mercoledì 17 gennaio 2018

Sabato a Ghedi, per il disarmo nucleare

Manifestazione nazionale del movimento per la pace sabato 20 gennaio a Ghedi, per denunciare “la presenza di 20 bombe atomiche e le 60 bombe all’idrogeno in arrivo nei prossimi tre anni”, come scrivono in una nota gli organizzatori, l'associazione “Donne e uomini contro le guerre” in collaborazione con un variegato cartello di movimenti nonviolenti cattolici e laici. “A Ghedi come ad Aviano queste nuove bombe all’idrogeno B-61-12 saranno montate sui  cacciabombardieri Stealth F35”.
“Non possiamo restare indifferenti rispetto a una installazione militare target dell’attenzione militare nucleare internazionale - spiegano - soprattutto dopo che il 6 luglio scorso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (con 122 voti favorevoli, uno contrario e una astensione) ha approvato un trattato che vieta di testare, produrre, acquisire, possedere, trasferire e consentire la dislocazione di armi nucleari. Ua mobilitazione disarmista a livello planetario si è organizzato attorno ad Ican (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), insignito del Premio Nobel per la Pace 2017, ed ha reso concreta la speranza che l’umanità riesca finalmente a liberarsi dalla più terribile minaccia alla sua sopravvivenza. Scienziate e scienziati, Parlamento Europeo, Papa Francesco e leader di altre religioni si sono espressi il Trattato sia ratificato da tutti e ci indigna il fatto che il Governo italiano abbia ostacolato questo processo e che ora resista alla sua ratifica”.
La “manifestazione nazionale per l'eliminazione delle armi atomiche dai siti nucleari sul suolo italiano” prevede alle ore 13 il concentramento in piazza Roma, seguito da un corteo che toccherà la sede della Rwm (ditta accusata da più parti di essere fornitrice di bombe all'Arabia Saudita, usate contro i civili in Yemen) e i cancelli dell'aerobase militare. Centinaia da tutta la penisola le adesioni eccellenti, fra le quali quella dell'ex Presidente della Camera Laura Boldrini.

domenica 14 gennaio 2018

Trivellazioni: Bene Comune interroga

La presenza di diverse trivelle in azione sul territorio di Calcinato – segnalate a più riprese dai lettori e oggetto anche di azioni dirette dei militanti No Tav che le ricollegano alla ormai prossima realizzazione del progetto della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Brescia-Verona – allarma il capogruppo consiliare di Bene Comune, Ennio Allegri, che ha inoltrato una interrogazione a risposta scritta al sindaco Marika Legati, nella quale, considerato il continuo susseguirsi di operazioni di carotaggio, l’ultima delle quali svoltasi l’11 gennaio in località Sant’Anna, chiede “di conoscere quali atti o azioni Lei abbia adottato o intenda adottare nei confronti delle ditte o società responsabili, per indurle a rispettare il nostro diritto di preventiva informazione e le norme antinfortunistiche di cantieristica e messa in sicurezza, previste dalla legge per questa tipologia di interventi”. 
Macchinari di questo genere nei giorni scorsi sono stati avvistati in via Cavour, sul Monte di Sotto e in località Gazzo. Allegri osserva che “al di là delle motivazioni per cui queste operazioni si stanno svolgendo e del futuro utilizzo dei rilievi in corso, da sopralluoghi effettuati manca talvolta nelle aree oggetto dell'intervento la cartellonistica prevista dalla normativa vigente in materia e non sono garantite le più elementari misure di protezione dei siti in cui si lavora”.

sabato 13 gennaio 2018

Digital divide e ruolo della telecomunicazione

Anche a Calcinato arriverà il 4G? Possiamo ben sperarlo, visti i ben due impianti proposti da Wind Tre e Tim sul nostro territorio, ora sottoposti al Comune per il vaglio dei cittadini.
Dalla planimetria risulta che le stazioni in costruzione siano stazioni radio base, in gergo base station. La base station è il punto di comunicazione tra la core network e l'utente finale, che fruisce dei servizi; si occupa di diversi tipi di segnale radio, GSM/GPRS ma anche 3G/4G, anche se molti calcinatesi avranno notato che il 4G è per ora un sogno lontano.
Questo perché nelle zone rurali si tende a supplire prima al segnale GSM, relegando il 3G a alcuni fortunati.
Creare nuove base station non può che essere un passo inevitabile per colmare il digital divide che taglia fuori molti di noi da un segnale veloce e affidabile. Ormai gran parte dell'attività amministrativa è visibile online, gran parte delle comunicazioni richiedono un buon segnale, oltre a una corretta alfabetizzazione digitale.
Ma se negli anni '90 era prerogativa di alcuni circoli di hacktivism, oggi considerare l'informatizzazione un traguardo auspicabile è opinione abbastanza diffusa, anche dai nostri Governanti.
Continueremo a cercare l'indipendenza anche all'infuori del 4G? Speriamo!
Per ora: buon segnale significa migliori comunicazioni. E migliori comunicazioni, migliore democrazia.
Giuditta Spassini

venerdì 12 gennaio 2018

Per il disarmo nucleare, torniamo a Ghedi

L'aerobase militare di Ghedi resta al centro della mobilitazione nazionale del movimento per la pace che stasera alle ore 20.30 organizza una assemblea pubblica nella sala consiliare del municipio, in piazza Roma, “sul tema del mancato Piano di sicurezza del territorio in rapporto all’attuale presenza di 20 bombe atomiche e delle 60 bombe all’idrogeno in arrivo nei prossimi tre anni”.
All'assemblea - organizzata dall'associazione “Donne e uomini contro le guerre” - sono stati invitati a intervenire i sindaci della zona e parteciperà fra gli altri il saggista Alfonso Navarra, figura storica del pacifismo italiano, segretario della Lega per il disarmo unilaterale fondata da Carlo Cassola quarant'anni fa e direttore del periodico “Difesa Ambiente”.
Si discuterà in particolare “dei problemi legati alle armi nucleari ospitate a Ghedi, in considerazione delle possibili contaminazioni, fughe radioattive e incidenti vari, alla luce della prossima sostituzione delle atomiche B61 con le ancor più micidiali bombe all'idrogeno B61/12”.
“Non possiamo restare indifferenti rispetto a una installazione militare target dell’attenzione militare nucleare internazionale - sottolinea una nota degli organizzatori - soprattutto dopo la firma del trattato Onu del 7 luglio scorso per la proibizione di tali armi, che l'Italia non ha sottoscritto, come altri membri della Nato”.
Otto giorni dopo, sabato 20, sempre a Ghedi si terrà la “manifestazione nazionale per l'eliminazione delle armi atomiche dai siti nucleari sul suolo italiano”. Alle ore 13 il concentramento in piazza Roma, seguito da un corteo che toccherà la sede della Rwm (ditta accusata da più parti di essere fornitrice di bombe all'Arabia Saudita, usate contro i civili in Yemen) e i cancelli dell'aerobase militare. Centinaia da tutta la penisola le adesioni eccellenti a questo secondo appuntamento: ieri è giunta anche quella dell'ex Presidente della Camera Laura Boldrini.

giovedì 11 gennaio 2018

Trivellano a Sant'Anna: perché?

Stamattina in località Sant'Anna a Calcinato, in un terreno privato fra lo spazio attrezzato dove ogni anno a fine luglio si svolge la omonima sagra e la linea ferroviaria, una quindicina di manifestanti con le bandiere No Tav hanno atteso sin dalle 7.30 e poi disturbato pacificamente l'avvio dei lavori di tre dipendenti della ditta Elletipi srl – un geologo, un sondatore e un manovale – che con una trivella e macchinari d'ausilio erano sul posto ufficialmente per svolgervi “prelievi di campioni del terreno per definirne le caratteristiche geologiche e verificare la stabilità delle sottovie”. Insomma, ordinari controlli statici nei pressi del ponte della ferrovia, fra l'altro sembra effettuati con il consenso del proprietario del terreno.
Sul cantiere occupato sono intervenute nel giro di pochi minuti tre pattuglie dei carabinieri di Bedizzole, Calcinato e Desenzano, insieme agli agenti della Polizia Locale di Calcinato. I carabinieri hanno provveduto a identificare i presenti. Sprovvista di autorizzazione cartacea, la squadra dei lavoratori ha comunque esibito dietro richiesta dei vigili un file recante il regolare permesso allo svolgimento di tali lavori.
“Sono diversi giorni che vediamo in giro sui nostri territori tecnici come questi” ha dichiarato Roberto Saleri del Coordinamento Non Tav Brescia-Verona. “Ancora una volta segnaliamo che le trivelle in zona lavorano in una situazione anomala: non hanno le carte a posto, i Comuni ne sanno poco o nulla, manca un progetto definitivo regolarmente finanziato”.
“Con azioni pacifiche di disturbo - ha preannunciato - saremo presenti anche in ogni altro luogo in cui senza autorizzazione si avviano lavori di questo genere”.
Sul posti c'era anche il capogruppo consiliare di Bene Comune, Ennio Allegri, il quale ha denunciato che “al di là delle motivazioni per cui queste operazioni si stanno svolgendo e del futuro utilizzo di questi rilievi, al momento nell'area oggetto dell'intervento manca completamente la cartellonistica prevista dalla normativa vigente in materia e non sono garantite le più elementari misure di protezione del sito in cui si lavora”.
Verso le 9.20 la manifestazione si è sciolta e nel terreno di Sant'Anna sono partite le operazioni di controllo e sondaggio, che dovrebbero terminare entro la giornata di venerdì.
Raggiunta telefonicamente, il sindaco Marika Legati ha dichiarato: “Sulla mia scrivania in municipio non è arrivato nessuno avviso che questi tecnici dovessero eseguire tali lavori in località Sant'Anna. Ritengo che la strada della mancata comunicazione non sia la più appropriata per addivenire ad un confronto il più possibile scevro da tensioni, al di là delle motivazioni per cui i rilievi vengano condotti. Sarà premura dell'amministrazione comunale sollecitare ad una informazione più puntuale, attraverso le nostre strutture e forze dell'ordine locali, per far conoscere il più possibile alla cittadinanza eventuali altre attività di questo genere”.

sabato 6 gennaio 2018

No Tav in azione a Calcinato

Azione diretta dei No Tav stamattina sul Monte di Sotto. Sono state vistosamente impacchettate due trivelle, presenti sulla collina con tutta probabilità per effettuare i carotaggi sui terreni che dovrebbero venire attraversati dalla nuova linea ferroviaria Brescia-Verona.

venerdì 5 gennaio 2018

Che cosa ha fatto di male il fascismo (noterelle per chi allora non c'era)

Vista l'aria che tira nel paese, riproponiamo la parte finale di un lungo articolo di Aldo Capitini apparso sulla rivista Il ponte nel gennaio 1960.
Posso assicurare i giovani di oggi che il mio rifiuto fu dopo aver sentito le premesse del fascismo proprio nell'animo adolescente, e dopo averle consumate; sicché i fascisti mi apparvero dei ritardatari. Ero arrivato al punto in cui non potevo accettare:
1, il nazionalismo che esasperava un riferimento nazionale e guerriero a tutti i valori, proprio quando ero convinto che la guerra avrebbe indebolito l'Europa, e che la nazione dovesse trovare precisi nessi con le altre;
2, l'imperialismo colonialistico, che, oltre a portare l'Italia fuori dalla sua influenza in Europa, nei Balcani e a freno della Germania, era un metodo arretrato, per la fine del colonialismo nel mondo;
3, il centralismo assolutistico e burocratico con quel far discendere tutto dall'alto (per giunta corrotto), mentre io ero decentralista, regionalista, per l'educazione democratica di tutti all'amministrazione e al controllo;
4, il totalitarismo, con la soppressione di ogni apporto di idee e di correnti diverse, sì che quando parlavo ai giovanissimi della vecchia possibilita' di scegliersi a vent'anni un partito, che aveva sue sedi e sua stampa, sembrava che parlassi di un sogno, di un regno felice sconosciuto;
5, il prepotere poliziesco, per cui uno doveva sempre temere parlando ad alta voce, conversando con ignoti, scrivendo una lettera, facendo un telefonata;
6, quel gusto dannunziano e quell'esaltazione della violenza, del manganello come argomento, dello spaccare le teste, del pugnale, delle bombe a mano, e, infine, l'orribile persecuzione contro gli ebrei;
7, quel finto rivoluzionarismo attivista e irrazionale sopra un sostanziale conservatorismo, difesa dei proprietari, di ciò che era vecchio e perfino anteriore alla rivoluzione francese;
8, quell'alleanza con il conservatorismo della chiesa, della parrocchia, delle gerarchie ecclesiastiche, prendendo della religione i riti e il lato reazionario, affratellandosi con i gesuiti, perseguitando gli ex-sacerdoti;
9, quel corporativismo con una insostenibile parità tra capitale e lavoro che si risolveva in una prigione per moltitudini lavoratrici alla mercé dei padroni in gambali ed orbace;
10, quel rilievo forzato e malsano di un solo tipo di cultura e di educazione, quella fascista, e il traviamento degli adolescenti, mentre ero convinto che della libera produzione e circolazione delle varie forme di cultura una società nazionale ha bisogno come del pane;
11, quell'ostentazione di Littoria e altre poche cose fatte, dilapidando immensi capitali, invece di affrontare il rinnovamento del Mezzogiorno e delle Isole;
12, l'onnipotenza di un uomo, di cui era facile vedere quotidianamente la grossolanità, la mutevolezza, l'egotismo, l'iniziativa brigantesca, la leggerezza nell'affrontare cose serie, gli errori e la irragionevolezza impersuadibile, mentre ero convinto che il governo di un paese deve il piu' possibile lasciare operare le altre forze e trarne consigli e collaborazione, ed essere anonimo, grigio anche, perché lo splendore stia nei valori puri della libertà, della giustizia, dell'onestà, della produzione culturale e religiosa, non nelle persone, che in uniforme o no, nel governo o a capo dello Stato, sono semplicemente al servizio di quei valori.
Perciò il fascismo, nel problema dell'Italia di educarsi a popolo onesto, libero, competente, corretto, collaborante, mi parve un potenziamento del peggio e del fondo della nostra storia infelice, una malattia latente nell'organismo e venuta fuori, l'ostacolo che doveva, per il bene comune, essere rimosso, non in un modo semplicemente materiale, ma prendendo precisa e attiva coscienza delle ragioni per cui era sbagliato, e trasformando in questo lavoro sé e persuadendo gli altri italiani.

giovedì 4 gennaio 2018

Impianti di telefonia mobile: i piani

Apprendiamo ora dal sito web del Comune di Calcinato che sono depositati agli atti i piani di localizzazione per gli impianti della telefonia mobile per l'anno 2018.
I cittadini e le associazioni possono presentare le proprie osservazioni, naturalmente. Ulteriori informazioni alla pagina web http://www.comune.calcinato.bs.it/Articoli/Home-Page/Focus/13-479%5EAVVISO-DI-PUBBLICAZIONE-PIANI-DI-LOCALIZZAZIONE-DEGLI-IMPIANTI-DI-TELEFONIA-MOBILE--ANNO-2018.asp

mercoledì 3 gennaio 2018

Portamb: Calcinato ricorre al Tar

Anche il Comune di Calcinato ricorre al Tar contro il decreto regionale che autorizza la realizzazione del progetto della Portamb per l'installazione di un impianto di gestione dei rifiuti speciali nell'area ex cava Florio Felce a Mazzano.
L'articolata delibera approvata all'unanimità dalla giunta municipale a fine anno richiama le criticità più volte rilevate nel corso dell’istruttoria dal Comune di Mazzano e dagli enti coinvolti nella Conferenza dei Servizi.
Mazzano e gli altri Comuni del comprensorio, insieme alle associazioni ambientaliste, sono mobilitati da tempo contro una struttura in grado di trattare centinaia di tipologie diverse di rifiuti, che comportano lavorazioni complesse e sovente anche pericolose, nonché complesse inertizzazioni chimiche. Il progetto è infatti da anni al centro di una vasta mobilitazione popolare in una zona ampiamente compromessa dal punto di vista ecologico e risulta di tutta evidenza la necessità di valutare la fattibilità del progetto considerando l'impatto generato dall'insieme di nuovi impianti e insediamenti analoghi, approfondendo l'analisi degli impatti cumulativi e le ricadute sulla salute del territorio e dei cittadini che abitano in una territorio già stressato da discariche, cave e altre aziende ad alto impatto ambientale. 

martedì 2 gennaio 2018

Garda Uno è entrata in Acque Bresciane

A fine anno anche il ramo idrico di Garda Uno è confluito in Acque Bresciane, la utility ideata per gestire il patrimonio idrico dell'intero territorio provinciale.
L'operazione da 19,18 milioni di euro coinvolge, oltre a Calcinato, altri 25 Comuni, per un totale di 147 mila abitanti, e 90 dipendenti che passeranno sotto la nuova società.
Ad oggi Acque Bresciane serve circa mezzo milione di abitanti nella nostra provincia. Il 70.01% dell'azionariato fa riferimento ad Aob2, il 27,4% a Garda Uno, l'1,8% alla Provincia di Brescia e lo 0,7% a Sirmione Servizi, per un patrimonio netto totale di circa 70 milioni di euro.
Dovremo aspettarci per il futuro un aumento delle tariffe in vista di nuovi investimenti e, a lungo termine, il passaggio dagli attuali 12 bacini tariffari verso un unico regime.
Tutto ciò in attesa che il referendum provinciale - si auspica entro la fine del 2018 - riporti la gestione dell'acqua potabile in mani completamente pubbliche.

lunedì 1 gennaio 2018

L'ultimo viaggio del partigiano Aldo Giacomini

Ci giunge in queste ore la triste notizia della scomparsa, avvenuta ieri alla Casa di Riposo di Bedizzole, del partigiano Aldo Giacomini, che molti calcinatesi ricorderanno come l'anziana ed esperta guida sui sentieri della Resistenza bresciana nelle escursioni organizzate dalla Associazione Genitori per il 25 aprile.
Nato nel 1925 a Campione del Garda, dove il padre socialista si era trasferito da Belprato con la famiglia per mettersi al riparo dalle ritorsioni dei fascisti valsabbini, “el rebélo” era una figura leggendaria. A 18 anni disertò la chiamata alle armi dei repubblichini e, spinto da un giovanile desiderio di libertà, si nascose con due amici sui monti di Provaglio Valsabbia per tirar sassi e qualche fucilata, patendo per lunghe settimane la fame e il freddo dell’inverno del 1943. Ricevuto il consiglio di allontanarsi dalla zona dove si era distinto per la sua coraggiosa opposizione agli invasori, nella primavera del 1944 scese nelle vicinanze di Brescia e, munito di falsi documenti di lavoratore dell’organizzazione tedesca Todt, entrò nel gruppo mobile della Brigata Fiamme Verdi “X Giornate”, una struttura agile e ardita la cui attività consisteva in attentati, sabotaggi e quelle che lui chiama "beffe ai nemici": recuperi di armi e munizioni, mezzi di trasporto, indumenti e viveri. Fino al 25 aprile protagonista di una sorta di guerriglia, a bassa intensità ma costante e pungente, che sfiancava con azioni di disturbo i nazifascisti. Dopo la liberazione della città, il 9 maggio 1945 fu tra i primi a consegnare le armi alle autorità.
Nel dopoguerra lavorò come operaio in fabbrica. Ereditata dal padre alpino e comandante partigiano la passione per la montagna e lo sci, la trasmise ai giovani preparando negli anni ’60 e ’70 la loro formazione sportiva. Degli anni ‘70 la sua idea di realizzare itinerari dove avevano operato i partigiani. Con gli amici del Cai e di altri gruppi costituì il Gruppo operativo volontario dei sentieri della Resistenza bresciana che, dal 1982 al 2004, tracciò circa 500 km di percorsi fra montagne e pianura, un vero e proprio museo all'aperto. L’idea di far incontrare memoria storica, osservazioni naturalistiche e geologiche, tradizioni locali, passione per l’escursionismo costituì anche un opportunità economica per i paesi di montagna. Sciolto il gruppo, dal 2006 la manutenzione dei sentieri è affidata alla buona volontà di singoli, gruppi ed enti locali.
Di spirito arguto e vivace, fino all'ultimo son brillati nello sguardo di questo impavido “ribelle per amore” l'ironia e il disincanto di chi ha trascorso un'esistenza intera a ricordare ai vecchi e ai giovani che “la libertà è costata cara molto, tenetela da conto”.
La camera mortuaria è allestita agli Spedali Civili di Brescia. I funerali si svolgeranno mercoledì 3 gennaio alle ore 13.45 nella Parrocchiale di San Barnaba in via della Valle 37 a Brescia, da dove la salma proseguirà poi per il Tempio Crematorio di Sant'Eufemia.    

domenica 31 dicembre 2017

Una firma per la scuola pubblica

Il 2017 si chiude con una mobilitazione in difesa di quel che resta della scuola pubblica in Italia, per chiedere che ci si fermi a riflettere sul senso e sulla opportunità di applicare una riforma - quella della Legge 107 - che la sta sgretolando, a colpi di test Invalsi, alternanza scuola-lavoro, insegnamenti di materie in inglese a chi non le sa in italiano, l'ennesima rimodulazione dell'esame di Stato.
Sono ormai oltre tremila i firmatari in poche ore dall'appello lanciato da Salvatore Settis, Massimo Cacciari, Tomaso Montanari, Umberto Galimberti, Nadia Urbinati, Michela Marzano, Romano Luperini, Roberto Esposito, Giovanni De Luna, Adriano Prosperi, Alessandro Dal Lago, Benedetto Vertecchi e Massimo Baldacci: insegnanti, educatori, studenti, genitori e cittadini.
"La scuola è e deve essere sempre meglio una comunità educativa ed educante. Per questo non può assumere, come propri, modelli produttivistici, forse utili in altri ambiti della società, ma inadeguati all’esigenza di una formazione umana e critica integrale" si legge nel documento che vi invitiamo a sottoscrivere alla pagina web https://sites.google.com/site/appelloperlascuolapubblica/.
Per i firmatari "bisogna chiedersi, con franchezza: cosa è al centro realmente? L’educazione, la cultura, l’amore per i giovani e per la loro crescita intellettuale e interiore, non solo professionale, o un processo economicistico-tecnicistico che asfissia e destituisce?".
Secondo loro "una scuola di qualità è basata sulla centralità della conoscenza e del sapere costruiti a partire dalle discipline. Letteratura, Matematica, Arte, Scienza, Storia, Geografia, Filosofia, in tutte le loro declinazioni, sono la chiave di lettura del mondo", "servono innovazioni che sappiano valorizzare inoltre l’interculturalità, la creatività e l’immaginazione, il pensiero critico e quello simbolico, nella didattica così come nell’impianto complessivo della scuola", "nell’era di instagram, twitter e dell’ e-learning, la relazione e la comunicazione 'viva' allievo/insegnante - nella comunità della classe - rappresentano fortezze da salvaguardare e custodire".
Insomma, urge chiedere insieme che si torni a fare scuola per educare i giovani a diventare cittadini sovrani di se stessi, non ad asservirsi a questo o a quel padrone.

sabato 30 dicembre 2017

Niger: non mitraglie, ma pompe d'acqua

Alla vigilia di Natale, Paolo Gentiloni ha annunciato di voler trasferire in Niger parte del contingente italiano presente in Iraq. Ed ha dato tre motivazioni per questa scelta: consolidare il paese, sconfiggere il traffico di esseri umani, combattere il terrorismo. Tre situazioni che hanno bisogno di essere analizzate in dettaglio per capire se si tratta di vere motivazioni o di retorica.
Stabilita': tutti riconoscono che in Niger, come negli altri paesi del Sahel, c'e' un'assenza crescente di stato. O meglio lo stato c'e', ma non al servizio della popolazione, bensi' di un'elite. Dal 1960, anno di indipendenza, il Niger ha conosciuto almeno sette regimi civili e quattro colpi di stato militari. Il potere e' conteso fra esercito, politici di carriera, grandi commercianti, capi religiosi. Lo stesso Mahadou Issoufou, attuale capo di governo, e' oggetto di molte critiche e se la missione italiana si prefiggesse di dare stabilita' all'attuale classe politica si renderebbe complice di quella che Jean-François Bayart studioso dell'Africa sub-sahariana, chiama privatizzazione dello stato.
In un articolo del 16 agosto 2017, "le Monde" denuncia che in Mali, Niger e Mauritania, "il sistema politico e' detenuto da un'elite predatrice che ha dato il colpo finale a cio' che rimaneva dello stato... E i risultati si vedono: Secondo il rapporto della Banca Mondiale "Le visage humain d'une crise regionale" meta' della popolazione del Niger vive al di sotto della soglia della poverta'. Il 44 per cento dei bambini sotto i cinque anni soffre di un ritardo di crescita, mentre il livello medio di scolarizzazione e' di un anno e mezzo. Le cliniche private per l'elite, si moltiplicano nella capitale, ma gli ospedali pubblici per la gente comune, sono piuttosto luoghi di morte che di cura.
E cio' nonostante il Niger dispone di una decina di campi profughi in cui ospita 166 000 rifugiati. Non persone che vogliono mettersi in viaggio per raggiungere l'Europa, ma persone che aspettano che torni la pace nei propri villaggi per tornarsene a casa in Mali o in Nigeria. Ad essi si aggiungono le decine di migliaia di migranti che mettono piede sul suolo nigerino non per restarvi, ma per transitare. Il loro punto di ritrovo e' Agadez, porta del deserto, dove il linguaggio utilizzato e' diverso dal nostro. Consci dei rischi che si apprestano ad affrontare, i migranti si autodefiniscono "avventurieri", mentre i proprietari di camion che li porteranno alla frontiera libica sono chiamati passeurs, trasportatori, non trafficanti d'uomini. In Niger se di qualcosa i migranti si lamentano e' per i prezzi esosi, non per la tratta. Per il costo del viaggio, per il costo dei viveri e dell'acqua, per le bustarelle da dare ai poliziotti affinche' li lascino passare nonostante la mancanza di documenti appropriati. Molti arrivano all'ultima oasi nigerina che non hanno piu' soldi e allora si fermano per mesi sperando di trovare un lavoro che permetta di raggranellare i soldi necessari a pagare il passaggio che li porti in Libia. Poliziotti, proprietari di camion, gestori di negozi, tutti cercano di strizzare i migranti di passaggio, ma non vanno nei villaggi della Nigeria, del Mali o del Senegal a prelevare giovani da deportare con la forza in Libia. Ed allora cosa significa combattere i trafficanti d'uomini? Arrestare un'intera regione e sequestrare un'intera economia? Non ci sarebbe piuttosto da combattere le cause della disoccupazione che spingono centinaia di migliaia di giovani ad affrontare financo la morte pur di cercare un futuro migliore in un continente ostile come l'Europa?
Combattere il terrorismo e' la terza motivazione portata da Gentiloni. Il terrorismo esiste, ma troppo spesso e' usato come alibi per avventure militari di ben altro genere. Considerato che in Niger ci sono gia' contingenti francesi, statunitensi e tedeschi, con l'arrivo degli italiani, gli eserciti stranieri presenti nel paese saranno quattro. I francesi ci sono addirittura dal 1961. Non era ancora trascorso un anno dall'indipendenza, che il nuovo governo del Niger aveva gia' firmato un accordo che garantiva alla Francia "la libera disposizione delle installazioni militari necessarie ai bisogni della difesa". Ufficialmente il colonialismo era finito, ma in zona rimanevano da proteggere gli interessi delle compagnie francesi che qualche anno piu' tardi si sarebbero arricchite dello sfruttamento di uranio.
E' arrivato il tempo di riconoscere che terrorismo e' espressione di malcontento e disperazione. E come ci ha ammonito Hiroute Guebre Sellassie, incaricata delle Nazioni Unite per il Sahel, "se non si fa nulla per migliorare l'istruzione, per creare occupazione e opportunita' per i giovani, il Sahel sara' non solo un incubatore di migrazione di massa, ma anche di reclutamento terroristico". Allora non sono i soldati che dobbiamo mandare in Niger, ma medici, infermieri e insegnanti. Non mitraglie, ma pompe d'acqua, perche' mai come oggi le parole di Sandro Pertini risultano vere: "Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgenti di vita per milioni di vite umane che lottano contro la fame".
Francuccio Gesualdi, comune-info.net

venerdì 29 dicembre 2017

Danilo Dolci ci manca da vent'anni

Domani è il ventesimo anniversario della scomparsa di Danilo Dolci, sociologo, educatore e poeta che è stato per noi un solido e sicuro punto di riferimento per la nonviolenza e generoso organizzatore di attività e iniziative per la giustizia sociale.
Danilo fu tra i pochi italiani ad avere una ripetuta serie di candidature al Premio Nobel per la Pace (la prima volta il suo nome fu sostenuto addirittura dal celebre pedagogista Jean Piaget). Nato a Sesana, in provincia di Trieste, nel 1924, dopo gli studi di architettura a Roma e a Milano, nel 1952 si era recato a Trappeto, vicino a Palermo, e nel 1958 aveva fondato a Partinico (Pa) il "Centro studi e iniziative", per il riscatto economico e lo sviluppo organico e integrale della zona. Le numerose azioni di lotta nonviolenta con i contadini e i disoccupati, per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza al servizio militare, per lo smascheramento delle connessioni tra potere politico e mafia, per la ricostruzione dei paesi terremotati della Valle del Belice, gli costarono denunce e condanne, ma anche il sostegno di comitati di solidarietà in Italia e all'estero (la sua opera è conosciuta e apprezzata soprattutto negli Stati Uniti), la stima di personaggi come Aldo Capitini, Aldous Huxley, Ernst Bloch, Bertrand Russell, Norberto Bobbio, Noam Chomsky, Jurgen Habermas e Jean Piaget. Interminabile è l'elenco di volumi di poesie, racconti, saggistica pubblicati da Dolci, quasi tutti tradotti nelle principali lingue fino a farne uno degli intellettuali italiani più conosciuti nel mondo.

Questo blog ha raccolto l'eredità a Calcinato del Gruppo Danilo Dolci, creato nel 1982 da una decina di giovani che per lungo tempo furono impegnati in attività e iniziative per l'animazione culturale della comunità, la tutela e valorizzazione dell'ambiente, le obiezioni di coscienza alla macchina militare e la nonviolenza, organizzate nella storica sede di via XX settembre, si fosse in tanti al caldo di brezze creative che non torneranno oppure in pochi al freddo di una stufa che non funzionava mai.
Ricordiamo bene gli incontri sul servizio civile, il lungo e variopinto drago costruito per la sfilata di carnevale, i cineforum in biblioteca, i dibattiti sull'internazionalismo, il convegno e il referendum autogestito sugli euromissili a Comiso, le campagne di disobbedienza civile, le feste rock nel Parco delle Rimembranze in piazza alta, le marce della pace, la mostra sul pittore Aleardo Arrighi, i manifesti antimilitaristi, la mobilitazione contro la prima discarica a Calcinatello.
Nei numerosi incontri in giro per il mondo Dolci era solito citare ironicamente questa nostra esperienza, notando come quello calcinatese fosse un caso unico di intitolazione di un'associazione  ad un personaggio ancora vivente.
Nel suo nome fummo in grado in quegli anni di coniugare la vivacità della generazione cresciuta negli anni Settanta con l'entusiasmo di chi si affacciava allora sulla scena culturale e politica calcinatesi. Fu
un'esperienza che non dimenticheremo.

giovedì 28 dicembre 2017

Bene Comune e l'impianto a Calcinatello

Preoccupa a Calcinatello la decisione della Provincia di dare il via libera alla “autorizzazione alla costruzione ed all'esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica e calore alimentato da fonti rinnovabili (biogas)”, che la società bolzanina Abruzzo Energie dovrebbe realizzare a partire dall'anno prossimo in via Goito 31, nella località Cerreto a sud dei Garletti, verso il confine con il comune di Montichiari.
Ennio Allegri, capogruppo consiliare di Bene Comune, ritiene "evidente che la più completa assenza di informazione e dibattito negli organismi comunali competenti (dal consiglio comunale alla giunta municipale alle commissioni ambiente e agricoltura) ha impedito alla cittadinanza una presa di coscienza, lasciando che la decisione in Broletto fosse assunta senza alcuna consapevolezza né mobilitazione qui da noi”.
“Al di la delle finalità più o meno ecologiche - per Allegri - è inaccettabile l’effetto di accumulazione che si concentra sul nostro territorio, un effetto cocktail per anni sottovalutato e tuttora per nulla considerato nella sua ambigua e perversa capacità di causare danni permanenti all’ambiente e alle persone. Normative regionali e regolamenti eccessivamente permissivi consentono e favoriscono queste realizzazioni, ma la carenza di controlli sui processi di lavorazione, spesso demandati alle stesse aziende con procedure di campionamento discrezionali, non ci garantiscono nel tempo da possibili errori o abusi, come dimostrano le cronache di questi anni”.
“Resta ora da capire - conclude il capogruppo - come avviare in sede giuridica e politica una azione che contrasti la concretizzazione di un progetto proposto da una società che ha agganci insospettabilmente solidi con la maggioranza di destra che governa il Comune”.