venerdì 12 aprile 2013
Mercoledì No Tav a Lonato
Mercoledì 17 aprile alle ore 21 alla sede di via Repubblica 60 a Lonato è in programma un incontro del Comitato No Tav del basso Garda per programmare le prossime iniziative del gruppo.
giovedì 11 aprile 2013
Donne migranti sabato al "Bertini"
All’Auditorium Don Bertini di Calcinato sabato 13 aprile si terrà il convegno dal titolo “Attraverso le frontiere: Raccontano le donne di qui e d’altrove”.
Tra storie di emigrazione e immigrazione, il convegno proporrà un confronto intergenerazionale che offrirà una panoramica sull´evoluzione delle offerte lavorative al femminile: dalle esperienze di emigrazione degli anni ´50 e ´60, a quelle d´immigrazione degli ultimi anni (nel territorio di Calcinato sono presenti ben 54 etnie), fino alle attuali ventenni e trentenni all´estero per studio o per lavoro.
A partire dalle ore 15.30 interverranno il sindaco Marika Legati, Rosanna Cima (Università di Verona), Maria Livia Alga (Université Paris-8) e le voci polifoniche della Commissione comunale per le pari opportunità; sono in programma anche intermezzi di musiche e canti della migrazione. Alle 17.30 la chiusura con un gesto simbolico a sorpresa.
Tra storie di emigrazione e immigrazione, il convegno proporrà un confronto intergenerazionale che offrirà una panoramica sull´evoluzione delle offerte lavorative al femminile: dalle esperienze di emigrazione degli anni ´50 e ´60, a quelle d´immigrazione degli ultimi anni (nel territorio di Calcinato sono presenti ben 54 etnie), fino alle attuali ventenni e trentenni all´estero per studio o per lavoro.
A partire dalle ore 15.30 interverranno il sindaco Marika Legati, Rosanna Cima (Università di Verona), Maria Livia Alga (Université Paris-8) e le voci polifoniche della Commissione comunale per le pari opportunità; sono in programma anche intermezzi di musiche e canti della migrazione. Alle 17.30 la chiusura con un gesto simbolico a sorpresa.
martedì 9 aprile 2013
Prodigi del 'porta a porta'
A due mesi dall’avvio a Calcinato del nuovo sistema di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti solidi urbani, gestito dalla società Garda Uno di Padenghe, il servizio fa emergere alcune novità interessanti.
Mentre si segnalano i primi furti notturni dei contenitori e alcuni inevitabili, ma per fortuna lievi, disservizi nella raccolta, in municipio si apprende che fra le migliaia di utenti che a inizio anno si sono presentati a ritirare il set degli appositi bidoncini, c’è stato anche chi non risultava in regola con le bollette dei rifiuti da diversi anni. Fatti un po’ di conti, in Comune hanno calcolato che l'introduzione del nuovo sistema ha consentito di scoprire circa duecento evasori della Tariffa di igiene ambientale, dei quali quasi la metà con insolvenze di un certo rilievo, una settantina con cambio di residenza effettuato nel 2012 e una trentina giunti a Calcinato nel 2013 e non ancora regolarizzati.
Se riuscirà a recuperare le somme evase accumulatesi negli anni, qualcuna sin dal 2006, il Comune conta di incamerare circa 50mila euro nel giro di tre anni. Essendo note agli uffici comunali le situazioni di insolvenza, la consegna del set di contenitori ha consentito di appurare la irregolarità di queste posizioni e quindi, spediti gli inviti a sanare le pendenze in sospeso, gli utenti hanno ora per provvedere trenta giorni di tempo, trascorsi i quali scatteranno le sanzioni e gli interessi di mora.
Prossimamente dal municipio verrà avviata, tramite l’Azienda servizi comunali, un'attività di controllo degli archivi della Tariffa di igiene ambientale, delle pratiche edilizie, dell’ufficio anagrafe, dell’Ici e del catasto, al fine di monitorare tutte le categorie delle utenze incrociando sistematicamente i dati.
Mentre si segnalano i primi furti notturni dei contenitori e alcuni inevitabili, ma per fortuna lievi, disservizi nella raccolta, in municipio si apprende che fra le migliaia di utenti che a inizio anno si sono presentati a ritirare il set degli appositi bidoncini, c’è stato anche chi non risultava in regola con le bollette dei rifiuti da diversi anni. Fatti un po’ di conti, in Comune hanno calcolato che l'introduzione del nuovo sistema ha consentito di scoprire circa duecento evasori della Tariffa di igiene ambientale, dei quali quasi la metà con insolvenze di un certo rilievo, una settantina con cambio di residenza effettuato nel 2012 e una trentina giunti a Calcinato nel 2013 e non ancora regolarizzati.
Se riuscirà a recuperare le somme evase accumulatesi negli anni, qualcuna sin dal 2006, il Comune conta di incamerare circa 50mila euro nel giro di tre anni. Essendo note agli uffici comunali le situazioni di insolvenza, la consegna del set di contenitori ha consentito di appurare la irregolarità di queste posizioni e quindi, spediti gli inviti a sanare le pendenze in sospeso, gli utenti hanno ora per provvedere trenta giorni di tempo, trascorsi i quali scatteranno le sanzioni e gli interessi di mora.
Prossimamente dal municipio verrà avviata, tramite l’Azienda servizi comunali, un'attività di controllo degli archivi della Tariffa di igiene ambientale, delle pratiche edilizie, dell’ufficio anagrafe, dell’Ici e del catasto, al fine di monitorare tutte le categorie delle utenze incrociando sistematicamente i dati.
domenica 7 aprile 2013
Scalvini domani parla alla scuola media
A 70 anni di distanza la strage nazista di Cefalonia verrà rievocata lunedì 8 aprile all’aula magna della scuola media statale Dante Alighieri di via Arnaldo a Calcinato dal reduce Angelo Gino Scalvini, il quale alle ore 10 presenterà la propria drammatica epopea di soldato della celebre Divisione Acqui, orribilmente trucidata nel settembre 1943.
La sua vicenda fu raccontata in un toccante diario pubblicato qualche anno fa nel diario "Prigioniero a Cefalonia" dalle edizioni Mursia. Scalvini fu assegnato alla Acqui il 13 gennaio 1943: l'8 settembre aveva vent'anni e si trovava con i suoi commilitoni a Itaca. Il 9 a Samo partecipò alla leggendaria "consultazione referendaria", pronunciandosi con i commilitoni per la resistenza al nemico che in quelle ore stava invadendo la patria. La repressione fu durissima e costò ai nostri quasi 1.500 morti in battaglia, 5.000 giustiziati, 3.000 prigionieri destinati poi a scomparire negli abissi marini a bordo delle navi tedesche che urtarono nelle mine disseminate un po' ovunque. In totale i soldati morti furono 9.406.
Scalvini trascorse la notte successiva al massacro appostato su un albero a pochi metri dal mare. In seguito saltò con altri militari su una scialuppa di salvataggio, affrontando poi disavventure infinite. Catturato dai tedeschi, fu caricato su un treno insieme ad altre centinaia di prigionieri: destinazione prima Barauka, in Bielorussia, poi Riga, poi Danzica. Infine il ritorno a casa, su mezzi di fortuna. A Calcinato giunse, stremato nel fisico e con la morte nel cuore, il 10 settembre 1945. Ma più forte delle strazianti immagini che aveva negli occhi fu la voglia di ricominciare, l'indistruttibile attaccamento alla vita, che per il reduce significherà una famiglia e un lavoro ai quali ha dedicato i lunghi e gioiosi anni dalla ricostruzione ad oggi.
La sua vicenda fu raccontata in un toccante diario pubblicato qualche anno fa nel diario "Prigioniero a Cefalonia" dalle edizioni Mursia. Scalvini fu assegnato alla Acqui il 13 gennaio 1943: l'8 settembre aveva vent'anni e si trovava con i suoi commilitoni a Itaca. Il 9 a Samo partecipò alla leggendaria "consultazione referendaria", pronunciandosi con i commilitoni per la resistenza al nemico che in quelle ore stava invadendo la patria. La repressione fu durissima e costò ai nostri quasi 1.500 morti in battaglia, 5.000 giustiziati, 3.000 prigionieri destinati poi a scomparire negli abissi marini a bordo delle navi tedesche che urtarono nelle mine disseminate un po' ovunque. In totale i soldati morti furono 9.406.
Scalvini trascorse la notte successiva al massacro appostato su un albero a pochi metri dal mare. In seguito saltò con altri militari su una scialuppa di salvataggio, affrontando poi disavventure infinite. Catturato dai tedeschi, fu caricato su un treno insieme ad altre centinaia di prigionieri: destinazione prima Barauka, in Bielorussia, poi Riga, poi Danzica. Infine il ritorno a casa, su mezzi di fortuna. A Calcinato giunse, stremato nel fisico e con la morte nel cuore, il 10 settembre 1945. Ma più forte delle strazianti immagini che aveva negli occhi fu la voglia di ricominciare, l'indistruttibile attaccamento alla vita, che per il reduce significherà una famiglia e un lavoro ai quali ha dedicato i lunghi e gioiosi anni dalla ricostruzione ad oggi.
sabato 6 aprile 2013
Alcune considerazioni sulla scuola primaria di Ponte San Marco
Uscito sull'ultimo numero del periodico "Il Ponte", l'articolo che pubblichiamo di seguito ha suscitato le scomposte reazioni di una nutrita serie di maggiorenti in paese. Il dibattito è aperto.
"La scuola è l'unica differenza che c'è tra l'uomo e gli animali"
(da "Lettera a una professoressa")
Quando parlo di tempo prolungato a scuola mi sorge spontaneo citare la Scuola di Barbiana e in questa occasione lo ritengo doveroso perché quest'anno cade il novantesimo dalla nascita di un "povero pretino" osteggiato fino all'inverosimile in vita e completamente dimenticato dopo la morte: Milani don Lorenzo. Le nuove generazioni non ne hanno mai sentito parlare. Eppure questo sacerdote ha lasciato, non una scia, ma un solco indelebile nella moderna pedagogia. Ma fare confronti tra il tempo prolungato attuale e l'esperienza di Barbiana - dove non c'era ricreazione, non c'era vacanza neppure la domenica, ma subito dopo la messa si ricominciava con lo studio – è assolutamente fuori luogo e estremamente ridicolo.
Nato come un progetto alternativo di studio, che dava la possibilità agli alunni, di affiancare alle materie tradizionali, dei corsi diversi, quali potevano essere: il teatro, la pittura, la fotografia ed altri ancora, il tempo prolungato si è trasformato anno dopo anno in un "parcheggio" per bimbi. I genitori possono lavorare l'intera giornata e nel pomeriggio recuperare il pargolo: questa è ora l'unica giustificazione per un tempo prolungato nella scuola primaria, avvalorato anche dal fatto che qualsiasi progetto, che potrebbe esistere a monte è vanificato dalla scuola media dove non c'è nessun tempo prolungato.
Mi permetto un appunto tanto scontato da sembrare ridicolo, ma ho l'impressione che qualche dotto personaggio non abbia ancora inteso che ciò che viene definito tempo prolungato non sono altro che trenta ore di pura lezione scolastica, al raggiungimento delle tanto agognate quaranta ore concorrono dieci ore di mensa, ore che non hanno nulla da spartire con lo studio, con i compiti, con le lezioni, con le .... Perciò l'unica differenza fra le ventisette ore e le quaranta sono tre misere, insignificanti e meschine orette. Una valenza diversa avrebbe avuto un tempo pieno di cinquanta ore, in tutto questo tempo gli scolari avrebbero avuto a disposizione il tempo per la mensa, il tempo per le lezioni pomeridiane, inoltre il tempo per i compiti e lo studio quotidiano. Comunque il tempo pieno è servito negli anni addietro: i genitori hanno potuto lavorare e quindi delegare la custodia dei figli alla scuola.
A distanza di qualche anno dall'introduzione del tempo pieno o prolungato, ci si interroga sulla validità di questo tipo di esperienza. I bambini hanno la possibilità, la predisposizione, lo stimolo, la capacità di adattamento per rimanere un "pacco" di ore a scuola, nello stesso ambiente, a contatto con gli stessi maestri, in compagnia dei soliti compagni? Secondo il mio ignobile modo di pensare no: i bambini ad una determinata età hanno un estremo bisogno di giocare (No PC - No TV) ed utilizzare il gioco per socializzare con altri compagni al di fuori della cerchia delle mura scolastiche; hanno diritto a praticare qualche sport (notoriamente di squadra, ma anche individuale), i figli della nomenklatura seguire le lezioni impartite da un maestro per imparare la musica e l'uso di uno strumento: pianoforte, violino o magari clavicembalo.
Qualche decennio fa, certo Dewey John (1859 – 1952), pedagogista americano illuminato come si direbbe oggi, comunque vero democratico (fautore del voto alle donne, difesa di Sacco e Vanzetti), ha individuato tre fasi nella vita del bambino; la prima che va dai quattro agli otto anni dove prevalgono gli istinti e i bisogni in modo spontaneo, che si manifestano e si esprimono con il gioco e l'attività ludica in genere. Dai nove ai dodici anni, secondo periodo, con la frequenza della scuola primaria, basata sul lavoro, per permettere all'individuo di acquisire le abitudini culturali della società in cui vive e, infine, dai dodici ai quattordici anni all'alunno viene data la possibilità di ampliare le sue conoscenze astratte attraverso lo studio in biblioteca e laboratorio all'interno della scuola media. La scuola di Dewey è chiamata "progressiva" in quanto l'attività che si svolge al suo interno, presuppone uno sviluppo progressivo. La scuola deve rappresentare per il bambino un luogo di vita: quella vita sociale che deve svilupparsi per gradi, partendo dall'esperienza acquisita in famiglia e nell'ambito sociale in cui vive.
Queste brevi, schematiche e incisive constatazioni basterebbero ad illuminare qualsiasi genitore, dubbioso se iscrivere il proprio pargolo alla scuola con orario normale, oppure al corso di tempo prolungato.
Quindi è in famiglia e nell'ambito sociale in cui vive che deve crescere il bambino: si deve nutrire dell'affetto dei suoi cari, genitori, fratelli, sorelle e (ben vengano) nonni, compagni e amici extra scolastici. La scuola non deve essere considerata la prima e unica fonte educativa, ma con altri soggetti deve concorrere a formare, passo dopo passo, un cittadino cosciente e responsabile.
Giulio Botticini
"La scuola è l'unica differenza che c'è tra l'uomo e gli animali"
(da "Lettera a una professoressa")
Quando parlo di tempo prolungato a scuola mi sorge spontaneo citare la Scuola di Barbiana e in questa occasione lo ritengo doveroso perché quest'anno cade il novantesimo dalla nascita di un "povero pretino" osteggiato fino all'inverosimile in vita e completamente dimenticato dopo la morte: Milani don Lorenzo. Le nuove generazioni non ne hanno mai sentito parlare. Eppure questo sacerdote ha lasciato, non una scia, ma un solco indelebile nella moderna pedagogia. Ma fare confronti tra il tempo prolungato attuale e l'esperienza di Barbiana - dove non c'era ricreazione, non c'era vacanza neppure la domenica, ma subito dopo la messa si ricominciava con lo studio – è assolutamente fuori luogo e estremamente ridicolo.
Nato come un progetto alternativo di studio, che dava la possibilità agli alunni, di affiancare alle materie tradizionali, dei corsi diversi, quali potevano essere: il teatro, la pittura, la fotografia ed altri ancora, il tempo prolungato si è trasformato anno dopo anno in un "parcheggio" per bimbi. I genitori possono lavorare l'intera giornata e nel pomeriggio recuperare il pargolo: questa è ora l'unica giustificazione per un tempo prolungato nella scuola primaria, avvalorato anche dal fatto che qualsiasi progetto, che potrebbe esistere a monte è vanificato dalla scuola media dove non c'è nessun tempo prolungato.
Mi permetto un appunto tanto scontato da sembrare ridicolo, ma ho l'impressione che qualche dotto personaggio non abbia ancora inteso che ciò che viene definito tempo prolungato non sono altro che trenta ore di pura lezione scolastica, al raggiungimento delle tanto agognate quaranta ore concorrono dieci ore di mensa, ore che non hanno nulla da spartire con lo studio, con i compiti, con le lezioni, con le .... Perciò l'unica differenza fra le ventisette ore e le quaranta sono tre misere, insignificanti e meschine orette. Una valenza diversa avrebbe avuto un tempo pieno di cinquanta ore, in tutto questo tempo gli scolari avrebbero avuto a disposizione il tempo per la mensa, il tempo per le lezioni pomeridiane, inoltre il tempo per i compiti e lo studio quotidiano. Comunque il tempo pieno è servito negli anni addietro: i genitori hanno potuto lavorare e quindi delegare la custodia dei figli alla scuola.
A distanza di qualche anno dall'introduzione del tempo pieno o prolungato, ci si interroga sulla validità di questo tipo di esperienza. I bambini hanno la possibilità, la predisposizione, lo stimolo, la capacità di adattamento per rimanere un "pacco" di ore a scuola, nello stesso ambiente, a contatto con gli stessi maestri, in compagnia dei soliti compagni? Secondo il mio ignobile modo di pensare no: i bambini ad una determinata età hanno un estremo bisogno di giocare (No PC - No TV) ed utilizzare il gioco per socializzare con altri compagni al di fuori della cerchia delle mura scolastiche; hanno diritto a praticare qualche sport (notoriamente di squadra, ma anche individuale), i figli della nomenklatura seguire le lezioni impartite da un maestro per imparare la musica e l'uso di uno strumento: pianoforte, violino o magari clavicembalo.
Qualche decennio fa, certo Dewey John (1859 – 1952), pedagogista americano illuminato come si direbbe oggi, comunque vero democratico (fautore del voto alle donne, difesa di Sacco e Vanzetti), ha individuato tre fasi nella vita del bambino; la prima che va dai quattro agli otto anni dove prevalgono gli istinti e i bisogni in modo spontaneo, che si manifestano e si esprimono con il gioco e l'attività ludica in genere. Dai nove ai dodici anni, secondo periodo, con la frequenza della scuola primaria, basata sul lavoro, per permettere all'individuo di acquisire le abitudini culturali della società in cui vive e, infine, dai dodici ai quattordici anni all'alunno viene data la possibilità di ampliare le sue conoscenze astratte attraverso lo studio in biblioteca e laboratorio all'interno della scuola media. La scuola di Dewey è chiamata "progressiva" in quanto l'attività che si svolge al suo interno, presuppone uno sviluppo progressivo. La scuola deve rappresentare per il bambino un luogo di vita: quella vita sociale che deve svilupparsi per gradi, partendo dall'esperienza acquisita in famiglia e nell'ambito sociale in cui vive.
Queste brevi, schematiche e incisive constatazioni basterebbero ad illuminare qualsiasi genitore, dubbioso se iscrivere il proprio pargolo alla scuola con orario normale, oppure al corso di tempo prolungato.
Quindi è in famiglia e nell'ambito sociale in cui vive che deve crescere il bambino: si deve nutrire dell'affetto dei suoi cari, genitori, fratelli, sorelle e (ben vengano) nonni, compagni e amici extra scolastici. La scuola non deve essere considerata la prima e unica fonte educativa, ma con altri soggetti deve concorrere a formare, passo dopo passo, un cittadino cosciente e responsabile.
Giulio Botticini
giovedì 4 aprile 2013
Una domenica al nido
Domenica 7 aprile l'asilo nido comunale Magica Bula di via Stazione a Ponte San Marco sarà aperto alla cittadinanza dalle ore 10 alle 12. Gli interessati potranno visitare la struttura, giocare con i bimbi nel laboratorio delle granaglie e nel laboratorio del colore, sperimentare le attività manipolative e conoscere il piano dell’offerta formativa per il prossimo anno scolastico.
Rivolto principalmente ai bambini residenti sul territorio di Calcinato di età compresa tra i 3 mesi ed i 3 anni, il servizio si svolge dal lunedì al venerdì dalle ore 7.30 alle ore 16.30 e fino alle 17.45 solo per i bambini con certificate esigenze lavorative da parte dei genitori. E' possibile sia la richiesta di frequenza a tempo pieno sia la frequenza part-time.
Per maggiori informazioni si può telefonare al nido allo 030/9636195 oppure all'Ufficio Servizi Sociali allo 030/9989221-236 oppure scrivere una e-mail all'indirizzo servizi.sociali@comune.calcinato.bs.it.
Rivolto principalmente ai bambini residenti sul territorio di Calcinato di età compresa tra i 3 mesi ed i 3 anni, il servizio si svolge dal lunedì al venerdì dalle ore 7.30 alle ore 16.30 e fino alle 17.45 solo per i bambini con certificate esigenze lavorative da parte dei genitori. E' possibile sia la richiesta di frequenza a tempo pieno sia la frequenza part-time.
Per maggiori informazioni si può telefonare al nido allo 030/9636195 oppure all'Ufficio Servizi Sociali allo 030/9989221-236 oppure scrivere una e-mail all'indirizzo servizi.sociali@comune.calcinato.bs.it.
mercoledì 3 aprile 2013
L’eterno ritorno di Berlusconi. E chi lo rende possibile
L’attacco a Bersani perché non si presentasse alle Camere, il “piano B” con Berlusconi tornato protagonista, secondo il copione del Quirinale. Tra una sinistra subalterna e la storica mancanza, in Italia, di una destra almeno formalmente democratica, scivoliamo lungo una deriva mortale per la nostra fragile democrazia
Né Hollande né Bersani sono due rivoluzionari, ma non ricordo di aver assistito a una guerra più violenta di quella in atto contro di loro. Proprio guerra di classe, ha ragione Gallino: la destra proprietaria all’attacco contro chiunque non sia un liberista puro. In Francia, la sconfitta di Sarkozy è stata seguita da un’offensiva padronale durissima, chiusure, licenziamenti e delocalizzazioni che hanno aumentato di colpo la già forte disoccupazione dovuta alla crisi – oltre tre milioni di disoccupati, senza contare altri due milioni di persone che sono costrette a lavoretti senza continuità né diritti. La gente comune, il cui potere d’acquisto è decimato mese per mese , rimprovera sempre più aspramente al governo socialista di non aver tenuto le promesse. Insomma è aperto il fuoco da destra e da sinistra.
In Italia, Pier Luigi Bersani è stato oggetto di una distruzione sistematica, dal Quirinale e dalla stampa, per aver osato proporre di far verificare alle camere una proposta di programma certo modesta ma nella non infondata speranza di ottenere qualche voto dall’esercito dei deputati grillini, che sono un’armata Brancaleone senza programma, nei quali si potevano trovare una dozzina di voti come sono stati trovati per la presidenza del Senato. Il Quirinale non glielo ha permesso, come se fossimo già una repubblica presidenziale. Bersani non ha accettato, ma neppure si è ribellato alla volontà del capo dello stato. Così sta avanzando il cosiddetto “piano B”, che punta alla reintroduzione al governo di un Berlusconi più sfacciato che mai: “voglio questo, voglio quello” inossidabile, persuaso di poter proporre per il governo una maggioranza di cui lui sarebbe parte fondamentale e al Quirinale un suo uomo (“Letta o, perché no, io stesso”).
Non saprei quanto sarebbe durato un governo come quello proposto da Bersani, anche se gli fosse stato permesso di strapparlo alle Camere, ma quel che è sicuro è che il senso del divieto presidenziale è riaprire la strada a una unità nazionale di cui Berlusconi deve essere una parte determinante. In qualche modo, il fatto che Napolitano l’abbia ricevuto al Quirinale dopo che il Cavaliere aveva vomitato le sue insolenze due giorni prima in Piazza del Popolo l’ha, politicamente parlando, legittimato. E in tutta l’Italia sembra aver tirato un respiro di sollievo, basta con le interdizioni, chi propone e decide è il voto popolare – tesi che nel Novecento ha dato il potere alle dittature fasciste. Perché l’Italia non ha voluto assolutamente Bersani? Non certo, ripeto, perché avesse un programma sovversivo né estremista, e neppure antieuropeo; ma assai vagamente riformista, perché aveva dei rapporti con Vendola e la Fiom, perché aveva permesso che nel suo partito si annidassero pericolosi soggetti come Orfini e Fassina. Questo andava impedito.
È venuto il momento di smettere di domandarsi com’è che Berlusconi rispunta sempre sulla scena politica. Bisogna riconoscere che quando sembra del tutto abbattuto, c’è sempre una mano di destra o di sinistra che lo risolleva dal pantano in cui si trova. Bisogna chiedersi invece perché per la quinta volta questo scenario si ripete e se non ci sia nel paese un guasto assai profondo che ne consente la disposizione. Pare evidente la responsabilità di una sinistra – specificamente il Pci, che era stato dopo la guerra il più rilevante e interessante di tutto l’occidente – nel non aver esaminato le ragioni del crollo dell’89, quando i figli di Berlinguer si sono convertiti di colpo a Fukuyama (“la storia è finita”) con la stessa impermeabilità che avevano opposto a chi, fino a un mese prima, aveva avanzato qualche critica al sistema sovietico.
Ma, una volta ammessa questa debolezza della sinistra e dei comunisti italiani in particolare, è impossibile non chiedersi perché l’Italia sembri incapace, ormai storicamente, di darsi una destra almeno formalmente democratica, non sull’orlo dell’incriminazione in nome del codice penale. È questa una maledizione che ci perseguita fin dall’unità del paese e non sembrano certo i dieci “saggi” proposti dal Colle in grado di affrontarne le ragioni e estirparne le radici. Destra e sinistra sembrano ammalate nel loro stesso fondamento culturale e morale; la ragione di fondo per cui ci troviamo nella bruttissima situazione odierna sta, evidentemente, qui, finché questa diagnosi non viene seriamente fatta, non ne usciremo, neppure quando non mancano, come oggi, ragionevoli proposte per bloccare una deriva che appare mortale per la nostra giovane e fragile democrazia.
(Rossana Rossanda - http://www.sbilanciamoci.info)
Né Hollande né Bersani sono due rivoluzionari, ma non ricordo di aver assistito a una guerra più violenta di quella in atto contro di loro. Proprio guerra di classe, ha ragione Gallino: la destra proprietaria all’attacco contro chiunque non sia un liberista puro. In Francia, la sconfitta di Sarkozy è stata seguita da un’offensiva padronale durissima, chiusure, licenziamenti e delocalizzazioni che hanno aumentato di colpo la già forte disoccupazione dovuta alla crisi – oltre tre milioni di disoccupati, senza contare altri due milioni di persone che sono costrette a lavoretti senza continuità né diritti. La gente comune, il cui potere d’acquisto è decimato mese per mese , rimprovera sempre più aspramente al governo socialista di non aver tenuto le promesse. Insomma è aperto il fuoco da destra e da sinistra.
In Italia, Pier Luigi Bersani è stato oggetto di una distruzione sistematica, dal Quirinale e dalla stampa, per aver osato proporre di far verificare alle camere una proposta di programma certo modesta ma nella non infondata speranza di ottenere qualche voto dall’esercito dei deputati grillini, che sono un’armata Brancaleone senza programma, nei quali si potevano trovare una dozzina di voti come sono stati trovati per la presidenza del Senato. Il Quirinale non glielo ha permesso, come se fossimo già una repubblica presidenziale. Bersani non ha accettato, ma neppure si è ribellato alla volontà del capo dello stato. Così sta avanzando il cosiddetto “piano B”, che punta alla reintroduzione al governo di un Berlusconi più sfacciato che mai: “voglio questo, voglio quello” inossidabile, persuaso di poter proporre per il governo una maggioranza di cui lui sarebbe parte fondamentale e al Quirinale un suo uomo (“Letta o, perché no, io stesso”).
Non saprei quanto sarebbe durato un governo come quello proposto da Bersani, anche se gli fosse stato permesso di strapparlo alle Camere, ma quel che è sicuro è che il senso del divieto presidenziale è riaprire la strada a una unità nazionale di cui Berlusconi deve essere una parte determinante. In qualche modo, il fatto che Napolitano l’abbia ricevuto al Quirinale dopo che il Cavaliere aveva vomitato le sue insolenze due giorni prima in Piazza del Popolo l’ha, politicamente parlando, legittimato. E in tutta l’Italia sembra aver tirato un respiro di sollievo, basta con le interdizioni, chi propone e decide è il voto popolare – tesi che nel Novecento ha dato il potere alle dittature fasciste. Perché l’Italia non ha voluto assolutamente Bersani? Non certo, ripeto, perché avesse un programma sovversivo né estremista, e neppure antieuropeo; ma assai vagamente riformista, perché aveva dei rapporti con Vendola e la Fiom, perché aveva permesso che nel suo partito si annidassero pericolosi soggetti come Orfini e Fassina. Questo andava impedito.
È venuto il momento di smettere di domandarsi com’è che Berlusconi rispunta sempre sulla scena politica. Bisogna riconoscere che quando sembra del tutto abbattuto, c’è sempre una mano di destra o di sinistra che lo risolleva dal pantano in cui si trova. Bisogna chiedersi invece perché per la quinta volta questo scenario si ripete e se non ci sia nel paese un guasto assai profondo che ne consente la disposizione. Pare evidente la responsabilità di una sinistra – specificamente il Pci, che era stato dopo la guerra il più rilevante e interessante di tutto l’occidente – nel non aver esaminato le ragioni del crollo dell’89, quando i figli di Berlinguer si sono convertiti di colpo a Fukuyama (“la storia è finita”) con la stessa impermeabilità che avevano opposto a chi, fino a un mese prima, aveva avanzato qualche critica al sistema sovietico.
Ma, una volta ammessa questa debolezza della sinistra e dei comunisti italiani in particolare, è impossibile non chiedersi perché l’Italia sembri incapace, ormai storicamente, di darsi una destra almeno formalmente democratica, non sull’orlo dell’incriminazione in nome del codice penale. È questa una maledizione che ci perseguita fin dall’unità del paese e non sembrano certo i dieci “saggi” proposti dal Colle in grado di affrontarne le ragioni e estirparne le radici. Destra e sinistra sembrano ammalate nel loro stesso fondamento culturale e morale; la ragione di fondo per cui ci troviamo nella bruttissima situazione odierna sta, evidentemente, qui, finché questa diagnosi non viene seriamente fatta, non ne usciremo, neppure quando non mancano, come oggi, ragionevoli proposte per bloccare una deriva che appare mortale per la nostra giovane e fragile democrazia.
(Rossana Rossanda - http://www.sbilanciamoci.info)
sabato 30 marzo 2013
Che voglia di piangere ho!
Ieri sera è morto Enzo Jannacci.
Lo ricordiamo con una delle sue canzoni più cantate.
https://www.youtube.com/watch?v=hpkjBYC2HAE
Lo ricordiamo con una delle sue canzoni più cantate.
https://www.youtube.com/watch?v=hpkjBYC2HAE
giovedì 28 marzo 2013
Pet therapy alla Casa di Riposo
La Casa di Riposo di Calcinato ha dato avvio a un originale progetto di pet therapy.
“L’iniziativa – spiega al termine del primo dei dieci incontri l’animatrice Chiara Legati - è partita per gli ospiti del nucleo verde, che sono quelli cognitivamente e fisicamente più compromessi”.
“La seduta – racconta - è divisa in due momenti, il primo con un gruppo di dieci ospiti e il secondo che prevede la visita direttamente in reparto, negli spazi comuni e nelle camere per gli ospiti allettati. L'equipe è composta da due pet therapist dell'associazione Vita da Cani di Stenico (Tn), Simona Averoldi e Nancy Montenegro, accompagnate dai loro cani Baloo, Flo, Heidi e Giada, da due fisioterapiste (Luisella Spadaro e Sabrina Treccani), da un operatrice (Costantina Zanelli) e da me”.
La pet therapy è assai diffusa nei luoghi di cura e sollievo come azione che si compie tra animale e uomo, ricca di senso, di significato affettivo, relazionale, comunicativo e cognitivo. Attività educativa mirata alla crescita della personalità, si avvale in questo caso del prezioso servizio di Golden Retrievers e Labrador Retrievers, cani dall’aspetto rassicurante da eterni cuccioli, da sempre abituati a collaborare con l’uomo.
Si è dimostrato nel corso del tempo che un soggetto in stato patologico tende a gravitare costantemente sul suo problema e a riportare ad esso tutte le attività che compie; le attività proposte dal sodalizio trentino costituiscono valide alternative e reali occasioni di cambiamento, mettendo in campo esperienze affettive, ludiche, conoscitive educative e gratificazione sensoriale.
“L’iniziativa – spiega al termine del primo dei dieci incontri l’animatrice Chiara Legati - è partita per gli ospiti del nucleo verde, che sono quelli cognitivamente e fisicamente più compromessi”.
“La seduta – racconta - è divisa in due momenti, il primo con un gruppo di dieci ospiti e il secondo che prevede la visita direttamente in reparto, negli spazi comuni e nelle camere per gli ospiti allettati. L'equipe è composta da due pet therapist dell'associazione Vita da Cani di Stenico (Tn), Simona Averoldi e Nancy Montenegro, accompagnate dai loro cani Baloo, Flo, Heidi e Giada, da due fisioterapiste (Luisella Spadaro e Sabrina Treccani), da un operatrice (Costantina Zanelli) e da me”.
La pet therapy è assai diffusa nei luoghi di cura e sollievo come azione che si compie tra animale e uomo, ricca di senso, di significato affettivo, relazionale, comunicativo e cognitivo. Attività educativa mirata alla crescita della personalità, si avvale in questo caso del prezioso servizio di Golden Retrievers e Labrador Retrievers, cani dall’aspetto rassicurante da eterni cuccioli, da sempre abituati a collaborare con l’uomo.
Si è dimostrato nel corso del tempo che un soggetto in stato patologico tende a gravitare costantemente sul suo problema e a riportare ad esso tutte le attività che compie; le attività proposte dal sodalizio trentino costituiscono valide alternative e reali occasioni di cambiamento, mettendo in campo esperienze affettive, ludiche, conoscitive educative e gratificazione sensoriale.
lunedì 25 marzo 2013
sabato 23 marzo 2013
M'illumino di meno, con il Pric
Calcinato si è dotato del piano regolatore della illuminazione comunale, importante novità illustrata da Nicoletta Maestri, l’assessore ai lavori pubblici.
“Con questo provvedimento – spiega – abbiamo dichiarato guerra ai consumi di energia elettrica, partendo dall'impianto più energivoro, quello di illuminazione pubblica. Sulla scorta della legge regionale 17 del 2000, abbiamo regolamentato il servizio della pubblica illuminazione”.
“Questa legge – racconta - fornisce indicazioni per gestire al meglio il servizio, garantendo i livelli di luce richiesti dalle normative per la circolazione stradale e cercando al contempo di consumare meno energia”.
Ma qual è la situazione dell'impianto? “Per saperlo – informa l’assessore - è stato necessario procedere ad un accurato rilievo delle caratteristiche tecniche. Tipologia di corpo illuminante, tipologia di palo, di linea, consumi, sono stati gli elementi valutati. Un dettagliato esame ci ha permesso di evidenziare pregi e difetti dell'impianto e i possibili miglioramenti; poi un’analisi di energy saving ne ha messo in luce l'efficacia complessiva, considerando non solo la qualità della sorgente di trasformazione della corrente in luce, ma specialmente la qualità delle ottiche installate”.
“Dopo aver valutato l'impianto e assegnato un grado di efficienza - aggiunge - ci si è concentrati sulle performance che esso deve fornire agli utenti. In base a norme nazionali abbiamo calcolato come ogni via deve essere illuminata, non solo come quantità di luce, ma in qualità”.
Venendo ai numeri “l'impianto comunale è composto da oltre i 3300 punti luce. La potenza impegnata supera i 460 kW. Il consumo annuo di energia è di 2milioni di kWh, energia che costa alle casse comunali più di 300mila euro. Impressionante l'incremento dei costi a partire dal 2010: la spesa per l'energia elettrica è aumentata di più del 35%”.
Dall'analisi dei calcoli illuminotecnici emergono altri dati interessanti. “Rispetto a quanto previsto dalle normative – sottolinea Maestri - le strade sono per il 33% sovrailluminate, il 12% è correttamente illuminate, mentre il 55% riceve una luce inferiore. Le vie meno illuminate sono quelle con gli impianti più vecchi, con tipologia di corpo illuminante al mercurio. Il fatto che sia necessario aumentare la quantità di luce in diverse vie richiede un aggravio di spesa energetica”.
“I quadri elettrici di alimentazione sono 130” prosegue. “La regolazione del flusso luminoso, obbligatoria per la legge 17, è limitata ad alcune zone periferiche. La mancanza di una regolazione dell'impianto implica livelli elevati di luce anche in piena notte”.
Si sta procedendo a una simulazione di riqualifica del sistema illuminante e per ogni intervento sono stati ipotizzati costi e risparmi. “Coadiuvati da un illuminotecnico – spiega l’assessore - abbiamo ipotizzato una riqualifica che permette di valutare i costi dell'intervento e i conseguenti risparmi. L'adeguamento prevede la sostituzione di 1900 corpi illuminanti ormai vetusti con altri più efficienti, la riqualifica dei pali e delle linee di alimentazione. L'obiettivo è ottenere un livello uniforme di illuminazione, conforme alle normative, eliminando le differenze tra strade sottoilluminate e sovrailluminate”.
“La riqualifica - conclude - dovrebbe portare a una riduzione dei consumi elettrici, consentendo un innalzamento complessivo della luce a terra. La potenza installata si ridurrà di almeno un 30% e l'efficienza complessiva del sistema illuminante aumenterà significativamente”.
“Con questo provvedimento – spiega – abbiamo dichiarato guerra ai consumi di energia elettrica, partendo dall'impianto più energivoro, quello di illuminazione pubblica. Sulla scorta della legge regionale 17 del 2000, abbiamo regolamentato il servizio della pubblica illuminazione”.
“Questa legge – racconta - fornisce indicazioni per gestire al meglio il servizio, garantendo i livelli di luce richiesti dalle normative per la circolazione stradale e cercando al contempo di consumare meno energia”.
Ma qual è la situazione dell'impianto? “Per saperlo – informa l’assessore - è stato necessario procedere ad un accurato rilievo delle caratteristiche tecniche. Tipologia di corpo illuminante, tipologia di palo, di linea, consumi, sono stati gli elementi valutati. Un dettagliato esame ci ha permesso di evidenziare pregi e difetti dell'impianto e i possibili miglioramenti; poi un’analisi di energy saving ne ha messo in luce l'efficacia complessiva, considerando non solo la qualità della sorgente di trasformazione della corrente in luce, ma specialmente la qualità delle ottiche installate”.
“Dopo aver valutato l'impianto e assegnato un grado di efficienza - aggiunge - ci si è concentrati sulle performance che esso deve fornire agli utenti. In base a norme nazionali abbiamo calcolato come ogni via deve essere illuminata, non solo come quantità di luce, ma in qualità”.
Venendo ai numeri “l'impianto comunale è composto da oltre i 3300 punti luce. La potenza impegnata supera i 460 kW. Il consumo annuo di energia è di 2milioni di kWh, energia che costa alle casse comunali più di 300mila euro. Impressionante l'incremento dei costi a partire dal 2010: la spesa per l'energia elettrica è aumentata di più del 35%”.
Dall'analisi dei calcoli illuminotecnici emergono altri dati interessanti. “Rispetto a quanto previsto dalle normative – sottolinea Maestri - le strade sono per il 33% sovrailluminate, il 12% è correttamente illuminate, mentre il 55% riceve una luce inferiore. Le vie meno illuminate sono quelle con gli impianti più vecchi, con tipologia di corpo illuminante al mercurio. Il fatto che sia necessario aumentare la quantità di luce in diverse vie richiede un aggravio di spesa energetica”.
“I quadri elettrici di alimentazione sono 130” prosegue. “La regolazione del flusso luminoso, obbligatoria per la legge 17, è limitata ad alcune zone periferiche. La mancanza di una regolazione dell'impianto implica livelli elevati di luce anche in piena notte”.
Si sta procedendo a una simulazione di riqualifica del sistema illuminante e per ogni intervento sono stati ipotizzati costi e risparmi. “Coadiuvati da un illuminotecnico – spiega l’assessore - abbiamo ipotizzato una riqualifica che permette di valutare i costi dell'intervento e i conseguenti risparmi. L'adeguamento prevede la sostituzione di 1900 corpi illuminanti ormai vetusti con altri più efficienti, la riqualifica dei pali e delle linee di alimentazione. L'obiettivo è ottenere un livello uniforme di illuminazione, conforme alle normative, eliminando le differenze tra strade sottoilluminate e sovrailluminate”.
“La riqualifica - conclude - dovrebbe portare a una riduzione dei consumi elettrici, consentendo un innalzamento complessivo della luce a terra. La potenza installata si ridurrà di almeno un 30% e l'efficienza complessiva del sistema illuminante aumenterà significativamente”.
venerdì 22 marzo 2013
Domenica... classica!
Domenica 24 marzo l’associazione culturale In Tempo organizza alle ore 16.30 all'Auditorium Don Bertini di Calcinato un concerto del duo Antiquars Musica, formato da Elisa Goldoni alla fisarmonica e Valerio Mauro all’arpa. L’ingresso è gratuito. Per informazioni e prenotazioni si può telefonare al numero 333/8838491.
giovedì 21 marzo 2013
Capra si dimette da consigliere
A Calcinato il sindaco Marika Legati ha convocato per venerdì 23 marzo un consiglio comunale appositamente per discutere la surroga del consigliere comunale Gianluca Capra, membro del gruppo di minoranza Calcinato Migliore che ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica “per motivi personali”.
Esponente di lungo corso della Democrazia Cristiana, Capra ha seguito tutte le tappe dell’evoluzione verso il Partito democratico, del quale fu per diversi anni è stato segretario. Alle elezioni del 2009 in Calcinato Migliore fu il candidato più votato dagli elettori. Considerato che l’avente diritto a succedergli, Miranda Barbieri, ha rinunciato alla carica, toccherà a Guido Massardi sostituirlo sui banchi dell’opposizione. L’appuntamento è alle ore 20.45 in municipio.
Esponente di lungo corso della Democrazia Cristiana, Capra ha seguito tutte le tappe dell’evoluzione verso il Partito democratico, del quale fu per diversi anni è stato segretario. Alle elezioni del 2009 in Calcinato Migliore fu il candidato più votato dagli elettori. Considerato che l’avente diritto a succedergli, Miranda Barbieri, ha rinunciato alla carica, toccherà a Guido Massardi sostituirlo sui banchi dell’opposizione. L’appuntamento è alle ore 20.45 in municipio.
mercoledì 20 marzo 2013
Stasera al Cinematografo Libertario c'è "Inside Job"
Il Cinematografo Libertario organizzato dal gruppo Spartaco a Calcinato propone stasera alle ore 20.45 la proiezione del film "Inside Job".
Prodotto, scritto e diretto da Charles Ferguson, indaga le cause della crisi economica del 2008-2010 e di cui tutt'ora si pagano le conseguenze, di quello che qualcuno ha definito "tsunami" economico, contestualizzando con precisione la situazione, facendo un passo indietro, mostrando i come e i perché si sia arrivati impreparati a quei drammatici giorni, incapaci di porre rimedio a un meccanismo che ha travolto in maniera inarrestabile l'economia mondiale.
Meritatamente vincitore del premio Oscar nel 2011, inspiegabilmente Inside Job - espressione inglese per indicare che chi ha commesso il crimine ha le mani in pasta - non ha ancora ottenuto una distribuzione in Italia per il grande schermo.
Prodotto, scritto e diretto da Charles Ferguson, indaga le cause della crisi economica del 2008-2010 e di cui tutt'ora si pagano le conseguenze, di quello che qualcuno ha definito "tsunami" economico, contestualizzando con precisione la situazione, facendo un passo indietro, mostrando i come e i perché si sia arrivati impreparati a quei drammatici giorni, incapaci di porre rimedio a un meccanismo che ha travolto in maniera inarrestabile l'economia mondiale.
Meritatamente vincitore del premio Oscar nel 2011, inspiegabilmente Inside Job - espressione inglese per indicare che chi ha commesso il crimine ha le mani in pasta - non ha ancora ottenuto una distribuzione in Italia per il grande schermo.
martedì 19 marzo 2013
Il gesto dei Giusti
Giovedì 21 marzo Calcinato ricorderà due suoi figli che non sono ancora entrati nei libri di storia, anche se l’hanno fatta, senza magari rendersene conto. Si tratta dei coniugi Angelo Tosi e Teresa Pasquali, alla cui memoria la prima assistente dell’ambasciata d’Israele in Italia, Sara Gilad, consegnerà al figlio Enrico la medaglia di “Giusti fra le Nazioni”, onorificenza creata dall’Istituto per la Memoria dei Martiri e dallo Yad Vashem (il Memoriale delle Vittime della Shoah), al fine di ricordare chi si è speso per salvare gli ebrei dal triste destino loro assegnato dal nazifascismo. La cerimonia verrà presieduta a partire dalle ore 11 in municipio dal sindaco Marika Legati.
La coppia
si rese protagonista nel corso della seconda guerra mondiale di una toccante
vicenda umanitaria che vale la pena di ricordare in tempi di crescente
diffusione di negazionismi ideologici privi di fondamento storico.
I due sposi ospitarono nella
propria abitazione in via San Vincenzo 3
due famiglie ebree, i Sarfatti e i Salinas, formate da internati
politici a Calcinato e sottrattesi alle ricerche delle autorità dopo l'8
settembre 1943. I clandestini furono alloggiati in casa
Tosi per quasi 18 mesi, dal 17 novembre 1943 al 27 aprile 1945, all'indomani
della Liberazione. I rifugiati coraggiosamente accolti da Angelo e Teresa erano
ben otto: la famiglia di Samuele Sarfatti era composta dalla moglie Clara
Eschenazi e dai figli Susanna e Sara; quella di Davide Salinas comprendeva la
moglie Virginia Sarfatti e i figli Giuseppe e Sara.
Le
due famiglie erano state in precedenza internate nel 1941 nel campo di
concentramento fascista di Ferramonti (Cs), dove erano rimaste per circa un
anno. Poi furono trasferite a Calcinato, sempre come internate. In paese
trascorsero i primi due anni presso la Casa Bianchi, insieme ad altre famiglie
ebree. "Quei due anni" ricorda oggi Sara, che oggi ha 81 anni
"sono stati il periodo più bello e spensierato della guerra: eravamo
internati, c'erano le leggi razziali, ma potevamo comunque uscire per le vie
del paese e incontrare gli amici".
"Poi" prosegue "è cominciato
l'incubo: dopo l'8 settembre 1943 i nazisti occuparono l'Italia e insieme ai
fascisti cominciarono a dar la caccia agli ebrei al fine di deportarli tutti
nei lager dai quali era difficilissimo uscire vivi. Le nostre due famiglie
furono salvate grazie alla generosità e bontà della famiglia Tosi, che
nascosero, in casa loro e a loro rischio, ben otto persone nella cameretta al
piano di sopra".
"Da lì non potevamo uscire" spiega
"altrimenti ci avrebbero arrestati e deportati; durante il giorno non
potevamo né muoverci né parlare, altrimenti qualcuno in strada poteva sentirci
e capire che i Tosi nascondevano in casa loro degli ebrei e ciò li avrebbe
portati a subire la nostra stessa sorte".
“I
Tosi – sottolinea - avevano un figlio partito con l'Armir per la campagna di
Russia e la mamma aveva fatto una sorta di voto, in virtù del quale essi ci
avrebbero ospitato affinché egli tornasse sano e salvo dalla guerra. Cosa che
poi per fortuna avvenne dopo un lungo e difficile viaggio a piedi".
"Se qualcuno del paese veniva in casa
Tosi" aggiunge "noi dovevamo nasconderci in soffitta fino al momento
in cui se ne andava. Ad avvertici era la nipote sussurrandoci un ‘Sito,
lazzaroni!”, poiché vedeva che ce ne stavamo tutto il giorno senza fare nulla.
In effetti abbiamo trascorso tutto quei mesi in compagnia di qualche libro e,
talora, lavorando a maglia, per passare il tempo".
Poi, finalmente, la primavera del '45 e il 25
aprile: "Era arrivata la fine della guerra" conclude Sara "e, di conseguenza, la
libertà per tutti gli ebrei che non erano stati deportati nei campi di
concentramento".
La
famiglia Sarfatti in seguito si trasferì negli anni '60 in Israele, dove i
genitori morirono poco dopo. Così come i Tosi, scomparsi entrambi negli anni
'70. Giuseppe è scomparso nel 2009 e ora
resta solo Sara, che vive a Milano, a ricordare quel terribile periodo.
L’anziana signora sarà a Calcinato giovedì , con la moglie di Giuseppe, Stella Dana, e le due figlie, Margherita e
Virginia Salinas. Con loro a testimoniare “il gesto dei Giusti”, giungeranno
appositamente da Tel Aviv, i tre figli di
Susanna Sarfatti -
Vitali, Clara e Samuele Levi – e le due di Sara Sarfatti, Zelda e Corinne.
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