domenica 2 agosto 2026

In arrivo un impianto agrivoltaico a Bedizzole

Si terrà domattina alle ore 10 la Conferenza dei servizi indetta on line dall’amministrazione provinciale per l’esame del progetto per la costruzione e l'esercizio sul territorio comunale di Bedizzole di un impianto agrivoltaico di potenza pari a 16 mila e 200 kW, con le relative opere di connessione, che interesseranno anche il confinante territorio comunale di Calcinato.
L’area individuata si trova a nord del tracciato della ex strada statale 11 e a sud del sito per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi (in particolare di fluff, il residuo della frantumazione e del trattamento di autoveicoli).
La zona è da tempo disseminata di diverse criticità di carattere ambientale, con una altissima densità di discariche e altri siti potenzialmente inquinanti, una nutrita serie di allevamenti intensivi, diverse aziende che utilizzano sui terreni agricoli di gessi di defecazione, i cantieri per la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità, un impianto di cogenerazione a biomassa legnosa e a un impianto di recupero di rottami in alluminio, per tacere del trafficatissimo contesto di viabilità.
Già avviato il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione e per l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio o asservimento delle diverse aree interessate, il progetto è depositato sul portale Bandi e Servizi della Regione Lombardia.
Come si legge sul sito web istituzionale del Comune di Bedizzole “i proprietari e ogni altro soggetto interessato possono formulare osservazioni al responsabile del procedimento”, nel termine perentorio di trenta giorni a partire dal 29 luglio 2026, presso l’indirizzo di posta elettronica ambiente@pec.provincia.bs.it.
Successivamente le eventuali osservazioni saranno valutate per rispettiva competenza, qualora pertinenti all’oggetto del procedimento espropriativo o asservitivo. Al fine della quantificazione ed attribuzione delle indennità spettanti, gli interessati sono invitati a scrivere sia alla società proponente sia al Comune.

sabato 1 agosto 2026

Antonio Mazzi adolescente a Maguzzano durante la guerra: una storia illuminante

Ieri ci ha lasciato don Antonio Mazzi, che nelle molteplici attività di promozione umana ha legato il suo impegno educativo alla nonviolenza, considerandola non una debolezza ma un'energia vitale utile per migliorare i nostri rapporti umani.
Spirito ribelle e anticonformista, don Mazzi è stato protagonista dalle nostre parti di una storia che pochissimi conoscono. A raccontarla sono stati nel 2019, nel secondo volume dell’opera “Poi scese la notte”, gli storici Morando Perini, Damiano Scalvini e Carlo Susara (edizioni PresentArtSì).
Per gentil concessione degli autori - che ringraziamo - pubblichiamo alcune pagine del testo. 
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Don Antonio Mazzi è nato a Verona nel 1929 nel quartiere di S.Massimo. Rimasto orfano di padre in giovane età, allo scoppio della guerra la madre decise di allontanarlo dalla città di Verona sia per i pericoli della guerra, sia perché non voleva che la retorica fascista con le sue forme di indottrinamento ai ragazzi facesse presa sul figlio. A Verona c’era Don Calabria il quale aveva da pochi anni aperto un collegio scolastico per ragazzi a Maguzzano, nell’antico convento Benedettino dopo che i frati trappisti se ne erano andati. La madre di Antonio scelse di mandarlo li, non sapendo che lo stava comunque mandando in un luogo che, apparentemente isolato, fu comunque al centro di alcune vicende belliche.
Sono arrivato a Lonato nel 1941 come studente delle scuole medie. La disciplina che i frati ci imponevano era ferrea e frequenti erano anche le punizioni: io ero spesso allontanato dall’aula per il mio carattere indisciplinato. Nonostante nei primi tempi la guerra sembrava cosa lontana, ci si accorgeva delle ristrettezze per via del cibo: era poco e monotono. Il cuoco Fratel Savietto preparava spesso, alla sera, polenta e marmellata ma era marmellata ammuffita e io dicevo ai miei compagni di classe che era meglio spegnere la luce per non vedere sul serio quello che si mangiava. Me lo ricorderò sempre!
Eravamo circa 30 studenti e dal convento si usciva davvero poche volte. Ogni tanto mia mamma veniva a trovarmi in bicicletta da Verona e non mancava mai di portarmi qualcosa da mangiare, altre volte ero io ad andare a casa. La nostra fortuna è che i miei zii, i fratelli di mio padre, erano contadini ed erano loro a darci una mano. Ricordo benissimo quando fu proclamato l’armistizio l’8 settembre 1943 perché quella volta, per alcuni giorni, mangiammo tanto e bene: credo che il nostro frate che faceva il cuoco dette fondo alle riserve che teneva da parte. Si sentivano le campane suonare, ma tutto durò poco perché i tedeschi avevano occupato l’Italia e la guerra continuava, forse peggio di prima. Noi a Maguzzano continuammo a restare isolati e tutto sommato al sicuro fino all’estate del 1944 quando i bombardieri cominciarono a sentirsi e vedersi. Un bel giorno arrivarono anche i tedeschi e capimmo subito di che pasta era fatto il parroco di Maguzzano: Don Pietro Giacomini. Era evidente che non gradisse la presenza di soldati nel convento ma credo che non potesse opporsi. Con lui ricordo anche fratel Cornali e fratel Federico Gnesotto. Il grande convento fu così rigidamente diviso: nel primo cortile con l’ingresso carrabile dalla strada, quella che era la parte agricola del complesso, si sistemarono i tedeschi con la loro officina di riparazione; la scuola, gli studenti e… altri ospiti si sistemarono nelle stanze attorno al chiostro. Le porte che mettevano in comunicazione le due parti vennero chiuse e, credo, addirittura sprangate. Non c’era modo di passare da una parte all’altra. Don Pietro temeva che la ricognizione aerea potesse scoprire la presenza dei tedeschi e mandare a bombardare il convento con tutti noi dentro; per questo decise anche che i nostri alloggi e le classi sarebbero state nell’ala del convento verso il lago, cioè la più lontana da dove stavano i tedeschi. Diciamo che erano tedeschi, ma in realtà di tedeschi se ne vedevamo davvero pochi: per lo più erano operai italiani che lavoravano per i tedeschi. Inoltre tutti i lavori erano fatti tenendo sempre i mezzi da riparare nascosti sotto ai portici e non c’erano bandiere o segni che indicassero che quello era un presidio militare. Certo si potevano vedere dei mezzi che ogni tanto entravano e uscivano… ma tutto qui. Solo una attenta osservazione avrebbe fatto capire quello che succedeva li dentro. La mia impressione è addirittura che tutto fosse mimetizzato e forse non c’erano nemmeno sentinelle fuori dalle porte. Nonostante questa calma e la mia curiosità soprattutto per i mezzi blindati, posso dire che il mio sentimento rispetto ai tedeschi era di spavento e paura.
Ma chi osservava attentamente quanto accadeva c’era.
Dentro al convento, con l’appoggio di Don Pietro, si era sistemato un partigiano: Franco Ferlenga. Ufficialmente si trattava di un pittore che doveva dipingere una serie di pareti e di quadri con raffigurazioni religiose, tra cui Don Bosco, volute da Don Calabria ed in effetti Ferlenga era e sarà per tutta la sua vita un apprezzato artista, ma in realtà si trattava di un ex ufficiale del regio esercito che aveva fatto la guerra e che aveva trovato riparo nel convento dopo l’8 settembre 1943. Con se aveva anche una radio trasmittente, non so recuperata dove e come e che io non vidi mai, ma poi ho saputo che la teneva nelle cantine del convento. Io con Ferlenga parlavo spesso perché tutte le volte che venivo allontanato dalla classe per indisciplina andavo da lui e gli facevo da modello per i suoi dipinti: mi metteva mantelli e mi faceva posare per le varie figure di personaggi che stava dipingendo e così passavamo del tempo insieme e lui riusciva a darmi anche qualche cosa da mangiare… Avevo sempre fame. Ricordo che mi parlava delle sue vicende di guerra ma non mi disse mai della sua attività di partigiano; avevo solo capito che i tedeschi non gli piacevano e che li teneva controllati: ogni tanto spariva e non sapevo dove fosse andato ne me lo spiegava. Certo fu grazie a lui che Maguzzano non venne mai bombardato. Fu invece bombardato il viadotto ferroviario di Desenzano, quello me lo ricordo bene e tutti noi si aveva paura che succedesse una cosa simile anche a noi e all’officina dei tedeschi. La notte volava sopra di noi il “pippo” e ogni tanto si sentivano in lontananza gli scoppi delle bombe che lasciava cadere. Per questo motivo si andava a dormire mezzi vestiti e tante volte anche noi ragazzi abbandonavamo il convento per paura di essere bombardati e con i frati ci si andava a mettere in un improvvisato “rifugio” che era stato costruito vicino al cimitero di Maguzzano scavando in un terrapieno e chiudendolo con una tenda. In pratica eravamo all’aperto ma era sempre meglio che non essere vicini ai tedeschi. Nel rifugio qualche volta si restava per poco tempo, altre volete passammo tutta la notte ed il freddo, in quell’inverno tra il 1944 ed il 1945 si faceva sentire.
Oltre ai tedeschi, ai frati, a noi studenti, agli operai italiani ed a Ferlenga, nel convento c’erano anche altri ospiti di cui io, sempre molto attento, sentivo che se ne parlava. Erano dei civili nascosti nell’ala dove stava anche Ferlenga e mi resi conto della loro presenza perché io, appunto, da Ferlenga andavo. Furono li solo per poco tempo, ma erano una donna ebrea ed un medico.
Nell’estate del 1944 io avevo ormai completato i miei tre anni di scuola media ma mia mamma decise che non era il caso di farmi rientrare a Verona per il pericolo delle bombe. Adesso, però, la guerra era ormai anche a Maguzzano tra bombardamenti e tedeschi. Per questo motivo all’inizio del 1945 lasciai il convento e andai a Castel Cerino, una località sopra a Soave che sembrava essere davvero lontana dalla guerra, anche se da li si vedevano i bagliori dei bombardamenti su Verona. Non ricordo se ci spostammo tutti noi studenti o solo qualcuno, comunque era vero: li la guerra era una cosa lontana e me ne accorsi subito da quello che si mangiava: la carne di gallina alla domenica non mancava mai.
Lasciai Maguzzano con un autobus, con tanta paura dei bombardamenti e dunque non ho potuto assistere alle fasi finali della guerra, ma so che Ferlenga, con cui poi rimasi sempre in contatto, si adoperò insieme a Don Pietro perché tutto avvenisse senza pericoli e lutti. Ferlenga tornò a lavorare a Maguzzano ed a dipingere anche dopo la guerra.
Don Antonio Mazzi non dimenticherà mai quel periodo di guerra e pace trascorso a Maguzzano negli anni ’40 e quando, divenuto parroco a Milano, deciderà di impegnarsi per sottrarre alla piaga della droga i tossicomani del parco Lambro, la sua memoria tornerà a Maguzzano. Nel marzo 1985 con 13 ragazzi stipati su dei camper partirà da Milano per le colline di Maguzzano dove, tra la pace e la bellezza dei luoghi trascorrerà 6 mesi recuperandoli alla vita. La Comunità Exodus era nata.

venerdì 31 luglio 2026

“Una scuola che ostacoli i desideri stimola l’aggressività”: ce lo ricorderemo, Raoul

Apprendiamo la triste notizia della scomparsa martedì scorso del compagno anarchico situazionista Raoul Vaneigem, autore del "Trattato di saper vivere ad uso delle giovani generazioni", unanimemente considerato il libro più rubato del '68 francese.
Lo ringraziamo per quanto ci ha insegnato, pubblicando l’indice del suo celebre "Avviso agli studenti".

Capitolo Primo - Avviso Agli Studenti
-- Una scuola dove la vita si annoia insegna solo la barbarie
Capitolo Secondo - Farla finita con l'educazione carceraria e la castrazione del desiderio
-- Una scuola che ostacola i desideri stimola l'aggressività.
-- Come può esserci conoscenza dove c'è oppressione?
-- Imparare senza desiderio vuol dire disimparare a desiderare.
-- Errore non vuol dire colpa.
-- Solo coloro che posseggono la chiave dei campi e la chiave dei sogni apriranno la scuola su una società aperta.
Capitolo Terzo - Smilitarizzare l'insegnamento
-- Ciò che si insegna attraverso la paura rende il sapere timoroso.
-- Liberare dalla costrizione il desiderio di sapere.
Capitolo Quarto - Fare della scuola un centro di creazione di vita, non l'anticamera di una società parassitaria e mercantile
-- Delle nuove leve per gestire il fallimento.
-- La fne del lavoro forzato inaugura l'era della creatività.
-- Privilegiare la qualità.
Capitolo Quinto - Imparare l'autonomia, non la dipendenza
-- L'alleanza con il bambino è un'alleanza con la natura.
-- Sull'aiuto indispensabile al rifiuto dell'assistenza permanente.
-- Il denaro del servizio pubblico non deve più essere al servizio del denaro.

giovedì 30 luglio 2026

Presentato oggi il depuratore del Garda

Stamattina eravamo presenti numerosi alla presentazione del progetto del depuratore del Garda a Lonato.
Un incontro pubblico, non un'assemblea, come precisato dal Commissario-Prefetto, che non ha permesso alcuna interazione da parte del pubblico, sia per quanto riguarda i comitati, sia per quanto riguarda sindaci e tecnici comunali. 
Cosa dire? Alla faccia della tanto decantata democrazia!
In ogni caso si conferma quanto abbiamo sempre detto. Il depuratore di Lonato scaricherà nel Chiese fuori dalla stagione irrigua. Costruire l'impianto a Lonato, vista la vicinanza del fiume, ha sempre e soltanto significato lo sversamento dei reflui nel Chiese.
Da Toscolano Maderno a Salò la condotta sarà sublacuale. Quanto volte abbiamo fatto notare che la posatura delle tubature a terra per quella zona, già un incubo per la viabilità, era una sciagura. Finalmente qualcuno se ne è accorto! Peccato che all'epoca i tecnici ci dicevano "mai più sublacuali", che farle a ridosso delle rive era addirittura peggio.
I costi in parte saranno coperti dai fondi pubblici, in parte finiranno nelle nostre bollette. Il megadepuratore ce lo paghiamo noi. Un'altra ragione per la quale Peschiera rimane la soluzione giusta e ideale.
Inoltre nessuna parola sullo studio ecologico del fiume Chiese di Regione Lombardia, che si vuole volutamente ignorare, e sul problema degli scarichi fognari del Garda, quello che il Prefetto ha chiamato "gioiello di famiglia" (sic!).
Presenti all'incontro gli amministratori di Lonato. Non ha nulla da dire la destra lonatese, che due anni fa era uscita roboante sui giornali contro il megadepuratore, di fronte alla tegola che precipiterà sulla testa delle frazioni lonatesi? Fino adesso silenzio. "I padroni a casa nostra" si sono chiusi nel timido imbarazzo per aspettare le briciole delle compensazioni del Prefetto-Commissario.
Alessandro Scattolo

mercoledì 29 luglio 2026

Disarmare la Difesa: la campagna cresce

Cresce in tutta Italia l’interesse per la campagna nazionale lanciata da Movimento nonviolento, Acli, Cgil, Arci e Pax Christi, a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la «istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta, riconosciuta quale componente a pieno titolo del sistema di difesa e di sicurezza della Repubblica», come spiega la coordinatrice Claudia Capra dal Centro per la nonviolenza di via Milano 65.
I volontari organizzano in queste sere banchetti di raccolta firme un po’ ovunque nelle feste pubbliche, per invitare chi ci governa a “investire per la pace anziché per la guerra”.
“Mentre le spese militari toccano vette mai raggiunte - dichiara Capra - noi chiediamo di invertire la rotta applicando la Costituzione, con il potenziamento del Servizio civile come istituto di difesa della patria, l’istituzione dei Corpi civili di pace formati da personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima dell’escalation militare per svolgere attività di prevenzione dei conflitti, supporto ai cittadini e costruzione della convivenza, il rafforzamento della Protezione civile a difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica e la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo”.
“La nostra iniziativa - sottolinea - non dimentica la copertura finanziaria e prevede una opzione fiscale del 6×1000 affinché ciascun contribuente nella dichiarazione dei redditi possa scegliere direttamente la via della costruzione di una difesa non armata. Servono almeno 50 mila firme e siamo già a quasi 20 mila, fra cui ci sono figure come Gad Lerner, Moni Ovadia, Marco Damilano, Carlo Rovelli, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Vinicio Capossela, Mauro Biani, Cecilia Strada e don Luigi Ciotti”.
Per firmare è possibile anche utilizzare l'apposito portale online della Presidenza del Consiglio dei Ministri (al link firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008), autenticandosi con SPID o CIE.

martedì 28 luglio 2026

Giovedì si presenta il progetto del depuratore del Garda

Apprendiamo che per iniziativa del Commissario Straordinario, il Prefetto di Brescia Andrea Polichetti, giovedì 30 luglio alle ore 10 al Brixia Forum, il Centro congressi ed esposizioni di via Caprera 5 a Brescia, verrà presentato il nuovo progetto del depuratore del Garda a Lonato.
Naturalmente è auspicabile la massima partecipazione di tutti coloro che in questi lunghi anni si sono interessati alla localizzazione della grande opera pubblica da tempo al centro del dibattito politico.

lunedì 27 luglio 2026

Un’altra Difesa è possibile: firma anche tu!

La nostra Costituzione nel sancire che “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” (art. 52) vincola questo dovere al ripudio della guerra “come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11). E, soprattutto, non stabilisce che tale difesa debba essere fatta con le armi. 
Per questo è importante sostenere la proposta di legge popolare per la “Difesa civile, non armata e nonviolenta” promossa da decine di associazioni. 
Essa prevede: la costituzione di uno specifico Dipartimento, istituendo i Corpi civili di pace con personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima dell’escalation militare; il rafforzamento della Protezione civile; la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. 
Occorrono 50mila firme entro il 15 settembre. Si può firmare facilmente online, partendo dal sito www.difesacivilenonviolenta.org Informazioni e ragguagli al 328.9683409. 

sabato 25 luglio 2026

Tav: Laura Corsini all'esproprio dice no

Sulle implicazioni dei lavori per il Tav, dopo la notizia delle servitù acustiche a Mazzano, interviene da Calcinatello con una lettera aperta Laura Corsini, che è stata per molti anni la pasionaria del Comitato Cittadini e la cui proprietà è soggetta ad esproprio.
“Gli espropri non sono semplici pratiche amministrative” racconta. “Sono tra le esperienze più dure e umilianti che un cittadino possa vivere: ti portano via un terreno, di svalutano una casa, ti umiliano nei tuoi anni di sacrifici e, troppo spesso, cercano di convincerti che non hai alcuna possibilità di far valere i tuoi diritti davanti allo Stato”.
Secondo lei “il Tav non lascerà soltanto binari e cemento, ma anche una ferita ancora più profonda: la perdita di fiducia nelle istituzioni”.
“Per anni - racconta - abbiamo sentito ripetere frasi come: ‘𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐚𝐦𝐨’, ‘𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐚 𝐧𝐨𝐢’, ‘𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐯𝐚𝐦𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞’. Eppure i cittadini si aspettano che chi li rappresenta conosca i progetti, li analizzi, li discuta con gli interessati e difenda il territorio quando è necessario. Quando ciò non accade, è inevitabile che nasca il dubbio che gli interessi delle persone siano stati messi in secondo piano, mentre il dovere delle istituzioni dovrebbe essere proprio quello di garantire imparzialità, tutela e rispetto dei diritti di tutti”.
“𝐈𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐨 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨”” esclama. “L'ho scritto anche all'Amministrazione comunale di Calcinato e lo dico pubblicamente. Eppure, mentre andavo al supermercato, dal fruttivendolo o al mercato, mi veniva chiesto se fossi soddisfatta di quanto avessi ‘incassato’. Voci, supposizioni, maldicenze: tutto, pur di non affrontare il vero problema e, soprattutto, pur di non stare dalla parte di chi chiedeva semplicemente di essere ascoltato. Lo dico anche agli amici di Mazzano: 𝐡𝐨 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐢 𝐝𝐨𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐭ù 𝐞 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞𝐭à. Avrei dovuto rinunciare a diritti che considero fondamentali. Ho scelto di non farlo, pur sapendo che il prezzo sarebbe stato alto: preoccupazioni, solitudine ed emarginazione”.
“Un'opera pubblica non può essere giudicata soltanto dai tempi di percorrenza o dai numeri di un bilancio” sottolinea. “Deve essere valutata anche per il prezzo umano che impone a chi la subisce”.
“Dietro ogni esproprio ci sono famiglia, una storia, sacrifici. Per me anche il tanto lavoro di un marito che oggi non c'è più e per cui combatterò fino in tribunale se lo dovrò fare”.
“In questi anni - osserva poi - gli accordi di compensazione sono stati presentati dalle amministrazioni come un successo. Nel frattempo, però, molti cittadini hanno avuto la sensazione di essere stati lasciati soli ad affrontare espropri, servitù e conseguenze destinate a durare per decenni. Chi amministrava ieri e chi amministra oggi non può limitarsi a dire che tutto era già deciso. Governare significa assumersi responsabilità, anche quando sono scomode. Il silenzio pesa, anche quello dei documenti richiesti e mai consegnati, forse ancora di più, perché quello non consente di mettere in atto tutto quanto necessario per poterti tutelare. E pesa ancora di più quando dà l'impressione che si siano privilegiate logiche politiche, equilibri amministrativi o interessi diversi rispetto all'ascolto di chi chiedeva solo tutela, trasparenza e rispetto”.
“La fiducia dei cittadini non si compra con le compensazioni” conclude. “Si conquista con il coraggio, con la presenza e con la responsabilità. E quando tutto questo manca, il prezzo più alto non è quello di un'espropriazione ma quello della credibilità delle istituzioni”.

venerdì 24 luglio 2026

Tav: a Mazzano succede anche questo

Mentre procedono con solerzia i lavori per la realizzazione della tratta Brescia-Verona della nuova linea ferroviaria ad alta velocità, a Mazzano desta forte preoccupazione in diversi cittadini, tutti residenti entro i 300 metri dal tracciato, una lettera-raccomandata da essi ricevuta nei giorni scorsi da Cepav Due, il general contractor che sta realizzando l'importante opera pubblica, al fine di mitigarne l’impatto acustico.
“Siamo stati contattati dai tecnici incaricati delle trattative per espropri e indennizzi a seguito dei rilievi acustici effettuati nel 2023” affermano. “Nel corso di questi colloqui ci viene proposta la firma di un ‘accordo amichevole’ per la imposizione di una servitù acustica, ma le modalità con cui si stanno conducendo le trattative presentano contorni decisamente anomali. Ad esempio, viene fatta leva sul fatto che molti cittadini avrebbero già firmato per spingere ad accettare subito. Poi si rifiutano il rilascio preventivo della documentazione tecnica e della bozza dell'atto notarile, da far visionare ai propri periti. E, in caso di mancato accordo immediato, viene prospettato l'invio unilaterale di un indennizzo fortemente ridotto tramite notifica formale, mantenendo però invariato l'obbligo per i cittadini interessati di eseguire i lavori”.
E ancora: “L’accordo proposto prevede l'obbligo di tenere le finestre sigillate e l'esecuzione di fori in facciata con impianti di aerazione forzata, i cui costi, gestione e responsabilità edilizia vengono addossati direttamente al privato”.
“A rendere la situazione ancora più grave - osservano - è il fatto che molte delle abitazioni coinvolte sono soggette a vincolo storico, paesaggistico o architettonico. Per queste case sventrare le facciate antiche con molteplici carotaggi non significa solo rischiare sanzioni e abusi edilizi da parte della Soprintendenza o del Comune, ma causare danni estetici, strutturali e patrimoniali irreversibili. L'imposizione di questi interventi invasivi svaluta enormemente il valore storico e commerciale dell'immobile, un danno che l'indennizzo standard proposto non copre minimamente”.
I residenti coinvolti hanno subito informato della vicenda anche l’amministrazione comunale di Mazzano, che ha tempestivamente inviato ai vertici di Cepav Due la richiesta scritta di un incontro urgente di chiarimento, impegnandosi successivamente a informare la cittadinanza non appena ci saranno sviluppi.

mercoledì 22 luglio 2026

Varato in consiglio il nuovo Piano Tari

Nella seduta di lunedì scorso il consiglio comunale di Calcinato ha approvato il nuovo Piano economico-finanziario della Tari per il periodo 2027-2029, ridefinendo i costi del servizio di gestione dei rifiuti e le relative tariffe.
La scelta è stata quella di “garantire un miglioramento concreto dei servizi senza gravare ulteriormente sui cittadini, assorbendo nel nuovo piano gli incrementi che derivano dal precedente periodo regolatorio e che, per effetto dei limiti imposti a livello nazionale, non avevano potuto essere integralmente recepiti negli anni scorsi” spiega il sindaco Vincenza Corsini.
In sostanza, il Piano recepisce costi già previsti dal sistema regolatorio nazionale e rinviati negli anni a causa dei tetti massimi di incremento consentiti.
«Abbiamo scelto di affrontare questa situazione con responsabilità, evitando di limitarsi a coprire i maggiori costi e cogliendo invece l’occasione per rafforzare i servizi offerti alla comunità» sottolinea il primo cittadino.
Ma il provvedimento investe anche sulla qualità dei servizi, con l’ampliamento delle aree interessate dallo spazzamento stradale, l’inserimento di nuove vie finora escluse dal servizio ordinario, l’introduzione di attività di educazione ambientale rivolte alle scuole e ai cittadini, un nuovo servizio di contrasto alla piaga dei rifiuti abbandonati (che prevede una prima attività di verifica e raccolta degli elementi utili, in collaborazione con la Polizia Locale, per individuare e sanzionare i responsabili), il rafforzamento dei servizi di qualità previsti dal contratto con il gestore della raccolta, con nuove attività dedicate alla gestione delle criticità, degli eventi e dello spazzamento programmato.
Costi di gestione dei rifiuti, dell’incremento dei costi di trattamento e dei carburanti e dei conguagli previsti obbligatoriamente dal nuovo metodo tariffario sono tutte componenti che il Comune non può eliminare, ma che ha gestito cercando di contenerne il più possibile gli effetti sui cittadini.
«Abbiamo deciso di destinare una parte importante delle somme recuperate dall’attività di contrasto all’evasione della TARI alla riduzione del costo complessivo da ripartire tra i contribuenti” dichiara il vicesindaco e assessore al bilancio Alessandro Moratti Freschi, precisando che si sono usati «60 mila euro derivanti dal recupero dell’evasione, risorse che vengono restituite alla collettività contribuendo a calmierare le tariffe. È un principio di equità: chi non ha pagato viene chiamato a farlo e una parte di quanto recuperato viene utilizzata per alleggerire il peso economico sulle famiglie e sulle imprese che hanno sempre rispettato le regole».
L’incremento medio ponderato delle utenze domestiche è calcolato pari al 5,20%, mentre quello delle utenze non domestiche (aziende) è del 4,42%: per una famiglia di 4 persone, l’aumento è di poco più di un euro al mese.

sabato 18 luglio 2026

Mio fratello aviatore

Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.

Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio. E prendersi terre su terre,
da noi, è un vecchio sogno.

E lo spazio che s'è conquistato
sta sui monti del Guadarrama.
È di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondità.

Bertolt Brecht

venerdì 17 luglio 2026

Lunedì c'è il consiglio comunale

A Calcinato il sindaco Vincenza Corsini ha convocato il consiglio comunale per lunedì 20 luglio alle ore 18 nella residenza municipale.
Numerosi come di consueto i punti posti all’ordine del giorno dei lavori. Dopo il dibattito su tre interrogazioni consiliari presentate dalla lista di minoranza Insieme per Calcinato, verrà adottato il nuovo Piano regolatore cimiteriale.
Nella seconda parte della serata si esamineranno il Regolamento relativo alle esposizioni pubblicitarie presso il Centro sportivo comunale Vincenzo Bianchi di via Stazione 67, il Piano economico-finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani per il triennio 2026-2029 con l’aggiornamento delle tariffe Tari per l’anno in corso, la salvaguardia degli equilibri di bilancio e l’assestamento generale del bilancio triennale e, infine, la convenzione tra i comuni dell'Ambito distrettuale della Bassa bresciana orientale per la gestione del servizio di tutela e affidi a favore dei minori sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria per il triennio 2027-2030.

giovedì 16 luglio 2026

Preoccupa l'incendio di Castel Venzago

Qualche riflessione va fatta anche da Calcinato sulle preoccupanti conseguenze dell'incendio che domenica scorsa è divampato in un capannone per lo stoccaggio di materiale plastico a 
Castel Venzago, che ha sviluppato una nube di enormi estensioni.
Oltre agli immediati interventi dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri, pregevole anche l'opera della Polizia Locale, che ha subito percorso la frazione per avvisare direttamente i residenti.
Nelle ore successive una ordinanza del sindaco di Lonato ha previsto misure precauzionali entro il raggio di un chilometro dall’incendio, una distanza definita su indicazione di ATS Brescia.
Considerata l’estensione della nube, resta però la preoccupazione che i fumi e le sostanze prodotte dalla combustione possano essersi spinti oltre il perimetro precauzionale individuato.
A Solferino, per esempio, il sindaco ha ritenuto opportuno consigliare prudenzialmente ai suoi cittadini di non rimanere a lungo all’aperto e di preferire la permanenza negli edifici con le finestre chiuse.
Ieri poi ARPA Lombardia ha pubblicato i risultati delle analisi sui primi due campioni d’aria raccolti dopo l’incendio. I valori rilevati di diossine e furani sono di 4,15 pg WHO-TEQ/m³ nel primo campione e 15,31 pg WHO-TEQ/m³ nel secondo. ARPA precisa che non esiste un limite di legge per le diossine nell’aria ambiente, ma afferma che i valori rilevati indicano una «significativa alterazione rispetto ai livelli ordinariamente riscontrabili» e sono compatibili con le emissioni prodotte dall’incendio e dalla combustione dei rifiuti plastici.
La consigliera comunale di Lonato Insieme, Daniela Carassai, in un’interrogazione al sindaco chiede maggiori informazioni sui controlli effettuati, sui possibili effetti dell’incendio sulla salute, sull’ambiente e sulle attività agricole e sulle misure che l’amministrazione comunale intende adottare.
Alla luce dei dati pubblicati da ARPA, è ancora più urgente conoscere l’estensione delle ricaduteDal momento che il campionamento è stato effettuato in un solo punto giudichiamo necessario sapere al più presto quali aree siano state interessate dai fumi, se siano necessari controlli sulla qualità dell'aria che respiriamo, sui terreni agricoli, sulla vegetazione e sulle colture e se siano opportune misure precauzionali per orti, foraggi, pascoli e produzioni agricole.
Ci chiediamo se a questo punto non sia necessario rivolgere una raccomandazione precauzionale anche ad altre località e avere con solerzia indicazioni chiare dalle autorità competenti.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 12
Questa mattina il sindaco di Lonato ha emesso un nuovo provvedimento con il quale ordina “alla popolazione e alle attività situate entro un raggio di 1 km dallo stabilimento” di “a) evitare l'assunzione di alimenti o acqua lasciati all'aperto e potenzialmente contaminati dalla ricaduta di ceneri, particolato o altri prodotti della combustione derivanti dall'incendio. b) non mangiare la frutta e verdura del proprio raccolto in attesa di ulteriori aggiornamenti. c) mantenere, per quanto possibile, gli animali da cortile all'interno di locali chiusi. Evitare che gli stessi assumano alimenti o acqua lasciati all'aperto e potenzialmente contaminati dalla ricaduta di ceneri, particolato o altri prodotti della combustione derivanti dall'incendio. d) provvedere a custodire e proteggere adeguatamente le scorte di alimenti e acqua destinate alle persone e animali, al fine di prevenirne la contaminazione. e) l'effettuazione di operazioni di pulizia dei filtri dei sistemi di condizionamento e trattamento dell’ariaLa presente ordinanza modifica ed integra l'ordinanza contingibile e urgente n. 213 del 12/07/2026”.

mercoledì 8 luglio 2026

In biblioteca c'è lo scambio di libri scolastici

Sabato 11 luglio dalle ore 9.30 alle 12.30 nel cortile della Biblioteca Comunale di via Gramsci a Calcinato l’assessorato alla cultura e politiche educative del Comune organizza una mattinata dedicata allo scambio tra genitori dei testi scolastici e dizionari in adozione alla scuola secondaria di primo grado di via Arnaldo.
“Un'occasione per promuovere il riuso, risparmiare sull'acquisto dei libri e favorire la sostenibilità attraverso la collaborazione tra famiglie” sottolineano gli organizzatori.
Per partecipare è richiesta l'iscrizione. Chi desiderasse acquisire ulteriori informazioni sull'iniziativa o preannunciare la propria partecipazione a titolo gratuito può telefonare allo 030 963481 oppure inviare una mail a biblioteca@comune.calcinato.bs.it.