giovedì 17 agosto 2017

Sabato 7 ottobre marcia No Tav a Calcinato

Il movimento No Tav ha indetto per sabato 7 ottobre una marcia che, partendo dall’oratorio di Ponte San Marco, attraverserà le strade del nostro Comune, uno di quelli maggiormente colpiti dal passaggio dell’Alta Velocità, in caso aprissero davvero i cantieri della tratta Brescia– Verona.
E' una buona occasione per tornare insieme a protestare contro l’approvazione del progetto definitivo da parte del Cipe e la paventata apertura dei cantieri.
"L’idea - scrivono i No Tav in un comunicato che si può leggere integralmente qui http://notavbs.org/marcia-no-tav-7-ottobre-calcinato.html - è attraversare uno dei luoghi simbolo della devastazione ambientale bresciana, per denunciare l’enorme peso che discariche e impianti di trattamento rifiuti hanno sulle vite delle persone che qua vivono. Una situazione che verrebbe ulteriormente aggravata se i cantieri di quest’inutile opera venissero aperti".
Invitiamo tutti sin d'ora alla mobilitazione per preparare al meglio questo importante momento di partecipazione popolare. Appena le avremo, pubblicheremo tutte le informazioni su volantini, orari e iniziative di avvicinamento per lanciare la mobilitazione in vista della marcia.

mercoledì 16 agosto 2017

Contributi per l′esonero parziale dalle rette scolastiche

A Calcinato da oggi fino a venerdì 15 settembre per le famiglie è possibile presentare richiesta all'Ufficio Servizi Sociali del Comune per l′esonero parziale dalle rette scolastiche per il prossimo anno scolastico.
Si tratta di un contributo a sostegno dei nuclei famigliari in possesso di un Isee non superiore a  6 mila e 800 euro, con figli minorenni che frequentano la scuola dell'infanzia e la scuola dell'obbligo.
Le domande vanno inoltrate in municipio all'Ufficio Servizi Sociali , aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12.30 (il giovedi mattina è chiuso, ma il giovedì pomeriggio è aperto dalle 16 alle 18). Sarà poi stilata una graduatoria in cui verrà data priorità ai nuclei che non hanno già ricevuto altri contributi economici. Successivamente, su valutazione dell'assistente sociale, sarà determinata l'entità del contributo nel limite della disponibilità a bilancio. Non possono fare richiesta i genitori di minori che frequentino l'asilo nido oppure la sezione primavera della scuola per l'infanzia Mazzoleni di Calcinatello.  Per informazioni l'Ufficio Servizi Sociali è a disposizione ai numeri 030/9989221-236-242-245 oppure via mail al seguente indirizzo: servizi.sociali@comune.calcinato.bs.it.

martedì 8 agosto 2017

Migranti, chi infligge colpi mortali al codice morale

Negli ultimi giorni qualcosa di spaventosamente grave è accaduto, nella calura di mezza estate. Senza trovare quasi resistenza, con la forza inerte dell’apparente normalità, la dimensione dell’«inumano» è entrata nel nostro orizzonte, l’ha contaminato e occupato facendosi logica politica e linguaggio mediatico. E per questa via ha inferto un colpo mortale al nostro senso morale.
L’«inumano», è bene chiarirlo, non è la mera dimensione ferina della natura contrapposta all’acculturata condizione umana.
Non è il «mostruoso» che appare a prima vista estraneo all’uomo. Al contrario è un atteggiamento propriamente umano: l’«inumano» – come ha scritto Carlo Galli – «è piuttosto il presentarsi attuale della possibilità che l’uomo sia nulla per l’altro uomo».
Che l’Altro sia ridotto a Cosa, indifferente, sacrificabile, o semplicemente ignorabile. Che la vita dell’altro sia destituita di valore primario e ridotta a oggetto di calcolo. Ed è esattamente quanto, sotto gli occhi di tutti, hanno fatto il nostro governo – in primis il suo ministro di polizia Marco Minniti – e la maggior parte dei nostri commentatori politici, in prima pagina e a reti unificate.
Cos’è se non questo – se non, appunto, trionfo dell’inumano – la campagna di ostilità e diffidenza mossa contro le Ong, unici soggetti all’opera nel tentativo prioritario di salvare vite umane, e per questo messe sotto accusa da un’occhiuta «ragion di stato».
O la sconnessa, improvvisata, azione diplomatica e militare dispiegata nel caos libico con l’obiettivo di mobilitare ogni forza, anche le peggiori, per tentare di arrestare la fiumana disperata della nuda vita, anche a costo di consegnarla agli stupratori, ai torturatori, ai miliziani senza scrupoli che non si differenziano in nulla dagli scafisti e dai mercanti di uomini, o di respingerla a morire nel deserto.
Qui non c’è, come suggeriscono le finte anime belle dei media mainstream (e non solo, penso all’ultimo Travaglio) e dei Gabinetti governativi o d’opposizione, la volontà di ricondurre sotto la sovranità della Legge l’anarchismo incontrollato delle organizzazioni umanitarie.
Non è questo lo spirito del famigerato «Codice Minniti» imposto come condizione di operatività in violazione delle antiche, tradizionali Leggi del mare (il trasbordo) e della più genuina etica umanitaria (si pensi al rifiuto di presenze armate a bordo). O il senso dell’invio nel porto di Tripoli delle nostre navi militari.
Qui c’è la volontà, neppur tanto nascosta, di fermare il flusso, costi quel che costi. Di chiudere quei fragili «corridoi umanitari» che in qualche modo le navi di Medici senza frontiere e delle altre organizzazioni tenevano aperti. Di imporre a tutti la logica di Frontex, che non è quella della ricerca e soccorso, ma del respingimento (e il nome dice tutto).
Di fare, con gli strumenti degli Stati e dell’informazione scorretta, quanto fanno gli estremisti di destra di Defend Europe, non a caso proposti come i migliori alleati dei nuovi inquisitori. Di spostare più a sud, nella sabbia del deserto anziché nelle acque del Mare nostrum, lo spettacolo perturbante della morte di massa e il simbolo corporeo dell’Umanità sacrificata.
Non era ancora accaduto, nel lungo dopoguerra almeno, in Europa e nel mondo cosiddetto «civile», che la solidarietà, il salvataggio di vite umane, l’«umanità» come pratica individuale e collettiva, fossero stigmatizzati, circondati di diffidenza, scoraggiati e puniti.
Non si era mai sentita finora un’espressione come «estremismo umanitario», usata in senso spregiativo, come arma contundente. O la formula «crimine umanitario». E nessuno avrebbe probabilmente osato irridere a chi «ideologicamente persegue il solo scopo di salvare vite», quasi fosse al contrario encomiabile chi «pragmaticamente» sacrifica quello scopo ad altre ragioni, più o meno confessabili (un pugno di voti? un effimero consenso? il mantenimento del potere nelle proprie mani?)
A caldo, quando le prime avvisaglie della campagna politica e mediatica si erano manifestate, mi ero annotato una frase di George Steiner, scritta nel ’66. Diceva: «Noi veniamo dopo. Adesso sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, può suonare Bach e Schubert, e quindi, il mattino dopo, recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz». Aggiungevo: Anche noi «veniamo dopo».
Dopo quel dopo. Noi oggi sappiamo che un uomo può aver letto Marx e Primo Levi, orecchiato Marcuse e i Francofortesi, militato nel partito che faceva dell’emancipazione dell’Umanità la propria bandiera, esserne diventato un alto dirigente, e tuttavia, in un ufficio climatizzato del proprio ministero firmare la condanna a morte per migliaia di poveri del mondo, senza fare una piega. La cosa può essere sembrata eccessiva a qualcuno. E il paragone fuori luogo. Ma non mi pento di averlo pensato e di averlo scritto.
Consapevole o meno di ciò che fa, chi si fa tramite dell’irrompere del disumano nel nostro mondo è giusto che sia consapevole della gravità di ciò che compie. Della lacerazione etica prima che politica che produce.
Se l’inumano – è ancora Galli a scriverlo – «è il lacerarsi catastrofico della trama etica e logica dell’umano», allora chi a quella rottura contribuisce, quale che sia l’intenzione che lo muove, quale che sia la bandiera politica sotto cui si pone, ne deve portare, appieno, la responsabilità. Così come chi a quella lacerazione intende opporsi non può non schierarsi, e dire da che parte sta. Io sto con chi salva.
Marco Revelli, il manifesto, 8 agosto 2017 

lunedì 7 agosto 2017

Aumentano le segnalazioni di disturbi olfattivi

A Calcinato il caldo soffocante di questi giorni intensifica la percezione dei miasmi che in diverse zone del territorio comunale provocano da anni disturbi olfattivi di vario genere, dall'acre odore rilasciato da insediamenti di trasformazione industriale di ogni sorta alla puzza di bruciato emanata da impianti di smaltimento dei rifiuti a quella di putrefazione che proviene da siti di compostaggio.
Di fronte alla intollerabilità della situazione, insieme a questo blog anche il Comitato Cittadini e il Comitato Salute Ambiente lanciano una campagna di pressione rivolta al sindaco Marika Legati, invitando i cittadini a compilare il modulo per la "segnalazione del disturbo olfattivo" diffuso dai volontari sul territorio e attraverso i social network.
Dopo una prima parte recante i dati anagrafici e il recapito del segnalatore, il modulo descrive la natura della puzza rilevata. I fogli possono essere consegnati all'Ufficio protocollo del Comune oppure inviati in posta certificata al primo cittadino, sollecitandola, “previa verifica, a inoltrare la comunicazione agli organi competenti e nel contempo, di agire nel rispetto degli articoli 216 e 217 del Testo unico delle leggi sanitarie. Presentando l'iniziativa alla stampa il coordinatore del Comitato Salute Ambiente Roberto Sigurtà ha sottolineato come già "il monitoraggio odorigeno attuata nell’estate 2016, pur non risolvendo definitivamente i problemi, avesse avuto come conseguenza una notevole riduzione delle molestie olfattive sul territorio. Pur non entrando nel merito di tale riduzione, ad aprile abbiamo deciso di chiedere all’amministrazione di riaprire il monitoraggio, accompagnando la richiesta con le firme di molti cittadini stanchi di respirare tutti i giorni puzze di vario genere. Le segnalazioni sono importanti e servano a far capire che il problema esiste ancora e va affrontato con determinazione".
Dal canto suo, la portavoce del Comitato Cittadini Laura Corsini ha dichiarato che la campagna è nata "dalla necessità di trovare una
operatività comune nella rilevazione degli odori che, anche quest'anno, hanno superato il limite di tollerabilità consentita. Consegnato per conoscenza al sindaco Legati in occasione di un incontro con i comitati locali, il modulo ha l'obiettivo di facilitare le segnalazioni dei miasmi olfattivi in aggiunta a qualsiasi altra iniziativa promossa dall'amministrazione comunale".

domenica 6 agosto 2017

Le atomiche da Hiroshima e Nagasaki ad oggi

A 72 anni dallo scoppio delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che il 6 e il 9 agosto 1945 causarono oltre 250 mila morti, l'arsenale atomico dispone oggi di armi 50 volte più potenti di quelle lanciate sulle città giapponesi e nel mondo ci sono oltre 15 mila ordigni nucleari potenzialmente in grado di distruggere più volte l’intera umanità.


Questi armamenti hanno costi, anche sociali, insostenibili: tali risorse potrebbero essere proficuamente utilizzati per scuole, salute, assistenza ai più deboli e per la protezione civile. Tutte richieste già presenti nella proposta di legge sulla difesa civile nonviolenta in discussione in Parlamento, sottoscritta da 74 parlamentari.
Un importante passo sulla strada del disarmo atomico è stato compiuto con il voto del 6 luglio scorso della Conferenza indetta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite: con 122 voti favorevoli, uno contrario e una astensione è stato approvato un trattato che vieta di testare, produrre, acquisire, possedere, trasferire e consentire la dislocazione di armi nucleari. Ricordiamo al riguardo la presenza di basi nucleari a Ghedi ed Aviano, una minaccia permanente per la sicurezza dei cittadini residenti.
Lo storico voto però non ha visto la partecipazione dei Paesi che detengono le armi nucleari e delle nazioni a loro alleate. La gran parte dei Paesi Nato (Italia compresa) ha infatti scelto di non partecipare. Continua perciò il nostro impegno nei confronti dell'opinione pubblica e della politica, affinché il Trattato per la messa al bando di queste armi criminali venga sottoscritto anche dall’Italia: finché esisteranno armi nucleari vi sarà sempre il pericolo che prima o poi vengano usate: l'unica vera sicurezza è data dal disarmo nucleare totale.

sabato 5 agosto 2017

C'È UN'ARIA, UN'ARIA, MA UN'ARIA... CHE MANCA L'ARIA!

Il nostro Comune è ammorbato da anni da miasmi e puzze di vario genere, che tutti prima o poi avvertiamo e respiriamo qua e là. Ce lo segnalano in continuazione numerose persone in differenti zone, da molto, troppo tempo.
Per uscire dalla logica della sterile lamentela o, peggio, della stolta rassegnazione a un’aria che non è normale, abbiamo organizzato in collaborazione con altri gruppi e comitati una campagna di “segnalazione del disturbo olfattivo” rivolta al nostro Sindaco, che per legge è la massima autorità di tutela della salute pubblica sul territorio comunale.

Se ti interessa aderire, puoi compilare questo modulo e portarlo in municipio all’Ufficio Segreteria (chiedendo gentilmente di riceverne fotocopia protocollata) oppure inviarlo via mail con una pec all'indirizzo legati.marika@comune.calcinato.bs.it.
Ti preghiamo successivamente di comunicarci la tua adesione, scrivendoci una mail a linea.indipendente@hotmail.it. Ciò ci consentirà di monitorare l’andamento della campagna e chiedere al nostro Sindaco di agire per risolvere il problema.

mercoledì 26 luglio 2017

Migranti: se ne parla stasera a Desenzano

Stasera alle ore 20.30 alla Casa dei Popoli Thomas Sankara di via Bagatta 7 a Desenzano del Garda il Collettivo Gardesano Autonomo organizza una conferenza sulle migrazioni, alla quale interverranno l'avvocato Massimo Gilardoni (portavoce dell'Associazione studi giuridici sull'Immigrazione) e i volontari dell'associazione “Diritti per Tutti” di Brescia.
"Con una nuova legge chiamata Minniti-Orlando - scrivono i promotori in una nota - il governo ha deciso di aprire a Montichiari un centro dove rinchiudere per più di tre mesi e poi spedire fuori dall’Europa gli immigrati senza permesso di soggiorno. Il governo li tratta come ospiti pericolosi, non come persone uguali alle altre. Quando sono irregolari li mette addirittura in carcere, ma sono proprio le leggi a renderli irregolari: la Bossi-Fini toglie il permesso a chi perde il lavoro, mentre la Minniti-Orlando aumenta i rigetti delle domande di asilo, che da anni sono la sola possibilità di regolarizzarsi per chi è arrivato in Italia. Il Centro di detenzione è una minaccia per tutti gli immigrati".
Per il Collettivo "le divisioni tra chi è arrivato anni fa e chi è in Italia da poco, tra immigrati economici e richiedenti asilo, servono solo a indebolire tutti e tutte".

martedì 25 luglio 2017

Stasera pastasciutta antifascista a Lonato

Stasera si rinnova a Lonato del Garda una delle tradizioni più consolidate nel piano padano per il 25 luglio, quella della "pastasciutta antifascista".
Fra il gastronomico e il militante, la manifestazione si svolgerà dalle ore 20 al Circolo Arci di via Fonte del Fabbro 3 e renderà omaggio all'epica impresa della famiglia Cervi che 74 anni fa, a Campegine in provincia di Reggio Emilia, appena si seppe della caduta del regime fascista, organizzò in piazza una gigantesca pastasciutta al burro, servita dai bidoni per il latte, per sfamare il popolo duramente provato dalla dittatura e dalla guerra. Oggi non lo si crederebbe, ma allora si trattava di un pasto di lusso, in tempo di pesanti razionamenti del cibo: il passaparola fu rapido, la cittadinanza accorse in massa e tutti si misero ordinatamente in fila, felici di poter mangiare finalmente un piatto di maccheroni e assaporare con essi anche il senso di piena libertà che pareva riconquistata. Da allora in poi la "pastasciutta in bollore" fu considerato da Alcide Cervi (padre dei sette fratelli assassinati dai fascisti il 28 dicembre 1943 a Reggio Emilia) il "più bel discorso contro il fascismo".
La pastasciutta, come da tradizione, sarà offerta gratuitamente a tutti i partecipanti, mentre per il resto i prezzi saranno assai contenuti. La serata verrà allietata da canti popolari e partigiani proposti dal trio "Canto Mancino". Ci sarà anche la presentazione di una nutrita serie di scritti, documenti lettere e racconti d'epoca, che potranno essere letti da tutte le persone che lo desidereranno. Informazioni e prenotazioni ai numeri 335/6259434 - 328/0347711 - 336/411896 - 345/2160196 - 339/3051811.


lunedì 24 luglio 2017

Il ponte sul Chiese è chiuso al traffico

Da qualche giorno il ponte sul Chiese che collega Calcinato a Calcinatello è chiuso al transito dei veicoli, per consentire lo svolgimento dei lavori di sostituzione della tubatura del gas che interessano il tratto fra l'area della rotonda all'incontro fra le vie Garibaldi, Moriaga e Arnaldo e, appunto, il ponte sul fiume.
In paese e sul web si moltiplicano i commenti, le battute e le lamentele. Giova ricordare che la chiusura è stata disposta per necessità nel periodo di minor impatto sulle esigenze dei cittadini.
Gli effetti del provvedimento per ora non ci sembrano terribili, soprattutto per chi ama da sempre spostarsi senza inquinare: dal ponte si passa agevolmente a piedi o in bicicletta, il traffico in via Santa Maria è molto diminuito, il centro di Calcinatello è senz'altro più vivibile.
Certo, comprendiamo che chi deve spostarsi per lavoro o per urgenze possa subire qualche disagio, non tanto per il senso unico alternato dalle ore 7.30 alle 18.30 su via Arnaldo, dalla intersezione con via Moriaga a quella con via Garibaldi, ma soprattutto per chi era abituato a passare ogni giorno dal ponte. Chi proviene da Calcinatello in via Santa Maria infatti deve svoltare a sinistra su via Cavour e fare il giro di Ponte San Marco per raggiungere Calcinato; analogamente, chi giunge da Calcinato e intende recarsi a Calcinatello percorrendo via Garibaldi deve girare a destra su via Vittorio Emanuele II e passare da Ponte San Marco.
Il tentativo che proponiamo è di prendere queste settimane come piccola occasione per riprendere a camminare all'aria aperta, per riassaporare il piacere di uno sguardo lento al paesaggio e alle persone che incontriamo, per riflettere sul nostro rapporto con la mobilità e i trasporti.

domenica 23 luglio 2017

No Tav: oggi presidio a Campagna di Lonato

Il presidio No Tav oggi si svolgerà a partire dalle ore 17 a Campagna di Lonato, su un'area verde a ridosso del cavalcavia sulla A4,  a poche centinaia di metri dalla zona dove sorgerà uno dei maxicantieri per la ealizzaione dela nuova linea ferroviaria ad alta velocità.
“Abbiamo sottratto questo terreno all'incuria –  afferma Roberto Saleri – piantumando diverse essenze arboree e realizzando numerose attività di informazione e convivialità. Contro chi continua a minacciare la distruzione della nostra terra, noi proponiamo condivisione, partecipazione e  cura. Portate, se volete, attrezzi per giardinaggio, giochi, cibi e bevande. Dalle ore 19 offriremo ai partecipanti una anguriata, momenti musicali e un aperitivo realizzato con i prodotti del Distretto di Economia Solidale del Garda".
Dopo l'estate, per sabato 7 ottobre, si preannuncia un'altra grande mobilitazione, sempre a Campagna di Lonato, di tutti i comitati dei Comuni disseminati sulla tratta Brescia-Verona.

venerdì 21 luglio 2017

No Tav: verso un autunno caldo

Oltre 250 persone hanno partecipato ieri sera nel cortile dell'oratorio di Campagna a Lonato all'assemblea indetta dal movimento No Tav all'indomani della notizia dell'approvazione da parte del Cipe del progetto definitivo della nuova linea ferroviaria Brescia-Verona.
Coordinata dalla portavoce Marina Beatini, a poche centinaia di metri dall'area dove sorgerà uno dei maxicantieri per l'alta velocità, la fitta serie di interventi ha riproposto tutte le ragioni del no ad un progetto tuttora ricco di problematiche ed enigmi, “dall'inquietante intreccio fra politica e affari che si profila, al modo in cui la linea uscirà dalla città di Brescia, al mistero sulla stazione di San Martino della Battaglia, che non si sa ancora dove e come sorgerà” come ha detto Fiorenzo Bertocchi.
Il prof. Erasmo Venosi ha invece ripercorso le numerose criticità tecniche di un'opera che verrebbe realizzata “con l'irragionevole logica dei lotti costruttivi, che consente i proseguire i lavori fin che sono finanziabili, senza poter assicurare che i singoli tratti possano funzionare”. Venosi ha ricordato la contrarietà al progetto del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha chiesto al Governo un'analisi del rapporto fra costi e benefici, e la revisione delle misure antisismiche previste in quanto non aggiornate, un elemento fondamentale in una zona sismica come il Garda”.
“Sulla tratta Brescia-Verona – ha sottolineato poi – ci sono 49 siti da bonificare, di cui 40 nel Bresciano, fra discariche e fabbriche dismesse, prima di far partire i lavori”. 
Ha poi informato che “sono ora in corso di realizzazione due studi di prefattibilità che riguardano l'uscita da Brescia e la stazione di San Martino e si sta scrivendo il testo della delibera del progetto definitivo da trasmettere alla Corte dei Conti. Ottenuto il via libera, verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e poi si apriranno le procedure propedeutiche all'inizio dei lavori”.
E' toccato poi all'avv. Fausto Scappini fare il punto sul versante giuridico. “A settembre il Consiglio di Stato discuterà la nostra istanza avverso la sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il nostro ricorso. Ma anche contro il progetto definitivo sarà ammesso ricorrere. C'è poi un esposto alla Corte dei Conti che ne contesta la legittimità contabile”.  
Denunciando la latitanza delle “amministrazioni comunali che ragionano in termini di opere compensative dei danni subiti dai territori per il passaggio della nuova ferrovia”, Alessandra Zanini ha preannunciato la pubblicazione di “un vademecum per dotare i cittadini espropriandi di tutti gli strumenti pratici necessari” e l'indizione di “una assemblea di tutti questi espropriandi ad inizio autunno per capire come resistere con iniziative di popolo e atti legali. Per questo abbiamo intenzione di coinvolgere il collegio giuridico dei No Tav della Val di Susa, che da 25 anni si oppone alla realizzazione dell'opera”.
Roberto Saleri infine ha invitato tutti domenica 23 luglio alle ore 17 alla manifestazione al presidio No Tav che a Campagna di Lonato sorge su un'area verde a ridosso del cavalcavia sulla A4. “Abbiamo sottratto questo terreno all'incuria – ha dichiarato – piantumando diverse essenze arboree e realizzando numerose attività di informazione e convivialità. Contro chi continua a minacciare la distruzione della nostra terra, noi proponiamo condivisione, partecipazione e  cura. Portate, se volete, attrezzi per giardinaggio, giochi, cibi e bevande. Dalle 19 offriremo ai partecipanti una anguriata, momenti musicali e un aperitivo realizzato con i prodotti del Distretto di Economia Solidale del Garda. E dopo l'estate, sabato 7 ottobre, altra grande mobilitazione interprovinciale qui a Campagna di Lonato di tutti i comitati dei Comuni disseminati sulla tratta Brescia-Verona”.

mercoledì 19 luglio 2017

Lettera aperta a Banca Valsabbina

Vi scriviamo per sottoporre alla vostra attenzione alcune questioni che riguardano la responsabilità sociale d’impresa di Banca Valsabbina relativamente ai finanziamenti alla produzione di sistemi militari ed ai servizi che la Banca concede alle aziende del settore per esportare materiali d’armamento con particolare riferimento alle operazioni bancarie svolte da Banca Valsabbina per conto dell’azienda R.W.M. Italia S.p.A..
La “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2016”, inviata alle Camere lo scorso 18 aprile dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, nella sezione curata dal Ministero dell’Economia e Finanze (Dipartimento del Tesoro – Direzione V), riporta relativamente alle operazioni per esportazioni definitive di materiali d’armamento svolte da Banca Valsabbina un ammontare complessivo di 262.020.210,90 euro per “Importi segnalati” e di 107.125.423,51 euro per “Importi accessori segnalati” (Tabella AA).
Tali importi rappresentano l’ammontare più consistente per operazioni nel settore da quando nel 2006 Banca Valsabbina è comparsa nella suddetta Relazione per un’operazione bancaria riguardante l’esportazione di materiali militari del valore di 1.782.000 euro svolta per conto della Società Esplosivi Industriali S.p.A. (S.E.I.), azienda con sede in via Industriale 8/D a Ghedi (Brescia), le cui attività e linee produttive del ramo Difesa sono state incorporate nel 2011 dalla R.W.M. Italia S.p.A., società del gruppo tedesco Rheinmetall Defence, che ha sede centrale nella medesima via Industriale 8/D a Ghedi (Brescia) e uno stabilimento in località Matt’è Conti a Domusnovas (Carbonia Iglesias).
Negli anni successivi, Banca Valsabbina ha assunto un numero crescente di operazioni bancarie per
esportazioni di materiali d’armamento italiani. Tutte le operazioni autorizzate alla Banca nel 2011, per un totale di 67.047.638,45 euro, sono riconducibili – in base alle informazioni riportate nella Relazione della Presidenza del Consiglio dei ministri – all’azienda S.E.I. S.p.A.: tra queste compaiono però alcune operazioni che, secondo la Relazione predisposta dal Ministero degli Esteri, sono state autorizzate nel 2011 alla R.W.M. Italia S.p.A. Inoltre, anche successivamente, diverse operazioni per esportazioni e importazioni di materiali militari sono state svolte da Banca Valsabbina per conto dell’azienda R.W.M. Italia S.p.A. Sebbene le recenti Relazioni annuali della Presidenza del Consiglio non riportino più gli “importi autorizzati”  alle aziende e agli istituti di credito6, esse permettono comunque di conoscere gli “importi segnalati” dalle aziende e dagli istituti di credito. In proposito, si rileva un ulteriore e costante incremento degli “importi segnalati” da Banca Valsabbina per operazioni nel settore e soprattutto si evidenzia la peculiare analogia tra gli importi segnalati da R.W.M. Italia S.p.A. e quelli segnalati dalla succursale di Ghedi di Banca Valsabbina per esportazioni di sistemi militari.
In aggiunta, il “Bilancio di Esercizio” relativo all’anno 2016 di R.W.M. Italia S.p.A. riporta tra le
immobilizzazioni finanziarie «l’acquisto a titolo oneroso con fini di durevole permanenza nel portafoglio societario delle azioni della Banca Valsabbina per euro 29.700 avvenuto nel precedente esercizio»: trattandosi dell’unica partecipazione azionaria comunicata nel suddetto Bilancio, tale operazione rappresenta un ulteriore elemento di evidenza dei rapporti economico-finanziari che intercorrono tra R.W.M. Italia S.p.A. e Banca Valsabbina.
Quanto detto permette, innanzitutto, di affermare che Banca Valsabbina ha assunto una serie di operazioni, effettuate negli anni scorsi prima dalla S.E.I. S.p.A. e più recentemente da parte di R.W.M. Italia S.p.A., diventando così uno degli istituti di credito di riferimento della R.W.M. Italia S.p.A. per svolgere operazioni bancarie relative ad incassi e pagamenti per esportazioni e importazioni di materiali d’armamento.
Come noto, da oltre due anni l’azienda R.W.M. Italia S.p.A. è al centro dell’attenzione di un ampio movimentodi associazioni che promuovono il controllo del commercio di armamenti e la tutela dei diritti umani per le esportazioni di bombe aeree, prodotte dall’azienda, all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Dal marzo del 2015, infatti, una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita è intervenuta, senza alcun mandato da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel conflitto in corso in Yemen con pesanti bombardamenti anche sulle zone abitate da civili, tra cui strutture sanitarie ed educative. Questi bombardamenti, che sono la causa di più della metà delle morti tra i civili del conflitto yemenita, sono stati ripetutamente condannati dal Segretario generale delle Nazioni Unite e sono stati oggetto di una specifica indagine del Gruppo di esperti dell’Onu che lo scorso 27 gennaio ha inviato al Consiglio di Sicurezza un dettagliato rapporto che documenta, tra l’altro, l’impiego di bombe prodotte dalla R.W.M. Italia S.p.A. da parte dell’aeronautica militare saudita per bombardare città e aree abitate da civili in Yemen. Tali bombardamenti sono espressamente vietati dalle convenzioni internazionali e pertanto – come evidenzia il rapporto – «possono costituire crimini di guerra» («may amount to war crimes»).
Il Parlamento europeo, a seguito dell’intervento militare da parte della coalizione a guida saudita, ha votato ad ampia maggioranza tre risoluzioni sulla situazione umanitaria nello Yemen. Nell’ultima risoluzione – votata lo scorso 15 giugno – l’Europarlamento ha ribadito la necessità, «che tutti gli Stati membri dell’Unione applichino rigorosamente le disposizioni sancite nella Posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio sulle esportazioni di armamenti» ed ha ricordato, a tale riguardo, quanto indicato nella precedente risoluzione del 25 febbraio 2016 attraverso la quale aveva già invitato l’Alta Rappresentante dell’Unione e Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, «ad avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’Unione europea di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale paese nello Yemen e del fatto che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi all’Arabia Saudita violerebbe la Posizione comune del Consiglio sulle esportazioni di sistemi militari».
Pur a fronte di questa situazione, le autorità italiane14 hanno continuato ad autorizzare l’esportazione di materiali e sistemi bellici alle forze armate della coalizione a guida saudita attive nel conflitto in Yemen e principalmente all’aeronautica militare saudita. In particolare, è proseguito il rilascio delle autorizzazioni all’esportazione di sistemi d’armamento all’azienda R.W.M. Italia S.p.A. che, dall’inizio del conflitto in Yemen, ha visto un crescente incremento di autorizzazioni all’esportazione delle bombe aeree da essa prodotte e destinate principalmente alle forze militari dell’Arabia Saudita.
Per verificare la conformità di queste esportazioni al dettato della legge n. 185 del 9 luglio, la Rete italiana per il Disarmo ha presentato nel gennaio del 2016 un esposto in diverse Procure16. Al momento la materia è al vaglio della Procura di Roma, ma – è bene chiarirlo – questa nostra missiva non concerne né intende sollevare la questione di eventuali illeciti commessi dalle aziende o dagli istituti di credito operativi nel settore, bensì porre all’attenzione la responsabilità sociale d’impresa di Banca Valsabbina.
Banca Valsabbina, infatti, si contraddistingue per essere uno dei pochi istituti di credito italiani a non aver emanato direttive atte a limitare il tipo di servizi che concede alle aziende produttrici ed esportatrici di armamenti. Lo riteniamo un fatto particolarmente grave sia in considerazione dell’accresciuta operatività di Banca Valsabbina nel settore sia, soprattutto, per la tipologia della Banca che – secondo lo Statuto – intende svolgere la propria attività «ispirandosi ai principi del Credito Popolare» (Art. 3).
Per i suddetti motivi, come direttori delle tre riviste promotrici della Campagna di pressione alle “banche armate”, Vi chiediamo di:
1) Assumere l’impegno di definire al più presto un “Codice di responsabilità sociale” che espliciti i
princìpi di responsabilità sociale che Banca Valsabbina si impegna ad attuare ed i servizi bancari che
la Banca intende proseguire, limitare o porre a termine con le aziende produttrici di materiali
d’armamento e di armi comuni, con particolare attenzione ai servizi che intende concedere alle
aziende per l’esportazione di tali prodotti;
2) Rendere note tutte le operazioni che Banca Valsabbina ha svolto dal 2006 specificando, per ogni
singola autorizzazione e segnalazione inviata al Ministero delle Finanze (Dipartimento del Tesoro), il
numero MAE di autorizzazione e il valore monetario della fornitura oggetto della segnalazione;
3) Sospendere da subito, anche a fronte di eventuali penali, tutti i finanziamenti e i servizi disposti da
Banca Valsabbina alla produzione e all’esportazione di materiali militari e di armi comuni verso paesi in conflitto armato ed i cui governi siano responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertate dalle associazioni internazionali accreditate alle Nazioni Unite.
Vi informiamo che, contestualmente a questa missiva, segnaleremo all’opinione pubblica ed in particolare alle associazioni del settore del volontariato, della cooperazione internazionale e della promozione dei diritti umani queste nostre richieste ed inviteremo i correntisti di Banca Valsabbina, a fronte di una mancata risposta, a valutare la possibilità di porre termine ai rapporti con la Banca.
Siamo fiduciosi che Banca Valsabbina che «da oltre cento anni accompagna la crescita e lo sviluppo
economico del territorio bresciano, ponendosi come interlocutore di famiglie, artigiani, piccole attività economiche e PMI» intenda operare secondo rigorosi criteri di responsabilità sociale d’impresa mettendo in atto tutte le disposizioni necessarie affinché lo sviluppo che si propone di favorire sia sostenibile e rispettoso del valore della persona umana per contribuire alla promozione della pace e attuare uno dei princìpi fondamentali espressi nella nostra Costituzione: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» (Art. 11).
In attesa di un Vostro cortese riscontro porgiamo
Distinti saluti,
p. Mario Menin (direttore di “Missione Oggi”)
p. Efrem Tresoldi (direttore di “Nigrizia”)
p. Alex Zanotelli (direttore responsabile di “Mosaico di pace”)

martedì 18 luglio 2017

Giovedì 20 c'è un altro consiglio comunale

Giovedì 20  luglio a Calcinato è convocato in municipio il consiglio comunale A partire dalle ore 20.45 fra gli argomenti posti all'ordine del giorno dal sindaco Marika Legati figurano l'esame di una mozione del Movimento 5 Stelle sull'adeguamento dei sistemi di grigliatura degli scarichi d'emergenza al collettore intercomunale, il piano di attuazione della pratica sportiva presentato per il triennio che va fino al 2019 dall'assessore Alberto Bertagna e l'approvazione del nuovo statuto della società controllata Asc per l'adeguamento alle disposizioni del nuovo Testo unico sulle società partecipate, con il relativo regolamento per l'esercizio del controllo analogo.