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lunedì 31 gennaio 2011

IL DRAMMA DEI LAVORATORI MIGRANTI




di Flavio Marcolini

E’ dedicata al dramma dei lavoratori migranti in cerca di regolarizzazione l’ “ora di silenzio” che il Movimento nonviolento organizza mercoledì 2 febbraio in Piazza Rovetta, dove dalle ore 18 alle 19 chiederà ai cittadini di fermarsi a riflettere insieme in silenzio sulla discriminazioni ai quali essi sono
sottoposti per legge.
“La principale causa della clandestinità è provocata dalle stesse leggi dello Stato, che escludono qualsiasi possibilità di ingresso regolare per cercare lavoro, così come dalle lunghissime procedure amministrative” spiega il portavoce Adriano Moratto.
“Il Governo dal 2008 non ha più emanato il decreto flussi per lavoro subordinato - sottolinea - incentivando la massa di lavoratori stranieri impiegati in nero e nel contempo l’evasione fiscale e previdenziale da parte de idatori di lavoro. Dal 2009 l'introduzione del reato di clandestinità nel pacchetto sicurezza comporta conseguenze penali sia per la persona senza permesso sia per i datori di lavoro. Nella manovra dello stesso anno ci fu la possibilità da parte dei datori di lavoro di promuovere l'emersione di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno solo per mansioni di colf o assistenti alla persona, con il versamento anticipato da parte dei datori di lavoro di 550 euro quale contributo forfetario”.
“Le domande in Italia sono state 300mila, 11mila delle quali nella nostra provincia” informa. “ Nella verifica delle istanze alcune prefetture, tra cui Brescia, non hanno considerato un limite ostativo l'aver violato la normativa sul reato di clandestinità. Ma una circolare del marzo 2010 dà un giro di vite all'interpretazione della norma ‘escludendo la possibilità di ottenere la regolarizzazione per i soggetti condannati per l'inottemperanza all'ordine di espulsione’. Le situazioni di tensione si moltiplicano anche perché i tempi di
rilascio dei permessi di soggiorno sono troppo lunghi, ben oltre il termine massimo di 20 giorni prescritto dalla legge”.
“La storia - sottolinea - ci insegna che pregiudicare i diritti di alcuni finisce per limitare la libertà ed i diritti di tutti. Riconoscere ad altri, i più deboli, i nostri diritti, fa crescere le garanzie per tutti”.
“A Brescia - osserva - più di 130.000 lavoratori migranti sostengono la nostra economia. Fanno i lavori più pesanti nelle stalle, nelle fabbriche, sui cantieri, negli ospedali e cliniche, nelle nostre case e famiglie. Si tratta di persone, non risorse umane ‘usa e getta’”.
“Ancora una volta saremo in tanti insieme in silenzio – annuncia - per un momento di riflessione, per disporci all'ascolto e all’accoglienza, per ridare significato alle parole. E’ il nostro modo per dire sì all'uguaglianza di
diritti per tutti i lavoratori, contro lo sfruttamento della clandestinità”.
Per informazioni e adesioni si può telefonare ai numeri 347.8640893 o 339.6243617 oppure inviare una e-mail all’indirizzo movimentononviolento.bs@alice.it.

giovedì 6 maggio 2010

INCONTRI A ROVATO



LA GIUSTIZIA, LA LEGGE E L'IMMIGRAZIONE

3 SERATE DI INFORMAZIONE PRATICA PER ITALIANI E STRANIERI

11 – 18 – 25

MAGGIO

dalle 20.45

presso Centro Sociale 28 Maggio

Via Europa 54 Rovato

(Zona Stazione Rovato – per info. 335 1621969)

Martedì 11

Quando serve l'avvocato?

Negli ultimi anni è esploso il business delle agenzie private per gli immigrati e degli avvocati, ma come funzionano i permessi di soggiorno e le altre procedure burocratiche (ingresso in Italia, cittadinanza, residenza e...)? Dove si possono trovare informazioni gratuitamente? Cosa bisogna sapere per non farsi fregare?

Rispondono alle domande

Monsio Richard - Coordinatore Sportelli Informativi per l'immigrazione

Clemente Elia - CGIL Brescia

Martedì 18

Quando le amministrazioni locali non rispettano la legge...

Molti comuni bresciani si sono resi protagonisti di politiche razziste e discriminatorie nei confronti dei migranti, come è possibile reagire? Come e quando si può ricorrere ad un procedimento legale? Cosa dicono le leggi italiane?

Ne parlano

Franco Valenti – Fondazione Piccini

Avv. Alberto Guariso – ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione)

Martedì 25

Proiezione di

“Come un uomo sulla Terra” di A. Sagre, D. Yimer, R. Biadene – ITA 2008

il documentario sulla cruda e brutale realtà nascosta del “Controllo dei flussi” in Libia, voluto da Italia e Europa

e di

“Passeggiata nel bosco” - Parigi – FRA 2008

cortometraggio sull'incendio al Centro di Detenzione a Vincennes – Parigi

Introduce Agostino Zanotti – ADL Zavidovici (Ass. Ambasciata Democrazia Locale a Zavidovici)


Organizza Rete Sociale e Solidale (SiAmo Rodengo Saiano – Comunità Solidale Passirano – Sinistra a Gussago – LiberaMente Villa Carcina)

venerdì 9 aprile 2010

BASTA SOPRUSI, BASTA DISCRIMINAZIONI A MONTICHIARI !




Per i cittadini migranti, vivere a Montichiari non è mai stato semplice, i problemi burocratici e politici creati dalle precedenti giunte di centrodestra sono sempre stati numerosi e finalizzati a spingere tante persone a spostarsi da questo Comune.

Oggi però, la situazione è arrivata al limite: le vessazioni di stampo razzista sono all'ordine del giorno e la nuova arma nelle mani della maggioranza, del sindaco e, soprattutto del vicesindaco è quella della RESIDENZA. Ormai la residenza a Montichiari è diventato un fatto privato e dipendente dal volere del vicesindaco, Gianantonio Rosa: chi soddisfa le sue simpatie (cittadini italiani bianchi e possibilmente padani) può diventare residente in tempi brevi, tutti gli altri (migranti di qualsivoglia nazionalità e condizione sociale) sono costretti ad aspettare mesi e mesi, certe volte anni, subendo continue umiliazioni negli uffici dell'anagrafe così come del Vice sindaco.

Non hai il lavoro? Niente residenza

Hai il lavoro ma non hai un contratto a tempo indeterminato? Niente residenza

Hai il lavoro, hai un contratto a tempo indeterminato, ma non hai buste paga faraoniche? Niente residenza.

Questa purtroppo è diventata la normalità a Montichiari, ma noi questa normalità la denunciamo con forza e la chiamiamo per quello che è: RAZZISMO ISTITUZIONALE.

Per questo invitiamo tutti e tutte a partecipare al presidio indetto per il 16 aprile alle ore 10 di mattina davanti al Comune di Montichiari per ricordare a tutti che

LA RESIDENZA NON È UN FATTO PRIVATO DI POCHI E CHE È INDIPENDENTE DAL REDDITO, DAL LAVORO E DAL COLORE DELLA PELLE.

Facciamo sentire la nostra voce, tutti insieme, perché i problemi di alcuni sono e devono essere i problemi di tutti!

VENERDÌ 16 APRILE DAVANTI AL COMUNE DI MONTICHIARI, ORE 10, PRESIDIO ANTIRAZZISTA

COORDINAMENTO ANTIRAZZISTA MONTICHIARI

martedì 6 aprile 2010

CINQUE PROPOSTE PER LA DIFESA DELLA RAZZA CALCINATESE


Considerata la calorosa accoglienza che in paese sta suscitando presso laici e chierici l’ordinanza emessa nei giorni scorsi dal sindaco Marika Legati “per l’applicazione delle norme legislative statali vigenti in materia di ospitalità del cittadino straniero e per i cittadini richiedenti l’iscrizione anagrafica nel registro della popolazione residente con disposizioni congiunte in tema di ordine pubblico di pubblica sicurezza e tutela igienico-sanitaria”, formuliamo altre cinque proposte per contrastare l’incivile evasività delle orde immigrate sul nostro suolo.

1. Togliere d'ufficio la potestà genitoriale ai genitori mendicanti, nomadi o di etnia rom.
In passato altri paesi hanno già compiuto interessanti sperimentazioni in questo campo. Esempi illuminanti sono quello della sterilizzazione eugenetica svedese o il programma svizzero Kinder der Landstrasse, che – interrotto nei permissivi anni Settanta dopo quasi un cinquantennio di risultati concreti all’insegna dell’intramontabile politica "del fare" – oggi torna attuale.

Il sindaco può trarne ispirazione, emanando un’ordinanza che sottragga i minori alle grinfie di una cultura tribale violenta e incompatibile con i valori e le norme sociali nostrane e li rieduchi inculcando loro il rispetto per le regole e facendone dei cittadini responsabili e produttivi, capaci di ripagare con l'onesto lavoro quanto abbiamo speso per il loro incivilimento. Per stroncare la loro inclinazione genetica alla delinquenza è necessario separarli dalle radici da cui tale inclinazione trae la linfa, onde nel giro di una generazione il problema si risolva tramite l'estinzione culturale della loro etnia.


2. Dotare la polizia locale opportunamente riformata di pistole semiautomatiche, bastoni estensibili, spray anti-aggressione, manette e caschi antisommossa, affinché gli agenti possano in sicurezza procedere a rastrellamenti casa per casa alla ricerca di coppie omosessuali/lesbiche con figli.

E’ necessario prevedere per i colpevoli l'arresto e per i minori coinvolti l'accoglienza in appositi istituti, in attesa che il tribunale per i minorenni completi l'iter per la decadenza della potestà genitoriale e avvii la procedura di adozione.


3. Con apposita ordinanza concedere la residenza sul territorio comunale solo alle coppie regolarmente sposate, anche con rito civile, e ai singoli. I cittadini potranno essere fatti oggetto di perquisizioni e rastrellamenti casa per casa da parte della polizia locale opportunamente riformata, onde accertare che non abbiano avviato alcuna convivenza stabile (posto con altra ordinanza ad hoc un tetto massimo di giorni oltre il quale non sia più possibile parlare di soggiorno temporaneo per ospitalità e con la sola eccezione dei parenti entro e non oltre il primo grado).

I trasgressori saranno tenuti a pagare una congrua ammenda e a regolarizzare la loro situazione (tramite il matrimonio o la cessazione della convivenza) entro una data.


4. Residenza a punti. Contribuiscono alla decurtazione dei punti l’essere sorpresi (anche fra le mura domestiche) a: 1) parlare una lingua straniera, 2) discutere di politica, 3) compiere atti sessuali pre-, extra- o post-matrimoniali.

Come per la patente di guida, anche per la residenza sarà possibile reintegrare i punti persi seguendo dei corsi di recupero in municipio o nelle sedi parrocchiali abilitate.


5. Bandire un concorso per scegliere l'inno ufficiale della candidatura di Silvio Berlusconi a Premio Nobel per la pace (qui il video). Le opere selezionate per il finale confluiranno in un cd in cui alcuni artisti affermati e giovani talenti canteranno, opportunamente musicate, anche le più note e celebrate poesie del Novecento italiano. La distribuzione del cd – comprensivo di basi strumentali per esercitarsi a fare il karaoke – può avvalersi del patrocinio del Ministero dell'Istruzione, sull’esempio di quanto qui già fatto.

martedì 23 marzo 2010

PANE E CIOCCOLATA







Lun 22/03/10 13:50 , "agoperrini@libero.it" ha inviato:

Zurigo, mercoledì 17 marzo. Di lui si sa poco. Meno di 29 anni, in Svizzera dal 2005, rifiutava di essere espulso dopo il rifiuto della domanda di asilo. Non mangiava per protesta da alcuni giorni. Nessuno sa quanti.
Gli hanno legato le mani, i piedi, le ginocchia, le braccia. In testa gli hanno messo a forza un copricapo imbottito, simile a quello dei boxeur. Lo aspettava un volo speciale. In Svizzera quelli che resistono li portano via così: di notte, incatenati, trasportati a forza su aerei riservati, dove nessuno puň vedere, e, forse, indignarsi.
E' – lo dice il portavoce della polizia Marcel Strebel – la procedura ordinaria.Una procedura sospesa di gran fretta dopo “l’incidente” mortale all’aeroporto di Zurigo. “60 poliziotti per 16 uomini” raccontano Julius ed Emmanuel, anche loro destinati alla deportazione forzata. “Ci trattano come animali”. Julius racconta di aver parlato con il ragazzo morto nella sala dove li avevano richiusi, prima di isolarli nelle cabine. “Mi sembrava stesse bene”. “Ci hanno legati così stretti da farci male: alcuni ragazzi gridavano per il dolore”.
Uno non ce l’ha fatta. In quest’Europa di muri e galere c’è chi muore così.

Rompiamo il silenzio. L’indifferenza ècomplicità.

Dai uno squillo all’ambasciata svizzera, che questa morte non sia un fatto
“normale”.
06 809 571 (Centralino)
06 809 57 382 (Consolato)
06 809 57 333 (Affari politici, economici e commerciali)
06 809 57 343 (Stampa, affari culturali e giuridici)

martedì 16 marzo 2010

QUALCHE GARBATA OBIEZIONE AD UN'ORDINANZA DEL SINDACO






[Movimento Nonviolento - Calcinato]


Ancora una volta Calcinato è al centro dell'attenzione per una iniziativa contro gli immigrati stranieri. Il sindaco ha firmato un'ordinanza che restringe la concedibilità della residenza nel territorio comunale: da quest’anno può richiederla solo chi è in grado di dimostrare di avere un reddito di almeno 5.317,65 euro all'anno e una dimora decorosa.

La notizia ci lascia sbalorditi e avviliti. A queste piccinerie burocratiche si è ridotto chi ci governa? Per difendere l’ordine e la sicurezza non c’è proprio altro mezzo che creare ulteriori problemi alle persone immigrate?

Le persone immigrate servono. Abbiamo bisogno di braccia che lavorino. E ci si dimentica che molti tra gli immigrati formalmente privi di reddito forse vengono pagati in nero ogni mese da probi cittadini proprietari di aziendine e imprese.

Ciò che l’ordinanza stabilisce è che le persone immigrate hanno meno diritti delle altre. Visto che non è possibile impedire loro di spostarsi da un luogo all'altro, di parlarsi, di sposarsi, di fare figli, di parlare tra loro la loro lingua, di pregare - individualmente o in comunità - secondo la loro tradizione (tutti questi diritti sono, ahimè, ampiamente garantiti dalla Costituzione, e non c'è verso di negarglieli), allora non resta altro che metterle in difficoltà, ostacolandone l’accesso alla residenza, per esempio, e finendo per ricordar loro che, se potranno ottenere qualcosa, questo qualcosa non ce l'avranno per diritto, ma per nostra elargizione.

Il sindaco ha vinto le elezioni. Ha la maggioranza dalla sua parte. Ha quindi dei poteri. Speriamo che si ricordi che avere la maggioranza e dei poteri però non significa automaticamente essere sempre nel giusto. E chi lo ha votato, provi a domandarsi semplicemente: “Se queste cose le facessero a me, lo troverei giusto?”.

lunedì 15 marzo 2010

RACCOLTA DIFFERENZIATA








A dicembre dicono SI’ a una nuova discarica di rifiuti


A marzo dicono NO alla residenza per i migranti poveri


Il Sindaco

e la sua Giunta

fanno pulizia...

(o solo polizia?)


SI' AI RIFIUTI “INERTI”


NO AI “RIFIUTI” PERICOLOSI


Una storia che puzza... di razzismo!



“PRIMO ATTO”. Il 22 dicembre 2009 la Giunta Comunale approva una nuova discarica a Calcinatello (vicino alla discarica Gedit-Gabana) di tre milioni e mezzo di metri cubi, rifiuti classificati come “inerti” (che in teoria vuol dire “innocui”, ma si tratterà di scarti di fonderia, rifiuti industriali trattati, ...), regalandoci, oltre a una montagna impressionante di immondizia, la piacevole novità di più di cento camion al giorno che passeranno sul nostro territorio, già pieno di cave, discariche e impianti che hanno peggiorato la qualità e la salute dell’ambiente in cui viviamo.

“SECONDO ATTO”. Il 3 marzo 2010 il Sindaco Legati rispolvera, con qualche piccola modifica, un’ordinanza dell’ex Sindaco ed ex alleato Goglioni (il quale poi la ritirò), in materia di requisiti per la concessione della residenza agli stranieri, prevedendo anche disposizioni in tema di pubblica sicurezza e tutela igienico-sanitaria. Il provvedimento dispone che gli stranieri richiedenti la residenza a Calcinato, oltre a essere in possesso dei documenti già previsti dalle leggi nazionali (e quindi avere un lavoro regolare), dovranno dimostrare di avere un reddito annuo pari o superiore a € 10.635,30 (nel caso tipico di una famiglia con 1 o 2 bambini; la soglia aumenta nel caso di più familiari). A questo si aggiungono controlli per verificare la dimensione degli alloggi (con soglie minime da rispettare, ad esempio 43 mq per tre persone) e il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie per l’abitabilità.

E' evidente che si trattano diversamente le persone secondo la nazionalità, si aggiungono spese e difficoltà burocratiche proprio a coloro che chiedono di vivere e lavorare con le carte in regola (secondo voi i delinquenti vanno a farsi riconoscere all'anagrafe?). E poi: a quanti italiani vengono controllate le metrature delle case e dei bagni, la sicurezza degli impianti idraulici ed elettrici? E perchè non ci si ricorda mai che le case dei migranti sono, nella maggioranza dei casi, di proprietà di italiani che ricavano affitti altissimi e spesso al nero? Le condizioni igienico-sanitarie si migliorano ricacciando i migranti nella invisibilità e nella clandestinità? Quanti italiani evadono le tasse e dichiarano al fisco meno di 10.000 euro? Perchè a loro non togliamo la residenza e la possibilità di usufruire dei servizi pubblici?

Non stupisce certamente, a pochi giorni dalle elezioni regionali, che il Sindaco e i partiti che l'appoggiano abbiano deciso di dare un segnale al proprio elettorato, molto sensibile alla tematica dell’immigrazione e probabilmente deluso dagli scarsi risultati del Governo nel campo dell'economia e delle tutele sociali (specie in questo periodo di crisi). Si tratta insomma dell'ennesima operazione propagandistica a scopo elettorale.

La tutela del territorio calcinatese si fa con interventi discriminatori e operazioni di polizia ai danni delle persone più indifese che non possono permettersi case nuove?

I rischi igienici ed ambientali per il nostro Comune sono le vecchie abitazioni affittate ai migranti o sono le discariche, il degrado e il consumo del territorio che i governanti ci regalano da 25 anni, e che questa giunta intende evidentemente proseguire?

lunedì 8 marzo 2010

ASSEMBLEA ANTIRAZZISTA




Tempi duri per gli immigrati extracomunitari a Calcinato, dove il sindaco Marika Legati ha emanato una ordinanza chilometrica “per l’applicazione delle norme legislative statali vigenti in materia di ospitalità del cittadino straniero e per i cittadini richiedenti l’iscrizione anagrafica nel registro della popolazione residente con disposizioni congiunte in tema di ordine pubblico di pubblica sicurezza e tutela igienico-sanitaria”.

In sostanza viene riproposto con qualche modifica il provvedimento che solo 10 mesi fa il primo cittadino che ha preceduto Legati – Angolino Goglioni, stesso schieramento di centrodestra – aveva revocato dopo aver“constatato che le problematiche sottese all’ordinanza si erano notevolmente attenuate”.

Qualcosa deve essere cambiato se il sindaco Legati ha deciso di tornare sull’argomento e, dopo una lunga e dettagliata serie di premesse di carattere normativo, considerato che il “nel corso degli ultimi anni, si è registrato un significativo incremento dei flussi migratori e conseguentemente delle richieste di iscrizioni nel registro anagrafico della popolazione”, di ordinare che sul territorio comunale agli extracomunitari che richiedano l’iscrizione anagrafica, oltre ai documenti di rito, d’ora in poi venga richiesta la “attestazione di un reddito annuo, proveniente da fonti lecite e documentate, di un importo pari o superiore all’assegno sociale consistente per l’anno 2009 in euro 5.317,65 annue”. Tale importo viene considerato “sufficiente per il soggiorno del richiedente e di un familiare”. Deve essere “raddoppiato nel caso di ulteriori uno o due familiari conviventi. Va triplicato se i familiari conviventi sono quattro o più di quattro. Nel calcolo del reddito complessivo va tenuto conto di eventuali ulteriori entrate da parte dei familiari conviventi”.

Per quanto concerne poi “il rilascio del certificato di idoneità dell’alloggio” l’ordinanza stabilisce come parametri “per una persona, superficie minima mq 28,81 fino a mq 33,60; per due, mq 33,61 fino a mq 43,35; per tre, mq 43,36 fino a mq 60,35; per quattro, mq 60,36 fino a mq 71,40; per cinque, mq 71,41 fino a mq 79,05; per sei, oltre mq 79,06”.

Una prima risposta del movimento antirazzista è l’assemblea di stasera - lunedì 8 marzo - alle ore 20.45 alla sala civica Morelli in piazza della Repubblica, per decidere che fare.

mercoledì 3 marzo 2010

A BRESCIA VERO SCIOPERO: BLOCCATE 50 FABBRICHE




[Laura Eduati - Liberazione]

Scuole vuote, negozi chiusi. Coloratissimo corteo nella città con il 20% di migranti

Brescia - nostra inviata
Oltre cinquanta fabbriche chiuse per lo sciopero, il 90% dei negozi stranieri con le serrande abbassate, scuole vuote, diecimila migranti a Piazza della Loggia per protestare, pacificamente, contro il razzismo e le politiche vessatorie del governo.
Brescia non delude. Anzi. E’ l’unica città italiana dove il 1 marzo è stato accompagnato massicciamente dallo sciopero dei lavoratori migranti e italiani, e non solo: gli stranieri hanno promosso l’astensione dagli acquisti e, molti, hanno preferito non mandare a scuola i bambini. Non è un caso: la comunità straniera bresciana è una delle più antiche e organizzate d’Italia. In città gli immigrati sono ormai il 20% della popolazione. I primi sono arrivati venticinque anni fa, ora le scuole sono popolate dai loro figli che parlano in bresciano stretto ma per legge non possono ottenere la cittadinanza italiana prima dei diciotto anni. Peggio: rischiano di perdere, oltre al lavoro, anche il permesso di soggiorno e dunque il diritto di risiedere nell’unico Paese che conoscono, l’Italia.
Mettici poi le decine di ordinanze razziste di Brescia e provincia, l’ultima a Villa Carcina dove il sindaco leghista vorrebbe controllare i documenti ai migranti che tornano in autobus verso la Val Trompia. Così, per beccare il clandestino. Perché non esiste soltanto Coccaglio con l’operazione White Christmas. Nei mesi scorsi Trenzano propose di obbligare gli stranieri a parlare italiano. Anche fra di loro. Tutte ordinanze impugnate dalla Cgil e bocciate dal Tar. Come il bonus bebé ideato dalla giunta di centrodestra, a Brescia, e che escludeva i bambini nati dagli stranieri. Cassato anche quello. Senza contare le lungaggini per il rinnovo dei documenti. «Ho fatto la richiesta nel marzo 2009, non ho ancora ricevuto notizie dalla questura e l’anagrafe mi richiede il permesso in originale per concedermi la residenza», commenta una signora indonesiana con la bimba nel passeggino e un palloncino giallo al polso, simbolo dell’iniziativa.
Ma è il clima che è cambiato. «Stiamo peggio di prima», riassume Iqbal Mazhar, leader della comunità pakistana, la più numerosa nel capoluogo: «Troviamo difficoltà ad ottenere spazi per la preghiera, il Comune mette sempre i bastoni tra le ruote. Per loro l’integrazione significa abbandonare l’Islam». Sul palco allestito a Piazza della Loggia, sotto un sole primaverile, un gruppo di ragazzi pakistani vestiti come tutti gli adolescenti di questo mondo partecipa con urla e applausi. «Siamo la squadra di cricket, il sindaco ci vieta un campo dove allenarci», dicono. Tra loro una giovane promessa, gioca nella nazionale: «Se proviamo a giocare ci fanno una multa da 130 euro». Sono tanti i giovani della seconda generazione che hanno deciso di saltare la scuola, spesso incoraggiati da insegnanti solidali, per partecipare al coloratissimo corteo. Raccontano episodi di razzismo, e sono stanchi. «Perché nelle partite di calcio noi neri dobbiamo sempre rimanere in panchina? E perché quando c’è crisi il padrone lascia sempre a casa mio padre, unico straniero in ditta?», si lamenta Abdul, alunno dell’istituto professionale Moretto, oltre il 50% di studenti stranieri con punte del 90% nelle prime classi. Se l’integrazione comincia sui banchi di scuola, il Moretto fa sicuramente la sua parte organizzando tornei di calcio, cortometraggi multietnici e assaggi di pietanze dei diversi Paesi per facilitare la conoscenza delle diverse culture. Il risultato viene dalle parole di Khalid, diciottenne di origine marocchina, anche lui studente dell’istituto: «Da cinque anni ho un compagno di banco leghista. Andiamo d’accordissimo».
La giunta comunale, dopo aver chiuso lo sportello immigrati alla fine del 2008, prese di mira anche il Moretto facendo saltare il corso di arabo che doveva tenersi nei locali della scuola. E i giovani della Lega Nord vennero un giorno davanti ai cancelli per distribuire volantini contro l’esperienza multietnica colpevole, a loro dire, di uccidere la cultura padana. «Ma noi invitiamo anche poeti dialettali bresciani» precisa Antonio Viceconte, professore di religione e responsabile dell’accoglienza degli studenti stranieri
Tutto è peggiorato con l’arrivo della crisi. Numerose famiglie straniere – ma anche italiane – hanno ricevuto lo sfratto per morosità perché andare in cassintegrazione significa guadagnare 7-800 euro ed è impossibile farcela. Poi l’incubo della clandestinità e dell’espulsione. Dal palco si succedono gli interventi dei delegati Fiom stranieri che hanno voluto fortemente lo sciopero, ottenendo una copertura da parte della Cgil (Cisl e Uil si sono dichiarate contrarie). Lanciano parole forti e disperate all’indirizzo del governo. Un leader della comunità senegalese racconta scandalizzato il caso di una connazionale che, a causa di un aborto spontaneo, ha perduto la possibilità di usufruire del permesso di soggiorno di sei mesi accordato alle donne incinta. «Ha bisogno di cure ma non può andare dal medico» urla al microfono: «Non c’è umanità, di questo passo diventeremo tutti clandestini».
La piazza è gremita, decine e decine di nazionalità diverse, donne velate e ragazze musulmane col rossetto lucido, sikh con il turbante tradizionale e la famiglia al completo, africani con gli occhiali da sole, pakistani con bambini al seguito, vanno tutti in visibilio quando una bambina di origine pakistana, lunga treccia nera e voce angelica, prende la parola per leggere una lettera agli italiani razzisti sotto gli occhi del padre che quasi sviene dall’emozione: «Anche gli italiani erano migranti», dice Sarma. Poi tocca a Ibrahim Njane, sindacalista, ricordare che gli stranieri producono l’11% del Pil italiano. «Se gli stranieri incrociassero davvero le braccia, l’Italia affonderebbe», sono le parole pronunciate con orgoglio. «Se lo sciopero delle aziende ha funzionato dobbiamo ringraziare le rsu straniere», commenta Driss Enniya, responsabile dell’ufficio immigrati della Cgil: «Da anni attendevano una iniziativa di questo tipo». Il 73% delle imprese bresciane impiega lavoratori di origine straniera, ma soltanto quelle a forte componente migrante hanno deciso di scioperare spesso dopo un braccio di ferro col sindacato. L’Iveco e la Beretta, per esempio, sono rimaste fuori dell’iniziativa. E non sono pochi i lavoratori italiani che, per solidarietà, hanno scioperato con gli operai stranieri. Soddisfatto il comitato 1 marzo, composto dalle associazioni migranti e antirazziste di Brescia e provincia: al razzismo «c’è un antidoto: la mobilitazione dei migranti dal basso e in prima persona». Senza delegare. Che la mobilitazione bresciana fosse necessaria lo dimostra il commento del vicesindaco leghista Fabio Rolfi: “sciopero etnico” contro “presunti comportamenti razzisti”, organizzato da migranti che evidentemente «vogliono la cittadinanza dopo pochi mesi per potere comandare a casa nostra».

lunedì 1 marzo 2010

SCIOPERO DEL PRIMO MARZO E QUESTIONE DI CLASSE




[di Franco Astengo]

Il prossimo 1 Marzo tutti i migranti d'Europa si fermano per una sciopero finalizzato a reclamare attenzione e visibilità al riguardo della loro stessa esistenza, del loro ruolo assolutamente decisivo per il funzionamento dell'economia dei paesi ricchi, delle esigenze di dignità, di prospettive per un futuro vissuto in una società diversa da quella in cui stiamo vivendo.
Ci siano permesse due osservazioni preliminari: il 1 Marzo rappresenta, in Italia, una data fondamentale nella storia del movimento operaio. In quel giorno, infatti, nell'anno 1944 gli operai delle grandi fabbriche del Nord a Milano, Torino, Genova, Sesto San Giovanni, Biella, Savona scesero in sciopero contro l'occupazione nazista; un atto di grande coraggio collettivo, per il quale fu pagato un prezzo altissimo soprattuto sotto l'aspetto delle deportazioni nei campi di sterminio di Mauthausen, Gusen, Ebersee, ma che dimostrò la ferma volontà della parte più avanzata dei lavoratori italiani di lottare in prima persona, per il riscatto nazionale, nel momento più difficile della nostra storia.
Ciò ricordato va affermato come, con lo sciopero dei migranti del 1 Marzo si perda comunque una occasione: quella di uno sciopero generale europeo.
Non abbiamo, certo, il mito soreliano dello “sciopero generale” come momento esaustivamente scatenante nella forza della lotta e ci rendiamo ben conto della situazione nella quale viviamo, in questa fase.
Eppure questa nostra richiesta appare suffragata da una analisi riguardante la condizione materiale di vita dei lavoratori europei (limitando a questi la nostra riflessione) che ci pare giustifichi in pieno una ben più forte assunzione di responsabilità collettiva, al riguardo di quella fin qui espressa dalle organizzazioni sindacali, dalle forze politiche, dalla associazioni.
La condizione dei lavoratori nella dimensione sociale di questo nuovo secolo, siano essi o no migranti, sia essi o no impegnati nell'industria, nei servizi, in tutti settori sta (secondo i canoni usati per valutare le conquiste strappate , in particolare, nella seconda metà del '900) paurosamente regredendo.Una condizione che sta regredendo in una dimensione “trasversale” che appare non tanto di classica “proletarizzazione” dei ceti intermedi e di formazione di un altrettanto classico “esercito di riserva” formato da sottoproletari, quanto del profilarsi di elementi, nella situazione stessa di lavoro, di ritorno alla “servitù della gleba”.
E' questa la situazione dei migranti nella quasi totalità dei frangenti in cui si trovano, vittime del ricatto della mancanza di documenti, dell'impossibilità di vivere in una casa, di essere legati ad un vero e proprio “nomadismo” nella ricerca di lavoro tramite l'ingaggio dei “caporali” ( non solo in agricoltura); ma è anche la situazione di altri, nati e cresciuti qui, dalla pelle bianca e dagli studi elevati, ridotti ad una sorta di servitù dalla morsa del precariato, dall'assenza di controlli, dalla pervicace corruzione imperante, dai capricci di una falsa economia globale che in realtà punta al servaggio di chi deve sottostare alla legge del “sempre più ricchi” per opprimere “i sempre più poveri”.
Non produciamo cifre, in questa occasione, ma le cifre ci sono e sono spaventose; neppure pensiamo di aver scritto queste cose per suscitare “mozioni degli affetti” e, appunto, ricerca di “visibilità”.
Abbiamo cercato di segnalare come, trasversalmente, dal punto di vista dell'analisi sociale si stanno creando le condizioni per una riproduzione della dimensione di classe in forme forse inedite sul piano della storia: di arretramento complessivo, di compressione definitiva della mobilità sociale; di costante ricatto per strappare le condizioni minimali di vita necessarie alla sopravvivenza.
In una situazione di forte innovazione tecnologica, di uso squisitamente individualistico dei beni di consumo, di rimozione delle possibilità di difesa collettiva e di rappresentanza politica lo sciopero dei migranti del 1 Marzo 2010 deve farci riflettere e, principalmente, deve farci recuperare il pensiero di una battaglia di fondo per la trasformazione sociale, che comincia reclamando nuovi rapporti di forza.
Ciò non avverrà per via semplice e diretta; occorreranno preparazione, capacità di confronto, organizzazione: ma i migranti, il 1 Marzo 2010, non dovranno essere lasciati soli.