martedì 1 gennaio 2013

Linea Indipendente sul Pgt di Calcinato



Il Piano di governo del territorio rappresenta la massima espressione politica di un’amministrazione comunale: in questo documento sono contenute non solo le previsioni insediative, ma l’idea di comunità, di città di cui un governo si fa portatore e sul quale ha costruito il suo consenso.
Il nostro giudizio sul Pgt votato il 28 dicembre 2012 è quello della massima distanza: tecnica, politica, economica, urbanistica. Per tale ragione non abbiamo ritenuto di dover partecipare alla votazione di un documento sul quale in diverse forme, nel corso degli ultimi sette anni, abbiamo espresso i nostri punti di vista. Mancato  in questo dilatato lasso di tempo l’aspetto partecipativo, non avendo potuto minimamente incidere sulle premesse, sulle analisi e sulle scelte, la nostra presenza in fase di voto è assolutamente inutile.
Altro corollario a quanto sopra espresso: scopriamo solo in sede di discussione dell’esistenza di un’ulteriore osservazione relativa all’area Efercal (comunicata estemporaneamente alla collega del Pd), dopo che il consiglio comunale (il terzo in un mese) viene convocato al limite della scadenza delle osservazioni, i cui documenti sono consegnati, in fretta e furia, a cavallo di festività e periodo di vacanza. E questo è un atteggiamento consolidato della giunta Legati, che propone documenti relativi a scelte  di lunga durata (fatte altrove e in precedenza: Garda Uno docet) soli cinque giorni prima della seduta del consiglio, interpretando il proprio ruolo pro tempore quasi fosse quello di un podestà.
Voto che, in fase di adozione, ha conosciuto un momento di enorme criticità democratica: la scelta, legittimata da una sentenza del TAR Veneto, di eludere l’incompatibilità (che viene invece sottolineata nell’espressione dell’esistenza di un plurimo reale conflitto di interesse) mediante un balletto dei consiglieri ed assessori che si sono succeduti in entrate ed uscite nel voto delle distinte tavole, o porzione di esse, per garantire la maggioranza assoluta dei votanti.
Il Piano andrà, quindi, comunque in approvazione definitiva: non sarebbero sufficienti le notifiche sulle centinaia di errori materiali, o argomentazioni in merito a questioni insediative, urbanistiche o normative; quella in votazione è l’idea consolidata e condivisa delle ultime due amministrazioni che hanno governato Calcinato. E non sarebbe certo l’ostruzionismo ad impedirla.
La maggioranza di centro-destra che ha gestito questo piano, si è costruita otto anni fa intorno all’opposizione al Prg del 2004, contro il quale ha presentato addirittura un ricorso (posizione che ci trovava vicini); e nelle linee programmatiche ha affermato come necessario ed urgente il processo di annullamento e rifacimento dello strumento urbanistico. Insediatasi nel 2004, una legge regionale del 2005 le consente di istituire un nuovo processo pianificatorio, che avrebbe potuto cancellare con un colpo di spugna la norma precedente. Invece, con addirittura eccesso di zelo, attua a spron battuto il tanto vituperato Prg dell’allora Lista Per Calcinato, ampliandone le potenzialità edificatorie con innumerevoli varianti all’azzonamento (non si contano i piani di recupero che mascherano distruzione della memoria fisica ed architettonica del paese e che alterano il suo sistema insediativo; ed almeno due vergogne non possono essere non annoverate: il Piano del Costiolo, tanto necessario che ha già ottenuto una doppia proroga e a demolizioni avvenute giace immobile tra le macerie delle costruzioni rurali del centro del paese, e l’autorizzazione alla demolizione del camino della fornace Marcoli, archeologia industriale segnalata tra quelle di interesse regionale) che tendono ad aumentare vertiginosamente il numero di abitanti (reali, non teorici..) indifferentemente dai principi affermati in campagna elettorale ed in consiglio comunale.
Un ultimo commento sul calcolo degli abitanti teorici del nuovo Pgt, che l’estensore effettua in modo quanto meno curioso: per non ammettere lo spropositato aumento insediativo determina coefficienti arbitrari di attuazione nel quinquennio per rientrare nei parametri di legge. Una modalità ben peggiore di quanto eseguito nel 2004 dove (correttamente secondo il nostro modesto punto di vista) i dati venivano, seppur arbitrariamente, solo semplificati.
Il Pgt, che si è avvantaggiato di due proroghe concesse da Regione Lombardia, è stato in gestazione per sette anni, ma non rivela affatto alcuna complessità normativa o di disegno. La prima grande critica che muoviamo è quella legata alla sua durata: la fase di produzione del piano è ben superiore a quella che sarà la sua attuazione (normalmente 5 anni). Se il piano si fosse concluso in tempi normali ora staremmo discutendo della sua variante generale, che avrebbe acquisito richieste e necessità consone alla contingenza, non relative a sette anni fa. E forse la maggioranza avrebbe reso un servizio al paese annullando un piano inutilmente grande, con uno strumento più misurato, che oggi, in virtù della crisi, anche edilizia, potrebbe essere rivisto in altre chiavi (magari in quella della manutenzione della città e del disegno dei suoi spazi pubblici ed aperti, dando attenzione alla regolamentazione delle zone agricole, introducendo concetti fondamentali di compensazione ecologica o regolamentazione degli usi dei suoli agricoli).
Invece va in votazione uno strumento vecchio, con previsioni di espansione che giustificano un piano di servizi faraonico che con poche probabilità (fortunatamente, vista la leggerezza ed incompetenza con cui vengono affidati incarichi, appalti ed approvati progetti da parte della giunta Legati: citiamo solo il Cinema Marconi, l’ampliamento del Municipio o il ponte pedonale sul Chiese) troverà realizzazione.
Dobbiamo citare i costi di questo strumento: affidamento d’incarico diretto ad 80mila euro a tre professionisti, due dei quali neanche abilitati a produrre documenti urbanistici, ma che (quale assurdità tutta italiana!) hanno i requisiti, lasciano l’incarico dopo pochi mesi; parcelle che pochi mesi fa superavano i 250mila euro per uno strumento (senza polemica) pieno di errori, lontano dai presupposti della legge che lo presuppone e prodotto su supporto non conforme (i piano devono essere georeferenziati e costruiti mediante appositi programmi informatici).
Quando ci troveremo ad affrontare la prima variante al Pgt, presumibilmente entro i prossimi 5 anni, l’incaricato dovrà redigere ex novo tutta la parte conoscitiva, che in questo strumento è carente, banale, inutile ed errata.
Sui contenuti tecnici ci siamo già espressi altrove; ci limitiamo a riaffermare la carenza dell’aspetto perequativo, compensativo ed i dubbi sull’effettiva sussidiarietà del piano. In ultima istanza l’aspetto che maggiormente emerge dagli elaborati: la totale assenza di un disegno delle infrastrutture. Queste sono sempre acquisite in maniera a critica ed a livello territoriale mai approcciate secondo le necessità reali del paese (sono evidenti le assurdità a compensazione del tratto della Tav-Tac in termini di sovrappassi e sottopassi ed attraversamento del fiume, piuttosto che la proliferazione di inutili rotonde, da quelle della SS Lenese a quelle della SS Padana Superiore e suoi innesti).
Da ultimo stigmatizziamo l’approccio con cui sono gestite le osservazioni. Ritenendo inemendabile il piano non abbiamo presentato osservazioni: un piano sbagliato in nuce non può essere accomodato o migliorato, ma cassato e rifatto. Il nostro ruolo in opposizione e la convocazione del Consiglio Comunale ci obbligano però ad esprimerci intorno ad esse. Tralasciamo la loro sterilità, sono (quasi) tutte tese a coltivare interessi privati e mai a riflettere sui principi dell’urbanistica e ci  limitiamo ad una valutazione sulle controdeduzioni. Queste sono labili, effimere, inargomentate e celano un aspetto privatistico che non ci appartiene. Laddove la norma è messa in crisi dall’osservazione di un privato la risposta non può essere la deroga particolare (specie dove si tratta di previsioni di uso del suolo e non di richiesta per una trasformazione particolare già preventivata). Ci si riferisce ovviamente alla concessione di edificabilità sulla collina delle Coste, peraltro assentita ad una fondazione, che evidentemente provvederà a sperequare secondo il principio del rinnovato diritto del suolo. Si tratta di un nuovo peccato originale, che viola l’inedificabilità delle zone collinari. Ogni atteggiamento diverso dal rilascio della possibilità di costruire a chiunque ne farà legittimamente richiesta, da qui in avanti, sarà quindi ingiusto. Andremo incontro, per l’ennesima volta, al disordine, al caos, generato da un intervento non pianificato, inutile, eseguito non secondo una volontà complessiva, di disegno, ma particolare. Riteniamo che sia sbagliato costruire sulle colline di Calcinato, ma comprendiamo che possa essere valida un’opzione che prevede la loro urbanizzazione al fine residenziale. Lo comprendiamo esclusivamente in un ottica di un disegno urbano di qualità, che porti benefici al territorio, al paesaggio e garantisca l’interesse collettivo (in termini di oneri, strutture e servizi). Non lo comprendiamo quando, come in questo modo, favorisce la speculazione edilizia ed urbana nel solo interesse, particolare, privato.
 Questo PGT si afferma come luogo di vendita del territorio, possibilità di incasso di oneri e corrispettivi di convenzioni e diritti edificatori, invece che momento di riflessione sulla forma urbana, sui servizi, sulle regole di trasformazione dello spazio architettonico ed antropico.
 Linea Indipendente, che ha la pretesa di essere portatrice di uno scenario di sviluppo migliore e alternativo lascia la seduta e decide di non partecipare alla votazione del documento.

3 commenti:

  1. Complimenti per l'intervento, che temo si sarà rivelato inutile. Voci di corridoio parlano di irregolarità nella votazione. Voi cosa ne pensate? E vero che si sta imbastendo un ricorso?

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  2. Sembra che gli estensori di una osservazione che pare non sia stata posta in votazione stiano valutando con il loro pool di legali se presentare ricorso avverso il provvedimento.
    Se nei prossimi giorni avremo notizie più precise, le pubblicheremo.

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  3. il "pool" di legali ha deliberato?

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