sabato 11 luglio 2020

Lunedì 13 videoconferenza No Tav

Lunedì 13 luglio alle ore 21 il Coordinamento No Tav Brescia-Verona organizza una videoconferenza sulla situazione attuale dei cantieri gardesani, con la partecipazione fra gli altri di Nicoletta Dosio e Guido Fissore del movimento ambientalista della Val di Susa; coordinerà i lavori Renato Peretti.
“Da martedì 7 luglio - scrivono in una nota - si è iniziato a parlare del decreto legge Semplificazioni, il provvedimento che dovrebbe risolvere tutti i problemi per alcune opere prioritarie, accelerandone la costruzione favorendo il partito del cemento e aumentando il rischio di impatto ambientale e sulla salute di chi vive i territori interessati grazie a verifiche sbrigative e sommarie. Tra queste grandi opere rientrano anche il Tav Brescia-Verona-Padova e la Torino-Lione”.
Ma per i No Tav non è una novità: “Li abbiamo già visti con la Legge-Obiettivo (2001) e lo Sblocca-centrali (2002) di berlusconiana memoria, il renziano Sblocca-Italia (2014) e poi una serie infinita di “Sblocca-cantieri (quasi uno per legislatura), e vent’anni di questi obbrobri legislativi raccontano la completa inefficienza di queste misure straordinarie: tutte le opere che dovevano sbloccare si sono impantanate. Mentre la politica mette da parte le vere priorità (dalla sanità alla scuola), noi ci organizziamo a resistere e a continuare la nostra lotta sui territori”.
Gli interessati possono seguire in diretta l’evento alla pagina Facebook No Tav Brescia.

martedì 7 luglio 2020

Per i morti di Reggio Emilia

Il 7 luglio di 60 anni fa, nel corso di una manifestazione sindacale, cinque operai reggiani furono uccisi dalle forze dell’ordine.
La strage fu l’apice di un periodo di alta tensione in tutta  l’Italia. I fatti scatenanti furono la formazione del governo Tambroni, governo monocolore  democristiano  con il determinante appoggio esterno dei neofascisti del Msi, e l’avallo della scelta di Genova (città “partigiana”, già medaglia d’oro della resistenza) come sede del congresso del partito missino. Le reazioni d’indignazione furono molteplici e la tensione in tutto il paese provocò una grande mobilitazione popolare.

L’allora Presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, diede libertà di aprire il fuoco in “situazioni di emergenza” e alla fine di quelle settimane drammatiche si contarono undici morti e centinaia di feriti. Queste drammatiche conseguenze avrebbero costretto alle dimissioni il suo governo.

La sera del 6 luglio la Cgil reggiana proclamò lo sciopero cittadino. La prefettura proibì gli assembramenti e le stesse auto del sindacato invitarono con gli altoparlanti i manifestanti a non stazionare durante la manifestazione. L’unico spazio consentito, la Sala Verdi che aveva una capienza di 600 posti, era troppo piccolo per contenere i 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta.

Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti al comando del vicequestore Giulio Cafari Panico investe la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dai getti d’acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercano rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli del bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell’ordine impugnano le armi da fuoco e cominciano a sparare.
Sul selciato della piazza caddero:
Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino.
Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti.
Marino Serri (1919), pastore di 41 anni, partigiano della 76a SAP, primo di sei fratelli.
Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, partigiano della 76a SAP, il quinto di otto fratelli.
Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi.

domenica 5 luglio 2020

Stop a rifiuti e veleni in campagna!

La nostra terra sta morendo. Da anni nella campagna fra Calcinatello e Ciliverghe è disseminata una miriade di discariche abusive, in cui si trovano - ormai mescolati con i terreni - rifiuti pericolosi, abbandonati nei campi.
Vernici, neon, pneumatici, amianto, materassi, plastiche, scarti edilizi, sacchi pieni di materiali indifferenziati vengono periodicamente bruciati in modo indiscriminato, rilasciando nell’atmosfera e nei suoli sostanze altamente inquinanti. 
C’è pericolo. Per l’aria che respiriamo, per le falde acquifere, per la salute di tutti.
Vigilare, documentare, segnalare alle autorità non è una bizzarria o un passatempo, ma un impegno collettivo per difendere quello che ancora ci resta del patrimonio ambientale da consegnare alle generazioni che verranno.

venerdì 3 luglio 2020

Stasera alle 20.30 al parco di via Solferino

Questo è il testo sul quale raccoglieremo le firme 
per difenderlo dall'asfalto.
Mettici anche la tua!

Alla cortese attenzione del Sig. Sindaco
Noi sottoscritti cittadini, a norma dello Statuto Comunale, venuti a conoscenza dell’intenzione dell’Amministrazione Comunale da Lei diretta di procedere all’asfaltatura di una parte del parco in oggetto per trasformarla in parcheggio, Le chiediamo di ritirare il provvedimento che dà attuazione a questo progetto, confidando nella Sua sensibilità alle istanze dei cittadini. 
Il parco di via Solferino è uno dei pochi polmoni verdi rimasti, oltre che un residuo dibellezza in pieno centro abitato a Calcinato, situato in un’area già pesantemente compromessa da interventi edilizi risalenti agli anni Sessanta e Settanta e priva di aree verdi.
Riteniamo la sua salvaguardia necessaria per il benessere della comunità e delle generazioni future.

giovedì 2 luglio 2020

Domani digiuno per l’accoglienza

Il 3 luglio riprende la nostra giornata mensile di "Digiuno di giustizia in solidarieta' con i migranti" per l'abrogazione dei Decreti Sicurezza, dalle ore 15 alle 18.30 in piazza Montecitorio.
Ritorneremo cosi' davanti al Parlamento, dopo la assenza per il Covid 19, per esprimere la dimensione politica di questo digiuno. Ma digiuniamo anche contro il decreto che chiude fino al 31 luglio i porti italiani ai profughi che fuggono dalla Libia in piena guerra civile. E anche come protesta per la "strage di Pasquetta": il 13 aprile infatti abbiamo lasciato morire in acque maltesi 12 profughi in fuga dalla Libia. Alarm Phone aveva avvisato quattro nazioni, Malta, Italia, Germania e Portogallo del naufragio, ma nessuna si e' mossa per salvarli. Purtroppo questi naufragi perdurano nel Mediterraneo. Sono crimini contro l'umanita'. Per tutto questo ci sentiamo di continuare a digiunare e lo faremo questo mese davanti al Parlamento o, per chi non puo', nelle proprie case o nei monasteri.
Buona resistenza!
Padre Alex Zanotelli, a nome del "Digiuno di giustizia in solidarieta' con i migranti"

mercoledì 1 luglio 2020

Petizione in difesa del parco di via Solferino

Venerdì 3 luglio alle ore 20.30 al parco dietro l’ufficio postale di via Solferino un gruppo di cittadini calcinatesi lancia la campagna per la salvaguardia del verde pubblico, proprio a partire da questa suggestiva area in pieno centro che, come osserva uno di loro, Alessandro Medeghini, “sembra un giardino, e lo è, ma è un giardino pubblico nel cuore del paese, circondato da una vecchia e bellissima muraglia”.
Noto per essere stato anni fa tra gli animatori del Csi e poi presidente della scuola dell’infanzia Mazzoleni di Calcinatello, secondo Medeghini “andrebbe valorizzato e meglio illuminato”. “Invece - informa - presto verrà asfaltato per fare un nuovo parcheggio, sembra non bastino quelli in via Marconi, quello pubblico del nuovo Italmark, quelli davanti al negozio di casalinghi”.
“La mobilitazione - sottolinea - intende preservare questi luoghi che raccontano anche della storia passata del nostro paese”. E si comincerà proprio venerdì con il lancio una raccolta di firme che proseguirà poi per tutto il mese. Rivolta direttamente al sindaco Nicoletta Maestri, la petizione popolare le chiede “di ritirare il provvedimento che dà attuazione a questo progetto, confidando nella sua sensibilità alle istanze dei cittadini”.
“Il parco di via Solferino - per i numerosi cittadini, non solo ambientalisti - è uno dei pochi polmoni verdi rimasti oltre che un residuo di bellezza in pieno centro abitato a Calcinato, situato in un’area già pesantemente compromessa da interventi edilizi risalenti agli anni Sessanta e Settanta e priva di aree verdi. Riteniamo la sua salvaguardia necessaria per il benessere della comunità e delle generazioni future”.

martedì 30 giugno 2020

La maestra Anna Maria Morelli non c'è più

La ragazza del secolo scorso se n'è andata per sempre. Nella sua casa vicino alla chiesa parrocchiale oggi si è spenta la vita della maestra Anna Maria Morelli, scomparsa alle soglie dei 98 anni, che avrebbe compiuto il prossimo 29 agosto. 
Nata a Montecatini Terme, la Morelli, figlia del noto generale di corpo d'armata Antonio, era cresciuta con la famiglia in diverse città del Nord, fino ad approdare a Calcinato alla vigilia della guerra. A Brescia durante il conflitto mondiale si formò, non solo culturalmente, presso i Padri della Pace, realtà che animò una delle più feconde fucine dell'antifascismo bresciano. 
Durissimo il prezzo pagato dalla sua famiglia per l’impegno in difesa della libertà. Per aver nascosto armi nel brolo di casa, il fratello Giovanni verrà catturato dai nazisti e deportato a Mauthausen, lager dove morirà di stenti e sevizie l'11 febbraio 1945; nello stesso campo di concentramento fu internato anche il padre, che riuscì a sopravvivere a quella tragedia. Nel corso di una perquisizione dell'abitazione l'altro fratello Giulio si dette alla fuga, mentre lei stessa con la madre sarà arrestata e imprigionata nel novembre 1944: prima a Villa Feltrinelli (in via Panoramica), poi nel carcere di Canton Mombello (dopo una sentenza del Tribunale Speciale di Bergamo), dal quale uscirà il 25 aprile 1945. Fiera e indomita, mai ebbe parole di rancore per i suoi aguzzini.
Sposatasi in paese con l'imprenditore Santo Mendini, dal quale avrà i tre figli Gianni, Antonio e Maria, Anna Maria Morelli nel dopoguerra lavorerà come maestra elementare a Calcinato, fino al raggiungimento della pensione a metà degli anni Settanta. La sua qualità principale era l’intelligenza: la possedeva, la usava, la generava, con tenerezza e grazia commoventi. Con lei a scuola ci fu una rivoluzione gentile e risoluta: in aula e sul territorio anticipò con notevolissimi risultati i contenuti e le tecniche della pedagogia moderna, introducendo in classe strumenti e metodi di insegnamento all’avanguardia per quegli anni, dalla scrittura collettiva all’inchiesta giornalistica, dall’educazione ambientale all’insiemistica.
Fra i suoi incarichi istituzionali si segnala la presidenza della Casa di riposo dal 1966 al 1972, periodo in cui fu realizzata la nuova ala nord che lei stessa inaugurò il 4 gennaio 1970. Dopo la scomparsa del marito, da qualche anno aveva lasciato la casa di famiglia in via Garibaldi per ritirarsi in una piccola abitazione attigua alla chiesa parrocchiale, dove ha coltivato con saggezza la memoria leggendo e studiando ogni giorno. 
E giovedì 2 luglio alle ore 16.30 proprio la parrocchiale ne ospiterà le esequie, dopo le quali la salma verrà tumulata nel cimitero locale.

lunedì 29 giugno 2020

La forza della nonviolenza

La resistenza nonviolenta non e' un metodo per codardi; essa e' autentica resistenza. Se uno usa questo metodo perche' ha paura o semplicemente e' privo degli strumenti di violenza, costui non e' un vero nonviolento. Questa e' la ragione per cui Gandhi spesso diceva che se la vilta' e' l'unica alternativa alla violenza, e' meglio combattere. Egli fece questa affermazione conscio del fatto che c'e' sempre un'altra alternativa: non e' necessario che un individuo o un gruppo si sottomettano a qualche ingiustizia, ne' che usino la violenza per riparare tale ingiustizia; c'e' la via della resistenza nonviolenta. Questa e' in definitiva la via dell'uomo forte. Non e' un metodo di stagnante passivita'. La frase "resistenza passiva" offre spesso la falsa impressione che questo e' una sorta di "metodo del far niente", in cui il resistente accetta il male quietamente e passivamente. Ma nessuna affermazione e' piu' lontana di questa dalla verita'. Perche', mentre il resistente nonviolento e' passivo nel senso che non e' fisicamente aggressivo verso il suo avversario, la sua mente e le sue emozioni sono sempre attive, costantemente cercando di persuadere l'avversario che egli e' nel torto. Questo metodo e' passivo fisicamente, ma fortemente attivo spiritualmente. Non e' non-resistenza passiva al male, e' invece attiva resistenza nonviolenta al male.
Un secondo fatto fondamentali che caratterizza la nonviolenza e' che essa non cerca di sconfiggere o umiliare l'avversario, ma di conquistare la sua amicizia e comprensione. Il resistente nonviolento deve spesso esprimere la sua protesta attraverso la non-cooperazione o il boicottaggio, ma egli comprende che questi non sono fini in se stessi; essi sono semplicemente mezzi per svegliare un senso di vergogna morale nell'avversario. Il fine e' la redenzione e la riconciliazione. La conseguenza della nonviolenza e' la creazione della comunita' nell'amore, mentre la conseguenza della violenza e' la tragica amarezza.
Una terza caratteristica di questo metodo e' che l'attacco e' diretto contro le forze del male piuttosto che contro le persone alle quali succede di stare facendo il male. E' il male che il resistente nonviolento cerca di sconfiggere, non le persone ingannate dal male. Se sta combattendo l'ingiustizia razziale, il resistente nonviolento ha l'intuito di capire che la tensione fondamentale non e' fra le razze. Come mi piace dire alla gente di Montgomery: "La tensione in questa citta' non e' fra la gente bianca e quella nera. La tensione e', in fondo, tra giustizia e ingiustizia, fra le forze della luce e le forze delle tenebre. E se ci sara' una vittoria, sara' una vittoria non semplicemente per cinquantamila neri, ma una vittoria per la giustizia e le forze della luce. Noi siamo fuori per sconfiggere l'ingiustizia e non uomini bianchi che eventualmente siano ingiusti".
Un quarto punto che caratterizza la resistenza nonviolenta e' una disponibilita' ad accettare la sofferenza senza vendetta, ad accettare le percosse dell'avversario senza restituirle. "Fiumi di sangue devono forse scorrere prima che conquistiamo la liberta', ma deve essere sangue nostro", diceva Gandhi ai suoi compatrioti. Il resistente nonviolento e' disposto ad accettare la violenza se necessario, ma mai ad infliggerla. Non cerca di evitare il carcere. Se andare in prigione e' necessario, egli entra in prigione "come uno sposo entra nella camera della sposa".
Qualcuno potrebbe chiedere giustamente: "Qual e' la giustificazione del resistente nonviolento per questa prova alla quale invita gli uomini, per questa applicazione politica di massa dell'antica dottrina di offrire l'altra guancia?". La risposta si trova nel riconoscimento che la sofferenza non meritata e' capace di redimere. La sofferenza (lo capisce il resistente nonviolento) ha tremende possibilita' di educare e trasformare. "Le cose di fondamentale importanza per il popolo non sono assicurate dalla sola ragione, ma devono essere acquistate con la sua sofferenza", affermava Gandhi. Egli aggiunge: "la sofferenza e' infinitamente piu' potente della legge della giungla per convertire l'avversario e aprire le sue orecchie, che altrimenti sono chiuse alla voce della ragione".
Il quinto punto riguardante la resistenza nonviolenta e' che essa evita non solo la violenza fisica esterna, ma anche la violenza interiore dello spirito. Il resistente nonviolento non solo rifiuta di sparare all'avversario, ma rifiuta anche di odiarlo. Al centro della nonviolenza sta il principio dell'amore. Il resistente nonviolento sostiene che, nella lotta per la dignita' umana, i popoli oppressi del mondo non devono soccombere alla tentazione di divenire pieni di rabbia o di indulgere a campagne di odio. Reagire nella stessa maniera non farebbe altro che intensificare l'esistenza dell'odio nell'universo. Lungo il corso della vita, qualcuno deve avere giudizio e moralita' sufficienti per troncare la catena dell'odio. Questo puo' essere fatto soltanto proiettando l'etica dell'amore al centro delle nostre vite.

Martin Luther King

sabato 27 giugno 2020

La bambina di Pompei

Poiche' l'angoscia di ciascuno e' la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre
Quasi volessi ripenetrare in lei
Quando al meriggio il cielo si e' fatto nero.
Invano, perche' l'aria volta in veleno
E' filtrata a cercarti per le finestre serrate
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
Lieta gia' del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si e' pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Cosi' tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza
Di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
Della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
La sua cenere muta e' stata dispersa dal vento,
La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
Vittima sacrificata sull'altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
Tristi custodi segreti del tuono definitivo,
Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.
Primo Levi

venerdì 26 giugno 2020

"Encomio solenne" per il nostro Giulio Goglione e per la senatrice Liliana Segre


Nella seduta di ieri sera il consiglio comunale di Calcinato ha approvato all'unanimità la seguente risoluzione.

Il Consiglio Comunale

PREMESSO CHE

·         La comunità di Calcinato ha recentemente vissuto, il 23 maggio ultimo scorso, la scomparsa di Giulio Goglione, reduce dal campo di concentramento di Mosburg e presidente della locale sezione degli ex Internati;

·         La storia dei campi di sterminio che conosciamo dai libri di testo si intreccia con i vissuti delle piccole comunità come la nostra;

·         È di fondamentale importanza, soprattutto a favore della formazione della coscienza delle nuove generazioni, promuovere occasioni di ricordo degli eventi legati alla Seconda Guerra Mondiale ed in particolare concorrere alla costruzione di una memoria collettiva condivisa che stigmatizzi ogni forma di intolleranza, razzismo e violenza;

·         Liliana Segre è la prima firmataria di una mozione, approvata dal Senato della Repubblica il 30 ottobre 2019 (Atto Senato n. 362 - XVIII Legislatura), che prevede l’istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio;

·         Il concittadino Giulio Goglione e la senatrice Liliana Segre, seppur con modalità e con platee diverse, hanno entrambi lavorato con costanza per testimoniare la pericolosità dell’abbrutimento dell’uomo e l’importanza di tutelare i principi democratici del vivere comune e l’inviolabilità dei diritti umani;

DATO ATTO CHE

·         Giulio Goglione, nato a Calcinato l’8 agosto 1924, partito militare il 22 Agosto 1943 edassegnato al 30° battaglione Fanteria di Modena. Dopo l’8 Settembre è stato catturato dai Tedeschi a Vignola e trasferito nella caserma di Modena per esseresottoposto a continue pressioni psicologiche affinché combattesseal fianco dei fascisti. Al suo rifiuto,è stato condottoalla stazione ferroviaria di Modena e, caricato su carri bestiame,deportato nel campo di concentramento di Mosburg, vicino a Monaco ed assegnato allo Stalag VII-A(A. R. 2336), dove ha lavorato 12 ore al giorno nonostante le continue privazioni. È rimasto nello stesso campo fino al 25 aprile 1945 quando, insieme ad altri compaesani, ha deciso di partire, riuscendo a tornare a casa l’8 maggio. Dopo la guerra si è dedicato al lavoro ed all’impegno civico, dimostrato con la pluridecennale partecipazione all’ANEI di cui ha rivestito anche il ruolo di presidente, fino alla consegna della bandiera al sindaco per esporla in sala consiliare. Da sempre iscritto anche all’A.N.C.R. della quale, dal 2013, ha svolto il ruolo di presidente;

·         Giulio Goglione è stato insignito di numerosi riconoscimenti, l’ultimo dei quali risale al 2009 quando Il Vice Prefetto Visconti gli ha consegnato la Medaglia d'Onore conferita dal Capo dello Stato Napolitano "quale cittadino che ha testimoniato la forza e il coraggio per chi ha vissuto e combattuto le privazioni dei campi di concentramento";

·         Giulio Goglione ha testimoniato la sua storia ai concittadini e, soprattutto, agli studenti con impegno encomiabile, nonostante la sofferenza legata al ricordo degli atroci patimenti subiti ed è stato punto di riferimento civico in tutte le cerimonie e le commemorazioni istituzionali;

CONSIDERATO ALTRESI’ CHE

·         Liliana Segre, nata a Milano il 10 settembre 1930, è rimasta vittima delle leggi razziali all’età di otto anni, quando nel settembre del 1938 è stata costretta ad abbandonare la scuola elementare. Il 30 gennaio 1944 Liliana Segre, partendo dal “Binario21” della Stazione Centrale di Milano, è stata deportata con il padre in Germania; il 6 febbraio è arrivata al Campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz e internata nella sezione femminile (numero di matricola 75190). Durante la sua permanenza nel campo di concentramento è stata costretta ai lavori forzati nella fabbrica di munizioni.

·         Il 27 gennaio 1945 i nazisti hanno trasferito 56 mila prigionieri, tra cui Liliana Segre, verso la Germania, così la Segre, dopo aver visto morire tutti i suoi familiari, è stata deportata nel campo femminile di Ravensbrück e, in seguito, trasferita nel campo di Malchow. Il 1° maggio 1945, dopo l’occupazione del campo da parte dell’Armata Rossa, Liliana Segre è rientrata in Italia, dove ha vissuto con i nonni materni. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati nei campi di concentramento del Terzo Reich, la Segre è tra i soli venticinque sopravvissuti;

·         Il 19 gennaio 2018, a ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato Liliana Segre senatrice a vita della Repubblica italiana «per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale»;

·         Liliana Segre, con autentica passione civile e con profonda attenzione alla tutela della dignità umana, contribuisce pienamente allo sviluppo della cultura del rispetto delle diversità, alla salvaguardia dei diritti umani, nonché alla crescita educativa e culturale della società e delle istituzioni;

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

1-    a CONFERIRE al concittadino GIULIO GOGLIONE edalla senatrice LILIANA SEGRE un ENCOMIO SOLENNE a testimonianza del riconoscimento del loro indefesso impegno volto alla sensibilizzazione delle coscienze, del ruolo attivo come costruttori di pace e tenaci difensori della libertà democratica costruita sul rispetto del prossimo e sulla decisa condanna di ogni forma di istigazione all’odio;

2-    a CONSEGNARE uno stemma di Calcinato opportunamente predisposto per tale encomio ai familiari del concittadino GIULIO GOGLIONE ed alla senatrice LILIANA SEGRE.