tutela dell'ambiente non ci sono buoni e cattivi - ha detto - ma è necessario rafforzare la collaborazione fra cittadini, istituzioni e forze dell'ordine. Sono almeno 10 anni che il Comune con la Polizia Locale emana ordinanze e presenta denunce alla Procura su questa situazione per chiedere l'apertura di indagini, l'ultima nell'aprile 2020”. Al termine dell'incontro il primo cittadino e Laura Corsini si sono espresse reciproci ringraziamenti, auspicando di rafforzare la collaborazione in difesa della legalità.

domenica 23 maggio 2021

I portuali italiani dicono no alla guerra di Israele

Anche i lavoratori portuali di Ravenna comunicano che non caricheranno armi o altri materiali bellici diretti in Israele. Come già i loro compagni di Livorno e Napoli, anch’essi rifiutano la guerra. 
"I lavoratori del porto di Ravenna si rifiuteranno di caricare armi, esplosivi o altro materiale bellico che possano alimentare il conflitto tra Israele e Hamas" scrivono in una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil e le loro categoria dei trasporti, Filt, Fit e Uiltrasporti. 
I portuali si schierano "contro l’uso della guerra come strumento per dirimere i conflitti" e sollecitano il governo italiano, la comunità internazionale e l’Onu a "intervenire urgentemente per imporre il cessate il fuoco tra le parti in guerra: il mondo del lavoro e i lavoratori del porto di Ravenna vogliono contribuire con questo atto concreto alla ricerca di una soluzione al conflitto che crei le condizioni per la pace tra i popoli israeliano e palestinese e per il loro diritto a vivere pacificamente in un proprio stato libero e indipendente, mettendo fine ad una guerra che da decenni ha mietuto decine di migliaia di vittime innocenti".
I sindacati  erano venuti a sapere che nei prossimi giorni una nave ormeggerà al porto di Ravenna per imbarcare alcuni container contenenti materiali bellici. Il carico dovrebbe essere sbarcato in un porto israeliano. Se la nave si presentasse le organizzazioni sindacali di categorie dichiareranno lo sciopero impedendo l'operazione.