martedì 28 settembre 2010

CERCASI VOLONTARI



Il Movimento Nonviolento – Brescia cerca 2 volontari

E’ stato approvato e finanziato il

progetto del Movimento Nonviolento – Brescia

(http://www.nonviolenti.org/):

“ Nonviolenza: giovani cercasi “

Le domande devono essere presentate personalmente o via posta, secondo le modalità previste dal Bando, a: Centro per la Nonviolenza via Milano, 65 – 25126 Brescia

Il modulo è scaricabile sul sito http://www.serviziocivile.it/ e http://www.regione.lombardia.it/

Settore ed area di intervento: Educazione e promozione culturale – Educazione alla pace

Posti n. : 2

Obiettivi generali: Il progetto nasce per aumentare la diffusione della cultura e della pratica nonviolenta in particolare presso le giovani generazioni; contribuire a stabilizzare sul territorio un luogo che possa essere centro di interesse in merito ai contenuti nonviolenti ed alle attività, eventi, informazione e formazione inerenti i temi collegati alla nonviolenza.

Il periodo di servizio, presso la sede bresciana del Movimento Nonviolento, Centro per la Nonviolenza via Milano, 65 – Brescia, sarà di un anno, durante il quale i volontari riceveranno vitto, formazione ed un contributo di 433,80 € al mese.

Per 1 volontario è previsto anche l’alloggio.

Requisiti:

- aver compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo (27 anni e 364 giorni) anno di età alla data di presentazione della domanda
- essere cittadini italiani;
- non aver riportato condanne come specificato nel Bando e godere dei diritti civili e politici
- essere in possesso di idoneità fisica

Le domande, secondo le modalità previste dal Bando, devono essere presentate entro le ore 14.00 di lunedì 4 ottobre 2010


DIMISSIONI IN GIUNTA



A Calcinato si è dimessa l’assessore ai lavori pubblici Angela Tononi. Il più stretto riserbo circonda le motivazioni della improvvisa decisione presa da una degli esponenti di primo piano del Pdl locale, già coordinatrice per anni di An. A prendere il suo posto il sindaco Marika Legati ha chiamato la giovane Nicoletta Maestri, sempre del Pdl, in qualità di assessore esterno al consiglio comunale.

Della vicenda si parlerà nella seduta consiliare di giovedì 30 settembre, in apertura del quale il sindaco comunicherà la sostituzione; Tononi continuerà comunque a svolgere il suo incarico di consigliere comunale sui banchi della maggioranza di destra.

Fra gli altri argomenti posti all’ordine del giorno dalla prima cittadina, si segnalano la ricognizione sui programmi ed equilibri di bilancio, una variazione al bilancio di previsione per l’anno in corso e la sostituzione di un membro della commissione civica biblioteca.

Nutrita come di consueto la parte dedicata all’urbanistica, con l’adozione di due piani di recupero, uno in via Manzoni e uno in via Goito, e l’approvazione definitiva di un piano di recupero in via Montegrappa e di un piano attuativo in variante al Prg al campo sportivo polifunzionale della Parrocchia di Calcinato. Al termine della seduta sono previste due informative del sindaco in merito alla situazione relativa alle adozioni delle variante al Prg sull’area Efercal e sugli indirizzi dell’amministrazione comunale riguardo all’adozione del Piano di governo del territorio.

L’appuntamento è alle ore 20.45 in municipio.

lunedì 27 settembre 2010

DEGRADO IN VIA CARLO ALBERTO




I gravi episodi di inciviltà e vandalismo accaduti nella notte fra sabato e domenica scorsi a Calcinato non hanno lasciato indifferenti gli abitanti di via Carlo Alberto e dintorni, che in soli quattro giorni hanno raccolto un centinaio di firme in calce a una petizione popolare inviata al sindaco Marika Legati e al comandante della stazione dei carabinieri maresciallo Antonio Colabella.

I residenti denunciano alle autorità civili e militari, non solo “il preoccupante perdurare degli effetti di elevato inquinamento acustico causato dagli schiamazzi degli avventori che sciamano nelle vie Carlo Alberto, Michelangelo, Silvio Pellico, Vantini e limitrofe nelle notti dei weekend”, ma anche “il degrado igienico-ambientale prodotto da folle di giovani che sovente stazionano per ore (il più delle volte sino all'alba) nei pressi delle abitazioni, con evidenti disagi per i residenti, il reiterato verificarsi di episodi di delinquenza e microcriminalità (risse, furti, danneggiamenti, atti vandalici, ecc)”.

Più che comprensibile la loro “preoccupazione rispetto a situazioni a dir poco inaccettabili, quali l'abuso di alcolici, supercolici e sostanze stupefacenti in prossimità delle finestre e delle porte delle proprie case”.

Considerato “il palese livello di rischio che la situazione presenta”, gli abitanti del quartiere chiedono a sindaco e carabinieri “di conoscere quali provvedimenti l' amministrazione comunale, di concerto e in collaborazione le forze dell'ordine, intenda assumere per evitare il ripetersi dei numerosi episodi incresciosi facilmente documentabili e garantire sicurezza e tranquillità anche alle vie in questione e limitrofe”.


giovedì 16 settembre 2010

Iconografia partitica


di Enrico Grazioli

Io credo nel Consiglio d'Europa. Io credo che il crocifisso, come qualsiasi altro simbolo della superstizione religiosa, non debba essere presente nelle aule delle scuole pubbliche. Quindi, che ad Adro i crocifissi siano imbullonati al muro non mi piace, anzi, a essere onesto, se sento disprezzo per chi ha pensato questa stupida imposizione, sorrido anche sulla sua pochezza.

Ancora più grave però è una scuola pubblica con un marchio di partito. Il Sole delle Alpi stampato su tutto l'istituto scolastico della cittadina della Franciacorta è inaccettabile. L'ostensione ossessiva del simbolo leghista ricorda in modo sinistro l'uso propagandistico della svastica nella Germania nazista.

Però a malincuore devo dare ragione alla signora Gelmini, ministro (m minuscola) della (d)istruzione pubblica, quando, interpellata sulla scuola inaugurata dal sindaco leghista Danilo Oscar Lancini, dice che negli istituti sono molti di più i simboli della sinistra. È vero.

Ricordo che nel manuale di filosofia c'era la foto di Marx e perfino le sue idee sul proletariato. Ricordo che di Engels non c'era la foto. Ricordo che nel manuale di storia c'era la foto di Lenin e venivano narrate le sue gesta rivoluzionarie. Solo per fare un esempio.

martedì 14 settembre 2010

Prostitute ai banchi del Parlamento


di Enrico Grazioli

Chi si è prostituito per avere un posto in Parlamento non si deve dimettere, lo sostiene il deputato Pdl Giorgio Stracquadanio. Come dargli torto, al loro fianco si sono furfanti, lestofanti, mafiosi, collusi, impreparati, ignoranti che hanno della suburra il governo di Roma. Se qualcuno arriva a una nomina perché ha mostrato un poco di pelo, tuttavia, lo si nota. Le incapacità non possono essere per sempre celate.

L'idea del parlamentare lascia perplessi. Tira più un pelo che un carro di buoi, il popolino lo sa bene, ma Stracquadanio non è talmente convinto che rincara. «Io considero normale che gli uomini e le donne usino la loro avvenenza fisica per i loro scopi. E se ne venissi a conoscenza non pretenderei le dimissioni di nessuno».

«Perché non parliamo delle candidature del Pd? - allude - Tutte le ragazze del Pd hanno conquistato il loro posto per grandi meriti scientifici e culturali e artistici? Perché guardate in una sola direzione? Usare il proprio corpo in politica è la realtà del mondo da quando esso esiste, compreso il nostro mestiere».

Questa è una frase che svela molto sull'onorevole stesso più che sulla realtà che lui disegna e immagina. Non concepisce neppure che una donna possa avanzare nella professione senza ricorrere al sesso e al corpo. Dire che questa affermazione è squallida è dire poco.

giovedì 9 settembre 2010

Meglio ignoranti, come me


di Enrico Grazioli

Possono anche crepare di fame gli uni, restare ignoranti gli altri. La Mariastella Gelmini, ministra della scuola, si rifiuta di incontrare i precari della scuola. «Non incontrerò - dice - chi è venuto a protestare davanti a Palazzo Chigi. Protestano senza ancora sapere se sono stati esclusi. Non si tratta di persone che sono state licenziate. Presumono di non avere un posto di lavoro». La Flc Cgil, il Coordinamento precari della scuola, i Cobas e le Rappresentanze di base hanno avuto il ben servito. La ministra non distingue l’abissale differenza che passa tra sigle sindacali, movimenti di base dei lavoratori e forze politiche che hanno l’abitudine di reclamare più manette per tutti e nulla sanno di sociale e di lavoro. La ministra non ricorda che le lotte non si fanno da soli. Purtroppo siamo in tempi di Onagrocrazia, come diceva Benedetto Croce riferendosi al «potere degli asini raglianti».

Abbiamo ministri dell’Istruzione di mediocre cultura, gente che per raggiungere la laurea e l’abilitazione s’è rifugiata in università minori, dove le statistiche dicono che non viene bocciato nessuno, e non ha mai scritto un libro. Sono strozzati dai limiti imposti dai colleghi del Tesoro e dell’Economia. Non sono innovatori culturali, sono tagliateste. Investiamo nella scuola il 4,5 % del Pil, mentre la media Ocse è 5,7. Meno professori, più alunni per classe significano interrogazioni rare, multiple e rapide. Meno compiti in classe. Sbagliare nella valutazione di un ragazzo purtroppo è sempre stato facile, adesso è facilissimo. Si boccia meno, si rimanda meno. Leggero aumento della severità l’anno scorso, ma la tendenza non cambia.

Ognuno di noi vorrebbe fare un lavoro utile, che abbia un senso e che porti avanti il progresso. «Fai tu un lavoro che ti piace? - dice un proverbio cinese -, non chiedere alla vita gioia più grande». Vero. Eppure all'inizio di ogni anno scolastico si spera che la situazione cambi, ma succede mai. Passare la vita a insegnare è un lavoro nobile, utile, prezioso, il più nobile e più prezioso che si possa immaginare, ma non nelle condizioni in cui si svolge in Italia da sessant’anni in qua. Se protestano, la ministra non ne vuole sapere.


giovedì 19 agosto 2010

KEN-SARO WIWA




Nigeriano, scrittore militante, viene impiccato il 10 novembre 1995 dal regime militare (alleato USA e quindi non terrorista....) perché aveva denunciato la Shell che dal 1958 estrae petrolio nel territorio del delta del fiume Niger. La popolazione Ogoni che vi abita, oltre che essere avvelenata dall'inquinamento degli impianti industriali , è stata costretta "manu militari" all'emigrazione, alla miseria .
Saro -Wiwa denunciò questo ennesimo crimine dell'imperialismo e ha pagato con la vita.

Ricordiamo che anche l'AGIP è presente con pozzi di estrazione in Nigeria ed è ovviamente collusa con il regime militare . Ricordiamo ancora che dall'87 all'88 sono state scaricate illegalmente in Nigeria 3800 tonnellate di rifiuti tossici italiani.


La vera prigione ( K. Saro-Wiwa)

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E' questo
E' questo
E' questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.



Sulla Poesia
Marx, chiedendosi che senso avesse fare poesia, diceva che l'artista è il baco da seta ma "l'industria tessile si appropria poi della seta del baco e la trasforma in prodotti per il mercato".
Il senso è semplicemente uno, "fare poesia come parte integrante di una operazione più vasta di critica della società, cioè farsi la poesia pratica testuale specifica in contraddizione con lo stato delle cose, pratica non svolta in solitudine, entro il solo spazio poetico" (Nevio Gambula).
Quindi l'artista, il poeta, non corre per medagliette ai concorsi, verso il successo, gli applausi, che sono poi esibizionismo ovvero farsi merce per un mercato. Passaggio anche comodo che porta l'intellettuale a divenire un servo docile quanto utile per il Sistema.
Il poeta sta con la sua gente, il suo vivere è oggi "in contraddizione con lo stato delle cose", la sua etica non si perde nell'estetica ma se ne arricchisce , ci arricchisce .
Può rischiare persino la morte, come Saro-Wiwa .

venerdì 16 luglio 2010

ORA DI SILENZIO




Da oltre un anno è ormai un appuntamento fisso per l’arcipelago antirazzista bresciana. E il 21 luglio la consueta “ora di silenzio” - che il Movimento nonviolento organizza in segno di protesta contro le recenti normative emanate dal Comune in materia di sicurezza – si sposta da Piazza Rovetta al Piazzale della Stazione, dove dalle 18 alle 19 si chiederò ai cittadini di fermarsi a riflettere insieme in silenzio sulla discrezionalità di queste norme.

Il riferimento – come spiegano gli organizzatori nella sede di via Milano 65 – è al “Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Brescia che restringe, in nome della sicurezza e del decoro, gli spazi di autonomia dei cittadini. Sebbene si dichiari che esso sia finalizzato ‘alla più ampia fruibilità dei beni comuni’, di fatto i soggetti deboli, migranti, poveri, emarginati, sono i primi a pagare in base a queste norme. Insomma, si finisce per emarginare gli emarginati, impoverire i poveri, far migrare i migranti”.

“Ancora una volta saremo in tanti insieme in silenzio – annunciano - per un momento di riflessione, per disporci all'ascolto e all’accoglienza, per ridare significato alle parole. E’ il nostro modo per dire sì all'uguaglianza di diritti per tutte le persone senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, ma anche per dire no “ alla criminalizzazione di chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla miseria, al pregiudizio di chi vede nello straniero solo un pericolo, allo sfruttamento della clandestinità”.

“L'iniziativa – spiegano – è tesa anche a rafforzare presso la cittadinanza la conoscenza del digiuno a sola acqua che ormai da un anno decine di bresciani stanno praticando a staffetta su questo scottante problema”.

Per esprimere “solidarietà a chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla miseria” i digiunatori si astengono dal cibo per un’intera giornata, scelta a turno da ciascun partecipante. Il digiuno è stato scelto come momento di condivisione con quanti sono stati costretti ad affrontare rischi e pericoli per uscire da una vita di soprusi, privazioni e fame.

Per informazioni e adesioni si può telefonare ai numeri 347.8640893 o 339.6243617 oppure inviare una e-mail all’indirizzo movimentononviolento.bs@alice.it.

giovedì 15 luglio 2010

SULLA LEGGE BAVAGLIO




[di aldo busi]

La legge-bavaglio comporta innanzitutto la morte economica dei giornali, anche di destra: a) finita l’illusione della libertà d’informazione, io acquirente di cartacei quotidiani mi sento libero di risparmiare ben 365 euro l’anno, poiché per le balle, le omissioni, le manipolazioni e i sofismi ho già i telegiornali, a poco prezzo o (apparentemente) gratis; b) i giornali di destra, senza più un nemico cui fare il verso, giacerebbero invenduti, per la semplice ragione che la vita nera en rose stucca anche il più inveterato fascistone, che presto afferrerebbe che solo i servi e i vili e i paurosi di mestiere, per dirla con l’Alfieri, scrivono molto d’amore per ingannare il popolo e quasi niente del resto per non infastidire e inimicarsi il Principe.

giovedì 8 luglio 2010

SULL'EVOLVERSI DEL P G T




Cittadini, Amministratori, Signor Sindaco,

Linea Indipendente, gruppo ecologista che in questi anni ha seguito attentamente l’iter procedurale del Piano di Governo del Territorio, intende sviluppare alcune considerazioni sullo stato delle cose così come oggi le conosciamo, ribadendo la necessità per i calcinatesi di difendere e valorizzare i beni comuni, tutelare e arredare il verde pubblico, contenere l’espansione degli insediamenti abitativi e produttivi entro termini ragionevoli, peraltro correlati alla grave crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando.

Preliminarmente ci vediamo costretti a rinnovare le nostre critiche alla gestione della stesura del Piano. La legge parla espressamente di coinvolgimento e partecipazione delle forze organizzate presenti e della cittadinanza. Prima di questo fu fatto un unico incontro, pochissimo pubblicizzato, in un cinema semivuoto e una lunghissima carrellata di interventi tecnici di ordine generale.

Ad anni di distanza, l’esito che abbiamo davanti è la produzione di documenti parziali, le cui interpretazione e analisi sono estremamente difficoltose.

A tutt’oggi non ci è possibile valutare il processo di costruzione e avanzamento del Piano, non abbiamo nessuno strumento per esaminare il lavoro che sappiamo essere stato svolto intensamente per tutto questo tempo dalle forze politiche che compongono la maggioranza, poiché non ci sono mai stati consegnati i documenti preliminari necessari per lo sviluppo delle esigue parti del Piano sinora rese pubbliche.

Il dubbio che avanziamo è che - nel sicuro delle stanze del municipio - il Piano sia ormai confezionato. Ci chiediamo perché non sia possibile, almeno per tutti i consiglieri comunali, valutarlo corredato di tutti i documenti redatti.

E’ bene ricordare che l’iter di allestimento del Pgt sostanzialmente si compone di quattro fasi concatenate e successive: l’analisi della situazione esistente, la preparazione dei diagrammi (o matrici), la definizione delle scelte strategiche e, infine, la stesura della relazione e l’esecuzione dei disegni.

Noi abbiamo la bozza della relazione e dei disegni, senza conoscere però le strategie definite dalla amministrazione comunale, né la relazione preliminare, né tutta la parte politico-decisionale propedeutica alla stesura del Piano. Le relazioni e i disegni servono solo a dare una forma, è il resto che è sostanziale.

Dall’amministrazione la legge 12/2005 che norma la redazione del Piano di governo del territorio (Pgt) è stata interpretata nella maniera più banale e semplicistica. Il Pgt deriva da una idea della pianificazione completamente diversa dalla vecchia legge del 1975 che normava la redazione del Piano regolatore generale (Prg). Il Pgt ora è uno strumento strategico e di governo della trasformazione territoriale, che introduce nuove tecniche di amministrazione sia dell’utilizzo del suolo che dello sviluppo socioeconomico, introducendo per esempio nuovi principi come quelli della perequazione (possibilità di scambio di potenzialità edificatoria), della concertazione (compartecipazione pubblico-privata nella definizione della struttura del Pgt), della sussidiarietà (relazione con la pianificazione di ordine gerarchico superiore e orizzontale) e di tutela ambientale (con l’introduzione finalmente di un sistema di valutazione dello stato dell’ambiente precedente al Pgt, una previsione a termine verificata secondo determinati parametri e una serie di passaggi di monitoraggio intermedio). Nessuno di questi aspetti è stato trattato né sviluppato né pubblicamente né nei documenti di sviluppo del Pgt di Calcinato.

Per quanto concerne il Piano dei Servizi, la scommessa era riuscire a dare finalmente risposte alla richiesta e necessità di strutture pubbliche, sempre più urgenti a Calcinato alla luce della accelerazione dello sviluppo edilizio e demografico del territorio. Lo sforzo dell’amministrazione comunale doveva essere incentrato sull’adeguamento degli standard di servizio (pensiamo a strutture quali la scuola primaria, la scuola dell’infanzia, il distretto sociosanitario, ma anche a uno spazio dedicato al mercato settimanale, al parco intercomunale sul fiume Chiese, alla fascia di mitigazione dell’autostrada A4, a un centro culturale degno di questo nome, a strategie di rilancio dello scalo ferroviario di Ponte San Marco). Ci chiediamo se e dove si trovi traccia di tutto ciò. Com’è possibile valutare il Pgt senza conoscere il pensiero dell’amministrazione su queste tematiche?

Non sappiamo poi come si porrà l’amministrazione comunale nei confronti dell’edilizia residenziale pubblica. Scaduto da tempo il piano Aler, giudichiamo necessario capire se si intende destinare una quota della volumetria prevista per costruire case a prezzi agevolati e, in seconda battuta, per evitare la concentrazione di insediamenti di questo tipo ai margini dell’abitato (addossando al pubblico i costi dell’infrastutturazione delle aree) e il conseguente rischio della creazione di quartieri ghetto, spalmando invece ordinatamente sul territorio interventi di basso costo per costruire un puzzle urbanistico omogeneo.

Sconcerta poi la grave superficialità con la quale viene trattata la politica di previsione dello sviluppo del territorio. Ad esempio, anche ad una semplice lettura dell’esiguo materiale rilasciato alle minoranze risulta evidente la grossolana stesura della documentazione, la quale spesso non non ne assume i principi di legge come base di elaborazione e addirittura contiene “perle”, come quando parla della necessità della salvaguardia (a Calcinato!) di inesistenti boschi di latifoglie o delle limonaie del Parco Alto Garda, oppure della necessità di tutelare beni tipici della zona della bassa occidentale, decontestualizzando completamente la corretta posizione geografica del nostro comune. Gli estensori evidentemente pensano a una Calcinato che non esiste se non nella loro testa e fanno un cattivo utilizzo del “copia-e-incolla” per far fronte all’urgenza dei tempi e al ritardo accumulato nella politica urbanistica della amministrazione comunale, troppo impegnata a dare pedissequa applicazione al Prg vigente che pure a parole diceva di voler contrastare.

Sembra emergerne un’inconsapevolezza generale della strategica importanza del processo in corso per il nostro territorio.

Chi governa il Comune crede forse di poter mettere in secondo piano quello che pensano i cittadini, prevedendo trasformazioni che cambieranno il territorio per sempre, vincolando ad esso le future scelte.

Facciamo appello a quanti hanno a cuore la bellezza, la cura, la conservazione e l’ordinato sviluppo di Calcinato affinché si lavori per:

1. la ridefinizione generale della struttura della campagna di Calcinatello (riordino del sistema idrico, costruzione di un Consorzio Agrario Locale, riassetto proprietario),

2. la promozione e sviluppo di un progetto intercomunale per la creazione di un Parco sul fiume Chiese,

3. l’incremento ragionato degli indici fondiari sulle zone residenziali, per limitare il consumo del suolo con nuovi insediamenti e ottimizzare l’utilizzo delle porzioni già utilizzate,

4. lo studio di un sistema incentivante per lo sviluppo di cooperative di costruzione promosse da cittadini,

5. la garanzia, per le piccole imprese artigiane che lo desiderino, di rimanere localizzate nel tessuto urbano residenziale,

6. la creazione, di concerto con i comuni della tratta ferroviaria Brescia-Verona, di una società per il ripristino della traffico pendolare su rotaia,

7. la predisposizione nel triennio di un piano per il consumo zero del territorio,

8. l’assunzione in carico al Comune dei compiti di controllo, gestione, riduzione e commercializzazione dei rifiuti prodotti a Calcinato.

Una Calcinato migliore è possibile!

Linea Indipendente, luglio 2010

I firmatari:

Gianni Alessi, Mauro Badini, Sergio Baratti, Fosco Beschi, Roberta Boldini, Antonella Farina, Tiziano Filippini, Nicole Leali, Libero Lorenzoni, Maria Giulia Mameli, Flavio Marcolini, Sabrina Marella, Teresa Paroli, Annarosa Quinzani, Mario Rodella, Stefano Rodella, Guglielmo W. Spassini, Tiziana Spreafico, Flavio Vida, Dario Zanotti.

mercoledì 7 luglio 2010

PER I MORTI DI REGGIO EMILIA




Fausto Amodei
7 luglio 1960 - 7 luglio 2010

Compagno cittadino fratello partigiano
teniamoci per mano in questi giorni tristi
Di nuovo a Reggio Emilia di nuovo là in Sicilia
son morti dei compagni per mano dei fascisti

Di nuovo come un tempo sopra l'Italia intera
Fischia il vento infuria la bufera
A diciannove anni è morto Ovidio Franchi
per quelli che son stanchi o sono ancora incerti
Lauro Farioli è morto per riparare al torto
di chi si è già scordato di Duccio Galimberti

Son morti sui vent'anni per il nostro domani
Son morti come vecchi partigiani

Marino Serri è morto è morto Afro Tondelli
ma gli occhi dei fratelli si son tenuti asciutti
Compagni sia ben chiaro che questo sangue amaro
versato a Reggio Emilia è sangue di noi tutti

Sangue del nostro sangue nervi dei nostri nervi
Come fu quello dei Fratelli Cervi

Il solo vero amico che abbiamo al fianco adesso
è sempre quello stesso che fu con noi in montagna
Ed il nemico attuale è sempre ancora eguale
a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna

Uguale la canzone che abbiamo da cantare
Scarpe rotte eppur bisogna andare

Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli
e voi Marino Serri, Reverberi e Farioli
Dovremo tutti quanti aver d'ora in avanti
voialtri al nostro fianco per non sentirci soli

Morti di Reggio Emilia uscite dalla fossa
fuori a cantar con noi Bandiera Rossa!

lunedì 5 luglio 2010

ALDO BUSI RECENSISCE 'BROTHERHOOD'



Bisogna assolutamente promuovere il film più bello in circolazione, "Brotherhood" (2009) di Nicolo Donato, origini italiane e cultura danese, gli impressionanti interpreti principali si chiamano Thure Lindhardt e David Dencik, distribuito in Italia dal coraggiosissimo Occhipinti (un nome con una garanzia di segno opposto: molto impegno e pochissimo mascara). Dobbiamo fare in modo che almeno i nostri occasionali lettori vadano a vederlo prima che la grande distribuzione se lo inghiotta togliendolo dal cartellone. E' un'opera magnificamente brutale e brutalmente magnifica sul machismo del branco (con relative sguince tam-burine) e la subcultura ispirata da Dio Patria Famiglia nelle giovani menti, non sempre già tossicodipendenti, gestite da fanatici vecchi nostalgici del mito della Natura Naturale. Potente affresco, drenato da ogni visionarietà, sulle sette neonaziste proliferanti da decenni in ogni paese europeo e no, dà fiato al compresso grido di dolore e rabbia autolesionista sulla difficoltà per un uomo di accettare i suoi sentimenti e la sua voglia per un altro uomo, infine sulla rivelazione che il tuo vero e più impensato nemico sociale è sempre l'amore che provi, anche quando sia condiviso, e da segreto e da manifesto. Pestaggi di omosessuali e omofobia come antidoto alla propria repressa omosessualità, raid contro extracomunitari, adunate all'insegna della svastica e della birra, mellifluo proselitismo e plagio violento e razzismo e sessuofobia, questa "Fratellanza" illustra tutto l'armamentario che concorre all'invenzione del nemico ovvero del capro espiatorio. Le sequenze, le più raccapriccianti comprese, sono dispiegate con una forza icastica non comune, mai un cliché ideologico di parte, un sentimentalismo "gay" (neppure nel finale molto Giulietta e Romeo, finalmente), attori tutti straordinari in un paesaggio che sembra senza profondità tanto aderisce psichicamente alle facce e agli ambienti, e un ritmo che non lascia tregua un istante per ben novanta minuti di proiezione.
Uscito recentemente dopo cinquanta minuti da "Avatar" e a suo tempo dopo venti di "Gomorra", era dai tempi di "Tutta la vita davanti" di Virzì e di "Il divo" di Sorrentino che non vedevo un film fino ai titoli di coda. Il mio Oscar personale per il miglior film straniero lo do a "Brotherhood" (dopo averne dato solo un altro nel 2003, a "Magdalene", di Peter Mullan). Lo consiglio in modo particolare alle donne che non sanno distinguere tra un uomo e la sua pantomima viriloide, ai dissociati genitori associati in organismi cattolici ai limiti della fantascienza e alle congreghe che lottano contro i pedofili a patto che non siano preti o famigliari e per le quali il pedofilo sarei io, ai fan rasati di una qualche milizia di Cristo e a quei loro emuli di poveri diavoli che di giorno predicano i valori del focolare e di notte vanno a tirare coca facendolo tirare più ai trans che a se stessi, nonché agli allevatori di bestiame nostrani perché imparino che la stalla non esime dall'essere intellettuali fino in fondo e quindi dall'iniziare la giornata con una piccola ma suntuosa colazione con quotidiano e fiori freschi (di conseguenza la visione dovrebbe essere imposta a tutti i fighetti di papà e mammà che, magari con l'hobby leghista del disprezzo per gli extracomunutari che sgobbano al posto loro, ancora pensano che una laurea, magari in Psicologia o in Scienze della Comunicazione o in Giurisprudenza, non comporti lo sporcarsi le mani con un lavoro manuale per guadagnarsi la vita e uscire dalle palle, anche delle statistiche sulla drammatica disoccupazione giovanile).
Aldo Busi

venerdì 25 giugno 2010

QUESTA LEGGE UCCIDE LA LIBERTA' DI INFORMAZIONE; SONO PRONTA A TRASGREDIRE




INTERVISTA A MARGHERITA HACK[di Cristiana Pulcinelli, da L'Unità]

In questo momento mi dispiace non essere una giornalista perché vorrei partecipare in prima persona a questa battaglia». L’astrofisica Margherita Hack ha appena festeggiato il suo ottantottesimo compleanno a Mercatale Val di Pesa. Ma né l’età, né il clima da vigilia della festa tolgono vigore all’indignazione di Margherita per la legge bavaglio e per i modi in cui è stata approvata. Cosa ne pensa della legge sulle intercettazioni appena passata al Senato con il voto di fiducia? «E’una vera vergogna. Questa legge è un aiuto per i delinquenti e i mafiosi, perché è risaputo che molti crimini si scoprono proprio grazie alle intercettazioni. Ma, del resto, c’è poco da stupirsi se si guarda chi c’è al governo: i migliori sono ignoranti e deboli, i peggiori una banda di delinquenti». Abbiamo deciso di chiamare i giornalisti alla disobbedienza civile e di violare la legge. Pensa che sia giusto? «La disobbedienza civile è necessaria quando le leggi sono contro la democrazia e la libertà. C’è il dovere di opporsi a una legge sbagliata. Io spero che tutti i giornalisti disobbediscano, anche quelli di destra che però considerano il loro lavoro un servizio per il pubblico e il loro dovere dare le notizie». Se le chiedessimo di firmare un articolo sul nostro giornale la cui pubblicazione violi la legge, lo farebbe? «Certamente sì, anzi mi dispiace non essere giornalista perché non posso partecipare in prima persona a questa battaglia». Reporters sans frontieres ha offerto ai giornalisti italiani di pubblicare sul loro sito gli articoli che non potranno essere più pubblicati in Italia e altre testate straniere offrono ospitalità. Pensa sia una forma di lotta utile? «Sì, però gli italiani non leggono i giornali nella loro lingua, figuriamoci gli stranieri. E’ un’iniziativa che avrebbe un’eco molto ridotta». Cosa direbbe ai giovani per convincerli a fare opposizione? «I giovani devono essere persuasi che la libertà d’espressione è un diritto a cui non si deve rinunciare. Altrimenti ci si avvia verso una dittatura. Noi che ci siamo passati lo sappiamo: la libertà d’opinione si deve difendere anche a costo di violare la legge. Quando sotto il fascismo furono promulgate le leggi razziali, era doveroso opporsi e violarle. Ora, per fortuna, non siamo a quel punto, ma il principio alla base di questa legge è lo stesso che era alla base delle leggi razziali: violare la libertà. I giovani dovrebbero sentire il desiderio di battersi contro questo». Cos’altro si può fare per far sentire la propria voce? «Oltre a disobbedire? Andare tutti in piazza, o fare la rivoluzione… ».

giovedì 24 giugno 2010

LENIN E LA LEGA LOMBARDA




il legame ce lo spiega Roberto Maroni, nell'ultima sua dichiarazione alla stampa; la copiamo dal sito dell' ANSA (che non è la squadra di Rostock):

La Lega Nord ''non e' un partito separatista ma federalista, profondamente radicato sul territorio'', ''l'unico, vero partito che si ispira a chi sapeva cosa era un partito, cioe' Lenin. Uno schema dove c'e' uno che comanda e altri che danno esecuzione al progetto, che hanno compreso''. A spiegare cosi' l'ascesa del Carroccio nel panorama politico italiano e' stato questa sera il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha preso la parola nel corso della presentazione del libro ''Leghiste. Pioniere di una nuova politica'' scritto dalla giornalista Cristina Giudici per l'editore Marsilio. Secondo Maroni c'e' ancora oggi, riguardo alla Lega, un deficit di comprensione'' se non una sorta di ''atteggiamento molto snob sia nei commentatori che nel panorama politico anche perche' - ha detto - ci si ferma alla prima fila di Pontida, quella di chi indossa l'elmo con le corna o fa folklore. Ma dietro - ha subito aggiunto - ci sono molte altre file''. In questo senso Maroni ha spiegato che la fase secessionista del Carroccio ''si e' chiusa nel 2000'' e che oggi qualcuno non ha capito, ''nella superficialita' dell'analisi'' che il partito ha ormai imboccato la strada della responsabilita' e del governo. Una Lega, ha aggiunto Maroni, che ha puntato soprattutto sull'organizzazione sin dal suo nascere. ''Berlusconi - ha infatti detto - ha teorizzato il partito leggero ma per noi non e' cosi' ed il nostro e' un partito pesante che investe nell'organizzazione''. ''Il Pci - ha poi spiegato il ministro leghista - aveva investito in un progetto ideologico che divideva la societa' in classi. Si e' trattato, come i fatti hanno dimostrato, di un investimento sbagliato. Noi siamo, invece, un partito post-ideologico che non si organizza su un'asse orizzontale destra-sinistra, ma su un'asse verticale, nord-sud. Abbiamo copiato dei modelli del Pci ma i nostri sono ideali territoriali. Non c'e' da stupirsi, allora, se gli operai che sono iscritti alla Cgil ci votano. Non e' una contraddizione. Noi - ha concluso Maroni - siamo di destra e di sinistra insieme e la nostra ambizione e' quella di agire su aree socio-economiche''.