Tra due mesi si vota nel referendum sulla cosiddetta "riforma della giustizia" imposta dal governo di estrema destra il cui scopo palese e dichiarato e' indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura per sottomettere il potere giudiziario al potere esecutivo (che su questioni decisive come questa ha gia' ridotto il parlamento a luogo di mera alzata di mano a ratifica delle decisioni prese dal governo - il che ricorda pur qualcosa).Sembrano tanti sessanta giorni, ed invece sono assai pochi se si vuole realizzare un'adeguata discussione pubblica su una questione cosi' decisiva come il tentativo governativo di sottomettere la magistratura alle sue voglie, di annientare la divisione dei poteri, di ferire a morte la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto e la democrazia. Addirittura? Addirittura.
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Il dibattito pubblico e' cominciato male: forti del controllo di quasi tutte le reti televisive, il governo, i partiti che lo compongono e il blocco sociale di cui sono espressione, stanno imponendo una retorica scellerata ed ipnotica secondo la quale occorre votare "si'" alla legge sottoposta a referendum perche' essa e' si' contro la magistratura, ma come ognun sa la magistratura si merita questo ed altro.
E sull'odio per la magistratura di tutti quelli che hanno qualche scheletro nell'armadio si intende costruire il consenso a un passaggio decisivo in direzione della svolta autoritaria che neofascisti, razzisti e nostalgici del presidente piduista si prefiggono di portare a compimento, cosa di cui non fanno mistero.
Il rischio e' che anche coloro che non hanno alcun motivo per volere il ritorno al "bivacco di manipoli" possano non rendersi conto di cosa realmente sia in gioco, e finire per votare si' solo in odio a una "casta" che di tutte le caste esistenti nel nostro paese e' quella che svolge la funzione istituzionale piu' necessaria per contrastare hic et nunc la violenza dei potenti.
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Io che scrivo queste righe sono cosi' vecchio da ricordarmi bene non solo del piano eversivo della P2, ma anche della stagione delle stragi di stato e di quel che ne scrisse nitidamente Pasolini; e poiche' all'impegno politico dalla parte delle oppresse e degli oppressi ho dedicato ormai oltre mezzo secolo della mia vita che volge al termine so fin troppo bene che vulnerando la separazione dei poteri si scivola necessariamente verso regimi prima autoritari, poi dispotici, e in conclusione dittatoriali; ed infine, e per dirsela tutta, quando giovinetto studiavo di greco e di latino appresi anche che ogni testo va interpretato nel suo contesto, e questo vale anche e soprattutto per i testi delle leggi.
Cosicche', senza farla tanto lunga, non ho alcun dubbio che quando la presidente del consiglio dei ministri o i suoi ministri e vassalli dichiarano la loro insofferenza per la magistratura che impedisce loro ad esempio di perseguitare esseri umani innocenti, esprimono l'esplicito desiderio di poter governare "legibus soluti", ovvero di poter fare quel che vogliono senza alcun vincolo di legalita', intenzione che nella storia d'Italia fu gia' espressa con l'aulico motto "me ne frego" e si e' visto a quali infamie, a quali orrori e a quale carneficina porto' quel regime.
E quindi quando questo governo impone una legge che e' parte sostanziale del piano che intende realizzare (passo dopo passo, certo, e con tutte le ambiguita' e le astuzie del caso) il programma gelliano-berlusconiano della sottomissione del potere giudiziario all'esecutivo, ebbene, con ogni fibra del mio essere m'indigno e mi oppongo.
E quindi non solo votero' "no" al referendum del 22-23 marzo; ma in questi due mesi mi adoperero', per quanto mi sara' possibile, a contribuire a promuovere una riflessione pubblica adeguata affinche' il "no" prevalga, e la Costituzione, lo stato di diritto e la democrazia non siano travolti dalla barbarie che torna.
Peppe Sini