domenica 19 gennaio 2020

CANTATA DEI MORTI INVANO


E noi siamo i soliti morti
i soliti morti invano
quelli come sempre poco furbi
che non sapevano guardar lontano
e quelli come sempre troppo furbi
che non sapevano guardar vicino.
Adesso siamo qui, presi all'uncino
nello sheol infrante estinte spoglie
morti per sempre come tutti i morti,
e come tutti i morti morti invano.


E noi anche avevamo attese e voglie
e vite personali e aspetto umano
di femmine e di maschi, e come foglie
discerpaci ed invola un vento vano.
E i sogni alati e le gioie e le doglie
tutto disparve qual miraggio arcano
quando al lume dei giorni e al buon cammino
per sempre ci strappo' il colpo assassino.


E voi che questa voce che si spegne
avete cuore di ascoltare ancora
sappiate che anche le nostre eran degne
di essere vissute vite, e l'ora
che ce le tolse - ed erano ancor pregne
di luce e di belta' che t'innamora -
non fu di caso o fato il cupo frutto:
furono uomini a rapirci tutto.


E tu che ancora senti e ancora vedi
a te affidiamo un'ultima parola:
ferma la guerra, con le mani e i piedi;
ferma la guerra e bruciati la gola
a forza di gridarlo; e se non cedi
vi e' speme che s'inceppi questa mola
e cessi questa storia di orchi e brace
e possa venir l'ora della pace.


Ma noi siamo solo i soliti morti
i soliti morti invano
quelli come sempre poco furbi
che non sapevano guardar lontano
e quelli come sempre troppo furbi
che non sapevano guardar vicino.
Adesso siamo qui, presi all'uncino
nello sheol infrante estinte spoglie
morti per sempre come tutti i morti,
e come tutti i morti morti invano.

Peppe Sini

sabato 18 gennaio 2020

Per esempio

Azione diretta del Comitato Cittadini ieri mattina a Calcinato. Organizzatisi all'improvviso dopo un sopralluogo, i volontari dell'associazione hanno ripulito un chilometro della pista ciclopedonale raccogliendo in meno di due ore una grande quantità di rifiuti che ora verranno smaltiti correttamente.

venerdì 17 gennaio 2020

Al potere

Il problema non è che nuova gente arrivi, in un modo o in un altro, al potere, ma che il potere sia esercitato in modo nuovo; altrimenti è meglio continuare a lottare e formare un terreno più favorevole per arrivare a un "potere nuovo", magari cominciando da forme di potere locale, dove è meglio possibile attuare tipi di "potere aperto", che conta sulla costante collaborazione degli altri e possibilmente di tutti. 
Aldo Capitini in Azione nonviolenta, 1968.

giovedì 16 gennaio 2020

Spegniamo la guerra, accendiamo la pace!

Contro le guerre e le dittature
a fianco dei popoli in lotta per i propri diritti
“La guerra è un male assoluto e va ‘ripudiata’, come recita la nostra Costituzione all’Art. 11: essa non deve più essere considerata una scelta possibile da parte della politica e della diplomazia”.
Il blitz del presidente Trump per uccidere il generale iraniano Soleimani, il vicecapo di una milizia irachena ed altri sei militari iraniani, è un crimine di guerra compiuto in violazione della sovranità dell’Iraq. Insieme alla ritorsione iraniana si è abbattuto anche sui giovani iracheni che da tre mesi lottano contro il sistema settario instaurato dall’occupazione Usa e contro le ingerenze iraniane, in un paese teatro di guerre per procura ed embarghi da decenni.
Irak, Iran, Siria, Libia, Yemen: cambiano i giocatori, si scambiano i ruoli, ma la partita è la stessa. Nella crisi del vecchio ordine internazionale, potenze regionali e globali si contendono con la guerra aree di influenza sulla pelle delle popolazioni locali. La sola alternativa consentita al momento è il mantenimento dei regimi teocratici o militari – comunque illiberali e non rispettosi dei diritti umani – con i quali si fanno affari, chiudendo occhi e orecchie su repressione, torture e corruzione.
La guerra non produce solo distruzione, ma cancella anche dall’agenda politica la questione sociale, oramai incontenibile ed esplosa nelle proteste delle popolazioni che hanno occupato pacificamente le piazze e le strade.
Non possiamo stare a guardare
Dobbiamo gridare il nostro no alla guerra, alla sua preparazione, a chi la provoca per giustificare la produzione e la vendita di armi. Guerre che, in ogni momento, possono fare da miccia ad un conflitto globale tanto più preoccupante per il potenziale degli armamenti nucleari oggi a disposizione dei potenti del mondo. Le vittime innocenti dell’aereo civile abbattuto “per errore” da un missile, dimostrano una volta di più che la guerra è un flagello per tutti, nessuno può chiamarsi fuori, siamo tutti coinvolti.
Manifestiamo il nostro sostegno alle popolazioni, vere vittime delle guerre, a chi si rivolta da Baghdad a Teheran, da Beirut ad Algeri, da Damasco, al Cairo, a Gerusalemme, a Gaza.
Quel che sta avvenendo nel Golfo Persico, aggiungendosi alle sanguinose guerre e alle crescenti tensioni in corso, mette in luce la drammatica attualità e il vero realismo dei ripetuti ma inascoltati appelli di Papa Francesco per l’avvio di un processo di disarmo internazionale equilibrato.
L’UE, nata per difendere la pace, deve assumere una forte iniziativa che – con azioni diplomatiche, economiche, commerciali e di sicurezza – miri ad interrompere la spirale di tensione e costruisca una soluzione politica, rispettosa dei diritti dei popoli, dell’insieme dei conflitti in corso in Medio Oriente e avviare una rapida implementazione del Piano Europeo per l’Africa (Africa Plan) accompagnandolo da un patto per
una gestione condivisa dei flussi migratori.
Fermare la spirale di violenze è responsabilità anche italiana e chiediamo al nostro Governo di farlo con atti concreti:
  • opporsi alla proposta di impiego della Nato in Iraq e in Medio Oriente;
  • negare l’uso delle basi Usa in Italia per interventi in paesi terzi senza mandato ONU;
  • bloccare l’acquisto degli F35;
  • fermare la vendita di armi ai paesi in guerra o che violano i diritti umani come sancito dalla L. 185/90;
  • ritirare i nostri soldati dall’Iraq e dall’Afghanistan, richiedendo una missione di peace-keeping a mandato ONU ed inviare corpi civili di pace;
  • adoperarsi per la sicurezza del contingente italiano e internazionale in missione UNIFIL in Libano;
  • aderire al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari eliminandole dalle basi in Italia;
  • sostenere in sede europea la necessità di mantenere vivo l’accordo sul nucleare iraniano implementando da parte italiana ed europea le misure di revoca dell’embargo;
  • porre all’interno dell’Unione europea la questione dei rapporti USA-UE nella NATO.
Per tutto questo invitiamo a aderire e a partecipare alla giornata di mobilitazione internazionale di sabato 25 gennaio 2020, promossa dal movimento pacifista statunitense contro la guerra, che per noi sarà una grande mobilitazione contro tutte le guerre e tutte le dittature, a fianco dei popoli che si battono per il proprio futuro. 
ACLI, AIDOS, AOI, ARCI, Archivio Disarmo, Arci Servizio Civile, ASGI, Ass. 46° parallelo, Ass. Senza Confine, Associazione della pace, Assopace Palestina, Atlante delle Guerre, Beati i Costruttori di Pace, CGIL, CIPAX, CIPSI, CNCA, Cultura è Libertà, Europa verde, FIOM, Fond. Benvenuti in Italia, Ass. naz. Giuristi Democratici, Gruppo Abele, Lega Diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Link, Lunaria, Medicina Democratica, MIR, Movimento Consumatori, Movimento Europeo, Movimento federalista europeo, Movimento Nonviolento, Noi Siamo Chiesa, Opal, Pax Christi, PeaceLink, PRC-SE, Rete della pace, Rete italiana disarmo, Rete degli Studenti, Rete della Conoscenza, Sbilanciamoci!, Sinistra italiana, Tavola della pace, Tavolo salta muri, Transform! Italia, UDS, UDU, Un ponte per …, US ACLI, Unione sindacale italiana.

mercoledì 15 gennaio 2020

La fine e l'inizio

Dopo ogni guerra
c'è chi deve ripulire.
In fondo un po' d'ordine
da solo non si fa.


C'è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.


C'è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.


C'è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c'è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.


Non è fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono gia' partite
per un'altra guerra.


Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.


C'è chi, con la scopa in mano,
ricorda ancora com'era.
C'è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto lì si aggireranno altri
che troveranno il tutto
un po' noioso.


C'è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.


Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.


Sull'erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c'è chi deve starsene disteso
con una spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.


Wislawa Szymborska

lunedì 13 gennaio 2020

La società dello spettacolo

Lo spettacolo del mattino cancella persino la memoria dello spettacolo della sera precedente. È la logica di ciò che, nei Commentari, Guy Debord chiama capitalismo spettacolare integrato. Il pensiero fugge, il presente non si cristallizza, il passato esiste solo come arma retorica.
Se la cronaca rosa aveva fatto amare al popolo - la canaglia, per dirla con Rimbaud - persino i calzini sporchi del re, facendo perdere il gusto e lo sfizio del tagliare teste, il capitalismo spettacolare integrato si articolava oramai intorno alla cronaca nera, rendendo tutti al contempo spettatori e mandanti di ogni genere di crimine. Ma siamo andati oltre, dobbiamo metterlo. Qualcosa ci sfugge: l'accelerazione ha disarticolato la notte: quel tempo, minimo ma certo di attrito che tra la sera precedente e il mattino seguente si frapponeva al passaggio di consegne. 
Un capitalismo (mi si perdoni il termine, che oramai non vale nemmeno più come offesa) spettacolare disintegrato avanza. Musica di sottofondo nei telegiornali, corrispondenti da Pechino che discettano dei barboncini di Londra, salottari romani e giornalisti milanesi che si azzuffano su guerre e spinaci, su zenzero e stragi. Vale tutto, quando niente vale: zero analisi, zero pensiero. Tutto è cronaca, bullshit. È il massimo stress condiviso e quello che un tempo era riservato ai gesti simbolici e ai drammi di fondazione si gioca ora tra un canguro che piange e un sapientone che urla. Manca il fiato. Fino al prossimo giro di giostra.
Marco Dotti

domenica 12 gennaio 2020

Oggi a Prevalle: no ai depuratori del Garda sul Chiese!

Chi intendesse partecipare oggi pomeriggio alla manifestazione provinciale contro i depuratori del Garda sul fiume Chiese, può scriverci una mail per organizzare il trasporto. La partenza è  alle ore 13.30 dal piazzale del Cinema Marconi a Calcinato; da Calcinatello invece il Comitato Cittadini organizza i partecipanti con ritrovo alle 13.20 al parcheggio delle scuole elementari.
L'indicazione è di raggiungere il corteo che partirà da Prevalle, lasciando eventualmente un'auto a Gavardo per facilitare il ritorno ai meno allenati al cammino. 
Buona manifestazione!

venerdì 10 gennaio 2020

In piazza contro la guerra

L’omicidio mirato del Generale iraniano Soleimani, compiuto dagli Stati Uniti sul territorio di un paese sovrano, calpestando ogni norma internazionale, è un cinico atto di guerra che innesca una spirale incontrollata di violenza.
Gli Stati Uniti solo nel 2016 hanno sganciato 26.000 bombe su sette paesi, e dalla fine della Seconda Guerra Mondiale hanno tentato di rovesciare più di 50 governi stranieri; sganciato bombe su oltre 30 paesi; cercato di uccidere più di 50 capi di Stato; soppresso movimenti politici in 20 paesi; interferito grossolanamente nelle elezioni democratiche  in almeno 30 paesi. Così gli USA esportano i loro “valori”, a suon di missili!
15.400 bombe atomiche sono a disposizione dei militari nel mondo (7.485 in mano a paesi NATO: USA, Francia e Gran Bretagna, 7.300 alla Russia, 260 alla Cina, almeno 260 tra Pakistan e India, ma è in corso un rapido aumento per entrambi, 80 ad Israele e 8 alla Corea del Nord) e la corsa agli armamenti si estende ai nuovi mezzi della guerra elettronica, automatizzata, dronizzata, satellitare e spaziale. La preparazione della guerra ha raggiunto a livello planetario nel 2017 la cifra astronomica di 1.739 miliardi di dollari.
L’Italia è pienamente coinvolta in questa crisi pericolosissima, innanzitutto perché è stata trasformata in una piattaforma militare dell’imperialismo americano e il suo territorio è sfigurato da basi militari USA e NATO, in costante rafforzamento, anche con armi nucleari.
Di fronte a questo quadro così denso di rischi, si pensi alla situazione libica, ulteriormente aggravata dall’aggressivo intervento turco, il Governo italiano ha mostrato, una volta di più, il suo servilismo e la sua inettitudine, mentre tace in un silenzio imbarazzante il nostro Parlamento. Dobbiamo reagire!
Manifestiamo contro la guerra, per chiudere tutte le basi di morte, per l’uscita dell’Italia dalla NATO, per il ritiro di tutti i nostri soldati all’estero, per il diritto all’autodeterminazione dei popoli sovrani!
Presidio in Piazza Loggia  a Brescia  venerdì 10 gennaio dalle ore 18 alle 20.
Coordinamento contro la guerra

giovedì 9 gennaio 2020

Stasera a Brescia c'è padre Zanotelli

Stasera sarà a Brescia il missionario comboniano Alex Zanotelli, una delle voci più autorevoli del movimento per la nonviolenza e l'accoglienza.
Salito alla ribalta delle cronache a partire dagli anni '80, quando dalle pagine del mensile “Nigrizia” prese a denunciare con puntualità le connessioni fra commercio delle armi, corruzione e sottosviluppo nel sud del pianeta, anche per questo nel 1987 fu inviato dalle autorità ecclesiastiche in missione nella baraccopoli kenyota di Korogocho, dove fino al 2004 ha condiviso la sorte dei poveri, dei malati e degli oppressi lavorando con gli abitanti che sopravvivevano riciclando e riutilizzando i rifiuti di una maxidiscarica.
Stabilitosi a vivere successivamente in una comunità religiosa nella periferia napoletana, l'81enne religioso è da tempo impegnato in un serrato tour nelle città della penisola per la promozione di una economia ecocompatibile e comunitaria, partendo dall’educazione a un consumo consapevole, che sia critico nei confronti degli iniqui meccanismi che regolano i rapporti fra i produttori dei paesi in via di sviluppo e i distributori delle merci, e dalla promozione del circuito del commercio equo e solidale con una rete di cooperative agroalimentari che garantiscono la qualità sociale e la genuinità dei prodotti. Per lui le drammatiche condizioni di vita in cui versano le popolazioni del sud del pianeta a causa dello sfruttamento dei paesi ricchi sono le cause principali dei flussi migratori in atto.
Al Centro Comboni di viale Venezia 116 alle ore 20.30 padre Alex Zanotelli converserà con il parroco di Fiumicello don Fabio Corazzina e con il sindaco di Collebeato Antonio Trebeschi sul tema "Io accolgo. Uscire dal labirinto delle paure", raccontando le proprie esperienze di vita e sviluppando considerazioni sull'attualità sociale. Non mancheranno le sue riflessioni sulla gravità della situazione politica internazionale di queste ore, in seguito agli attacchi americani nella regione del Golfo Persico.

mercoledì 8 gennaio 2020

Per il bene di tutti

Senza rimanere scossi da piacere e dolore cerchiamo di portare alla luce ciò che vi è di buono nell'avversario. Questo è il senso di cercare il buono in ogni essere umano, questa è la base della nonviolenza. Un programma di progresso collettivo non può che eseere fondato sul vedere il buono in ogni essere umano. 
Vinoba Bhave

lunedì 6 gennaio 2020

Incontrare... Uliano Lucas

Per Uliano Lucas la visita alla mostra “L'insostenibile leggerezza del quotidiano”, che al Museo Lechi di Montichiari ha chiuso ieri, è sta l'occasione per raccontarci un itinerario artistico unico nel nostro paese.
Per il grande fotoreporter è essenziale il suo ruolo sociale: “Ho sempre lavorato per i giornali in cui mi rispecchiavo politicamente. Ciò mi ha permesso di raccontare in libertà, cercando di capire quel che mi sta intorno, ragionando sull'uso e sull'abuso dell'immagine”.
Parla degli inizi a Milano “in via Brera e dintorni, fra l'Accademia e il Bar Jamaica, fotografare significava far politica, cogliendo i fermenti culturali del tempo, le periferie, gli operai, mondi che nessuno fotografava”.
E poi il '68, con “le manifestazioni, gli studenti, i volti, le vite, le case, i bar, gli intellettuali, il mondo bohemien: vivevo alla giornata, la macchina fotografica anarchica a quattro rulli era ciò che amavo di più, raccontavo quel grande movimento libertario, attento anche ad artisti come Piero Manzoni o alle canzoni dei Gufi, Jannacci, Cochi e Renato. La contestazione la seguii tutta per l'Espresso', una storia incredibile perché i ragazzi in rivolta volevano mutare rapporti ormai vecchi. Ne seguì una dura represssione, ma ormai il mondo era esploso”.
La sua “Piazzale Accursio, Milano” è un'icona della storia italiana: “finita nei libri di scuola, sui muri, diventata tessera di associazioni, ci dice che il mondo lo cambiano i giovani, qui in movimento, con l'eskimo e le bandiere”.
Degli anni '70 rievoca i tanti lavori militanti. Ancora il mondo operaio: “in Italia erano 10 milioni, nel silenzio assoluto degli intellettuali: io ho tentato di raccontarli entrando in fabbrica, nelle case popolari, nei comizi”. Contro il servizio militare: “istituzione armata dove i diritti non esistevano, i soldati erano alla mercé di caporali e buttavan via i mesi nei signorsì e signornò”. Sull'emigrazione e il pendolarismo: “studiavo i tempi della città, le radici dei nuovi arrivati, costruendo lunghi racconti: 'Immigrato sardo davanti al grattacielo Pirelli' è oggi la foto-simbolo delle contraddizioni del miracolo economico, anch'essa finita nei libri di scuola, ritrae uno dei due milioni e mezzo di emigranti che dal sud è giunto al nord producendo ricchezza”.
“Ho sempre dialogato con chi stavo fotografando - precisa - perchè solo in questo modo riesci ad avere l'insieme di conoscenze che ti permettono di metterti alla pari del soggetto. Quell'uomo veniva da Olbia e voleva andare a Rho senza sapere come, quindi lo aiutai”. Studiando “trasformazioni urbane a gran velocità, ribaltando i tempi del lavoro, del trasporto della vita in casa e nel quartiere”, ma anche “gli ex ospedali psichiatrici dove non sapevi mai chi era il matto, il mondo dell'adozione, le prime forme di inquinamento, la fine delle fabbriche”.
Lucas è anche il primo a fotografare gli immigrati stranieri, già allora: “Vedendo i loro volti non c'è nessuna differenza con quelli dal Sud degli anni '60. Li seguivo salire sui treni, mangiavo e vivevo con loro. A quel tempo lavoravo per 'Jeune Afrique', una rivista parigina che aveva fotografi di 22 nazionalità, immaginatevi”.
La sua fama si internazionalizza con i fotoreportage dai principali scenari bellici e nelle lotte per la democrazia e la libertà, dal Portogallo del dittatore Salazar alle guerre di liberazione in Eritrea, Guinea-Bissau, Angola e Giordania.
“Dell'Africa - dice - oggi abbiamo solo l'idea della disperazione, di un continente senza avvenire, ma là ci sono cinema, poeti, università, cità, fabbriche, non solo guerre. Non dobbiamo raccontare che ci sono le zebre, ma un mondo oggi invisibile”.
Grande scalpore suscitarono i suoi reportage dalle guerre balcaniche: “Sarajevo subì un assedio miserabile per più di mille giorni, senza che nessuno lo impedisse: tutto funzionava - scuole, negozi, bar - ma sui media volevano il sangue”.
Oggi - ammette - il fotogiornalismo non esiste più perché è cambiato il mondo ed è cambiata la carta stampata. Se non ci sono più fotografi che le raccontano, le storie scompaiono. Abbiamo bisogno di gente che faccia questo lavoro, fuori dai grandi centri di potere a cui ciò non interessa: ad esempio, l'Africa è un mondo altro che viene ignorato, non può ancora farsi raccontare da noi: là non ci sono agenzie, ma lo sguardo del fotografo americano è diverso da quello di un africano. E poi c'è il grande dramma degli archivi: molti quotidiani non hanno più un archivio, si va in agenzia, che sono le memorie storiche del pianeta. L'80% di quel che si pubblica in Italia è comprato da quattro agenzie straniere che producono foto per i 200 quotidiani più importanti del mondo e ciò forma l'opinione pubblica”.
In questi anni - conclude - sto finendo un lavoro su Milano, in previsione di una mostra nel 2020. Alla sera salgo sui metro, sui tram, sui treni che raccolgono le persone che escono dal lavoro e vanno nelle loro case in periferia. Realizzo reportage studiando le difficoltà della loro vita, dei tempi, dello sfruttamento, della perdita del tempo libero. Il mio compito è pedinare la gente per raccontarla e trasmetterne la memoria”. 
Flavio Marcolini

domenica 5 gennaio 2020

L’Italia dica subito no alla guerra di Trump!

Anche questo blog si unisce alla condanna della folle iniziativa dell’amministrazione Usa: l’assassinio del generale Soleimani e i successivi raid aerei di questi giorni possono scatenare una guerra con l’Iran e incendiare l’intero Medio Oriente.
Violando la sovranità dell’Iraq, l'attacco americano colpisce anche le speranze e le lotte di quel popolo, che nei mesi scorsi aveva tenacemente rivendicato in piazza la fine di una politica fondata sulle divisioni settarie, per una prospettiva di sviluppo democratico e di equità sociale.
La presenza in Italia di basi militari statunitensi e della Nato accresce i timori di un coinvolgimento del nostro Paese nel conflitto. 
Per questo il nostro governo deve subito attivarsi per la pace, dichiarando l’indisponibilità delle basi militari che si trovano sul territorio nazionale - da Aviano a Ghedi a Sigonella - per le operazioni belliche che gli Usa stanno conducendo in Medio Oriente, ritirando le truppe incautamente inviate in Iraq, avviando una forte iniziativa diplomatica verso tutti i soggetti coinvolti e in particolare con l’Iran, a partire dalla rimessa in discussione delle sanzioni economiche. 
Né un uomo, né un soldo, né una base militare per la guerra di Trump! 

sabato 4 gennaio 2020

Ancora rifiuti in campagna a Calcinatello

Stamattina il Comitato Cittadini ha realizzato un fotoreportage per segnalare la persistente situazione di degrado ambientale della campagna di Calcinatello, che è disseminato in più parti di rifiuti giudicati dal sodalizio ambientalista "anche pericolosi e che probabilmente nascondono pure attività non regolari".