In tutta Europa studenti, studentesse e giovani hanno preso la parola contro i processi di militarizzazione della società, dell’economia e della formazione che ipotecano e rubano il futuro di tutti. Con manifestazioni, cortei e occupazioni di scuole e università, che si susseguono dalla Francia alla Spagna, dalla Germania all’Italia, le giovani generazioni non sono unite in una generica contestazione dello stato di cose esistenti ma in una specifica piattaforma comune contro la guerra e il bellicismo, che avrà il suo momento di massima convergenza nello Youth international strike against war, lo Sciopero internazionale dei giovani contro la guerra, del prossimo 20 novembre.
Il manifesto che lo promuove – Combattiamo per il nostro futuro non per le loro guerre – esprime una serrata critica al riarmo europeo che sottrae ingenti risorse a istruzione, sanità, alloggi e servizi pubblici, e contesta la militarizzazione che si infiltra nelle scuole e nelle università attraverso il reclutamento militare, la ricerca finanziata con fondi destinati alla produzione di armi e collaborazioni con istituzioni complici di guerre, normalizzando la violenza della guerra e della sua preparazione attraverso il pretesto della difesa. “Ma sappiamo che il riarmo non previene i conflitti, bensì li esacerba”, scrivono i giovani promotori con più consapevolezza dei governi europei.
La chiamata allo sciopero globale contro la guerra ha come primi tre punti questi precisi obiettivi politici:
1 Mettere fine alla militarizzazione, al riarmo e all’austerità imposti in nome della guerra ed investire nel welfare, nell’istruzione pubblica, nella sanità e nei giovani, anziché in armi ed eserciti.
2 Abolire ogni forma di coscrizione e far si che le scuole e le università siano spazi di pensiero critico e di liberazione, non strumenti di reclutamento militare o di industria bellica.
3 Libertà, giustizia e solidarietà per tutti i popoli oppressi, operando per la fine dell’imperialismo, del colonialismo, dell’occupazione, dell’apartheid e del genocidio, nonché della complicità dei nostri governi con queste forme di violenza
Sono ragioni sufficienti perché il Movimento Nonviolento – come ha già fatto la Cgil, alla quale ci accomuna l’appartenenza a Rete italiana Pace e Disarmo – aderisca, promuova e sostenga lo sciopero internazionale dei giovani contro la guerra, portando in esso, nei contesti nazionali e internazionali, una specifica aggiunta nonviolenta, nella scelta dei mezzi di lotta coerenti con i fini.
Ricordiamo a tutti i giovani compagni di strada che scegliere la via della nonviolenza nel conflitto sociale anziché la via della violenza – per quanto minima possa sembrare di fronte alla violenza enorme del sistema di guerra – non è la via della moderazione ma della radicalità. È il rifiuto non solo dei fini del potere oppressivo, ma anche dei suoi mezzi, sfidandolo non sul terreno che conosce, preferisce e alimenta, quello della violenza, ma su quello spiazzante dell’obiezione di coscienza, della disobbedienza civile, della resistenza nonviolenta. Si tratta di trasformare la rabbia in metodi di azione creativi ed empatici con l’opinione pubblica, senza fornire inutili pretesti per la repressione delle lotte e la sconfitta dei movimenti.
«Si dice: i mezzi in fin dei conti sono mezzi. Io dico: i mezzi in fin dei conti sono tutto», diceva Mohandas K. Gandhi. Il Movimento Nonviolento mette i suoi saperi e la sua organizzazione a disposizione di studenti e studentesse per promuovere insieme non solo il fine del disarmo e della pace, ma anche i mezzi della nonviolenza. Per il 20 novembre ed oltre.
Movimento Nonviolento

