martedì 10 luglio 2018

Perché?

Perché sprecare i fondi pubblici per garantire l'assistenza quando con quei soldi si possono finanziare le deportazioni?
Perché soccorrere delle persone che tanto comunque prima o poi dovranno morire?
Perché fare il bene che è costoso quando si può fare il male senza spendere un quattrino?

lunedì 9 luglio 2018

Dote Comune: c'è tempo fino a domani

Ultimo giorno martedì 10 luglio a Calcinato per gli interessati a partecipare al progetto regionale Dote Comune, nell'ambito del quale il Comune ha attivato un tirocinio di dodici mesi a supporto dell'Ufficio Pubblica Istruzione e Sport.
L'iniziativa prevede lo svolgimento di un percorso formativo obbligatorio che si suddivide in attività di formazione d'aula e in ore di tirocinio presso l'ente locale. Possono partecipare alla selezione cittadini italiani, dei paesi dell'Unione Europea ed extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, residenti o domiciliati in Regione, in cerca di prima occupazione o disoccupate di età compresa tra i 18 e 35 anni.
La domanda di partecipazione deve pervenire al Comune di Calcinato, all'Ufficio Protocollo (aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12.30). Per informazioni ci si può rivolgere all'Ufficio Pubblica Istruzione e Sport al n. 030/9989240 oppure via mail all'indirizzo istruzione.cultura.sport@comune.calcinato.bs.it.

domenica 8 luglio 2018

Abolire le armi nucleari: una mozione

A un anno dalla sua approvazione in sede Onu, a Calcinato il capogruppo consiliare della lista Bene Comune, Ennio Allegri, ha inviato al sindaco Marika Legati il testo di una “mozione a sostegno del Trattato internazionale delle Nazioni Unite per la proibizione delle armi nucleari”, chiedendole di inserirla all'ordine del giorno dei lavori del prossimo consiglio comunale.
“Considerato che la presenza negli arsenali e la diffusione di armi nucleari rappresentano ancora oggi una delle più grandi minacce alla pace e alla sicurezza internazionale e che l'Italia ha ratificato nel 1975 il Trattato di Non Proliferazione che impone a tutti gli Stati parte di impegnarsi per realizzare il disarmo nucleare totale e globale” il documento che Bene Comune chiede di approvare impegna il primo cittadino “ad aderire alla Campagna 'Italia Ripensaci', promossa dalla Rete Italiana per il Disarmo, firmando il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari come importante atto simbolico di sostegno al percorso di disarmo nucleare” nonché “alla trasmissione della delibera al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro degli Affari Esteri, per incoraggiarli a rivedere la posizione finora espressa e giungere alla firma e ratifica da parte dell’Italia del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari”.
Come si ricorderà infatti il nostro paese si astenne quando il 7 luglio 2017 la Conferenza internazionale delle Nazioni Unite adottò tale trattato con il voto favorevole di 122 Stati: un'azione che contribuisce a promuovere il dialogo e la diplomazia, lasciandosi alle spalle la logica obsoleta della deterrenza nucleare fondata sulla sfiducia reciproca, e rafforzando la sicurezza planetaria costruita sulla multilateralità e sulla diplomazia internazionale, come sottolineato anche anche dall'assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2017 a Ican, la coalizione internazionale che si batte per l’abolizione delle armi nucleari.


mercoledì 4 luglio 2018

Una maglietta rossa per fermare l'emorragia di umanità

 Sabato 7 luglio
indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza 
capace di coniugare sicurezza e solidarietà
Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.
Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera e Gruppo Abele
Francesco Viviano, giornalista
Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci
Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente
Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI

lunedì 2 luglio 2018

NON SENTITE L'ODORE DEL FUMO?

AUSCHWITZ STA FIGLIANDO 
Le più grandi risorse
erano la speranza e la dignità.
Chi si rassegna, muore prima.
Non so se i giovani hanno appreso.
Se ci si lascia chiudere, terrorizzare
se ci si lascia cristallizzare
si diventa una cosa
gli altri ci diventano cose.
Molti ancora non sanno:
Auschwitz è tra noi, è in noi.
Non so se i giovani sanno
in ogni parte del mondo:
non c'è rivoluzione se si trattano gli uomini come sassi,
ai giovani occorre
l'esperienza creativa di un mondo
nuovo davvero.
Ad Auschwitz ci torno volentieri.
Mi dà la misura dei fatti.
.
Danilo Dolci

domenica 1 luglio 2018

No Tav: mercoledì 4 si torna a Lonato

Sono durissimi sul Garda i toni dell'ultimatum del movimento No Tav: "abbiamo, come si è deciso insieme, chiesto nuovamente ai neoministri Cinque Stelle alle infrastrutture e all’ambiente che si passi velocemente a fatti concreti: dal blocco dei lavori dove i cantieri sono già aperti, al blocco dei procedimenti amministrativi dove i cantieri non ci sono ancora (come sulla tratta Brescia-Verona)”.
All’ennesima mancanza di fatti concreti in questi mesi di sollecitazioni e con la certezza che i poteri che vogliono a tutti i costi quest’opera proveranno ad aprire i cantieri il prima possibile – sottolineano gli ambientalisti - siamo determinati a mettere in campo ogni tipo di azione possibile per evitare la distruzione della nostra terra e lo sperpero di denaro pubblico”.
Nel frattempo si estende capillarmente - comune per comune, frazione per frazione - la rete di consulenti a disposizione degli espropriandi e dei frontisti interessati ad avvalersi di un collegio giuridico ad hoc e a costruire presidi di resistenza sul territorio.
Le iniziative estive del movimento No Tav verranno presentatate all'assembea interprovinciale indetta per mercoledì 4 luglio alle ore 21 alla sala di via Chiappini 1ha Lonato del Garda per rilanciare l'opposizione sui territori l'opposizione a questa nuova grande opera pubblica giudicata "inutile, dannosa, costosa e illegittima".


venerdì 22 giugno 2018

Una firma che costa poco ma vale molto

Tempo di dichiarazione dei redditi, tempo di 5 per mille. Sono moltissime le associazioni che chiedono sostegno, tutte certamente meritevoli. Ma per le grandi associazioni, che raccolgono milioni di euro, una quota in più o in meno non cambia nulla. Per il Movimento Nonviolento, invece, il tuo 5x1000 può essere proprio quello che fa la differenza, perché non ha finanziamenti pubblici. Per questo ti chiediamo, quest'anno, di fare questa scelta: devolvere il tuo 5 per 1000 al Movimento Nonviolento.
Nessun fucile si spezza da solo. Abbiamo bisogno della tua firma, che a te costa poco, ma per noi vale molto. Il codice fiscale è il 93100500235. Grazie.

giovedì 21 giugno 2018

No Tav: un'estate in campo

Non si arrende nessuno all'ineluttabilità del passaggio della nuova linea ferroviaria ad alta velocità, nonostante la recente firma del contratto per la realizzazione dell'opera.
I comitati di tutti i comuni interessati alla tratta Brescia-Verona sono convenuti mercoledì sera alla sala civica di via Zambelli a Lonato - una scelta non casuale, visto che i primi cantieri dovrebbero aprire a poco più di un chilometro da qui - per rilanciare l'opposizione sui territori a questa nuova grande opera pubblica giudicata da tutti "inutile, dannosa, costosa e illegittima".
Erano un centinaio, fra rappresentanti di enti, associazioni, aziende ma anche semplici cittadini, determinati a lanciare per l'estate una controffensiva che porti quanto meno ad una moratoria dell'iter attuativo.
Mentre ancora pende un ricorso dei gruppi ambientalisti che hanno impugnato la delibera del Cipe n. 42 del 10 luglio 2017 (quella di approvazione del progetto definitivo, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo), per Alessandra Zanini "le 309 prescrizioni in esso contenute avrebbero dovuto imporre un integrazione della valutazione di impatto ambientale".
La giovane lamenta poi "l'assenza di una Vas (valutazione di impatto ambientale strategica)” osservando che “il governo ha tentato di ovviare a questa illegittimità avviando nel dicembre 2016 la Vas sull’allegato infrastrutture che conteneva anche la Brescia-Verona, ma le Sovrintendenze l'hanno bocciata perché non erano in grado di compiere una valutazione sugli effetti sui beni culturali e architettonici, oltre che ambientale, in quanto i progetti erano troppo indefiniti”.
Fiorenzo Bertocchi invita a porre "l'attenzione sulla tempistica; una serie di colpi di mano ha portato, a due giorni dalle elezioni politiche, all'approvazione del progetto definitivo e subito dopo alla firma del contratto in contemporanea con il giuramento del nuovo governo". Pur giudicando "l'iter burocratico molto avanzato", osserva che "le 309 prescrizioni sono destinate a modificare radicalmente il progetto e il denaro stanziato coprirà a malapena il costo di realizzazione delle due gallerie, quella di Lonato e quella del Frassino".
E proprio padre Giovanni Di Maria, rettore della Comunità della Madonna del Frassino, a Peschiera, informa che i frati hanno ricevuto una lettera del general contractor sulle due prescrizioni concernenti il Santuario: "Ma il problema - dichiara il religioso - non sono solo gli affreschi della facciata esterna. Il problema è molto più grosso, per esempio c'è la viabilità: con cantieri aperti per almeno sette anni come garantire l'afflusso di pellegrini al santuario?".
Da parte sua Roberto Saleri chiede che "alle dichiarazioni con le quali alcuni politici di governo valutano la possibilità di ridiscutere il progetto, bisogna dare seguito con atti amministrativi". E rinnova un accorato appello al ministro dei trasporti Danilo Toninelli per un urgente incontro chiarificatore.
Gianni Oliosi, presidente del Consorzio del Parco delle colline moreniche, sollecita a "rilanciare la proposta dell'alta velocità sulla linea storica", mentre Giambattista Ruzzenenti, primo cittadino di Medole, anche a nome di una ventina di sindaci dell'Alto Mantovano esprime condivisione verso le azioni in corso per contrastare l'opera.
Al termine della serata Valentina Zanini comunica i contatti capillari, comune per comune, della rete di consulenza per gli espropriandi e per i frontisti interessati ad avvalersi di un collegio giuridico ad hoc e a costruire presidi di resistenza sul territorio.
Prossimo appuntamento del movimento No Tav, sempre a Lonato, per mercoledì 4 luglio. 

giovedì 14 giugno 2018

No Tav: la lucha sigue!

La lotta No Tav contro la linea alta velocità Bs-Vr non si ferma. A distanza di pochi giorni dalla firma del contratto integrativo tra RFI e Cepav Due, che a brevissimo potrebbe dare avvio ai lavori, il Coordinamento No Tav Brescia-Verona torna all’attacco sul piano giudiziario con ben 5 nuovi ricorsi. La scorsa settimana si è tenuta a Peschiera del Garda, presso la Sala del Pellegrino al Santuario del Frassino, la nostra conferenza stampa per illustrare i ricorsi presentati da centinaia tra cittadini privati, imprese, enti pubblici ed associazioni per impugnare la Delibera del CIPE n. 42 del 10 luglio 2017, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 24.03.2018, con la quale viene approvato il progetto definitivo della tratta TAV Brescia-Verona.
Continua così il nostro percorso di lotta contro questa opera che di “grande” ha solo i costi e i danni che provocherà alle persone e ai territori interessati. Come nelle iniziative precedenti, riteniamo che ogni azione legale vada intrapresa per tentare di fermare questo disastro, come una delle tante strade che abbiamo deciso di percorrere per intralciare e fermare questo progetto.
Alla conferenza stampa era presente il nostro legale, l’Avv. Fausto Scappini che ha spiegato tutti i contenuti riguardanti i ricorsi presentati riassunti in 10 motivi:
  1. come già sottolineato nel precedente ricorso, non sono state considerate dal Cipe tutte le insufficienze riguardanti il progetto definitivo.
Il testo unico sugli appalti individua esattamente i contenuti del progetto definitivo (oltre che del preliminare e dell’esecutivo). SE IL CIPE AVESSE RISPETTATO LA LEGGE QUESTO PROGETTO DEFINITIVO NON SAREBBE STATO APPROVATO PERCHE’ NON HA TUTTI I CONTENUTI CHE LA LEGGE IMPONE.
Quindi il Cipe ha approvato un progetto illegittimo perchè ha risolto il problema rinviando al progetto esecutivo, attraverso delle prescrizioni ciò che invece la legge impone per il progetto definitivo.
2. Le modifiche imposte con queste 309 prescrizioni avrebbero dovuto imporre un integrazione della valutazione di impatto ambientale (VIA) perchè sono modifiche molto importanti (es. rivisitazione di alcuni cantieri, che non vengono eliminati ma verrà ristudiato il piano dei cantieri; altre ancora più gravi come l’adeguamento alla normative antisismica e strutturale vigente, ecc.). Anche sulla variante dello shunt, e quindi l’uscita dell’alta velocità da Brescia, il CIPE ammette che bisognerà fare la VIA, ma solo per questo tratto. In questo modo si continua a frazionare un progetto che in origine andava da Milano a Venezia, in tanti progetti e tante piccole VIA e quindi NON CI SARA’ MAI UNA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTATE CHE CONSIDERI L’OPERA NEL SUO COMPLESSO.
3. Il progetto definitivo ha tutta una serie di momenti procedimentali che prevedono controlli da parte di una serie di enti pubblici, tra cui per esempio il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ma anche partecipativi come le osservazioni dei cittadini, la partecipazione delle associazioni, ecc.. Il progetto esecutivo questi momenti non li ha, quindi questa operazione di rinviare al progetto esecutivo ciò che si sarebbe dovuto soddisfare con il progetto definitivo ha VIOLATO LE NORME SULLA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI CHE AVEVANO DIRITTO DI CONOSCERE LE MODIFICHE INTRODOTTE CON 309 PRESCRIZIONI NEL PROGETTO DEFINITIVO MA CHE VERRANNO SODDISFATTE CON IL PROGETTO ESECUTIVO.
4. E’ stata contestata nuovamente la MANCANZA DELL’OPZIONE ZERO E DELLA PRESA IN CONSIDERAZIONE DI OPZIONI ALTERNATIVE, già contenute nel precedente ricorso.
5. CONTINUA AD ESSERE ASSENTE LA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE STRATEGICA (VAS), una valutazione che deve essere fatta sui piani di carattere generale, in questo caso sul piano generale dei trasporti, che risale al 2001, e questa valutazione non è mai stata fatta. Il governo ha tentato di ovviare a questa illegittimità avviando nel dicembre del 2016 la VAS sull’allegato infrastrutture che conteneva anche la Brescia-Verona. Le sovrintendenze hanno bocciato questa VAS perché non erano in grado di compiere una valutazione sugli effetti sui beni culturali e architettonici, oltre che ambientale, in quanto i progetti erano troppo indefiniti.
6. CONTESTA LA POSSIBILITÀ’ DI FRAZIONALE L’OPERA ORIGINARIA PRIMA IN LOTTI FUNZIONALI E POI IN LOTTI COSTRUTTIVI NON FUNZIONALI: in origine era Milano-Venezia, poi hanno iniziato a fare Milano-Treviglio + Treviglio-Brescia + Brescia- Verona + Verona-Vicenza, Vicenza-Venezia.
I lotti funzionali, come la tratta Brescia-Verona, sono stati poi divisi in lotti costruttivi non funzionali per garantire la speditezza al procedimento di approvazione del progetto; a nostro parere questo non era possibile, soprattutto perchè i lotti costruttivi non si inseriscono in un quadro progettuale complessivo. L’attraversamento di Brescia così come l’arrivo a Verona non ci ad esempio sono del progetto considerato “definitivo”.
7. INOTTEMPERANZA AL PARERE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DEI LAVORI PUBBLICI (CSLP): il CSLP aveva posto molte censure al progetto ed ha detto che dovevano essere ottemperate con il progetto definitivo, da sottoporre nuovamente al CSLP. Ciò non è stato fatto. Il problema è stato risolto con le 309 prescrizioni e rinviando al progetto esecutivo tutte le prescrizioni e le censure che aveva fatto il massimo Organo tecnico consultivo dello Stato.
8. Anche se già contestato, anche con questo provvedimento, NON E’ STATO OTTEMPERATO QUELLO CHE PREVEDEVA IL PROGETTO PRELIMINARE.
9. E’ stata contestata la VIOLAZIONE DI ALCUNE NORME CHE PREVEDONO L’OBBLIGO DI ADEGUAMENTO ALLA NORMATIVA VIGENTE ANTISISMICA E ADEGUAMENTO ALLE NORME TECNICHE DI COSTRUZIONE PIU’ RECENTI: è uno dei vizi più eclatanti che aveva posto il CSLP e che non poteva essere risolto rinviandolo al progetto esecutivo.
10. Infine è stato posto un VIZIO DI CARENZA DI MOTIVAZIONE E DI ISTRUTTORIA, perché anche del progetto definitivo ci sono delle situazioni talmente abnormi ed eclatanti da non essere credibili: un progetto definitivo, che dichiara la pubblica utilità e autorizza l’ente espropriante ad entrare nelle proprietà degli altri deve almeno contenere con precisioni quali sono le aree che verranno occupate, dove si metterà la rotonda, dove si farà una strada, ecc. questo progetto definitivo invece ha delle carenze di istruttoria che sono clamorose e quindi sono state eccepite in questo nuovo ricorso.
Anche per i non esperti del settore è chiaro capire che questo progetto di definitivo non ha nulla se non la volontà di una politica collusa di portarla a termine (o meglio, ad apertura) a tutti i costi.
Coordinamento NO Tav Brescia-Verona

sabato 9 giugno 2018

Lunedì 11 giugno: consiglio comunale

Lunedì 11 giugno alle ore 20.45 è convocato in municipio a Calcinato il consiglio comunale. Fra gli argomenti posti all'ordine del giorno dal sindaco Marika Legati si segnalano alcune variazioni al bilancio di previsione, la nomina del revisore unico dei conti per il triennio 2018-2021, l'esame ella convenzione fra comuni dell'ambito distrettuale della Bassa bresciana orientale e di Castenedolo e la cooperativa sociale La Sorgente per la individuazione degli immobili da destinare a Centri diurni per disabili, l'analisi della nuova convenzione per la gestione in forma associata del Comando intercomunale di Polizia Locale” con i comuni di Bedizzole e Lonato del Garda e, infine, l'esame di una mozione che propone una "convenzione tra comune di Calcinato e difensore regionale".